Lo stato di natura: Hobbes e Locke

Di Redazione Studenti.

Caratteristiche e spiegazione dello stato di natura secondo i filosofi Thomas Hobbes e John Locke. Riassunto di filosofia moderna

LO STATO DI NATURA

Lo stato di natura: Hobbes e Locke
Lo stato di natura: Hobbes e Locke — Fonte: getty-images

Thomas Hobbes fu il teorico dello stato assoluto che nasce come necessità per superare il problema della concezione di stato di natura.

La teoria che condividono i pensatori Hobbes, Locke e Rousseau è infatti quella che lo stato moderno sia artificiale, ovvero sia un prodotto dell’uomo, ed è il frutto di un patto o contratto tra gli uomini.

Infatti queste dottrine vengono anche chiamate contrattualistiche. La novità è che secondo questo modello di stato moderno, il potere non è caratterizzato dalla spiritualità ma è frutto del contratto stipulato dagli uomini, i quali vivono in uno stato di natura e in uno stato di diritto.

Tutto ciò è stato visto come una specie di modello schematico, di metodo che va ad accompagnarsi agli altri due ambiti - scientifico e filosofico - nei quali ritroviamo la parola metodo.

LO STATO DI NATURA: HOBBES

Hobbes ha concepito la sua visione politica come una scienza in analogia con la geometria. La necessità della scienza politica è per Hobbes un riflesso della necessità che agisce per volontà umane.

Sotto questo aspetto la visione politica hobbesiana si confronta con le posizioni del giusnaturalismo:

  • il primo aspetto è la convinzione che la politica possa essere trattata come una scienza;
  • il secondo presupposto è la tendenza a prescindere dalla storia. Infatti fu proprio Hobbes a liquidare la tradizione storica del diritto di matrice aristotelica e ad abbracciare un procedimento razionalizzante.

Come abbiamo detto Hobbes è il teorico dello stato assoluto, il quale prevede nel passaggio dallo stato di natura allo stato di diritto, la salvaguardia di un unico diritto fondamentale: il diritto alla vita.

Secondo Hobbes vige la famosa espressione “homo omini lupus”, cioè nel momento in cui c’è una libertà illimitata, lo stato di natura si trasforma velocemente in uno stato di guerra.

Dunque l’atto che segna il passaggio dallo stato di natura allo stato civile è il trasferimento del potere illimitato di cui ogni uomo gode nello stato di natura a una sola persona, che con forza possa obbligare tutti gli uomini al rispetto delle leggi.

La nascita della società civile avviene dunque mediante la stipulazione di un contratto con il quale gli uomini rinunciano al loro diritto illimitato per trasferirlo ad un solo individuo.

Infatti solo se ciascun individuo si sottomette ad un unico uomo e si obbliga a non opporre resistenza all’individuo a cui si è sottomesso, si ha un efficace difesa della pace e dei patti di reciprocità in cui essa consiste.

Tutta la sua teoria viene descritta nell’ambito di un suo testo, il Leviatano (mostro biblico) ovvero colui che rappresenta lo stato, anche detto sovrano. Quest’ultimo ha potere assoluto; tutti gli altri sono sudditi.

I caratteri fondamentali dell’assolutismo politico hobbesiano sono:

  • irreversibilità e unilateralità del patto fondamentale. Una volta costituito lo Stato, i cittadini non possono dissolverlo;
  • il potere del sovrano è indivisibile, nel senso che non può essere diviso tra poteri diversi che si limitino a vicenda;
  • il giudizio sul bene e sul male appartiene allo Stato e non ai cittadini. Infatti essendo estraneo al patto, il sovrano è sciolto (ab-solutus) da qualsiasi vincolo, compresa la volontà dei cittadini.

Tuttavia ciò non significa che la teoria politica di Hobbes non ponga alcun limite all’azione dello stato. Infatti neppure lo stato può comandare ad un uomo di uccidere o ferire una persona, o di non mangiare, non bere o di qualunque altra cosa necessaria alla vita.

Lo Stato invece è sempre libero perché non ha obblighi ed è una specie di anima della comunità. I limiti posti da Hobbes all’assolutismo derivano esclusivamente da quel fondamento (gius)naturalistico che è il diritto alla vita.

Se il sovrano viola questa condizione, l’unica che lo vincoli, decade dalla sua funzione e si ritorna allo stato di natura.

