Letteratura postmoderna: caratteristiche, autori e temi

Letteratura postmoderna: caratteristiche, autori e temi A cura di Vincenzo Lisciani Petrini.

Storia e temi della letteratura postmoderna, caratteristiche e autori della corrente letteraria che si sviluppa dopo la Seconda guerra mondiale.

1Introduzione: il postmoderno

Photocall del film “Strappare lungo i bordi” di Zerocalcare (Michele Rech)
Photocall del film “Strappare lungo i bordi” di Zerocalcare (Michele Rech) — Fonte: getty-images

Su Netflix è approdata la serie tvStrappare lungo i bordi” del noto fumettista romano Zerocalcare, che possiamo considerare un vero e proprio artista della citazione e dell’auto-citazione, uno dei cardini dell’estetica postmoderna perché, infatti, nel post-moderno è implicito il riutilizzo di qualunque fonte, spaziando dalla letteratura alla filosofia, dalla scienza all’arte, dalla pubblicità ai videogiochi, dai personaggi dei fumetti e della letteratura a quelli delle serie tv. 

Tutto, insomma, può essere materia (o maceria) utile a creare nuova narrazione, nuova visione, nuova arte. Per intenderci è come chi riesce a dare una seconda vita a materiale già trito e ritrito, o usurato, o decaduto, o ripetuto all’infinito. È un enorme calderone che costituisce un immaginario non tanto distopico quanto multi-topico. È come aggirarsi in un enorme cumulo di macerie iconiche e semantiche sulle quali si fonda non solo l’estetica ma l’esistenza stessa. 

Leggiamo la definizione enciclopedica dipostmoderno”, per capire meglio: 

«postmoderno - Termine usato per connotare la condizione antropologica e culturale conseguente alla crisi e all’asserito tramonto della modernità nelle società del capitalismo maturo, entrate circa dagli anni 1960 in una fase caratterizzata dalle dimensioni planetarie dell’economia e dei mercati finanziari, dall’aggressività dei messaggi pubblicitari, dall’invadenza della televisione, dal flusso ininterrotto delle informazioni sulle reti telematiche. 

In connessione con tali fenomeni, e in contrasto con il carattere utopico, con la ricerca del nuovo e l’avanguardismo tipici dell’ideologia modernista, la condizione culturale p. si caratterizza soprattutto per una disincantata rilettura della storia, definitivamente sottratta a ogni finalismo, e per l’abbandono dei grandi progetti elaborati a partire dall’Illuminismo e fatti propri dalla modernità, dando luogo, sul versante creativo, più che a un nuovo stile, a una sorta di estetica della citazione e del riuso, ironico e spregiudicato, del repertorio di forme del passato, in cui è abolita ogni residua distinzione tra i prodotti ‘alti’ della cultura e quelli della cultura di massa» (Treccani). 

L’epoca successiva alla Seconda guerra mondiale è infatti un’epoca sorta sulle macerie fisiche di una guerra e su quelle culturali di ideologie, filosofie, arte, letteratura etc.; un’epoca vogliosa di dimenticare gli orrori della guerra e lanciata febbrilmente verso il nuovo, grazie alla ripresa economica, ma al tempo stesso incapace di smaltire in modo coerente tutto quel materiale culturale accumulatosi precedentemente; materiale che continua, imperterrito, ad essere presente.

2Cultura postmoderna o "postmodernità"

La nostra epoca, il nostro periodo storico è stato chiamato da molti l’era postmoderna o "postmodernità" per via dell’ansia (comprensibile) di definire la realtà che stiamo vivendo, in modo da coglierne origini e potenziali sviluppi. I critici e gli storici hanno definito così la nostra era proprio come opposizione a ciò che era il modernismo.

Essendo una definizione difficile, ci si è avvalso di una forma tutto sommato neutra: postmodernità, cioè che viene dopo l’età moderna. È l’unico antidoto alla non definizione della complessità della realtà che stiamo affrontando.

