Lo Hobbit di Tolkien: riassunto per capitoli

Riassunto per capitoli di Lo Hobbit di John Ronald Reuel Tolkien. Di cosa parla e quali sono i personaggi del libro

Lo Hobbit di Tolkien: riassunto per capitoli
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Lo Hobbit

La casa degli Hobbit riprodotta in Sudamerica
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Lo Hobbit è un famoso libro di J.R.R. Tolkien, autore della più nota saga Il signore degli anelli.

Anticipando nei tempi quest'ultimo, Lo Hobbit o La riconquista del tesoro è un romanzo fantasy pubblicato la prima volta nel 1937 e, insieme a Il signore degli anelli e Il Silmarillion, costituisce una trilogia ambientata nelle quattro Ere in cui si sviluppa il racconto di Tolkien.

Vediamo ora un riassunto esaustivo capitolo per capitolo.

La riunione inaspettata

In una caverna sotto terra viveva uno hobbit. Era una casa molto bella e confortevole, con la porta verde, stanze e tappeti.
Gli hobbit erano gente piccola (metà di noi), più minuti dei nani, senza barba. Avevano la pancia, vestivano colori vivaci e non portavano scarpe. Non erano magici ma sparivano velocemente e silenziosamente.
In questa caverna abitava Bilbo della famiglia dei Baggins, molto rispettata, anche se non aveva mai fatto niente d'avventuroso. I suoi genitori erano la famosa Belladonna Tuc, figlia dell'avventuriero il vecchio Tuc, e Bungo Baggins.
Bilbo era fuori casa a fumare la pipa quando arrivò lo stregone Gandalf, vecchio e col bastone, amico di suo nonno Tuc, che iniziò a parlargli di avventure fantastiche che a Bilbo non interessavano.
Bilbo lo invitò per un tè per il giorno dopo, ma l'indomani arrivarono alla sua casa 13 nani per una riunione sulla prossima avventura che consisteva nell'uccidere un drago che custodiva il tesoro dello hobbit Thorin nel cuore della montagna.

Abbacchio Arrosto

Così il giorno seguente partirono e Bilbo si ritrovò a partecipare alla spedizione quasi contro la sua volontà, con la mansione di scassinatore. Viaggiavano con dei pony carichi di bagagli, passarono per le terre abitate dagli hobbit e poi per le Terre Solitarie con colline tetre coperte dagli alberi.
Si accorsero che Gandalf non c'era più e decisero di accamparsi. Videro una luce e mandarono Bilbo a vedere di cosa si trattava.
Erano tre uomini neri: Guglielmo, Berto e Maso, che stavano arrostendo un abbacchio e quando si accorsero di Bilbo lo catturarono per mangiarselo. Quando iniziarono ad azzuffarsi tra di loro, però, Bilbo riuscì a divincolarsi e si nascose tra le fronde. Ad uno ad uno gli uomini neri presero tutti i nani e li misero in sacchi. Fu allora che Gandalf ricomparve, ma nessuno lo vide.
Gli uomini neri si misero a discutere e ad azzuffarsi per come cucinare i nani; litigarono così a lungo che il sole comparve sulla collina e gli uomini neri, che prima dell'alba devono stare sottoterra, divennero di pietra per sempre.
Si slegarono i nani e si misero a cercare la grotta dove vivevano gli uomini neri. Qui riuscirono a entrare grazie alla chiave che Bilbo aveva preso all'uomo nero; trovarono cibo e delle spade preziose tempestate di gemme.
Poi dormirono, andarono a prendere i pony e ripresero il sentiero verso Oriente.
Gandalf era andato a vedere cosa ci fosse avanti e aveva incontrato suoi amici del popolo di Helrod, ma avvertito il pericolo era tornato in aiuto ai nani.

Un Breve Riposo

Le montagne erano ormai vicine, ormai mancava un giorno di viaggio per giungere ai piedi di quella più vicina, ma la Montagna Solitaria era dietro a tutte quelle che si vedevano e la strada era ancora lunga.
Ora si stavano dirigendo verso l'Ultima Casa Accogliente di Helrond, ma la strada era difficile e il giorno era quasi finito, ma ad un tratto si vide la casa in lontananza e il morale si risollevò. Apparvero gli elfi che cominciarono a cantare e si offrirono di mostrare la strada giusta per la casa che finalmente raggiunsero.
Il padrone di casa era un amico degli elfi di nome Elrond, molto saggio e nobile.
Ai nani venne dato cibo e provviste leggere da portare, migliorarono i loro piani con i consigli degli elfi, e così si arrivò a Ferragosto, quando loro dovevano rimettersi in cammino.
Elrond disse che le spade erano antiche poiché appartenenti agli Elfi Alti del Ovest; poi prese in mano la mappa dei nani e sollevandola alla luce bianca della luna comparvero delle lettere lunari e disse che queste appaiono solo quando la luna si trova nella stessa posizione di quando le lettere furono scritte.
Le lettere dicevano: "Stai vicino alla pietra grigia quando picchia il tordo e l'ultima luce del sole che tramonta nel giorno di Durin splenderà sul buco della serratura". Thorin, uno dei nani, disse che Durin era il padre dei padri dei nani e il suo giorno era il Capodanno dei nani. Il mattino seguente ripartirono.

