La letteratura coloniale in Italia: opere e autori

La letteratura coloniale in Italia: opere e autori A cura di Antonello Ruberto.

Storia della letteratura coloniale italiana, ovvero autori e saggi che raccontarono l'avventura coloniale del Regno d'Italia fino alla perdita delle colonie come conseguenza della Seconda guerra mondiale.

1Un quadro storico

Battaglia di Dogali, 27 gennaio 1887, Guerra d'Eritrea. L'Illustrazione Italiana
Battaglia di Dogali, 27 gennaio 1887, Guerra d'Eritrea. L'Illustrazione Italiana — Fonte: getty-images

Nell’Ottocento la tendenza da parte dei regni e delle nazioni europee a penetrare e a stabilire basi commerciali al di fuori dei propri confini si consolida ed entra in un’ottica diversa.   

I principali attori europei del colonialismo, guidati da Francia e Inghilterra, iniziano un vero e proprio processo di invasione e spartizione di intere porzioni di mondo, in un processo che trova il suo massimo esempio nel caso africano, un continente che, a cavallo tra Ottocento e Novecento, si ritrova completamente sotto il dominio europeo.   

Se per i popoli invasi questa dominazione significa la rapina delle proprie risorse naturali e il subire le forme più efferate di schiavitù e sottomissione, come dimostrano le terrificanti testimonianze delle condizioni di vita in Congo sotto il regno di Leopoldo II, per gli europei il colonialismo assume tutto un altro significato.   

Nella concezione delle nazioni europee, infatti, l’allargamento del dominio e la sottomissione di altri popoli dimostrano la loro potenza militare e si collegano ad un’idea di grandezza e prestigio che si accresce tanto più grandi sono i territori controllati.

Questa politica aggressiva viene inoltre ulteriormente giustificata ideologicamente dall’idea della supposta superiorità della cultura europea rispetto alle altre e della sua missione civilizzatrice, un’idea profondamente razzista ma che arriva a permeare la società del tempo e dipinge come qualcosa di fondamentalmente giusto e legittimo le aggressioni europee verso altri popoli.

1.1Il caso italiano

Battaglia di Adua, 1896
Battaglia di Adua, 1896 — Fonte: getty-images

Anche l'Italia, seppure in ritardo rispetto alle principali potenze del continente, partecipa alla conquista e alla spartizione del territorio africano: già alla fine dell'Ottocento il giovane Regno d'Italia ottiene il controllo di alcuni avamposti in Asia e, in Africa, della Somalia e dell'Eritrea; in questo periodo, dalla metà degli anni'80 fino alla metà degli anni '90, cominciano i primi scontri con l'Impero etiope, una lunga serie di battaglie in cui il Regno d'Italia patisce diverse sconfitte, le più cocenti di queste sono quelle di Dogali e Adua.

All'inizio del XX secolo, dopo aver vinto la guerra italo-turca nel 1912, ottiene il controllo della parte settentrionale della Libia, controllo che avrebbe poi esteso su tutto il territorio libico nel corso degli anni Venti e Trenta, sotto la determinante spinta dello stato fascista.

L'obiettivo di ampliare i possedimenti coloniali e consolidare la presenza italiana in Africa costituisce una parte essenziale della politica fascista lungo tutti gli anni Trenta, un obiettivo attorno a cui la propaganda del regime costruisce una narrazione solida e profonda, che coinvolge la nazione in tutti suoi strati sociali. 

In ossequio a questa politica avviene l’invasione dell'Impero etiope che si conclude nel 1936 con la proclamazione da parte di Mussolini dell’Impero italiano, di cui viene nominato imperatore Vittorio Emanuele III

2La letteratura coloniale italiana

Propaganda politica, ideali nazionalisti e imperialisti accompagnano e giustificano l’aggressiva politica del Regno d’Italia, attorno alle imprese coloniali si crea un vasto consenso e molti sono gli scrittori e gli intellettuali che prendono posizione ed esprimono il loro favore e la loro approvazione.