3Teoria postmoderna o "postmodernismo"

Più difficile è allora usare il termine “postmodernismo”, difficile perché tutti gli “-ismi” (Umanesimo, Illuminismo, Romanticismo, etc.) tentano di dare una risposta definitiva e regolata di alcuni concetti chiave della società come la soggettività, la temporalità, la referenzialità, il progresso, l'empirismo e lo stato di diritto. "Postmodernismo" si riferisce allora anche a tutti i prodotti estetici e/o culturali che trattano e spesso criticano gli aspetti della stessa "postmodernità".

4La letteratura postmoderna: alcune regole (da infrangere, forse)

Ritratto di David Foster Wallace
Ritratto di David Foster Wallace — Fonte: ansa

Cerchiamo di orientarci tra le macerie, per quanto possibile. L’assunto principale della letteratura postmoderna è che tutto può essere riutilizzato sotto forma di citazione, di evocazione, di parodia

Un altro assunto è la tendenza a offrire al lettore opere destrutturate, se vogliamo anche incoerenti, con narratori inaffidabili, forme libere da "bricoleurs" letterari (come il pastiche, l’unione di più generi), romanzi che non hanno vere e proprie trame e che si servono della metanarrazione, del flusso di coscienza e/o dell’auto-fiction. 

Gli scrittori postmoderni si ribellano ai precetti del precedente modernismo – movimento precursore. Un'altra caratteristica della letteratura postmoderna è l'interrogarsi sulle distinzioni tra cultura bassa e cultura alta.

Quindi:

  • scrittura basata o fatta di citazioni;
  • forme libere e pasticci letterari;
  • romanzi con narratori inaffidabili;
  • meta-narrazione (narrazione nella narrazione);
  • mescolanza di stili;
  • strutture narrative che possono tendere o all’eccessiva dilatazione o alla massima contrazione.

Ovviamente questi sono solo alcune delle possibilità, perché con il termine postmoderno si può intendere tutto e niente al tempo stesso. Infatti mentre agli inizi del Novecento si tentavano nuovi modi di raccontare la realtà con una certa fiducia soprattutto nel genere del romanzo, nel postmoderno si coglie l’impossibilità di stabilire con nettezza i confini della realtà e si tende, invece, come nei romanzi di David Foster Wallace all’effetto “nebulosa”: la realtà è un magma di suggestioni tutte compresenti e tutte significative persino quando in apparenza sono insignificanti.

5Origine della letteratura postmoderna

Ritratto di Joseph Heller, 1980 circa
Ritratto di Joseph Heller, 1980 circa — Fonte: getty-images

Si intuisce che non è una passeggiata stabilire con esattezza l’atto di nascita di questa corrente letteraria (ma anche artistica, culturale, etc.) perché la letteratura postmoderna ha anche, peraltro, dei nobili antecedenti nel passato – come Don Chisciotte di Cervantes o Tristram Shandy di Laurence Sterne – e perché non si tratta di una vera e propria corrente, quanto più di una tendenza comune che a un certo punto si è stabilizzata in un immaginario condiviso.

Tra l’altro, a voler essere sadici, anche il mondo umanistico aveva dei postmoderni ante litteram, si pensi ad esempio alle poesie alla burchia di Burchiello e prima ancora a Satyricon di Petronio, il quale, per ironia della sorte, è giunto a noi incompiuto; come un frammento; come una maceria, appunto.

Comunque, per orientarci, basti sapere che il suo nome e la sua teorizzazione avvennero negli Stati Uniti tra il 1940 e il 1960.

La prima edizione del romanzo di Joseph Heller "Catch-22" (Comma 22)
La prima edizione del romanzo di Joseph Heller "Catch-22" (Comma 22) — Fonte: getty-images

In questo periodo si situano opere fondamentali come The Recognitions (Le perizie) di William Gaddis, (1955); The Cannibal di John Hawkes (1949); Il giardino dei sentieri che si biforcano di Jorge Luis Borges (1941); Lolita di Vladimir Nabokov del 1955. E poi più pienamente con The Sot-Weed Factor di John Barth (1960), Comma 22 di Joseph Heller (1961), e del primo romanzo di Thomas Pynchon, V., (1963).

Soprattutto il successo commerciale di Comma 22 ha aperto la strada alla narrativa postmoderna che troverà la sua consacrazione nel 1973, con la pubblicazione del capolavoro di Pynchon, L'arcobaleno della gravità. Se da una parte la letteratura postmoderna nasce negli States, annovera comunque scrittori di altre nazionalità come, appunto, Borges, Calvino, García Márquez, Nabokov.

