Lenin e Stalin: riassunto e differenze tra i due dittatori sovietici

Di Redazione Studenti.

Riassunto e differenze sulla politica e le scelte di governo di Lenin e Stalin, i due dittatori sovietici del Novecento. Spiegazione

Lenin e Stalin

Stalin e Lenin
Stalin e Lenin — Fonte: getty-images

Vladimir Ilic Uljianov Lenin è stato organizzatore sindacale, capo rivoluzionario, capo del governo.A lui si deve la Rivoluzione d'Ottobre e la scelta della Russia di uscire dalla Prima guerra mondiale.

Iosif Stalin, di contro, si ricorda per essere stato rivoluzionario moderato, amministratore, ma soprattutto dittatore dell'Unione sovietica, e per aver governato anche attraverso l'eliminazione fisica dei dissidenti e dei suoi oppositori.

I due tipi diversi di regime corrispondono a due fasi differenti della storia della Russia e dell'Europa: in questa breve relazione delineeremo caratteristiche e differenze fra i due governi.

Lenin: chi era

Vladimir Lenin
Vladimir Lenin — Fonte: getty-images

Lenin, Vladimir Ilic Pseudonimo di Vladimir Ilic Uljianov (Simbirsk 1870 - Gorkij, Mosca 1924) è attivista rivoluzionario e uomo politico russo, fondatore dell'Unione Sovietica, di cui diviene il primo capo di governo.

Lenin è figlio di un funzionario statale, e nel 1887 ha il suo primo tragico incontro con la politica, quandi la polizia arresta e fa uccidere il fratello maggiore con l'accusa di complotto contro lo zar Alessandro III. Nello stesso anno si iscrive all'università di Kazan, ma viene espulso perché considerato sovversivo.

Lenin inizia a studiare le teorie rivoluzionarie a partire dai socialisti europei: illuminante per lui è la lettura del Capitale di Marx. Questo gli serve per iniziare a delineare la sua teoria rivoluzionaria, prendendo le distanze dai populisti e dalle loro azioni terroristiche antizariste. 

Si laurea in Giurisprudenza nel 1891 e inizia a lavorare come avvocato dei poveri nella città di Samara, sul Volga. Nel 1893 si trasferisce a San Pietroburgo.

Lenin organizzatore sindacale

Entra nel 1895 a far parte del circolo marxista e contribusce alla fondazione del circolo Emancipazione del lavoro, che si propone di organizzare in un unico movimento tutti i gruppi rivoluzionari.

Nel dicembre dello stesso anno la polizia arrestò i leader dell'associazione. Seguono quattordici mesi di prigionia che Lenin sconta con Nadežda Konstantinovna Krupskaja, anche lei attivista e sua futura moglie. Viene poi confinato in Siberia, dove resta fino al 1900. Al termine del suo esilio si trasferisce all'estero e fonda Iskra (scintilla),giornale strumento di coesione tra le varie correnti socialdemocratiche.

Ma soprattutto in esilio Lenin scrive Che fare? (1902), nel quale delinea con esattezza la sua strategia rivoluzionaria. Il progetto prevede la costituzione di un partito fortemente centralizzato, diretto da rivoluzionari di professione e regolato da una rigida disciplina: il partito è quindi "l'avanguardia del proletariato", e ha il compito di condurre le masse operaie alla vittoria sull'assolutismo zarista.

Le tesi di Lenin provocano una rottura nel Partito operaio socialdemocratico russo che, al suo secondo congresso (1903), si spacca in due.

  • Gruppo bolscevico (dalla parola russa che significa "maggioranza"),capeggiato da Lenin
  • Gruppo menscevico (dal termine russo per "minoranza").

I contrasti tra i due gruppi dominano la politica di partito fino alla prima guerra mondiale.

Lenin torna in Russia dopo molti anni, quando scoppia la Rivoluzione del 1905, ma la reazione del governo lo costringe di nuovo a espatriare nel 1907. Due anni dopo scrive Materialismo ed empiriocriticismo. Tre anni dopo, durante una conferenza del partito a Praga, bolscevichi e menscevichi si spaccano del tutto.

Allo scoppio del primo conflitto mondiale, nel 1914, Lenin condanna la guerra sostenendoche sia uno strumento di divisione dei lavoratori a favore della borghesia. Incita poi i socialisti a "trasformare la guerra imperialista in guerra civile".

Amplia e sistematizza la dottrina marxista sulla guerra in Imperialismo, fase suprema del capitalismo (1916), affermando che solo attraverso la rivoluzione si può abbattere il capitalismo e assicurare una pace duratura.

Lenin capo rivoluzionario

Lenin e la Rivoluzione russa
Lenin e la Rivoluzione russa — Fonte: getty-images

La Rivoluzione del febbraio 1917, che rovescia il regime zarista, coglie Lenin di sorpresa. Partito immediatamente da Ginevra, arriva in Russia attraversando la Germania su un treno speciale autorizzato dal governo tedesco, ma arriva a Pietrogrado un mese dopo che l'insurrezione dei lavoratori e dei militari ha deposto lo zar.

