Mafia, ecco i giovani che l'hanno combattuta: Peppino Impastato e Giancarlo Siani. Video e appunti sulla mafia

Di Tommaso Caldarelli.

Il 21 marzo è la giornata nazionale per la memoria delle vittime della mafia: ecco i volti di Giuseppe Impastato e Giancarlo Siani, i giovani eroi che si sono opposti alla criminalità, ed una video lezione sulla mafia

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Mafia: ci sono dei giovani che non si sono arresi e l'hanno combattuta, fino alla morte. Sono i ragazzi e i giovani che oggi, insieme a tutte le altre vittime della mafia, vogliamo ricordare, nella Giornata Nazionale per la memoria delle Vittime della Mafia, che oggi celebra il suo diciottesimo anniversario. La criminalità organizzata in Italia ha fatto del male anche ai giovani, ha ucciso molti studenti e ragazzi che avevano scelto di impegnarsi e di uscire a volto scoperto e lottare per un paese migliore: giovani come Giancarlo Siani e Giuseppe Impastato.


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LA MAFIA CONTRO I RAGAZZI - Oggi è una bella giornata di sole e nessuno vuole ricordare cose tristi, ma basta un pensiero, semplice ma importante, a questi ragazzi che hanno dato la loro vita per la nostra libertà: oggi è la giornata, questo il nome ufficiale, della Memoria e dell'Impegno. In moltissime città italiane associazioni e cittadini si riuniranno per leggere i nomi delle vittime della mafia. Su tutti naturalmente spicca il nome di Giuseppe Impastato, detto Peppino, quello del famossissimo film e della omonima canzone, i Cento Passi.

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PEPPINO IMPASTATO - Cento passi separavano la casa di Giuseppe Impastato da quella di Gaetano Badalamenti, boss mafioso di Cinisi, cittadina vicino a Palermo. Giuseppe Impastato era figlio di un cittadino di Cinisi forse non mafioso, ma comunque vicino alla criminalità organizzata e che spesso - come normalmente succede nelle regioni del sud d'Italia - si era trovato a chiedere aiuto al capomafia. Ma Peppino voleva una vita diversa: era un militante del Partito Comunista e credeva nella giustizia, allora insieme ad altri amici, giovani come lui, fondò una radio libera.

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I CENTO PASSI - Si chiamava Radio Aut e durante i programmi prendeva in giro in maniera molto ironica e molto divertente i boss mafiosi della città, tutti i potenti di Cinisi fino al sindaco che favorivano sfacciatamente gli interessi della Mafia. Si candidò anche alle elezioni del suo comune con una lista di sinistra, ma la mafia lo andò a prendere e lo uccise il 9 maggio del 1978, proprio mentre a Roma tutte le attenzioni erano concentrate sul rapimento di Aldo Moro, il segretario della Democrazia Cristiana che venne ucciso dalle Brigate Rosse. Di lui restano a Cinisi una "casa della Memoria", un collettivo musicale e continue iniziative che lo ricordano.



GIANCARLO SIANI -
Anche Giancarlo Siani fu ucciso dalla Mafia, per la precisione dalla Camorra napoletana. Giancarlo Siani era un giornalista che la mafia uccise quando aveva poco più che 26 anni; era napoletano, del Vomero, e lavorava al Mattino, il giornale di Napoli. Seguiva con passione i movimenti della Camorra nella zona di Torre Annunziata. Aveva per la precisione scoperto che il boss locale stava per essere spodestato e fatto arrestare da alcune famiglie rivali nell'ambito delle guerre di mafia, e proprio per questo ne fu decisa l'eliminazione. Giancarlo lavorava con passione alle sue inchieste e questo non poteva essere perdonato.

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GLI ALTRI - Giancarlo fu ucciso sotto casa sua nel 1985, mentre tornava a casa dalla redazione del suo giornale. Per scoprire la verità sul suo omicidio sono stati necessari 12 anni; sulla sua storia è stato realizzato un film, Fortapasc. Sono loro due, forse, i giovani più famosi morti per mano della mafia, ma non sono certo gli unici: basta ricordare i casi di Graziella Campagna, una ragazza siciliana che non aveva alcuna colpa, non era nemmeno impegnata nella lotta contro la mafia: lavorava in una lavanderia e la sua unica responsabilità fu quella di aver trovato nella tasca di una giacca un documento che rivelava il vero nome di un cliente, un mafioso: fu uccisa in un paesino vicino Messina, anche lei nel 1985.

COME FARE - Sono molte altre le vittime della mafia, anche giovanissime. Ma come si può battere la criminalità organizzata? Giovanni Falcone diceva che la mafia è un "fatto umano" e che quindi, se ha avuto un inizio, avrà anche una fine; per Paolo Borsellino aveva un ruolo importantissimo la scuola: "I giudici", diceva Borsellino, "possono fare solo una parte della lotta alla mafia. E' compito della scuola rovesciare questo percorso, fornendo cultura dello stato e delle istituzioni". Ognuno di noi può fare una parte di questa lotta, fermandosi oggi a ricordare le vittime di mafia, o magari pensando di passare una parte della nostra estate nei campi di Libera, l'associazione che lotta contro le mafie.