Significato e spiegazione del logos. Il pensiero dei sofisti e il logos nella filosofia di Eraclito di Efeso

LOGOS IN FILOSOFIA

Eraclito di Efeso
Eraclito di Efeso — Fonte: getty-images

Alle origini della filosofia, tutto era ancora da sperimentare, ogni idea era continuamente cambiata e migliorata, come la definizione stessa di filosofia ammette, ogni tipo di realtà che il filosofo si trovava davanti era analizzata e problematizzata. Il più grande problema dei filosofi antichi era quello di trovare quel principio in grado di tenere vere e unite tutte le cose, ossia individuare la loro vera natura e associarla ad un principio: l’ “archè, ossia la legge che tutto sostiene, da cui tutto deriva e a cui tutto ritorna.

I primi filosofi introducono il “logos”, cioè la ragione in quanto sostanza o causa del mondo; avevano una visione unitaria della realtà come principio che serve ad intraprenderla; la loro era una posizione monista.

Il concetto di logos compare per la prima volta in un frammento di Eraclito di Efeso, nel quale assume un triplice significato non comprensibile alla prima lettura: “ Di questo lógos che è sempre gli uomini non hanno intelligenza, sia prima di averlo ascoltato sia subito dopo averlo ascoltato; benchè infatti tutte le cose accadano secondo lo stesso lógos, essi assomigliano a persone inesperte, pur provandosi in parole ed in opere tali quali sono quelle che io spiego, distinguendo secondo natura ciascuna cosa e dicendo com’è. Ma agli altri uomini rimane celato ciò che fanno da svegli, allo stesso modo che non è coscenti di ciò che fanno dormendo”.

LOGOS: SIGNIFICATO

Qual è il significato di logos che emerge da questo frammento? L’interpretazione è quella del triplice significato: ontologico, linguistico e gnoseologico.

  1. Il logos in senso ontologico, si definisce al rapporto con l’essere delle cose, la ragione che spiega ed interroga sulla natura delle varie realtà che formano il mondo.
  2. Il logos in senso linguistico si definisce con l’espressione dei contenuti del pensiero con cui ci s’interroga sulle cose, sulla manifestazione del nostro modo di conoscere l’ordine delle cose all’interno della realtà.
  3. Il logos in senso gnoseologico lo individua come collegato alla nostra conoscenza ed espressione agli altri della realtà e verità che abbiamo conosciuto.

Detto ciò, Eraclito ammette la sua ragione sul logos esprimendo nella definizione anche la sua unicità, infatti, dice Eraclito, è stato espresso da una persona come ragione in ricerca dell’ordine e della verità sulle cose; la stessa ragione deve essere vera e uguale per tutti. Il filosofo nomina le cose come se esse s’imponessero da sole all’interno del discorso, essendo unica la verità delle cose che formano la realtà, il loro manifestarsi è uno solo per ognuno di coloro che si interrogano sulla realtà del logos.

Il problema a quel tempo, però, era proprio quello di interrogarsi sulla realtà, il filosofo doveva essere colui che, davanti alla realtà, fosse in grado di esplorare tutti i luoghi che questa andava a toccare fino ad arrivare alla realtà definitiva, al manifestarsi ultimo, al logos. I sapienti però, pur essendo comune il logos, vivevano come se avessero una loro saggezza privata, quella del mito. Non seguendo questa il logos però, crea a sua volta, una molteplice natura di miti o gruppi di persone, tra loro opposti che instaurano una tradizione di prove su dialettica e retorica tra i vari gruppi per provare la più o meno adeguatezza della verità discussa.

Il logos e l’ordine del tutto sono quindi, una realtà sempiterna, una parola che si può sentire all’ascolto di tutti, molti la sentono e non sanno ascoltarla, quindi non la capiscono. Non capiscono che l’eliminazione delle lotte sul significato e la giusta verità della vita, renderebbe comprensibile a tutti l’idea del logos, lasciando però vivi i contrasti sul come arrivare alla verità ultima, interrogandosi per arrivare al logos.

IL LOGOS E GLI STOICI

In questa definizione di materia unica e sostanza che governa il tutto, hanno posto la loro idea di logos anche gli filosofi seguaci dello “stoicismo”: corrente filosofica fondata intorno al 300 a.C. ad Atene da Zenone di Cizio. I filosofi stoici videro nella ragione il principio che può contribuire a creare il mondo, che anima e ordina la materia; è eterno e attraverso la materia è capace di governare ogni cosa.