In Salita e in Discesa

Con i consigli di Elrond i nani e lo hobbit presero il sentiero giusto; a tratti grossi macigni precipitavano giù e le notti erano scomode e gelide. Tutto andò bene finché un giorno furono assaliti da un temporale. Per la notte si rifugiarono sotto una roccia sporgente che non li riparava molto e dall'altro lato della valle i giganti giocavano a tirarsi i grossi macigni. Fili e Kili andarono a cercare un rifugio migliore e trovarono una grotta asciutta a poca distanza.
Così si alzarono tutti per traslocare al nuovo rifugio. Entrati nella grotta, Gandalf accese il suo bastone magico e insieme esplorarono la grotta. Parlarono molto e alla fine si addormentarono. Quella fu l'ultima volta che si servirono dei loro pony e delle loro attrezzature, poiché sulla parete della caverna si aprì una crepa e da lì entrarono gli orchi, almeno sei per ogni nano. Furono tutti agguantati (tranne Gandalf) e portati davanti al loro re, il Grande Orco. Ad un tratto tutte le luci si spensero e bianche scintille schizzarono sugli orchi e una spada trafisse il Grande Orco: era Gandalf! I nani fuggirono portandosi in spalla lo hobbit.
Tutto a un tratto Dori venne agguantato nel buio e Bilbo cadde dalla sua schiena perdendo conoscenza.

Indovinelli nell'oscurità

Bilbo aprì gli occhi e non trovò né orchi né nani. Toccò la parete del tunnel e avanzò strisciando. Per caso sfiorò qualcosa che sembrava un anello e lo mise in tasca.


Decise di andare avanti: era la sola cosa da fare. Si trovava in una strettoia e scendeva sempre più giù. All'improvviso si trovò con i piedi nell'acqua e si fermò perché non sapeva se fosse una pozza o un lago.
Qui nel lago viveva il vecchio Gollum, piccolo e viscido al quale piaceva anche la carne. Viveva sopra un isolotto in mezzo al lago e ora stava osservando Bilbo. Salì in barca e si diresse verso la riva da Bilbo.
Gollum propose a Bilbo una gara di indovinelli e se lui non avesse risposto se lo sarebbe mangiato, invece se avesse vinto gli avrebbe indicato la strada d'uscita.
Alla fine Bilbo chiese a Gollum che cosa avesse in tasca e Gollum non indovinò.
Gollum tornò sull'isolotto per cercare il suo anello magico che rendeva invisibili, ma non lo trovò perché ora era di Bilbo, così si arrabbiò moltissimo e si diresse da Bilbo.
Bilbo si infilò l'anello, Gollum lo sorpassò senza vederlo e inconsciamente lo portò verso l'uscita.
All'ingresso era pieno di orchi, si diresse alla porta e rimase incastrato in mezzo, poi si sforzò e gli orchi, che non capivano cosa stesse succedendo, non riuscirono a fermarlo.

Dalla padella alla brace

Bilbo decise che doveva ritrovare gli altri, quando udì le loro voci non lontane.
Gandalf parlava con i nani, arrabbiato perché non volevano aspettare Bilbo, e lui che indossava ancora l'anello, apparve all'improvviso in mezzo a loro.
I nani vollero sapere tutto delle sue avventure ma Bilbo decise di non dire dell'anello magico. Era stato Gandalf a salvare i nani e raccontò a Bilbo cosa avesse fatto.
Si rimisero in cammino il giovedì ed era lunedì notte quando furono catturati.
Il sole era calato ed arrivarono in uno spiazzo dove si accamparono, ma si sentirono degli ululati, così salirono sugli alberi.
Arrivarono i Mannari, sempre di più, e presero a parlare tra di loro. Gandalf, che capiva la loro lingua, disse che lupi e orsi si aiutavano. I Mannari erano venuti ad incontrare gli orchi per attaccare un villaggio.
Gandalf prese delle pigne, le incendiò e iniziò a lanciarle sui Mannari, il cui pelo prendeva subito fuoco; questi fuggirono per la foresta, incendiandola. Il signore delle Aquile, sentendo questi rumori andò a vedere cosa succedeva.
Sopravvennero gli orchi. Gandalf si arrampicò in cima all'albero e un fulmine si sprigionò del suo bastone.
I grandi uccelli scesero e afferrarono i nani e li portarono nei loro nidi, dove Gandalf discuteva con la Grande Aquila un piano per trasportare lontano i nani. Mangiarono e dormirono. Così finirono le avventure della Montagna Nebbiosa.

