I Macchiaioli: caratteristiche, stile e autori

I Macchiaioli: caratteristiche, stile e autori A cura di Sonia Cappellini.

Caratteristiche, stile e autori del movimento dei Macchiaioli, attivo nella seconda metà del 1800 in Toscana. Pittori e opere più rilevanti

1Macchiaioli: i presupposti del movimento

Donna che cuce sulla terrazza di Cristiano Banti, esponente di spicco del movimento dei Macchiaioli toscani
Donna che cuce sulla terrazza di Cristiano Banti, esponente di spicco del movimento dei Macchiaioli toscani — Fonte: getty-images

Alla metà dell’800 l’Italia è pervasa dai moti risorgimentali, i giovani e gli intellettuali credono e combattono per gli ideali dell’indipendenza e dell’unità. Queste idee progressiste non hanno però vita facile perché nella maggior parte della penisola vigono governi stranieri, monarchici e reazionari. 

Tra i pochi i sovrani illuminati, che garantiscono nei propri confini le libertà sociali e individuali, è Leopoldo di Lorena Granduca di Toscana. Firenze diventa per questo patria di rifugiati da ogni parte d’Italia, combattenti e sostenitori della primavera dei popoli si ritrovano in città, unico luogo dove è possibile continuare a professare le proprie idee, dove è possibile incontrarsi e discutere del nuovo corso della politica, della cultura e della storia d’Italia

La pittura italiana è dominata dalla cultura figurativa di Hayez che, attraverso i suoi dipinti a soggetto storico medievale, alludeva in modo indiretto agli ideali patriottici e libertari, senza allontanarsi dall’insegnamento classico.    

Ma i giovani artisti hanno ora bisogno del “vero”, molti di loro hanno combattuto a Milano, Venezia, Bologna e Roma tra il ’48 e il ’49 e sono alla ricerca di un diverso linguaggio, di una pittura che si cali nella storia del presente e che soddisfi l’urgenza di concretezza. Tutti passano da Firenze tra il 1855 e il 1863 e aprono la strada di un nuovo realismo

Tra questi troviamo il pugliese Saverio Altamura, il napoletano Domenico Morelli e il livornese Serafino De Tivoli, che giungono in città dopo aver visitato a Parigi l’Esposizione Universale il Padiglione del Realismo, portando con sé gli insegnamenti di Courbet e della Scuola di Barbizon che irrompono sulla scena italiana come sferzanti novità.  

Il luogo di ritrovo preferito di questa gioventù impegnata e cosmopolita è il Caffè Michelangelo in via Larga, situato nei pressi dell’accademia. Qui si incontrano letterati e musicisti, giornalisti e pittori dando vita ad accese discussioni, a seri dibattiti ma anche a risate e dissacranti satire sull’arte e la cultura del passato. 

Il 1859 è un anno cruciale: divampa il conflitto nell’Italia settentrionale, gli austriaci sono cacciati via dall’esercito dell’alleanza franco-piemontese, Vittorio Emanuele II e Napoleone III entrano vittoriosi a Milano. Pochi mesi dopo si apre a Brera l’annuale esposizione d’arte in un tripudio di bandiere tricolore. I dipinti esposti richiamano all’immediato momento storico come la tela di Giuseppe Bertini in cui i due sovrani a cavallo si fanno largo tra i milanesi festanti

Contemporaneamente anche Firenze si solleva e una grande manifestazione popolare convince il sovrano ad allontanarsi e a lasciare la città nelle mani del governo provvisorio di Bettino Ricasoli. Lo stesso presidente del Consiglio Ricasoli indice un concorso di pittura volto a celebrare le più importanti battaglie del Risorgimento, quelle di Curtatone, Palestro, San Martino e Magenta. Quest’ultima viene immortalata da Giovanni Fattori, futuro protagonista del movimento, che vince il concorso raffigurando non il momento epico dello scontro tra eserciti ma quello umanissimo e doloroso del trasporto dei feriti nelle retrovie del campo italiano.      

