Libri scolastici, i professori non possono cambiarli ogni anno

Di Tommaso Caldarelli.

Sentenza del Consiglio di Stato: stop ai cambi annuali dei libri di testo

SPECIALE SCUOLA 2017/2018

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Libri scolastici, i professori non possono fare come gli pare, e in particolare non possono cambiare i libri adottati da un anno all'altro. La giurisprudenza ha infatti stabilito, con sentenza definitiva, che la disposizione della legge Gelmini che obbliga i docenti a mantenere gli stessi testi scolastici, nelle scuole superiori, per sei anni, deve essere rispettata nella sua interezza e senza eccezioni. Ma non è detto che questo principio possa essere nuovamente messo in discussione.

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LA LEGGE E LA CIRCOLARE - La legge Gelmini stabilisce che i professori devono mantenere lo stesso libro di testo, alle superiori, per sei anni. Ci sono però delle eccezioni: il testo adottato può cambiare prima di questa scadenza se ci sono "motivate esigenze". Una circolare del ministro Gelmini ha poi precisato che queste scadenze non possono essere modificate "dagli insegnanti". Insomma, il libro adottato deve rimanere lo stesso anche se, in ipotesi, cambiasse il professore e il nuovo docente non si trovasse bene con il testo adottato. Proprio per questo un gruppo di insegnanti ha portato la legge al Tribunale Amministrativo, che in prima battuta gli ha dato ragione.

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LA SENTENZA DEFINITIVA - Grazie alla legge e alla circolare Gelmini, ha deciso il giudice, i docenti si vedevano costretti a "adeguarsi per i successivi cinque anni alle scelte effettuate dal predecessore", e questo non sarebbe stato accettabile. Però, il ministero dell'Istruzione guidato da Maria Chiara Carrozza ha riaperto la partita impugnando la sentenza del Tar al Consiglio di Stato; e il supremo giudice amministrativo ha dato ragione al ministero. Questo vuol dire che rimane confermato: i professori non possono cambiare il libro adottato per almeno sei anni, persino se cambiasse il docente.

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E IN FUTURO? - Secondo il Consiglio di Stato i professori che avevano fatto ricorso non potevano

essere accontentati perché nessuno di loro era stato danneggiato dalla legge Gelmini, nessuno di loro era stato cioè costretto ad adottare un libro precedentemente deciso da altri arrivando in una nuova classe. Se ne stava facendo una questione di principio, insomma, e il Consiglio di Stato con la sentenza 6186 depositata negli ultimi giorni ha chiuso la discussione, lasciando intendere che se in futuro arriverà un ricorso da parte di un prof effettivamente danneggiato dalla normativa Gelmini, le cose potrebbero cambiare.