I membri del Soviet (ovvero il Consiglio) degli operai e dei militari sono favorevoli alla collaborazione con il governo provvisorio borghese di Kerenskij, e i bolscevichi di Pietrogrado, tra cui vi era anche Josif Stalin, appoggiano la loro decisione.

Lenin è invece contrario, al punto che nelle sue Tesi di aprile sostiene che solo il Soviet può rispondere alle speranze e alle esigenze dei lavoratori e dei contadini russi. Di fronte allo slogan "tutto il potere ai Soviet", il partito accetta il programma di Lenin.

Dopo un'insurrezione di lavoratori nel mese di luglio, Lenin trascorre l'agosto e il settembre del 1917 in Finlandia, per sfuggire all'ordine di arresto del governo provvisorio. Lì formula le sue teorie su un governo socialista, che raccoglie in Stato e rivoluzione. Chiede a gran voce un'insurrezione armata nella capitale, finché il suo piano viene accettato e reso operativo il 6 novembre successivo (il 24 ottobre, secondo il calendario giuliano russo).

Lenin capo del governo

Alcuni giorni dopo la Rivoluzione d'ottobre, Lenin viene eletto presidente del Consiglio dei commissari del popolo, la massima carica governativa. Il suo principale obiettivo è la difesa della rivoluzione dagli attacchi dei nemici all'estero e in patria. Accetta le condizioni dettate dai tedeschi nel trattato della pace di Brest-Litovsk, nonostante siano estremamente svantaggiose, pur di porre fine all'impegno russo nella prima guerra mondiale.

Il paese però vive una sanguinosa guerra civile (1918-1921), che si risolve infine a favore del giovane governo sovietico principalmente grazie a Lev Trotzkij, che organizza in modo magistrale i soldati dell'Armata Rossa.

Nel 1919, per diffondere il messaggio della rivoluzione boscevica all'estero e rafforzarlo con il sostegno degli intellettuali comunisti stranieri, Lenin indice la Terza Internazionale socialista o Comintern.

Dopo la guerra, per risollevare la situazione economica del paese, vara un programma di riforme passato alla storia col nome di come Nuova politica economica (NEP); nello stesso tempo, bandisce ogni settarismo politico e insiste sul principio del partito unico.

Lenin viene colpito da apoplessia nel maggio 1922. Nonostante continui a seguire le vicende politiche dalla casa di cura di Gorkij, muore lasciando nel suo testamento traccia della pericolosità di Stalin, all'epoca segretario del partito.

L'audiolezione su Vladimir Lenin

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Iosif Stalin: chi era

Iosif Stalin, georgiano, è uno dei principali artefici della politica dell'URSS.

Il suo nome è uno pseudonimo per "uomo d'acciaio", e il suo vero nome è Josif Visarionovic D"ugašvili.

Viene ricordato soprattutto per aver contribuito con un'importante azione diplomatica sostenuta dall'attività dei movimenti della sinistra popolare, all'organizzazione dell'Europa postbellica.

Iosif Stalin
Iosif Stalin — Fonte: getty-images

Stalin: rivoluzionario moderato

Stalin nasce in una famiglia di umili condizioni, da genitori che parlano solo georgiano. Tuttavia lui si distingue a scuola, ottenendo una borsa di studio per il seminario teologico di Tbilisi. Le lettura di alcuni testi proibiti – come Il Capitale di Karl Marx – e la frequentazione di deportati politici, all'epoca molto numerosi in Georgia, lo portano presto ad abbracciare le dottrine marxiste e abbandonare il seminario.

La sua carriera politica inizia nel 1899 quando si iscrive al Partito operaio socialdemocratico russo e fa opera di propaganda presso i ferrovieri di Tbilisi. Ricercato dalla polizia per attività rivoluzionarie, viene arrestato nel 1902, trascorrendo più di un anno in prigione e venendo poi esiliato in Siberia, da dove fugge nel 1904. Fra il 1902 e il 1913 viene arrestato otto volte, e per sette viene condannato ad un esilio da cui riesce sempre a fuggire. Il periodo di confino più lungo è l'ultimo, che dura dal 1913 al 1917.

Negli ultimi anni della Russia zarista (1905-1917) Stalin si impegna nel partito, tra i bolscevichi. Mostra subito grandi capacità organizzative, partecipando agli scioperi del 1908 e formando i primi soviet operai e contadini.

Nel 1912 Lenin lo chiama a Pietrogrado (oggi San Pietroburgo) a far parte del Comitato centrale del partito; l'anno seguente, dirige per breve tempo il nuovo giornale del partito, la "Pravda" (Verità) e, su richiesta di Lenin, scrive la sua opera principale, Il marxismo e il problema nazionale, nella quale esprime le proprie sue politiche.

Dopo i moti rivoluzionari del febbraio 1917, torna a Pietrogrado, dove assieme a Lev Kamenev riprende la direzione della "Pravda". Tutti e due sono favorevoli a una politica di moderazione e di cooperazione con il governo provvisorio, ma le "Tesi di aprile" di Lenin sconfessano la loro idea.

