Liceo classico in crisi, gli studenti cosa pensano?

Di Tommaso Caldarelli.

Il calo di iscrizioni è evidente: ecco cosa dicono alunni e professori

SPECIALE SCUOLA 2017/2018

|Calendario scolastico| Temi di Italiano svolti

Aumentano del 30% le iscrizioni ai corsi universitari di latino e greco. Non siamo alla Normale di Pisa ma nel paese della New Economy: gli USA. Dagli anni Novanta ad oggi, infatti, nella nazione che per antonomasia rappresenta progresso ed emancipazione tecnologica, si è registrata una riscoperta delle lingue cosiddette “morte”. Secondo un sondaggio, due terzi delle università americane hanno affermato che conoscere greco e latino conferisce agli studenti un modo di ragionare più duttile e critico. Nei licei classici italiani però il numero d’iscritti continua a calare. Secondo un’inchiesta portata avanti dal settimanale l’Espresso e pubblicata l’agosto scorso, oggi solo 6 ragazzi su 100 scelgono il liceo classico. Le scuole superiori in reale ascesa sono il liceo scientifico d’indirizzo scienze applicate e soprattutto gli istituti professionali e tecnici.

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L'OPINIONE DEGLI STUDENTI - Ma che ne pensano realmente gli studenti? L’abbiamo chiesto a ragazzi di età compresa tra i 14 e i 19 anni. Chiara e Marco ci dicono che nella scelta del classico come percorso di studi, le opinioni di professori e soprattutto di genitori sono state, se non vogliamo usare il termine vincolanti, altamente influenzanti. Ciò nonostante, la totalità d’iscritti difende il proprio indirizzo con le unghie e con i denti definendolo “un percorso di studi capace di dare strumenti adatti per intraprendere qualsiasi percorso universitario e che abitua allo studio, al ragionamento e genera quasi sempre dedizione” (Mariarosaria) e che “apre la mente” (Fabrizio). Il latino ma soprattutto il greco sono materie che dall’esterno delle mura della formazione classica, spaventano un po’ tutti; tuttavia “stupido temere un qualcosa che non si conosce ancora, no?” suggerisce Chiara.

SCUOLA, IL LICEO CLASSICO SPARIRA'?

LA PROFESSORESSA - Insomma: tutti prima o poi arrivano a maledire Seneca; quasi tutti hanno sbattuto più di una volta il proprio capo sul dizionario di greco aspettando l’illuminazione divina o la scienza infusa per andare avanti nella propria versione, ma pochissimi hanno abbandonato il classico o l’abbandonano nel corso dei 5 anni. L’opinione di una professoressa d’italiano di una scuola media napoletana è che, anche se il liceo classico prepara bene gli alunni al metodo di studio universitario, ciò non vuol dire che in seguito ad un diploma d’istituto tecnico non si possa/debba scegliere di continuare con gli studi universitari. Secondo lei, proprio perché al momento di lavoro non ce n’è tanto, né prima né dopo l’università, bisognerebbe mirare al conseguimento di una laurea per poi avere un curriculum con un peso specifico maggiore ed essere in grado di muoversi con maggiore agilità nel mondo del lavoro. “Vado al tecnico commerciale per non fare l’università” oppure “Vado al tecnico turistico così ho il diploma finito” sono frasi dei suoi alunni che la prof. non ritiene affatto utili per il loro futuro.

LICEO CLASSICO, O SI CAMBIA O SI MUORE!

QUALCHE IDEA - Cosa fare allora per salvare la tradizione umanistica italiana? Un tentativo di rinnovo dell’indirizzo classico è stato fatto dalla Riforma Gelmini che ha aumentato a tre le ore settimanali di matematica ed ha introdotto l’insegnamento della fisica a partire dal terzo anno (e non più dal quarto) con un’ora in meno d’italiano al biennio. Il risultato, a detta degli alunni, è stata una ancora maggiore sfiducia nelle proprie potenzialità in vista del doppio ostacolo: materie umanistiche e per di più (come se non bastasse) anche quelle scientifiche. Qualche alunno propone di mutare la didattica delle lingue classiche adeguandola a quella delle lingue moderne con mini glossari schematizzati di parole tradotte e tante tante illustrazioni. Ma c’è da capire che nelle lingue moderne le schede lessicali vengono usate per memorizzare parole utilizzate nel linguaggio quotidiano; per quanto riguarda il latino ed il greco il vocabolario è indispensabile, e per i casi, e per le infinitesime accezioni che un termine può comprendere. D’altro canto, diversi professori tendono a fossilizzarsi su regole tanto complicate quanto spesso trasgredite dallo stesso Cicerone – ad esempio – tralasciando così una buona ed orecchiabile resa della traduzione italiana.

AL CLASSICO PERCHE'... - Un’altra proposta di cambiamento arriva da un neo-diplomato del classico (Castrese) che propone di tralasciare più spesso gli impostati processi di traduzione in favore di un maggiore approfondimento delle tematiche letterarie delle materie classiche. Ma se venisse cambiato e quindi estrapolato dalla sua tradizione decennale, in fin dei conti che classico sarebbe? “Il latino ed il greco sono lingue morte, non servono quindi più a niente” però intanto un piccolo sorrisino di autocompiacimento spunta sempre sui nostri volti quando, in una chiesa, ci ritroviamo in grado di decifrare le scritte in latino su lapidi, altari o opere d’arte. Il classico è l’anello che continua a tenerci congiunti al passato, permettendo agli autori greci e latini (ma non solo) di non essere lasciati nel dimenticatoio e di continuare a vivere nel presente. Ovidio e Plutarco possono quindi continuare a dormire sonni tranquilli nei rispettivi sepolcri.

L'articolo è firmato dalla redazione del Camaleo,
giornale del liceo Classico, Scientifico e Linguistico Giambattista Vico di Napoli:
serietà Professionalità Correttezza e Trasparenza... niente di tutto questo ma
una banda di ragazzi liceali e non, entusiasti e chiassosi sempre sulla notizia !