A.S. Makarenko: biografia e pedagogia

A.S. Makarenko: biografia e pedagogia A cura di Bianca Dematteis.

Biografia e pedagogia di A.S. Makarenko, educatore sovietico e ideatore della teoria dei collettivi autogestiti

1Biografia di A.S. Makarenko

Anton Semenovyč Makarenko (1888-1939): pedagogista sovietico
Anton Semenovyč Makarenko (1888-1939): pedagogista sovietico — Fonte: getty-images

Anton Semënovič Makarenko nacque nel 1888 in Ucraina, nella cittadina di Belpole. Il padre era un verniciatore impiegato presso una stazione ferroviaria. 

Da giovane compì studi indirizzati ad ottenere le necessarie qualifiche per divenire insegnante: ottenuta la licenza per poter insegnare nelle scuole elementari di primo grado, esercitò la professione di maestro prima a Krjukov, in una scuola ferroviaria, tra il 1905 e il 1911 e poi dal 1911 al 1914 nella scuola della stazione di Dolinskaja. A Poltava, una città dell’Ucraina centrale, frequentò in seguito l’istituto magistrale e ottenne nel 1917 il diploma di pedagogia. Raggiunto questo obiettivo, tornò a lavorare nella scuola di Krjukov. 

Nel 1920, ottenne l’incarico, affidatogli su iniziativa del governo bolscevico, di dirigere un istituto per minori abbandonati, sbandati e orfani di guerra, i “bezprizornye”. Egli fondò allora una colonia di lavoro, denominata da lui stesso colonia Gorkij, destinata ad accogliere ed educare questi bambini, segnati da un passato difficile di abbandono e delinquenza. L’esperienza a Gorkij, vissuta all’indomani della Rivoluzione d’ottobre, fu per Makarenko fondamentale soprattutto per ciò che concerne la riflessione pedagogica, il ruolo dell’insegnamento e il ruolo dell’educazione nella formazione della “persona sovietica” e nell’affermazione del comunismo.  

Il lavoro a Gorkij si protrasse fino al 1928. I metodi adottati da Makarenko, imperniati su una disciplina rigidissima e autoritaria, gli costarono non poche critiche.

Nel 1928 lasciò la colonia e divenne direttore pedagogico presso la “comune Dzeržinskij”, una importante scuola professionale nei sobborghi di Charkov. Tenne questo incarico fino al 1935. In seguito, si trasferì per un breve periodo a Kiev, e poi, dal 1937, a Mosca.

Negli ultimi anni di vita, considerato ormai l’educatore sovietico ufficiale, si consacrò alla scrittura e alle conferenze, per diffondere e far conoscere presso un pubblico più vasto i suoi principi pedagogici. Morì a Mosca nel 1939

2Le opere di Makarenko

Fu autore di testi che circolarono internazionalmente e che riscossero un notevole successo. Tra le sue opere più note, si possono citare:

  • La marcia dell’anno ’30 (1932), al centro vi è il progetto educativo condotto alla “comune Dzeržinskij”;
  • Poema Pedagogico, in tre volumi, venne pubblicato tra il 1933 e il 1935. È probabilmente l’opera più celebre di Makarenko. In questo testo egli narra l’esperienza educativa e pedagogica vissuta alla colonia Gorkij;
  • Metodica dell’organizzazione del processo educativo, (1935-1936);
  • Il mestiere di genitore (1937);
  • Bandiere sulle torri (1939) è la narrazione, in versione romanzata, del lavoro svolto alla “comune Dzeržinskij”.

Si impegnò anche nello scrivere opere letterarie, come ad esempio racconti, romanzi, soggetti per il cinema e commedie. Firmò anche un testo di ricordi dal taglio autobiografico.

3Makarenko: pensiero e pedagogia marxista

Makarenko, 1930
Makarenko, 1930 — Fonte: getty-images

È una figura fondamentale della pedagogia novecentesca di matrice bolscevica e marxista. La sua figura, prima di insegnante e poi di direttore, è l’epicentro di una riflessione che fa del progetto educativo lo strumento funzionale a creare l’uomo nuovo sovietico, a realizzare i principi della rivoluzione, a fornire al giovane gli strumenti per vivere nella società sovietica, a lavorare per essa e a contribuire al miglioramento della comunità tutta. Alla base del suo pensiero, vi è una concezione materialista dell’uomo. 