Stalin avrà un ruolo significativo nella sollevazione armata di ottobre, infatti, ma non sarà mai ricordato come un eroe della rivoluzione.

L'amministrazione di Stalin

All'interno del nuovo governo provvisorio, Stalin viene nominato da Lenin commissario delle minoranze etniche; svolge il proprio lavoro con grande impegno e contemporaneamente rafforza la propria posizione all'interno del partito.

Dal 1919 è commissario all'ispettorato operaio e contadino, e dal 1922 segretario generale nel nuovo Partito comunista russo (bolscevico). Stalin approfitta di questo ruolo amministrativo per esercitare un maggiore peso politico, ed è allora che si trova per la prima volta in aperto conflitto con Lenin.

Nel suo testamento politico, Lenin esprime le proprie perplessità su Stalin, sull'uso arbitrario del potere e sulle sue ambizioni personali. Lo accusa inoltre di essere "troppo rozzo", chiedendo l'estromissione dal partito. Stalin riesce però ad occultare il testamento di Lenin.

La dittatura di Stalin

Lev Trotsky
Lev Trotsky — Fonte: getty-images

Dopo la morte di Lenin, la guida del paese si trova nelle mani di una troika composta da Stalin, Grigorij Zinovjev e Kamenev. Nel partito, il principale oppositore di Stalin è Lev Trotzkij, che propugna la teoria della rivoluzione permanente contraria a quella staliniana del socialismo in un solo paese.

Nel 1927, forte dell'appoggio di Zinoviev e Kamenev, Stalin riesce a isolare Trotzkij, ma con un brusco voltafaccia si schiera poi con Nikolaj Bucharin e Aleksej Rykov contro i suoi ex alleati. Trotzkij, Zinovjev e Kamenev costituiscono quindi la cosiddetta "ala di sinistra"; con un'abile propaganda, Stalin riesce a far prevalere le sue posizioni e a sconfiggere i rivali.

Tra il 1927 e il 1928 Trotzkij e Zinovjev vengono espulsi: nel 1929 Stalin è ormai unanimemente riconosciuto come l'unico successore di Lenin e leader incontrastato dell'Unione Sovietica.

Alla fine degli anni Venti, per risollevare la disastrosa situazione economica del paese, Stalin vara la politica dei piani quinquennali, che portano la Russia a diventare, da paese sostanzialmente agricolo, grande potenza industriale. Vengono create industrie pesanti che sfruttano gli immensi giacimenti minerari della Siberia, vengono fondate migliaia di scuole per preparare nuovi tecnici e debellare la piaga dell'analfabetismo, si istituiscono aziende agricole collettive; la terra viene espropriata ai contadini e milioni di persone sono obbligate a trasferirsi per coltivare terreni da bonificare o rimasti fino ad allora desertici. La classe dei piccoli e medi proprietari terrieri (i kulaki) viene quindi liquidata, insieme alla spinta agricola per gli anni a venire.

A metà degli anni Trenta, Stalin inizia una grande campagna di epurazione politica, nota come "la grande purga": gli arresti e le deportazioni nei campi di lavoro colpiscono più di otto milioni di persone. Gli ex rivali Zinovjev, Kamenev e Bucharin vengono  giudicati con processi sommari e condannati a morte con l'accusa di aver commesso crimini contro lo stato. La vecchia classe dirigente viene sostituita da uomini nuovi, e nel paese inizia a diffondersi un clima di terrore, fomentato anche dall'azione della polizia segreta, il KGB.

Stalin e la guerra

In parte a causa delle purghe, che privano l'esercito di validi comandanti, l'Unione Sovietica si trova in gravi difficoltà durante la seconda guerra mondiale. Stalin dirige la guerra contro la Germania come comandante supremo dell'esercito, ottenendo importanti vittorie, tra cui la famosa battaglia di Stalingrado (1942), in cui i russi riescono a respingere l'offensiva nazista.

Stalin siede al tavolo delle trattative con gli Alleati nelle conferenze di Teheran (1943), Jalta (1945) e Potsdam (1945), dove ottiene ciò che desidera, ovvero il riconoscimento di una sfera di influenza sovietica in Europa orientale.

Dopo la guerra estende l'egemonia comunista sulla maggior parte dei paesi liberati dall'esercito russo. I suoi forti timori di un'altra aggressione da parte dell'Occidente portano però al crearsi di un clima di tensione noto come Guerra Fredda. Nel gennaio 1953 la situazione interna torna ad aggravarsi e si inizia a temere una nuova ondata di "purghe", ma l'improvvisa morte di Stalin (5 marzo 1953) blocca sul nascere ogni timore.

Nel 1956, durante il XX congresso del Partito comunista, Nikita Kruscev denuncia i crimini stalinisti: è l'inizio del cosiddetto processo di destalinizzazione.

L'audiolezione su Stalin

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