Celebre, ad esempio, è il discorso dal titolo La grande proletaria si è mossa che Giovanni Pascoli pronuncia nel 1911 per sostenere quello scontro con l’Impero Turco che avrebbe poi fatto guadagnare all’Italia i territori libici;

in questo discorso il poeta evidenzia la funzione politica delle colonie, che nella sua ottica avrebbero dato maggiore possibilità ai lavoratori italiani, i ‘proletari’ indicati fin dal titolo, di poter lavorare senza dover emigrare, fa riferimento alla storia della nazione richiamando i nomi di personaggi come Dante, Colombo e Garibaldi per sostenere l’idea della superiorità storica, intellettuale e morale dell’Italia sul nemico turco, e ricorda, inoltre, gli episodi Adua e Dogali come umiliazioni da riscattare.

Nello scritto di Pascoli la terminologia e i concetti propri del socialismo vengono utilizzati in un discorso palesemente nazionalista che, a livello retorico, costituisce una pietra miliare del discorso colonialista e imperialista italiano.

2.1Nascita di un genere letterario

Ritratto dello scrittore e politico italiano Enrico Corradini (Montelupo Fiorentino, 1865-Roma, 1931), illustrazione tratta da un ritratto di Mario Cini
Ritratto dello scrittore e politico italiano Enrico Corradini (Montelupo Fiorentino, 1865-Roma, 1931), illustrazione tratta da un ritratto di Mario Cini — Fonte: getty-images

Le sconfitte di Adua e Dogali hanno un peso importante nel discorso di Pascoli perché rappresentano un vero e proprio trauma da elaborare per l’opinione pubblica italiana, e infatti i primi esempi di letteratura coloniale si hanno proprio in seguito a questi due episodi ed in riferimento ad essi.

Nel 1889 Alfredo Oriani, letterato e saggista storico, pubblica Fino a Dogali, una raccolta di saggi in cui, tra le altre cose, analizza quella clamorosa sconfitta militare con enfasi nazionalista e ottica colonialista talmente accentuate che, in seguito, lo stesso Mussolini indicherà l’autore come un precursore del fascismo.

Di diversa grana è l’opera che lo scrittore Enrico Corradini pubblica nel 1911, La guerra lontana, romanzo con una trama flebile e pretestuosa in cui però sono parecchio più solide ed evidenti le intenzioni politiche: Corradini recupera e fa suo tutto l’impianto retorico di Pascoli, ma ne estremizza i toni nazionalisti e bellicisti, e facendo intendere come per lui il colonialismo sia un qualcosa di necessario per l’Italia.

2.2L'opera di Arnaldo Cipolla

Negli anni Venti il romanzo coloniale si afferma come vero e proprio genere con precise caratteristiche e topoi letterari. A segnare il passo è Un’imperatrice d’Etiopia (1926) dello scrittore e giornalista Arnaldo Cipolla che diventa un vero e proprio modello per tutta la letteratura coloniale successiva; prendendo spunto dalla crisi politica sorta nel paese africano per la successione al trono a Menelik II.

Un’imperatrice d’Etiopia costruisce un racconto caratterizzato da una descrizione dell’Africa come luogo primitivo e inesplorato, libero dalle convenzioni e dalla stretta morale della strutturata società occidentale, in cui poter vivere avventure appassionanti ed esotiche.

Giornalista e scrittore Indro Montanelli (1909-2001). Milano, 27 aprile 1989
Giornalista e scrittore Indro Montanelli (1909-2001). Milano, 27 aprile 1989 — Fonte: getty-images

Cipolla è un personaggio complesso nel panorama culturale italiano del periodo: convintamente imperialista, è protagonista di diversi viaggi e spedizioni in Africa, Asia e America del Sud, maturando un ideale colonialista fortemente connotato in chiave avventurosa ed eroica che influenzerà non poco la sua produzione letteraria.