Strani Alloggi

I nani partirono sui dorsi delle aquile. Scesero in una distesa verde con in mezzo un fiume. Seguirono un sentiero che portava al fiume. Qui Gandalf annunciò che presto li avrebbe lasciati e che lì vicino abitava "qualcuno" che conosceva. Fecero il bagno nel fiume.


Gandalf disse che stavano andando da Beorn, un mutatore di pelle (talvolta orso e altre uomo), e che dovevano stare attenti a non seccarlo. Non era magico, viveva in un querceto in una casa di legno e allevava bestiame e cavalli, ma mangiava panna e miele.
Arrivarono alla casa di Beorn, e Gandalf disse a chi era con lui di entrare due a due per non infastidirlo. Beorn era un omone con capelli neri, accolse Gandalf in casa il quale cominciò a raccontare a Beorn tutte le sue avventure. A poco a poco entrarono tutti i nani, rimasero lì a mangiare e dormire.
Beorn diede loro dei pony per il viaggio, un cavallo per Gandalf e del cibo per molte settimane. Ora dovevano andare nel Bosco Atro, pericoloso e scuro: Beorn li aveva avvertiti di non abbandonare mai il sentiero e chiese di mandargli i pony quando avessero attraversato il bosco.
Cavalcarono in silenzio, a sera si accamparono per dormire. Il mattino seguente ripresero il cammino, così per altri due giorni. Alla terza sera continuarono a cavalcare anche di notte con la luna, poi riposarono e ripartirono prima dell'alba e finalmente arrivarono a Bosco Atro nel pomeriggio. Gandalf gli disse addio, i nani si disperarono e Bilbo ancora di più. Ora cominciava la parte più pericolosa del viaggio.

Mosche e ragni

Con il passare dei giorni, sempre identici, cominciarono a stare in ansia. Un giorno trovarono il sentiero interrotto da un corso d'acqua, il ponte che c'era era caduto. Bilbo vide una barca attraccata all'altra riva con una corda e con un uncino riuscirono a recuperarla. Ad un tratto uscì un cervo, caricò i nani facendoli cadere a terra e poi saltò all'altra riva.
Bombur cadde nelle acque magiche del fiume: lo tirarono a riva ma era già addormentato e non riuscirono a svegliarlo.
Riuscirono ad attraversare il rivo incantato, il sentiero pareva girovagare come prima; in pochi giorni non avevano più niente da mangiare.
Dopo quattro giorni arrivarono dove gli alberi erano per lo più faggi. Si trascinarono per il sentiero affamati e a un tratto videro una luce con delle persone. Provarono ad avvicinarsi per tre volte ma le luci sparivano per magia.
All'ultimo tentativo mandarono avanti lo Hobbit, ma quando le luci si spensero non riuscirono più a ritrovare Bilbo. Lo Hobbit si appoggiò ad un albero e ad un tratto gli parve che una fibra gli bloccasse gambe e braccia. Erano i fili di un gran ragno: Bilbo prese la sua spada e lo uccise, poi perse conoscenza.
Al mattino ripartì e tentò di indovinare la direzione, poi si infilò l'anello. Arrivò davanti ad un'ombra nera prodotta da ragnatele piene di ragni che parlavano dei nani catturati la sera prima, c'erano una dozzina di fagotti che pendevano da un ramo e contenevano i nani. Bilbo decise di agire: colpì con dei sassi i ragni, che non vedendolo si arrabbiarono molto. Bilbo decise di farli allontanare e iniziò a cantare per farsi inseguire, poi tornò indietro e liberò i nani.

Spiegò loro il segreto dell'anello, e i nani lanciarono sassi mentre Bilbo invisibile confondeva i ragni.
Erano troppo esausti per ritrovare il sentiero e ad un tratto si accorsero che un nano mancava, Thorin.
Thorin era stato preso dagli Elfi Silvani, un po’ pericolosi e poco saggi che erano i commensali del banchetto notturno. Il loro re viveva in una caverna al limite di Bosco Atro e lì portarono Thorin.
Il re era avido di tesori, così che Thorin non ricordò niente del suo tesoro, ma disse solo che moriva di fame e gli diedero del cibo.