6Alcuni importanti autori postmoderni

Non è possibile qui elencare e dare spunti su tutti gli autori postmoderni perché ci vorrebbe lo spazio di mille enciclopedie, ma qualche spunto è pur sempre possibile darlo.

6.1Jorge Luis Borges (1899-1986)

Lo scrittore e poeta argentino Jorge Luis Borges (1899-1986) nella biblioteca Nazionale di Buenos Aires, 1973
Lo scrittore e poeta argentino Jorge Luis Borges (1899-1986) nella biblioteca Nazionale di Buenos Aires, 1973 — Fonte: getty-images

Ipse dixit: «La vita stessa è una citazione». 

Scrittore argentino, di Buenos Aires, grande critico letterario, studioso di Dante, uno dei primi fautori del cosiddetto realismo magico, che è appunto un ossimoro: come può il realismo essere magico

Borges è stato tra i più importanti scrittori capaci di intendere la vita come “fiction”, cioè finzione, non attendibile, ma eternamente raccontabile, narrabile. Sono famose le sue recensioni di libri inesistenti o dell’uso di eventi e personaggi contraffatti – vale a dire spacciati come veri e invece del tutto inventati. 

Il suo rapporto con i libri è stato assolutamente speciale perché era un bibliotecario ed è così che infatti lo rappresenta idealmente Umberto Eco nel celebre romanzo “Il nome della rosa”, nel personaggio di Jorge da Burgos, cieco come divenne cieco anche lo scrittore argentino. 

Una sua riflessione particolarmente suggestiva è nel libro La biblioteca di Babele

«Forse mi inganneranno la vecchiaia e la paura, ma sospetto che la specie umana – l'unica – stia per estinguersi e che la Biblioteca sia destinata a permanere: illuminata, solitaria, infinita, perfettamente immobile, armata di volumi preziosi, inutile, incorruttibile, segreta. Ho appena scritto infinita. Non ho interpolato quell'aggettivo per un'abitudine retorica; dico che non è illogico pensare che il mondo sia infinito. Coloro che lo ritengono limitato, sostengono che in luoghi remoti i corridoi e le scale e gli esagoni possono inconcepibilmente finire – il che è assurdo. Coloro che lo immaginano senza limiti, dimenticano che è limitato il numero possibile dei libri. Io mi arrischio a insinuare questa soluzione dell'antico problema: La biblioteca è illimitata e periodica. Se un eterno viaggiatore l'attraversasse in qualunque direzione, verificherebbe alla fine dei secoli che gli stessi volumi si ripetono nello stesso disordine (che, ripetuto, sarebbe un ordine: l'Ordine). La mia solitudine si rallegra di questa elegante speranza» (La biblioteca di Babele, 2003, pp. 75-76). 

6.2Gabriel Garcia Marquez (1927-2014)

Lo scrittore colombiano Gabriel Garcia Marquez
Lo scrittore colombiano Gabriel Garcia Marquez — Fonte: ansa

Ipse dixit: «La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla».

Scrittore colombiano, naturalizzato messicano, un altro grande esponente del realismo magico, vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1982.

Dotato di una prosa sinuosa e ricca, ma al tempo stesso regolata e coinvolgente, Marquez è stato autore di uno dei romanzi più incredibili dell’epoca postmoderna, “Cent’anni di solitudine”, una saga famigliare che attraversa un secolo di storia, con personaggi epici, eroici, malinconici.

L’incipit diCent’anni di solitudine” è straordinario grazie all’utilizzo di una forte prolessi (un’anticipazione) che crea uno spazio-tempo fluido. Leggiamolo: 

«Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito».

Come si vede, uno dei protagonisti, è sul punto di morire. Ed è lì, a un passo dalla fine, che tutto nasce in uno spazio-tempo che può muoversi liberamente, come se fosse un personaggio del romanzo.

6.3Georges Perec (1936-1982)

Georges Perec in Francia nel 1978
Georges Perec in Francia nel 1978 — Fonte: getty-images

Ipse dixit: «La conoscenza del tutto e delle sue leggi, dell'insieme e della sua struttura, non è deducibile dalla conoscenza delle singole parti che lo compongono».