STATO DI NATURA: LOCKE

Nel dominio del pensiero politico e religioso Locke ci ha lasciato contributi fondamentali:

  • la lettera sulla tolleranza,
  • i due trattati sul governo, opere che fanno di Locke il fondatore del liberalismo moderno, cioè uno dei primi e più efficaci difensori delle libertà dei cittadini, della tolleranza religiosa e della libertà delle Chiese.

Il problema riguarda sempre il rapporto con Hobbes e con Spinoza per quanto riguarda le differenze che noi individuiamo a partire da un modello comune che è il giusnaturalismo.

Anche per Locke come per Hobbes, lo stato di natura è caratterizzato da una condizione di uguaglianza di tutti gli uomini, ma mentre per Hobbes si tratta di un’uguaglianza di forza, per Locke si tratta di un’uguaglianza di diritti.

Tutti hanno l’identico diritto di disporre di se stessi e dei propri beni. Nello stato di natura dunque, ogni uomo è perfettamente libero, cioè non sottoposto ad alcun potere: in questo senso gode di un diritto naturale, alla vita, alla libertà e alla proprietà.

Proprio il diritto alla proprietà è uno dei capisaldi della teoria liberalista, contrapposta alla corrente socialista di Marx che invece abolirà la proprietà privata. Contrapposizione che poi porterà nel ‘900 alla guerra fredda.

Per quanto caratterizzato dalla libertà, lo stato di natura non coincide con una condizione in cui ognuno possa vivere come gli piace, perché è regolato dalla legge di natura, ovvero una legge della ragione. Il diritto naturale dell’uomo è dunque limitato alla propria persona.

Tuttavia è necessario anche per Locke che ci sia una specie di struttura, organizzazione creata artificialmente dagli uomini che garantisca a tutti i diritti naturali.

Ma la costituzione di un potere civile non toglie agli uomini i diritti di cui godevano nello stato di natura, diritti che egli chiama inalienabili.  Per Hobbes come sappiamo non erano tutti inalienabili, ma solo il diritto alla vita, mentre con Locke i diritti devono tutti essere mantenuti.

Il potere civile, originandosi dal consenso dei cittadini, è scelto dai cittadini stessi e quindi, nello stesso tempo è un atto e una garanzia di libertà dei cittadini medesimi.  Rispetto ad Hobbes dunque i toni cambiano, non si parla più di sudditi, ma di cittadini.

Questa sua teoria politica è descritta nei due trattati sul governo, ai quali si aggiunge poi, una lettera sulla tolleranza che riguarda l’altra forma di libertà, la libertà di coscienza.

A questo quadro si aggiungerà con Spinoza la libertà di pensiero, perché Spinoza è stato vittima di una maledizione. Nella lettera Locke mette a confronto lo Stato e la Chiesa, individuando nel concetto di tolleranza il punto di incontro tra i compiti delle due istituzioni.

Lo Stato è una società di uomini costituita per conservare e promuovere soltanto i beni civili quali la vita, la libertà ecc… Questo compito stabilisce i limiti della sovranità dello Stato; e la salvezza dell’anima è chiaramente al di là di questi limiti.

La chiesa invece dice Locke è una libera società di uomini che si riuniscono spontaneamente per onorare pubblicamente Dio nel modo che credono sarà accetto alla divinità, per ottenere la salvezza dell’anima.

Uno stato assoluto dà vita ad una società chiusa, questa distinzione tra socità aperta e società chiusa sarà fatta da Karl Raimund Popper, autore della logica della “ricerca scientifica” e di “congetture e confutazioni”.

Egli è stato un epistemologo che non si è occupato solo di scienza ma ha dato li suo contributo anche per quanto riguarda il pensiero politico. A questo proposito ha scritto un testo intitolato “La società aperta” nel quale opera questa distinzione tra società aperta e società chiusa.

Le società chiuse sono tutte quelle società che sono il frutto di forme più o meno velate di totalitarismi, per fare un esempio parla della repubblica di Platone come società chiusa; mentre una società aperta può essere una società liberale, ed è una società nella quale non c’è da parte dello stato un imposizione per quanto riguarda la religione ecc..

Infatti, Locke non ci parla di uno stato assoluto, di un mostro biblico, ma parla di uno stato che deve garantire che questi diritti vengano rispettati e mantenuti perché questi hanno la loro giustificazione proprio nello stato di natura iniziale.