Questa inclinazione all'avventura e al fantasioso esotismo emerge anche in un libro di grana completamente diversa, che viene pubblicato in più edizioni fino a quella definitiva del 1935 dal titolo di Balilla regale; si tratta di un romanzo per adolescenti che ha per protagonista il giovane Giorgio, nato in Africa ma figlio di un italiano. Andando alla ricerca del padre scomparso, Giorgio finisce con l'unirsi ad un gruppo di italiani che stanno andando a formare una nuova colonia all'interno dell'Etiopia.

3Letteratura e propaganda fascista

Il regime fascista, che si afferma nei primi anni Venti, pone da subito il programma coloniale come uno dei punti principali del suo programma politico e costruisce attorno ad esso un solidissimo impianto propagandistico.  

L'immaginario coloniale viene definito in maniera precisa e diventa l'ossatura di un tipo di comunicazione che non è solo e strettamente politica, ma anche ludica, di consumo e spesso anche destinata a un pubblico molto giovane: vignette, fumetti, dischi con incise storie musicali in cui personaggi come Topolino correvano ad arruolarsi per invadere l'Etiopia hanno in questo periodo ampia diffusione. In questo panorama la letteratura ha un ruolo da protagonista.  

Il primo impulso per la nascita della letteratura coloniale in epoca fascista viene dalla rivista Esotica, dedicata proprio al racconto d'ambientazione coloniale.  

Sulle pagine di questa rivista letteratura e propaganda si intrecciano e si costruisce un'Africa immaginaria, mitica, in cui venivano ambientati racconti che abbondavano di descrizioni esotiche e particolareggiate e di avventure sensuali: la colonia ideale prendeva perciò vita nella finzione letteraria, dipingendo una nuova società gerarchica e concorde nell'ordine dato dal predominio del conquistatore italiano.

Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944), fondatore del movimento Futurista
Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944), fondatore del movimento Futurista — Fonte: getty-images

Tutti elementi che si ritrovano in Piccolo amore beduino, romanzo scritto dal fondatore della rivista Esotica, Mario Dei Gaslini, che con quest'opera si aggiudica la vittoria del primo concorso di letteratura coloniale istituito dal governo fascista nel 1926.

In seguito, il compito di definire e creare un impianto per la letteratura coloniale viene assunto da Filippo Tommaso Marinetti, che nel 1928 seleziona dieci autori, il cosiddetto Gruppo dei Dieci, tra quelli attivi sulla rivista Esotica sulla base del loro consolidato patriottismo e della fedeltà al regime, allo scopo di promuovere il romanzo italiano sia in Patria che fuori.

Alessandro Pavolini (27 settembre 1903 - 28 aprile 1945) politico, Ministro della Cultura Popolare (1939-1941). Fotografia di Ghitta Carell, Roma 1935 circa
Alessandro Pavolini (27 settembre 1903 - 28 aprile 1945) politico, Ministro della Cultura Popolare (1939-1941). Fotografia di Ghitta Carell, Roma 1935 circa — Fonte: getty-images

Un nuovo impulso al genere arriva quando Mussolini decide di invadere l'Etiopia. La presenza italiana su quella parte d'Africa si fa massiccia, e si tratta di una presenza militare: i racconti fantastici ed avventurosi lasciano spazio al resoconto bellico che riecheggia tanto nelle opere di stampo cronachistico e giornalistico quanto in quelle più strettamente letterarie.

A questo periodo risalgono romanzi come La disperata, scritto dal gerarca Alessandro Pavolini e dal sapore fortemente guerresco, e le opere di un giovanissimo Indro Montanelli intitolate XX battaglione eritreo (1936), Guerra e pace in Africa orientale (1937) e il racconto Ambesà (1938). Questo filone letterario prosegue, ma fortemente ridimensionato, nel secondo dopoguerra ma con opere che assumono un occhio fortemente critico verso l'esperienza coloniale italiana.