"26 aprile 1859" di Odoardo Borrani
"26 aprile 1859" di Odoardo Borrani — Fonte: ansa

Solo due anni dopo, nel 1861, in seguito all’annessione al Piemonte e alla successiva proclamazione del Regno d’Italia si tiene a Firenze la prima Esposizione Nazionale Italiana, e il dipinto che riscuote maggiore successo è 26 aprile 1859 di Odoardo Borrani, il cui titolo si riferisce alla giornata di popolo di due anni prima, in cui una fanciulla, all’interno di una stanza spoglia, cuce una bandiera alla luce della finestra aperta. 

È il vero quindi che irrompe nella pittura italiana, descritto con una luce nitida, a volte abbagliante, una luce nuova su cui si stagliano, solide e scure le figure dei protagonisti, tanto dei re quanto dei soldati morti di cui nessuno conosce il nome. 

2Nascita e sviluppo del movimento dei Macchiaioli

Giovanni Fattori, Autoritratto, 1854
Giovanni Fattori, Autoritratto, 1854 — Fonte: ansa

Da questi fondamentali presupposti e dall’opera catalizzatrice dello scrittore Diego Martelli si definisce tra il 1860 e i 1861 il nuovo linguaggio della “macchia”, i primi a sperimentarlo e a costituire il nucleo del gruppo sono Telemaco Signorini, Silvestro Lega, il già citato Borrani, Cristiano Banti e Vincenzo Cabianca, tutti frequentatori del Caffè Michelangelo, a cui si aggiungerà poco dopo anche Giovanni Fattori

La nuova indagine sulla realtà cui è tesa la ricerca di questi artisti si volge sia ai soggetti storici che alla pittura di paesaggio, allo studio della figura umana quanto all’elemento naturale, al ritratto e alla scena di genere. Oltre a ritrovarsi nel locale in centro città gli artisti si spingono in campagna, sulle sponde dei fiumi, sulla riva del mare, a volte in gruppo a volte da soli, per studiare e comprendere il potere costruttivo della luce e del colore. 

Madam Martelli a Castiglioncello di Giovanni Fattori. Olio su pannello, 20x33 cm
Madam Martelli a Castiglioncello di Giovanni Fattori. Olio su pannello, 20x33 cm — Fonte: getty-images

Sono due luoghi i luoghi del cuore, Castiglioncello e Piagentina. Qui i pittori trovano spazi per la ricerca artistica, occasioni di immersione totale nella natura e possibilità di stabilire legami affettivi. 

A Castiglioncello, in Maremma, si trova la grande tenuta che Martelli eredita nel 1861 e in cui per molti anni a seguire accoglierà i suoi amici pittori. Qui gli artisti del gruppo dipingeranno alcuni dei paesaggi più suggestivi della pittura italiana, campagne assolate attraversate da armenti, lunghissime spiagge deserte, casolari e contadini e numerosi ritratti del loro mecenate e di sua moglie, distesi all’ombra degli alberi, colti nei momenti di vita autentica, lontana dal caos e dal chiasso della città. 

A Piagentina, campagna alle porte di Firenze, risiede in una bella villa la famiglia Batelli, legata da profonda amicizia a Silvestro Lega e qui, sulle sponde del torrente Affrico gli artisti del gruppo si recano a dipingere durante le escursioni giornaliere. Oltre agli studi sulla natura i dipinti eseguiti a Piagentina includono anche spezzoni di vita della società borghese e contadina: scene di interni, inquadrature di giardini, persone a lavoro negli orti. 

3La tecnica dei Macchiaioli

Il termine “macchiaioliviene utilizzato per la prima volta nel 1861 in un articolo apparso sulla Gazzetta del Popolo. Il giornalista recensisce la mostra organizzata dalla Società Promotrice della Arti di Firenze e utilizza il termine per designare negativamente gli artisti del gruppo che partecipano all’esposizione. Sebbene avesse un’accezione negativa Signorini e compagni accettano l’appellativo e se ne appropriano.  

