Leopardi e il Romanticismo | Video

Di Maria Carola Pisano.

Leopardi e il Romanticismo: che posizione aveva Leopardi rispetto al movimento letterario. Guarda il video a cura di Emanuele Bosi

LEOPARDI E IL ROMANTICISMO

Leopardi e il Romanticismo. Video a cura di Emanuele Bosi
Leopardi e il Romanticismo. Video a cura di Emanuele Bosi — Fonte: redazione

È il luglio del 1816: Giacomo Leopardi ha da poco compiuto 18 anni. A Recanati, nella biblioteca del padre, legge gli autori classici, traduce dal greco e dal latino e scrive le prime poesie di rilievo. Segue il dibattito fra classicisti e romantici che si sta svolgendo a colpi di articoli sulle pagine delle principali riviste letterarie.

Sul primo numero della Biblioteca Italiana, importante rivista dell’epoca, compare un testo a firma di Madame de Staël: Sulla maniera e l’utilità delle traduzioni. In questo articolo la sua autrice incita i letterati italiani a tradurre «diligentemente» le più recenti poesie inglesi e tedesche, per poter – dice – svecchiare la letteratura italiana, mettendola al passo con la modernità europea.

Immagina ora la polemica che una posizione del genere suscita nell’Italia del tempo: tanti a difesa, ma tantissimi contrari, soprattutto i classicisti come Pietro Giordani, che parla addirittura di “corruzione della lingua italiana con l’innesto di elementi estranei”. Per Giordani la lingua italiana va preservata soprattutto per un’altra questione: dare unità spirituale a un paese politicamente diviso.

Seguono altre repliche, fra cui quella di Giovanni Berchet, Pietro Borsieri, Giuseppe Londonio, ma quella che davvero ci interessa, come puoi intuire, è quella di Giacomo Leopardi, invitato proprio da Giordani a intervenire sulla questione.

Nel luglio 1816 Leopardi scrive una lettera alla rivista. E indovina chi appoggia tra i due schieramenti? Se hai imparato a conoscerlo un po’ darai certamente la risposta giusta: i classicisti.

Leopardi nella lettera scrive che il consiglio di Madame de Staël è “vanissimo”, cioè inutile. Per promuovere un vero rinnovamento della letteratura italiana secondo lui si deve riscoprire il valore dell’originalità e dell’ispirazione. E per farlo, si deve guardare proprio a loro: gli autori antichi.

Non solo. Leopardi aggiunge che è fondamentale liberarsi dal vizio dell’imitazione, molto diffuso fra gli scrittori del suo tempo, che infatti sono tutt’altro che originali. Insomma: Leopardi dà ragione a Madame de Staël sulla necessità di innovare il linguaggio, ma propone tutt’altra ricetta. Ci si deve ispirare non ai moderni, ma agli uomini antichi, riscoprendone, dice, la «scintilla celeste», l’«impulso sovrumano», l’«ardore» che fa di un uomo un vero poeta. E ripensa ai greci, che non avevano modelli, o non ne facevano uso: il loro rapporto con ciò che li circondava era originale e immediato.

Oggi possiamo dire che la critica di Leopardi sia stata forse una delle migliori all’interno del dibattito: lucida, ragionata, ben argomentata. La rivista sceglie però di non pubblicarla, così il poeta fa un secondo tentativo, e nel 1818 invia all’editore Stella di Milano il Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica. Neppure questo viene pubblicato.

Entriamo ora un istante nel merito del pensiero di Leopardi sul Romanticismo. Cosa contesta esattamente a questo movimento? Abbiamo detto in altri nostri video quanto sia importante per Leopardi il rapporto fra il poeta e la natura e quanto sia rilevante la contrapposizione fra natura e civiltà. In particolare tutto questo discorso si concretizza nella Teoria del piacere, che ti invitiamo a recuperare in questo canale.

Dunque: qual è il punto per Leopardi? Beh, secondo lui il Romanticismo, mettendo al centro la verità, allontana l’uomo dalla natura. Dunque, è incapace di produrre vera poesia. Il Romanticismo, insomma, non produrrebbe quelle illusioni capaci di nutrire l’uomo, ma solo ragionamenti e verità.

Quella dei romantici, per Leopardi, è una poesia povera: quella vera “sgorga dal cuore” e il poeta, dice ancora Leopardi, ha il compito di «illudere, e illudendo imitar la natura, e imitando la natura dilettare».

La poesia, insomma, deve dare piacere, non dispensare utili verità, perché sono le illusioni a dare forza alla vita.

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