Libro II dell'Eneide: riassunto

Di Redazione Studenti.

Riassunto del Libro II dell’Eneide di Virgilio: in questo libro Enea racconta le sue peripezie durante il banchetto di accoglienza.

LIBRO II ENEIDE: RIASSUNTO

Libro II dell'Eneide: riassunto
Libro II dell'Eneide: riassunto — Fonte: getty-images

L’Eneide è un poema epico scritto da Virgilio tra il 29 e il 19 a.C. Il secondo libro dell’Eneide si apre con Enea che durante il banchetto di accoglienza racconta le sue peripezie.

Premessa di Enea (vv. 1-13). Enea si rivolge ai cartaginesi dicendo che sicuramente non riuscirà a trattenere le lacrime ricordando le tristi vicende che hanno portato alla distruzione della città di Troia.

L'incombere della rovina (vv. 14-30). I greci, esausti dalla guerra, costruiscono un cavallo di legno di abete, al cui interno si nascondono degli uomini estratti a sorte e lo lasciano sulla spiaggia con un voto per il ritorno. I troiani pensavano che i greci avessero lasciato il campo ed escono dalle mura.

Pareri opposti (vv. 31-39). Alcuni vogliono portare il cavallo all'interno della città, altri gettarlo in mare, bruciarlo, o trapassare i nascondigli del ventre.

Laocoonte (vv. 40-56). Laocoonte, sacerdote di Nettuno, diffida i troiani dal portare il cavallo nella città in quanto non si fida dei greci né dei loro doni e staglia un'asta contro il cavallo.

Il greco Sinone convince i troiani (vv. 57-198). Nel frattempo i troiani fanno prigioniero un giovane greco. Sinone racconta di essere odiato da Ulisse perché il padre e i suoi amici non volevano guerra. Aggiunge che, durante la costruzione del cavallo, l'oracolo di Apollo chiede un sacrificio umano e Calcante, costretto da Ulisse, indica nel ragazzo la vittima. Durante la notte fugge e chiede asilo ai troiani che, inteneriti, lo liberano. Sinone viene interrogato da Priamo sul significato del cavallo e Sinone risponde che da sempre i greci hanno avuto l'aiuto di Pallade, ma ora l'hanno perso perché Diomede e Ulisse hanno osato scappare dal tempio sacro. Appena arrivati al campo è scoppiato un incendio negli occhi della statua, sul corpo è sceso sudore salato e la statua si è sollevata dal suolo brandendo lo scudo e l'asta. Subito Calcante spiega che devono fuggire per mare e che devono riportare la statua e il cavallo deve esser innalzato per placare la dea.

Morte di Laocoonte (vv. 199-227). Mentre Laocoonte sacrifica un toro a Nettuno, compaiono dal mare due draghi che uccidono i suoi due figli e poi lo stesso sacerdote.

Il cavallo entra in città (vv. 228-249). Di fronte a questo prodigio i troiani pensano che palla de Atena abbia voluto punire Laocoonte per aver lanciato la asta contro il cavallo. Così per placare l'ira della dea, aprono le porte, rompono la cinta e introducono il cavallo, nonostante per quattro volte abbiano sentito rumori di armi provenire dal suo interno. Anche Cassandra, non mai creduta dai troiani; cerca di opporsi, ma inutilmente.

I greci escono dal cavallo (vv. 250-267). Durante la notte la flotta greca ritorna e ad un segnale Sinone apre il cavallo e ne escono gli eroi greci, tra i quali Ulisse e Menelao, l'ideatore del cavallo che massacrano le guardie, spalancano le porte con l'ariete e fanno entrare i compagni, afferra i merli. I troiani lanciano tegole e travi.

Apparizione di Ettore (vv. 268-297). Intanto Ettore appare in sogno ad Enea e lo invita fuggire portando con se le cose sacre e i penati della città.

Enea e i disperati (vv. 298-402). Nonostante la casa di Enea sia lontana e riparata dagli alberi sente il rumore. Si sveglia di colpo e raggiunge il tetto e paragona quel rumore ad un torrente in piena che distrugge tutto, e vede bruciare il palazzo di Deifobo. Folle e furioso prende le armi pensando sia bello morire in battaglia. Intanto, sacerdote di Apollo fugge portando gli arredi sacri e il nipotino per mano. L'uomo racconta che per Troia è la fine, i greci sono usciti dal cavallo, Sinone ha incendiato la città e aperto le porte. Enea si spinge verso la città e incontra Rifeo, Epito, Ipani, Dimante e il giovane Corebo, frigio, presente a Troia perché innamorato di Cassandra, li sollecita a combattere. Incontrano il greco Androgeo e altri e li massacrano. Corebo invita i compagni a fuggire scambiando le loro armi con quelle dei greci appena uccisi.