Il logos è eterno e identificabile con il destino di ogni uomo, in quanto capace, attraverso la materia di governare ogni cosa che forma la realtà della nostra vita. E’ l’origine di ciò che accade e quindi anche l’ordine delle vicende che caratterizzano l’esistenza di ciascuno. Secondo gli stoici il logos è il principio ma, al contrario di Eraclito, erano convinti che non avesse nulla a che fare con il pensiero e la visione delle cose attraverso la conoscenza; lo interpretavano come potenza in grado di ricongiungere, creare e sostenere la materia (archè). Una potenza che non conosce ma agisce, come un’anima generatrice fondata nel tutto; è lo stesso intelletto divino come creatore e ordinatore del mondo, fin tanto che l’intelletto è presente ed è unico in tutti gli uomini.

Dio: rivelazione e incarnazione del logos. Filone d’Alessandria espose la sua idea affermando che il logos è un ente intermedio tra Dio e il mondo, il tramite della creazione divina, l’ombra di Dio è il logos servendosi del quale come strumento, egli ha creato il mondo. Come Dio è il modello del logos, allora il logos è il modello delle altre cose che creano la realtà.

I filosofi stoici ponevano come idea centrale della loro dottrina il vivere seguendo sempre il logos, dunque il principio divino entra in tutto l’universo.  Se ogni cosa è visitata dal logos, o meglio dallo spirito divino, allora tutti gli eventi e tutte le cose che accadono sono legate tra loro. In particolare, non esiste il caso per gli stoici, tutto è governato dal logos. L’universo è visto dagli stoici come un cosmo ordinato, il cosmo ovvero il caos è governato dal logos, ovvero l’ordine. Un universo in cui le vicende si susseguono durante dei periodi in cui si alternano nascita e morte, ordine e distruzione. In altre parole, l’eternità del logos, e quindi della vera realtà include in se l’alternarsi delle cose.  

Possiamo così collegare l’idea di un logos come realtà che include, su idea degli stoici, l’alternarsi delle cose ad un logos visto come unità di contrari o lotta tra gli opposti, da parte di Eraclito. Eraclito riflette in modo molto esplicito sull’unità degli opposti, creando come un effetto circolare, collegando le varie nature dei contrari al fatto, che essi, nel loro continuo divenire, diventano un tutt’uno con il logos.

Tutte le cose sono uno” dice Eraclito: per quanto diverse e opposte esse si raccolgono in una unità, sono identiche. Questo continuo divenire della realtà, che esprime la trasformazione di ogni cosa nel suo opposto, non fa che portare realtà diverse tra loro e a creare un completarsi continuo del significato di una realtà con il suo complementare. Sì da vita così ad un anello, che per quanto lento nel crearsi possa essere, fa di ciascuna coppia di realtà opposte un’unità omologa di significato, pari al logos in eternità e verità che governa il mutare delle cose.

Il divenire delle cose ha una particolare importanza per Eraclito, perché nel logos è ciò che unisce gli opposti: la pace nasce dalla guerra, la guerra dalla pace, si riscaldano le cose fredde e si raffreddano quelle calde. Nel divenire, ogni cosa diventa il suo contrario e in questo sta quell’armonia che crea il logos, in cui consiste il Dio come originaria unità degli opposti; l’unica legge che non può mai mutare è il concetto che la cura per la verità è la legge fondamentale che deve guidare l’uomo durante tutta la sua vita.

Successivo ad Eraclito è il periodo dei sofisti nel quale questi potenti maestri dell’arte delle proprietà e dell’uso del linguaggio riescono a spezzare il concetto di logos in ognuno dei significati che gli vengono attribuiti. Dividendolo principalmente in due tratti ben distinti (physis e nomos), affermano che esso non è uguale ed unico, per tutti e in ogni momento, ma la ricerca e manovra della verità che gli viene attribuita cambia a seconda delle realtà in cui ci si trova. Il poter usare un linguaggio per decidere e persuadere l’uomo nel cercare una verità diversa per ogni interrogazione secondo la situazione in cui ci si può trovare, abbatte tutto ciò che Eraclito, e chi come lui credeva nell’unicità del logos, costruiscono nel tempo.

LOGOS: ARISTOTELE E PLATONE

Quella dei sofisti però, non è un’eterna realtà nel momento in cui saliranno nelle piazze a dare i loro insegnamenti figure come Socrate e poi Platone, la teoria dell’unicità del logos sarà riaffermata, utilizzando idee e argomentazioni anche nuove rispetto alla prima età filosofica.