Avendo già analizzato le radici culturali e storiche, cos’è dunque a rendere tali i macchiaioli dal punto di vista tecnico? La spinta all’osservazione e all’analisi della realtà li porta a mettere a punto un linguaggio basato sulla macchia intesa come campitura di colore scuro, che definisce una forma e un volume, a contrasto con un fondo chiaro e luminoso. In questo modo gli elementi costitutivi della composizione non sono più definiti dal disegno ma dall’accostamento cromatico e dal contrasto tonale. 

Autunno nella campagna di Siena di Telemaco Signorini
Autunno nella campagna di Siena di Telemaco Signorini — Fonte: getty-images

Non si tratta, come sarà poi per gli impressionisti, di una tecnica di rapida esecuzione, che mira a registrare le variazioni della luce, il disegno resta invece uno strumento di indagine fondamentale. Durante le lunghe ore di osservazione (sia en plein air che all’interno) il disegno serve per studiare la composizione, per decidere la migliore esposizione e posizione del soggetto. I dipinti non sono frutto di una foga artistica immediata ma sono al contrario a lungo meditati. 

Perché le figure, siano esse persone o elementi naturali, emergano con chiarezza alla visione, l’immagine viene riflessa e osservata attraverso uno specchio annerito che ne restituisce i colori in modo puro esaltando i contrasti chiaroscurali, lo stesso intenso contrasto viene poi riportato sulla tela, dando vita a visioni limpide, abbaglianti, su cui emergono a contrasto figure più scure. 

Perché la visione sia più possibile fedele a quella naturale si predilige un formato orizzontale, largo e schiacciato, lo stesso che percepisce l’occhio umano senza effettuare spostamenti. 

L’esperienza del gruppo si conclude negli anni ottanta, quando una seconda generazione di pittori macchiaioli si reca a Parigi e si lega alla storia dell’Impressionismo, sebbene grandi maestri continueranno dipingere fin quasi alle soglie delle avanguardie. 

4Macchiaioli: pittori e opere

4.1Giovanni Fattori

Nasce a Livorno nel 1825 e studia all’Accademia di Belle Arti di Firenze. È un convinto sostenitore della causa unitaria e nazionalista ed è membro attivo del Partito d’Azione. La sua pittura è inizialmente orientata verso la cultura del romanticismo storico ma, frequentando il Caffè Michelangelo e le collezioni d’arte contemporanea presenti in città si orienta sempre più verso un linguaggio realista e una pittura di macchia. Nel 1859 vince il concorso indetto dal governo provvisorio sul tema delle grandi battaglie risorgimentali con l’opera Il campo italiano alla battaglia di Magenta

4.2Il campo italiano alla battaglia di Magenta: descrizione e significato

Il campo italiano alla battaglia di Magenta, dipinto di Giovanni Fattori
Il campo italiano alla battaglia di Magenta, dipinto di Giovanni Fattori — Fonte: getty-images

Il dipinto, di grandi dimensioni, oggi esposto alla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti a Firenze, entusiasma il pubblico e la critica per la scelta del soggetto, il focus infatti non è sulla battaglia e sulla vittoria ma sui morti e i feriti, soldati senza nome, che restano sul campo. Il centro della scena è dominato dal carro che raccoglie i superstiti e su cui le suore prestano le prime cure. Tutt’intorno gli ufficiali a cavallo sorvegliano le operazioni di soccorso. Quasi la metà della tela è occupata dal cielo terso e chiarissimo che illumina e mette in risalto la scena sottostante. I soldati e i cavalli sono tra i soggetti più amati dall’artista e saranno protagonisti di molte altre sue opere.    

Nel 1867 risiede a lungo a Castiglioncello dove esegue alcuni dei suoi più grandi capolavori, tra i quali svariati ritratti dei coniugi Martelli e paesaggi marini. In questo periodo il linguaggio macchiaiolo, espresso in opere come La rotonda di Palmieri, raggiunge la sua piena maturità.    