La botte piena la guardia ubriaca

Gli elfi presero anche gli altri nani, tranne Bilbo, che si mise l'anello e li seguì. Furono tutti imprigionati e nutriti. Bilbo intanto girovagava per il palazzo per una o due settimane e scoprì dov'erano i nani e anche Thorin.
Bilbo vide che sotto il palazzo scorreva un fiume su cui si apriva una botola. Gli elfi la usavano per gettare botti contenenti merci che arrivavano fino a Lago Lungo. Bilbo liberò i nani e li mise nelle botti che vennero gettate nel fiume; poi si aggrappò ad una di esse senza poterci entrare.

Un'accoglienza calorosa

Bilbo vide la Montagna Solitaria con le sue paludi e la sua foresta. A un certo punto il fiume Selva si gettò nel Lago Lungo con al centro una città. Bilbo tirò fuori i nani dalle botti prima che arrivassero gli elfi. Si diressero a Ponte Lungo: qui le guardie si sbalordirono quando Thorin annunciò il suo arrivo dicendo di essere figlio di Thror, Re sotto la Montagna.
Li portarono dal Governatore, dove vennero bene accolti, gli venne data una casa e delle barche. I nani annunciarono la loro missione e un giorno di autunno inoltrato partirono con pony e provviste. La sola persona infelice era Bilbo.

Sulla soglia

Per due giorni risalirono il Lago Lungo e si immisero nel Fiume Fluente e al terzo giorno sbarcarono. Fu un viaggio silenzioso sapendo di essere giunti alla fine del loro viaggio. Raggiunsero le falde della Montagna ed esplorarono i pendii occidentali per trovare la porta segreta: fu Bilbo a trovarla. Cercarono di aprirla, ma invano. Poi un giorno accadde la profezia del tordo e del sole annunciata dalla mappa: la porta che conduceva all'interno e in profondità si aprì.

Notizie dall'interno

Lo hobbit si offrì di andare in profondità, in perlustrazione. Presto iniziò a fare caldo e vide una luce rossa, poi sentì un rumore come di un grosso animale che russava. Arrivò alla fine del tunnel sotto cui la profondissima cantina degli antichi nani dove ora c'era Smog un drago rosso avvolto di spire. Lì c'erano mucchi di cose preziose, oro e argento.
Bilbo prese una coppa a due manici per farla vedere ai nani contenti. Poi si sentì un rombo enorme: era Smog che si era accorto del furto, vide l'apertura del tunnel ma la sua testa non ci entrava.
Il drago uscì dalla porta principale, si alzò in volo e si posò in cima alla montagna.

Vide i pony, li prese e li bruciò e così anche il nascondiglio dei nani, ma questi entrarono nel tunnel dove vi rimasero fino all'alba. Bilbo tornò da Smog e gli parlò, ma fu inutile.
Lo hobbit iniziò a pensare che nessuno avesse organizzato il trasporto dell'immenso tesoro: questo era un grave problema.
Smog volò via, i nani si chiusero dentro al tunnel perché il drago stava distruggendo la parte occidentale della Montagna. Poi se ne andò.

Era questa la nostra casa?

I nani vedevano nelle tenebre che l'entrata del tunnel era stata distrutta, quindi non avrebbero mai più potuto aprire quella porta.
Così scesero sempre più nel tunnel e arrivati alla fine si accorsero di non sentire nessun respiro e che non c'era un filo di luce.
Bilbo con una torcia ispezionò tutto intorno, ma Smog non c'era.
Poi vide l'Archepietra, il Cuore della Montagna che luccicava in mezzo al buio e se la mise in tasca: stava per tornare indietro, quando un pipistrello gli andò addosso e gli spense la torcia.
Chiamò aiuto e vennero giù tutti i nani e grazie a Thorin, che conosceva ogni passaggio e ogni curva uscirono dalla porta principale. Erano stati dentro due notti. Andarono sulla collina e poi raggiunsero un vecchio forte dove si accamparono.

Acqua e Fuoco

Per avere notizie di Smog bisogna tornare indietro di due giorni. Smog era andato nella città di Ponte Lungo e aveva incendiato tutto. Molti arcieri cercarono di colpirlo ma senza fortuna, ma il capitano Bard riuscì ad ucciderlo con la freccia nera che si conficcò nel petto, grazie al tordo che si era appoggiato alla sua spalla indicandogli il punto dove colpirlo.
Ora il popolo distrutto rivolse la sua ira contro Thorin e i nani e i loro discorsi vertevano al tesoro ormai incustodito.
Bard si organizzò per aiutare il suo popolo e chiese soccorso al Re degli Elfi Silvani. Dopo due giorni arrivarono i soccorsi degli elfi. Quindi elfi e uomini della Montagna si unirono e cominciarono a progettare una nuova città.

