Cosa Nostra: tema svolto e riflessioni sulla mafia

Di Redazione Studenti.

Cos’è la mafia oggi? Tema svolto sulla mafia e riflessioni su Cosa Nostra, l’organizzazione criminale siciliana. Cos'è, come agisce, dove opera

MAFIA: TEMA SVOLTO

Mafia: tema svolto e riflessioni su Cosa Nostra
Mafia: tema svolto e riflessioni su Cosa Nostra — Fonte: getty-images

È difficile oggi dire cosa sia realmente la mafia più di quanto non lo fosse in passato, quando ne sapevano molto poco. All'epoca,  per definirla era forse sufficiente dire che era un’organizzazione criminale siciliana il cui scopo era far soldi attraverso il racket dalle estorsioni, lo spaccio di droga, la prostituzione, gli appalti truccati e altre forme di criminalità.

Quale definizione possiamo oggettivamente dare alla mafia, se non che la medesima coincide sostanzialmente con la stessa società nazionale che paradossalmente la combatte? Qualcuno fece un’affermazione riguardo alla mafia che in un primo momento poteva apparire semplicistica e beffarda, ma che probabilmente conteneva un fondamento inquietante di verità: la mafia non esiste.

Pertanto, se uomini che rappresentavano il simbolo dello Stato italiano sono stati accusati di essere referenti politici di Cosa Nostra, cos’altro possono pensare i comuni cittadini se non che effettivamente la mafia non esista, o che quantomeno ne facciano lo stesso parte integrante, in qualità di elettori ottusi, esponenti politici corrotti, tutti consapevoli o inconsapevoli con un sistema sociale basato sulle raccomandazioni, sull’omertà e sulle evasioni e il conto fiscale?

Certo ci sono numerosi libri che illustrano la storia della mafia, i suoi tanti delitti, le stragi e la sua strutturazione: ma si tratta proprio di storia di mafia o non piuttosto di storia di comuni cittadini cresciuti in una società dove i valori erano totalmente distorti? La verità è che la storia della mafia italiana non è altro che la storia della nostra stessa società, edificata sulla prevaricazione e sullo sfruttamento dei potenti nei confronti dei più deboli, sul principio della stratificazione e lo sfruttamento dei potenti in gruppi omogenei e ben differenziati tra loro, sulla ripartizione in clan di appartenenza di ogni tipo, dalla politica (i partiti) alla massoneria, dalle cosche criminali ai club sportivi.

TEMA SULLA MAFIA, FALCONE E BORSELLINO

Ma chi dobbiamo ringraziare se oggi abbiamo tante notizie su questo fenomeno? Tra i molti, Falcone e Borsellino sono stati quelli che hanno combattuto la mafia grazie alla loro abilità, sempre costanti e imperturbabili e mattone dopo mattone, hanno costituito un vero e proprio muro per annientare, anche se in parte, questa cosca. Anche perché questi due “martiri della giustizia” (come li ha definiti Giovanni Paolo II) conoscevano perfettamente il meccanismo della mafia e a questo proposito costituivano un grande ostacolo e anche grazie alla loro incorruttibilità, la quale è rimasta stabile fino alla fine dei loro giorni, morti entrambi in due attentati: Falcone nella strage di Capaci e Borsellino nella strage di via d’Amelio.

Il ruolo delle donne nell'organizzazione mafiosa

La donna è fondamentale all'interno dell'organizzazione mafiosa per mettere al mondo i figli ed educarli secondo il codice d'onore. La donna è anche la persona imputata di favoreggiamento per aver aiutato i familiari a compiere determinati affari rimanendo in silenzio. Le donne sono state essenziali nelle alleanze tra le famiglie mafiose più potenti. La fiducia in loro da parte degli uomini è poca, a causa della loro sensibilità e del loro senso materno che le farebbe cedere alla giustizia. Le donne dei clan sono:

  • devote, cioè danno tutto per la loro famiglia;
  • donne d'onore, gregarie dell'organizzazione;
  • ribelli, che si affidano alla giustizia e rifiutano le costrizioni.

L'evoluzione e il cambiamento dei tempi sono riusciti a trasformare il ruolo della donna nell'organizzazione mafiosa, rendendola emancipata e non più subordinata.

COME COMBATTERE LA MAFIA, CONCLUSIONI

Dobbiamo anche osservare che la chiesa si è schierata contro il fenomeno mafioso e ne è stata forte dimostrazione la clamorosa visita fatta da Giovanni Paolo II, il quale fece il primo passo verso la beatificazione di don Pino Puglisi, quando ad Agrigento pronunciò l’anatema contro la mafia, giorno che rimase impresso nella mente dei siciliani: “Convertitevi! Un giorno verrà il giudizio di Dio”.

Gridò il papa ai responsabili di un regime di “oppressione a morte”.

Nel terzo millennio non deve esserci più posto per la mafia e deve essere condannata combattuta fino alla completa annientamento, qualsiasi cosa essa sia.  

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