Nato in una famiglia di ebrei di origine polacca, Perec ebbe un’infanzia molto difficile, perdendo nella guerra entrambi i suoi genitori e venendo adottato dagli zii (dalla sorella del padre).

Tutta la sua vita è a Parigi dove diventa membro dell’OuLiPo, acronimo dal francese Ouvroir de Littérature Potentielle, ovvero "officina di letteratura potenziale”. Che cosa vuol dire? OuLiPo è un gruppo ad ampio raggio di scrittori e matematici di lingua francese che si diverte ad usare come tecniche creative dei vincoli sempre più difficili da rispettare: è la cosiddetta scrittura “a restrizione.

Uno dei suoi più celebri romanzi “L’assenza”, per altro citato anche nelle serie I Simpson’s, fa a meno della vocale “e”.

Il suo romanzo più celebre è “La vita, istruzioni per l’uso” dedicato al grande scrittore francese Raymond Quenau. In questo romanzo Perec sfrutta un criterio di composizione circolare, a L, come la mossa del cavallo negli scacchi. Ecco l’incipit, che ci ricorda la bellezza tutta postmoderna dell’arte del frammento:

«All’inizio, l'arte del puzzle sembra un'arte breve, di poco spessore, tutta contenuta in uno scarno insegnamento della Gestalttheorie: l'oggetto preso di mira – sia esso un atto percettivo, un apprendimento, un sistema fisiologico o, nel nostro caso, un puzzle di legno – non è una somma di elementi che bisognerebbe dapprima isolare e analizzare, ma un insieme, una forma cioè, una struttura: l'elemento non preesiste all'insieme, non è più immediato né più antico, non sono gli elementi a determinare l'insieme, ma l'insieme a determinare gli elementi».

6.4Jose de Sousa Saramago (1922-2010)

Jose de Sousa Saramago (1922-2010)
Jose de Sousa Saramago (1922-2010) — Fonte: getty-images

Ipse dixit: «La vita è un'orchestra che suona sempre, intonata, stonata».                                

Scrittore, drammaturgo, giornalista, poeta, critico letterario, traduttore portoghese, Saramago ha vinto il premio Nobel per la letteratura nel 1998. 

Molte delle sue opere, come Cecità, Saggio sulla lucidità e Le intermittenze della morte, iniziano con un evento inaspettato, surreale o impossibile, avvenuto in un luogo imprecisato. È da qui che tutto prende una piega quasi assurda che però giunge a sondare le mille possibilità dei comportamenti umani. 

Saramago, sebbene ironico nella sua narrazione, sembra non sorprendersi mai del comportamento umano che commenta in modo disincantato, togliendo qualunque aura eroica ai suoi personaggi che appaiono uomini e donne qualunque (spesso senza neanche il nome proprio): sono personaggi discutibili, spregevoli anche; ma persone. 

In questo modo non viene a mancare anche la pietà, necessaria per trovare almeno una prospettiva se non di riscatto, almeno di perdono. Ti propongo qui l’incipit di Cecità

