Letteratura greca: teatro e prosa

Di Redazione Studenti.

Letteratura greca: le origini e le caratteristiche del teatro greco, lo stile dei principali tragediografi e commediografi greci e l'inizio della prosa

LETTERATURA GRECA: TEATRO E PROSA

Eschilio, poeta greco antico
Eschilio, poeta greco antico — Fonte: getty-images

È una stagione felicissima, che prosegue nello splendore supremo del secolo seguente: il secolo del teatro e dell'inizio della prosa. Dalle aree periferiche la letteratura si concentrò in Atene, campione della democrazia e della libertà individuale, e si espresse nel suo stesso dialetto, l'attico. Atene creò del resto in quegli anni anche i capolavori dell'architettura, della scultura, della pittura, mentre al predominio artistico si accompagnò quello politico della città.

LETTERATURA GRECA: IL TEATRO

Ci è poco nota invece l'origine del teatro greco, di cui è considerato iniziatore Tespi negli ultimi decenni del sec. VI. Col sec. V la tragedia entrò nella vita pubblica ateniese, oltre che nel suo grado massimo di sviluppo. Più volte durante l'anno si svolgevano cicli di rappresentazioni drammatiche, con concorsi ufficiali tra i poeti. Questi presentavano un gruppo di tre tragedie (che, se svolgevano uno stesso mito, costituivano una "trilogia") e un dramma satiresco, breve atto comico finale. I sommi tragediografi ateniesi del sec. V furono Eschilo (525-456 a. C.), Sofocle (497/96-406 a. C.) e Euripide (480-406 a. C.).

Squarci di liricità assoluta si alternano nel teatro di Eschilo a profonde meditazioni teologiche e umane; vi si esprime, in uno stile intenso e arduo, il timore greco per il destino, la condanna dell'orgoglio, il senso religioso della vita. Con Sofocle, il più puro, il più limpido, il più sereno e semplice dei tragediografi greci, s'amplia e si approfondisce l'azione e il ruolo in essa dell'uomo, un uomo sempre grande e nobile.

L'oggettività classica di Sofocle già s'incrina con Euripide, allievo dei sofisti, spirito più irrequieto e dubbioso. Il suo è un teatro meno grandioso e più mosso nelle rappresentazioni, con la discussione critica che s'insinua nell'azione. Il pessimismo avvolge il mondo euripideo, dove emergono eroine patetiche o tragiche in sommo grado. Tutto rispecchiava ormai una società e un momento politico in evoluzione; il teatro si orientava verso il dramma borghese, quello della commedia di mezzo. La commedia antica nacque contemporaneamente alla tragedia e le sue origini non sono meno oscure. In Attica, nel sec. V si sviluppò in varie scene, intercalate da intermezzi corali, e assunse un carattere di sbrigliata, fantasiosa comicità non disgiunta da un continuo richiamo alla realtà del momento e alla satira politica, religiosa, artistica, di costume. Genio sommo ne fu Aristofane (ca. 445-dopo il 388), che tra la fine del sec. V e l'inizio del IV compose una quarantina di commedie. Aristofane appare sostanzialmente un conservatore, avverso alla filosofia nuova dei sofisti; ma, al di là della satira, attraggono la fertilità delle sue invenzioni e il lirismo di molti passi soprattutto corali, contrasto delicato con frequenti laidezze (di qui il capolavoro degli Uccelli).

Il capovolgimento del teatro comico successivo rispetto a questa impostazione è totale: fuori d'Atene e dal suo regime politico si sviluppa la commedia borghese, nella seconda metà del sec. IV, in età ormai alessandrina. Il cosmopolitismo, le filosofie morali, atteggiamenti più pacati e rinunciatari in tutta la società si riflettono in intrecci più realistici, anche se complessi nelle loro peripezie quasi costanti; l'azione e il dialogo sono ora predominanti.

Tra i molti autori, di cui non abbiamo quasi nulla, ci è meglio noto il più grande, Menandro, ateniese (342/41-291/90 a. C.). Menandro osserva la vita intorno a sé e se ne fa malinconicamente specchio; comincia una timida rappresentazione di caratteri, si esprime in uno stile naturale, in una lingua semplice, com'è nelle conversazioni quotidiane. Egli è perciò il maestro di successivi comici latini e in certa misura, attraverso loro, della commedia moderna.

LETTERATURA GRECA: LA PROSA

Si è accennato alla più lenta maturazione della prosa rispetto alla poesia. I primi scritti prosastici greci furono di storia: taluni "logografi" ionici narrano le origini delle loro città, genealogie di eroi, viaggi. Il primo storico di cui possediamo per intero l'opera fu Erodoto, ionico anch'egli (di Alicarnasso, ca. 485-ca. 425 a. C.), vissuto però soprattutto in vari altri Paesi d'Asia e d'Europa: viaggiò molto, molte cose vide e studiò e poi le espose in 9 libri di Storie, opera di grande bellezza e interesse.  Narrò la geografia e le vicende della Persia, dell'Egitto, degli Sciti, poi soprattutto lo scontro, di poco anteriore a lui stesso, fra i Persiani e i Greci a Maratona e a Salamina. Se la precisione dei suoi dati e l'esattezza del suo racconto non sono assoluti, egli ha però, per primo, il senso della storia (ne fu detto "il padre"), ossia del valore, dell'interesse, dell'organicità e di un senso delle vicende umane.

Quella successiva, di Tucidide (ca. 460-ca. 395 a. C.), è già a questo confronto un'opera letteraria. Nella sua Storia della guerra del Peloponneso tutto spira meditazione e ricostruzione critica dei fatti: Tucidide dichiara di non voler attrarre il lettore, ma di esporre la verità come una conquista utile per sempre. È un altro aspetto dello spirito greco, quello che sta rapidamente muovendo verso la grande meditazione filosofica e che già si mostra nelle discussioni dei sofisti. L'intellettualismo, il razionalismo di Tucidide, il suo discernimento della complessa trama dei fatti sono invero una conquista definitiva per la storiografia.

Il terzo storico di quest'età non può che soccombere di fianco al genio dei primi due: Senofonte (ca. 430-ca. 350 a. C.), ateniese, che narrò vivacemente nell'Anabasi una spedizione di mercenari greci in Persia. Ma la sua continuazione delle storie di Tucidide fino al 362 (Elleniche) è fin troppo debole, così come mostrano solo doti di stile e una lingua pura la biografia di Ciro il Grande (Ciropedia) e vari suoi opuscoli storici e filosofici. Senofonte fu in giovane età allievo di Socrate e difese poi anch'egli la memoria del maestro.

LEGGI ANCHE