Invana difesa di Cassandra (vv. 403-437). Incontrano Cassandra prigioniera dei greci. Corebo si getta sul gruppo, ma viene ucciso. Nella mischia molti dei giovani troiani trovano la morte (Rifeo, Ipani, Dimante). Solo Enea con Ifito e Pelia si salva e si dirige verso il palazzo di Priamo.

Alla reggia di Priamo (vv. 438-402). Qui i greci assediano l'edificio, cercano di sfondare la porta con l'ariete, salgono i gradini, aaferlano i merli. I troiani lanciano tegole e travi.

Crollo di una torre sui greci (vv. 453-468). Enea riesce ad entrare nel palazzo da una porta laterale usata da Andromaca, moglie di Ettore, per portare il figlio Astianatte dai nonni e con le guardie abbattono una torre di avvistamento che rovina sui greci. Invano perché ne arrivano altri.

Impresa di Pirro, figlio di Achille (vv. 469-505). Con un'ascia a due tagli Pirro riesce a rompere il legno della porta e sente le urla di numerose donne. Con violenza la porta è scardinata e i greci irrompono. Per Ecuba e le sue 100 spose, per Priamo è la fine.

Morte di Priamo (vv. 506-558). Priamo, nell'ultimo tentativo di difesa indossa le armi ma Ecuba lo ferma e lo invita a sedersi sul trono nel cortile davanti all'altare degli dei. Polite, uno dei figli di Priamo, sfuggito a Pirro, ferito viene a morire davanti al padre che impreca contro Pirro ricordando la misericordia di suo padre Achille che gli aveva restituito il corpo di Ettore e lo aveva lasciato libero di tornare al suo regno. Pirro, invece, lo uccide conficcandogli la spada nel fianco.

Smarrimento di Enea (vv. 559-566). Enea nel vedere la scena rimane angosciato e sbigottito e pensa alla moglie Creusa, al figlio Iulo, alla sua casa.

Elena nascosto nel tempio di Vesta (vv. 567-589). Entra nel tempio di Vesta, scorge nascosta in un angolo Elena, la causa della guerra di Troia e della morte di tante persone e in uno stato di rabbia vorrebbe ucciderla, ma si trattiene pensando che è donna.

Apparizione di Venere (vv. 590-633). Gli appare la madre Venere invitandolo ad abbandonare pensieri di vendetta in quanto non è Elena la causa della fine di Troia, ma tutti gli dei. Gli suggerisce di recuperare i familiari e di fuggire.

Enea torna a casa, ma Anchise non vuole fuggire (vv. 634-670). Tornando a casa il padre anchise non vuole fuggire. Dice che è vecchio e vuole morire insieme alla città dove ha vissuto, non sopporta il dolore dell'esilio.

Prodigi divini su Iulo (vv. 671-704). Mentre Enea è pronto a lanciarsi di nuovo nella mischia per morire una fiamma appare sulla testa di Iulo e successivamente una stella che si muove nel cielo indicando la via. Di fronte a questi prodigi anchise si convince e segue il figlio Enea.

Enea si appresta a lasciare Troia (vv. 705-734). Enea ordina al padre Anchise di salire sulle sue spalle, al figlio Iulo di seguirlo da vicino, alla moglie di stargli a una certa distanza e ai servi di raggiungerlo fuori della città sotto un cipresso vicino al tempio di Cerere. Presi i penati e messo un panno e una pelle sulle spalle si incamminano lungo vie segrete e sono quasi alle porte quando si imbattono nei greci.

Scomparsa di Creusa (vv. 735-751). Attraverso strade impervie, Enea esce dalla città e raggiunge il luogo convenuto, ma manca Creusa. Disperato ritorna indietro a cercarla.

Enea alla disperata ricerca della moglie (vv. 752-770). Rifà il percorso, arriva fino a casa ormai occupata dei greci e incendiata in quel momento, ma della moglie non c'è alcuna traccia.

Apparizione di Creusa (vv. 771-794). Mentre è in cerca di sua moglie gli appare il fantasma di Creusa che lo invita ad abbandonare il suo dolore perché Giove ha deciso la sua morte. Gli predice che gli spetterà un lungo esilio sul mare, che arriverà alle foci del Tevere e che sposerà un'altra donna.

Incontro con gli esuli in fuga (vv. 795-804). All'alba ritorna e vede un gran numero di persone pronte a fuggire. Insieme fuggono versi monti.