«Il disco giallo si illuminò. Due delle automobili in testa accelerarono prima che apparisse il rosso. Nel segnale pedonale comparve la sagoma dell'omino verde. La gente in attesa cominciò ad attraversare la strada camminando sulle strisce bianche dipinte sul nero dell'asfalto, non c'è niente che assomigli meno a una zebra, eppure le chiamano così. Gli automobilisti, impazienti, con il piede sul pedale della frizione, tenevano le macchine in tensione, avanzando, indietreggiando, come cavalli nervosi che sentissero arrivare nell'aria la frustata. Ormai i pedoni sono passati, ma il segnale di via libera per le macchine tarderà ancora alcuni secondi, c'è chi dice che questo indugio, in apparenza tanto insignificante, se moltiplicato per le migliaia di semafori esistenti nella città e per i successivi cambiamenti dei tre colori di ciascuno, è una delle più significative cause degli ingorghi, o imbottigliamenti, se vogliamo usare il termine corrente, della circolazione automobilistica. Finalmente si accese il verde, le macchine partirono bruscamente, ma si notò subito che non erano partite tutte quante. La prima della fila di mezzo è ferma, dev'esserci un problema meccanico, l'acceleratore rotto, la leva del cambio che si è bloccata, o un'avaria nell'impianto idraulico, blocco dei freni, interruzione del circuito elettrico, a meno che non le sia semplicemente finita la benzina, non sarebbe la prima volta. Il nuovo raggruppamento di pedoni che si sta formando sui marciapiedi vede il conducente dell'automobile immobilizzata sbracciarsi dietro il parabrezza, mentre le macchine appresso a lui suonano il clacson freneticamente. Alcuni conducenti sono già balzati fuori, disposti a spingere l'automobile in panne fin là dove non blocchi il traffico, picchiano furiosamente sui finestrini chiusi, l'uomo che sta dentro volta la testa verso di loro, da un lato, dall'altro, si vede che urla qualche cosa, dai movimenti della bocca si capisce che ripete una parola, non una, due, infatti è così, come si viene a sapere quando qualcuno, finalmente, riesce ad aprire uno sportello, Sono cieco» (Saramago, Cecità). 

Il fatto impossibile è che il guidatore sia diventato improvvisamente cieco. Da questo momento tutto cambia e il protagonista si aggirerà nelle pagine del romanzo come un fantasma che sente la vita, ma non può davvero più vederla. 

6.5Italo Calvino (1923-1985)

Ipse dixit: «Un libro (io credo) è qualcosa con un principio e una fine (anche se non è un romanzo in senso stretto), è uno spazio in cui il lettore deve entrare, girare, magari perdersi, ma a un certo punto trovare un'uscita, o magari parecchie uscite, la possibilità di aprirsi una strada per venirne fuori».

Calvino è uno dei più importanti scrittori italiani. I suoi romanzi sono tra i più letti in Italia e all’estero grazie al suo stile chiaro, lineare e fluido. In poche pennellate Calvino dipinge mondi su mondi che intrappolano il lettore sulla pagina.

Il gusto della citazione e delle strutture libere emerge sin dal suo primo romanzoIl sentiero dei nidi di ragno” in cui la resistenza partigiana è raccontata attraverso lo sguardo ingenuo e furbo di Pin, un ragazzino.

L’opera che più lo ha segnato è indubbiamente “Orlando furioso” di Ariosto, un’opera fatta di opere, una trama fatta di trame, un labirinto di possibilità da percorrere e in cui perdersi. Nascono così le sue opere più affini alla sensibilità postmoderna, come “Se una notte di inverno un viaggiatore”, “Ti con zero”, “Palomar”, “Gli amori difficili”.

Sulla sua idea di scrittura, c’è un passo memorabile de “Il cavaliere inesistente”, che vale la pena leggere:

«A ognuna è data la sua penitenza, qui in convento, il suo modo di guadagnarsi la salvezza eterna. A me è toccata questa di scriver storie: è dura, è dura. [...] Ma la nostra santa vocazione vuole che si anteponga alle caduche gioie del mondo qualcosa che poi resta. Che resta... se poi anche questo libro, e tutti i nostri atti di pietà, compiuti con cuori di cenere, non sono già cenere anch'essi... più cenere degli atti sensuali là nel fiume, che trepidano di vita e si propagano come cerchi nell'acqua... Ci si mette a scrivere di lena, ma c'è un'ora in cui la penna non gratta che polveroso inchiostro, e non vi scorre più una goccia di vita, e la vita è tutta fuori, fuori dalla finestra, fuori di te, e ti sembra che mai più potrai rifugiarti nella pagina che scrivi, aprire un altro mondo, fare il salto. Forse è meglio così: forse quando scrivevi con gioia non era miracolo né grazia: era peccato, idolatria, superbia. Ne sono fuori, allora? No, scrivendo non mi sono cambiata in bene: ho solo consumato un po' d'ansiosa incosciente giovinezza. Che mi varranno queste pagine scontente? Il libro, il voto, non varrà più di quanto tu vali. Che ci si salvi l'anima scrivendo non è detto. Scrivi, scrivi, e già la tua anima è persa» (VII; pp. 60-61).