4.3La rotonda di Palmieri: descrizione e analisi

La rotonda di Palmieri, dipinto di Giovanni Fattori
La rotonda di Palmieri, dipinto di Giovanni Fattori — Fonte: ansa

Nella piccolissima tela (12 cm per 35), anch’essa a Palazzo Pitti, il pittore sperimenta il formato stretto e accentua la composizione orizzontale mediante una sovrapposizione di fasce parallele di diverso colore. In alto e in basso, in modo quasi speculare, si distendono le campiture color oro della sabbia e della tenda.  

Troviamo quindi le fasce chiarissime del cielo e della spiaggia assolata, quindi quelle più scure e intense del mare e delle colline livornesi. A centro si stagliano le figure di donne che introducono l’elemento verticale. Le macchie dei loro abiti chiari e scuri si alternano quasi come i tasti di un pianoforte. Un’unica macchia rossa, quella dello scialle della donna più a destra, rompe la monotonia ma non l’equilibrio cromatico della scena. I dettagli non sono definiti e neppure i particolari dei volti eppure tutta la composizione appare nitida e compiuta.  

Dagli anni settanta la sua fama è consacrata sia a livello nazionale che internazionale, riceve numerosi riconoscimenti, diviene professore presso l’Accademia di Firenze, oltre alla pittura sperimenta con successo anche l’acquaforte. Negli ultimi suoi dipinti predilige i soggetti bucolici della campagna toscana. Muore a Firenze nel 1908.  

4.4Telemaco Signorini

Figlio di un pittore, nasce a Firenze nel 1835 e studia presso l’Accademia della stessa città. Terminati gli studi si dedica a lungo alla pittura en plein air e compie numerosi viaggi in Italia e in Europa. Molto importante per l’evoluzione del suo linguaggio artistico il soggiorno sulla riviera ligure, dove trova la giusta luce per le nuove istanze realiste. Nel 1859 si arruola come volontario nell’esercito garibaldino

Negli anni sessanta frequenta il Caffè Michelangelo e, insieme a Diego Martelli e allo scultore Adriano Cecioni, diventa il principale teorico e divulgatore della nuova pittura di macchia. Frequenta sia Castiglioncello che Piagentina dove si dedica principalmente al paesaggio. Intorno al 1865 la sua pittura si volge verso temi di interesse sociale e umanitario e realizza opere di forte impatto emotivo come La sala delle agiate nel manicomio di San Bonifacio.

4.5La sala delle agiate nel manicomio di San Bonifacio: descrizione e analisi

La sala delle agiate nel manicomio di San Bonifacio di Telemaco Signorini
La sala delle agiate nel manicomio di San Bonifacio di Telemaco Signorini — Fonte: getty-images

L’opera è conservata nella Galleria d’Arte Moderna Ca’ Pesaro di Venezia. Rappresenta l’interno di un ospedale psichiatrico, in particolare la sala destinata alle pazienti in condizioni più gravi. Il grande stanzone è rappresentato attraverso una prospettiva obliqua che sembra accentuarne le dimensioni. Sulla parete di fondo si trova il cancello chiuso da sbarre, le pareti sono bianche e spoglie. La luce arriva da destra, da una fonte (certamente una finestra) non visibile nel quadro. Il chiarore dell’ambiente fa risaltare le figure delle donne che si trovano quasi tutte sulla sinistra appoggiate ai tavoli con la testa reclinata, tra loro solo una figura si solleva, ha la bocca spalancata e il pugno teso, sembra quasi di avvertire il rimbombo del suo grido che risuona nel grande ambiente vuoto. In primo piano un’altra figura in piedi, con le mani strette al petto e a destra un’altra che si muove con andamento claudicante. È una visione impietosa, che non lascia spazio alla speranza. Il dipinto sarà apprezzato da Degas che la vedrà nel corso del suo soggiorno fiorentino. 