Le nuvole si addensano

Il vecchio tordo tornò da Bilbo e dai nani e cantò come se stesse per dire qualcosa ai nani, ma loro non capivano. Così volò via e dopo un po’ tornò con un altro uccello: era un anziano corvo imperiale molto grande che iniziò a parlare con i nani. Gli disse che Smog era morto grazie a Bard: "il tesoro è vostro per il momento, ma molti stanno venendo qui e gli Elfi sono già in cammino".
Dopo quattro giorni la schiera di Elfi e di uomini si affrettavano verso la Montagna, ma i nani fecero in modo di bloccare il passaggio alla porta con l'acqua.
Arrivò la notte in cui si videro molte luci di torce ed il mattino seguente si vide una compagnia che si avvicinava in assetto di guerra. Al loro arrivo Bard e dei soldati andarono a parlare con Thorin per avere una parte del tesoro per le disgrazie subite, ma il nano rifiutò.

Un Ladro nella notte

Ora i giorni trascorrevano lenti e faticosi. Thorin aveva chiesto aiuto a suo cugino Dain che arrivò con 500 nani.
A Bilbo venne un'idea, fuggì dalla porta ed andò all'accampamento nemico. Bilbo consegnò a Bard l'Archepietra per riuscire ad ottenere da Thorin la quattordicesima parte del tesoro che spettava a Bilbo.
Bilbo si incontrò con Gandalf, che era molto fiero di lui per tutto quello che aveva fatto fino ad ora.

Scoppia il temporale

Il mattino dopo la compagnia si avvicinava alla montagna: c'erano Bard, il re degli Elfi e Gandalf.
Bard propose lo scambio della pietra con la parte di tesoro e Thorin dovette accettare, ma sperava che prima arrivassero i rinforzi.
I nani di Dain arrivarono ma Bard non li fece passare: stava per iniziare la battaglia.
Calò una fitta oscurità, una tempesta invernale. Stavano arrivando anche gli arcieri di Bolg del Nord e i Lupi.
Iniziò la battaglia chiamata dei Cinque Eserciti, con da un lato orchi e Lupi Selvaggi e dall'altra elfi, uomini e nani.
Per fortuna arrivarono le aquile in aiuto e la battaglia fu vinta. Bilbo fu colpito da un masso e perse conoscenza.

Il viaggio di Ritorno

Bilbo tornò in sé, ma si accorse di essere rimasto solo, con la testa che gli bruciava. Non lo avevano visto perché indossava ancora l'anello, poi sentì una voce di un uomo e gli chiese aiuto. Venne riportato al campo e qui trovò Gandalf ferito.
Bilbo fu chiamato da Thorin perché voleva fare pace prima di morire. Lo hobbit pianse molto e desiderava tornare a casa.
Seppe che all'ultimo momento della battaglia era arrivato Beorn a forma di orso che uccise molti orchi e il loro capo.
Dain prese dimora lì e anche i dieci nani rimasti, tranne Fili e Kili che erano morti.
La quattordicesima parte del tesoro fu data a Bard.
Bilbo prese solo due cassette piene doro, e salutò gli amici e partì con Gandalf e Beorn. Era primavera e il sole era mite.

L'Ultima Tappa

Arrivarono alla valle Forraspaccata dove c'era l'ultima Casa Accogliente. Il 1° maggio Bilbo udì gli elfi che cantavano nella valle, li trovò ed essi li portarono alla casa di Elrond.
Gandalf durante la sua assenza raccontò di essere andato ad una riunione di stregoni bianchi che erano riusciti a snidare il Negromante dalla sua tana. A giugno ripartirono e dopo tanto cammino giunsero a casa di Bilbo, dove c'era una grande ressa di uomini di ogni razza perché da li a poco avrebbe avuto inizio un'asta delle sue cose, perché era creduto morto.
Bilbo non ebbe più buoni rapporti con il paese ma questo non importava, in realtà gli sarebbe piaciuto vivere nella sua bella caverna hobbit.
Una sera di autunno di qualche anno dopo Gandalf e il nano Balin vennero a trovare Bilbo per raccontargli le ultime novità: sembrava infatti che le cose dalle parti della Montagna andassero molto bene. Bard aveva, infatti, ricostruito la città di Dale e elfi, nani e uomini erano diventati amici.

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