Tra i principi fondamentali della sua pedagogia e della sua pratica si possono individuare: 

1. Centralità e riconoscimento dell’esperienza. Alla base del suo pensiero e della sua impostazione metodologica vi è l’esperienza. Il metodo educativo è un percorso in divenire, che deve muovere dalla pratica quotidiana educativa e dal contatto con i ragazzi È da notare che anche nelle sue esperienze con i ragazzi che avevano un passato di delinquenza o di vita ai margini, egli non intendeva costruire la loro educazione a partire da questi trascorsi. L’educazione, rivolta a formare l’uomo comunista e a vivere nel e per il collettivo, era indirizzata a tutti i suoi allievi in egual modo

2. Pedagogia come dialettica. La pedagogia è dialettica. Non esistono dogmi o verità indiscutibili. Il progetto educativo deve sapersi intrecciare con la società e i suoi bisogni. L’educazione deve infatti adeguare i suoi obiettivi alle necessità della realtà sociale più ampia. Scuola e società sono in relazione e la prima deve formare gli uomini nuovi e sovietici che partecipano alla vita collettiva della seconda. L’educazione non mira soltanto alla formazione intellettuale, ma anche a plasmare la moralità dell’individuo.

Bambini russi in una scuola statale sovietica, 1920
Bambini russi in una scuola statale sovietica, 1920 — Fonte: getty-images

3. Ruolo del collettivo come forma, mezzo e fine dell’educazione. Il collettivo è un concetto fondamentale nella pratica e nella riflessione di Makarenko. Innanzitutto, il collettivo è la forma che assume l’organizzazione della sua attività didattica. Nelle sue colonie, infatti, i ragazzi e i docenti facevano parte di un collettivo. A loro volta i giovani erano uniti nel collettivo dei ragazzi e i docenti nel collettivo degli insegnanti. A capo vi era il direttore. I giovani erano poi divisi in collettivi di base. Il collettivo non è tanto la somma di individui, ma è inteso da Makarenko come un “organismo sociale” la cui vita e il funzionamento sono dati dalla partecipazione di tutte le sue parti, interdipendenti e correlate tra loro. All’interno del collettivo ognuno deve agire con responsabilità e disciplina per portare a termine i propri compiti, funzionali e necessari alla vita non solo del collettivo, ma anche della società stessa. L’obiettivo dell’educazione non è quindi il singolo individuo, quanto il collettivo stesso. Il collettivo è la priorità, viene dunque prima del singolo, e il bene comune è il fine del collettivo. 

4. Makarenko e la teoria del lavoro produttivo. Nella concezione pedagogica di Makarenko, tra scuola e società non ci può essere distacco. Makarenko sottolineò come fondamentale il concetto e la pratica del lavoro produttivo. L’educazione deve contribuire, per mezzo della disciplina e dell’educazione all’autodisciplina, allo sviluppo e al progresso non solo del collettivo, ma della società

La giornata dei ragazzi nella colonia e nella comune doveva essere organizzata, avere programmi precisi e obiettivi da raggiungere. Makarenko sosteneva che oltre all’insegnamento delle materie scolastiche, nei luoghi di istruzione dovessero sorgere delle vere e proprie officine all’interno delle quali gli allievi si impegnassero a produrre oggetti e materiali da rivendere. Trapani, tavole e sedie furono così tra gli oggetti creati e venduti dai ragazzi educati da Makarenko. Il lavoro produttivo è lo strumento che permette la vita del collettivo, perché attraverso il lavoro si risponde alle esigenze economiche del collettivo stesso ed è un fine educativo, perché impone disciplina e obiettivi al collettivo e permette a quest’ultimo di partecipare e di contribuire al progresso generale

5. Makarenko e la Pedagogia della lotta. Con questa espressione si fa riferimento alla disciplina ferrea che Makarenko considerava necessaria nelle sue colonie. È da sottolineare che Makarenko era comunque contrario alla coercizione fisica. Collettivo e lavoro produttivo si realizzano e progrediscono se ognuno agisce per il bene collettivo, rispetta le regole e gli obiettivi che la collettività si è prefissata. La disciplina è al tempo stesso funzionale al benessere dell’individuo e alla sua vita nella collettività

6. Il ruolo della famiglia nell’educazione del fanciullo. La famiglia ha un ruolo importante nella prima fase educativa dei fanciulli. Affetto, autorevolezza e disciplina dovrebbero essere i principi cardine sui quali impostare la relazione tra i genitori e figli. La famiglia è funzionale, in questa fase, alla preparazione del bambino in vista della sua partecipazione alla vita nella società socialista. Il tema della relazione tra fanciullo e famiglia e il ruolo di questa nell’educare i bambini furono oggetto non solo di testi di Makarenko, ma anche di diverse sue conferenze che la radio russa trasmise tra il 1937 e il 1939.