Negli anni Settanta e Ottanta si reca spesso a Parigi e la sua pittura ha una svolta impressionista. Ben presto però ritorna al suo linguaggio di macchia e vi resta fedele fino alla morte, avvenuta a Firenze nel 1901. 

4.6Silvestro Lega

Nasce a Forlì nel 1926. Studia anch’egli all’Accademia di Firenze e come Fattori è inizialmente legato al romanticismo storico. La sua carriera artistica subisce una interruzione nel ’48 quando si arruola volontario e combatte nei moti risorgimentali. Tornato a Firenze riprende a dipingere ma sente che la pittura accademica non è più consona al momento storico e alla sua personalità

Si converte alla pittura di macchia a partire dal 1860 che applica soprattutto ai paesaggi, mantenendo nei ritratti e nelle scene di vita quotidiana un’impostazione classica. Frequenta il Caffè Michelangelo ed è amico di Diego Martelli ma si reca di rado a Castiglioncello, rispetto agli altri pittori del gruppo ha un carattere più timido e introspettivo. 

Per tutti gli anni Sessanta e i primi anni Settanta trascorre un periodo molto felice e prolifico a Piagentina, ospite della famiglia Batelli. I suoi dipinti di questo periodo, come il capolavoro Il canto dello stornello, rimandano ad un clima sereno, fatto di affetti familiari e ritualità quotidiana.

4.7Il canto dello stornello: descrizione e analisi

Il canto dello stornello di Silvestro Lega: olio su tela, cm 158x98
Il canto dello stornello di Silvestro Lega: olio su tela, cm 158x98 — Fonte: getty-images

Il quadro è conservato nella Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti. Per questa composizione il pittore sceglie una insolita impostazione verticale, necessaria allo studio delle figure in piedi e alla dilatazione prospettica dello spazio. 

Nel salotto della casa di campagna le tre sorelle Batelli si raccolgono per un momento musicale. Una è seduta al pianoforte, le altre due sono in piedi alle sue spalle e cantano una canzone popolare, la finestra aperta sullo sfondo offre alla vista un dolce paesaggio collinare. Le figure sono in controluce e questo accorgimento tecnico definisce i loro volumi rispetto allo sfondo. La dolcezza di questo momento non lascia presagire i tragici eventi degli anni successivi, in cui le tre ragazze moriranno colpite da una grave malattia. La devastante tragedia colpisce la famiglia Batelli e lo stesso Lega nel 1874, che smetterà di dipingere per quattro anni. 

Riprende nel ’78 grazie al sostegno di un’altra famiglia, i Tommasi, che lo accolgono nella propria residenza a Bellariva di Firenze. Negli ultimi anni, pur non essendo mai stato a Parigi, si interessa al linguaggio impressionista. Si dedica prevalentemente al ritratto e alle scene di vita quotidiana, prediligendo l’ambientazione all’aria aperta. La sua tecnica diviene sempre più sicura e in questa ultima fase anche le figure umane sono eseguite attraverso la macchia. Muore a Firenze nel 1895. 

4.8Diego Martelli

Diego Martelli, ritratto realizzato da Frederick Zandomeneghi
Diego Martelli, ritratto realizzato da Frederick Zandomeneghi — Fonte: getty-images

Diego Martelli, scrittore, giornalista e critico d’arte, è il teorico e principale sostenitore dei macchiaioli. Fonda due importanti riviste, Il Gazzettino delle Arti e del Disegno e il Giornale Artistico, attraverso cui diffonde le ultime tendenze dell’arte italiana e internazionale. Offre agli amici pittori ospitalità nella sua tenuta di Castiglioncello, e sarà ricambiato con sincero affetto e molteplici ritratti. Compie numerosi viaggi a Parigi durante i quali entra in contatto con gli impressionisti, che sostiene in anni in cui sono ancora oggetto di feroci critiche, dimostrando capacità di giudizio e lungimiranza. 

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