Le Istorie fiorentine di Niccolò Machiavelli: caratteristiche e spiegazione

Le Istorie fiorentine di Niccolò Machiavelli: caratteristiche e spiegazione A cura di Antonello Ruberto.

Storia e caratteristiche delle Istorie fiorentine. Spiegazione dell'opera storiografica di Machiavelli pubblicata nel 1532 postuma.

1Machiavelli tra storia e politica

Niccolò Machiavelli
Niccolò Machiavelli — Fonte: getty-images

Negli anni a cavallo tra il Quattrocento e il Cinquecento gli equilibri interni ed esterni degli stati regionali della penisola si rompono definitivamente e s’avvia quella che viene detta la ruina d’Italia, la discesa dell’esercito francese guidato da Carlo VIII mostra la fragilità e la debolezza politica degli stati della Penisola, compreso quello fiorentino. 

Gli sconvolgimenti, profondissimi e frequenti di questo periodo, vanno a incidere anche nella vita quotidiana di figure come quella di Niccolò Machiavelli, noto sia per il suo ruolo politico quanto per quello di intellettuale. 

Dopo la cacciata dei Medici nel 1494, s’instaura la Repubblica guidata dapprima da Savonarola e poi da Pier Soderini, ed è durante il governo di quest’ultimo che Machiavelli arriva a ricoprire la carica di segretario, una delle più alte.

Naturalmente quando i Medici rientrano a Firenze nel 1513 guardano con sospetto l’autore del Principe, troppo compromesso col regime repubblicano, e lo emarginano dalla vita politica ritenendolo potenzialmente pericoloso. Inizia un periodo difficile per Machiavelli che cerca di riguadagnarsi la fiducia dei signori di Firenze dedicandosi in maniera studi politici e all’attività letteraria.

Clemente VII (Giulio de' Medici)
Clemente VII (Giulio de' Medici) — Fonte: ansa

L’opportunità di riappacificarsi con la potente famiglia fiorentina arriva nel 1519, quando Giulio de’ Medici gli affida la scrittura di un’opera sulla storia di Firenze, operazione impegnativa sia dal punto di vista strettamente storiografico che politico. 

La ricostruzione, infatti, non avrebbe potuto fare a meno di affrontare anche la storia della famiglia Medici, tornata protagonista della politica fiorentina in quegli anni tribolati. 

1.1La storiografia fiorentina prima di Machiavelli

Quello di Machiavelli è un approccio storiografico innovativo, che si distacca dalla grande storiografia comunale che, proprio in Firenze, aveva trovato alcuni dei suoi migliori esponenti.  

Le opere di Dino Compagni e di Giovanni e Matteo Villani sono certamente notevoli ma che hanno la caratteristica, tipicamente medievale e comunale, di rinchiudere il racconto storico all’interno dell’orizzonte cittadino, si tratta di fiorentini che raccontano ad altri fiorentini la storia della loro città.  

Già nel Principe, invece, emerge con forza l’approccio machiavelliano e la sua tendenza ad analizzare i fenomeni, a fare confronti.  

Il presente, con tutte le sue debolezze, viene visto attraverso la lente del glorioso passato romano per comprendere meglio le ragioni di quelle debolezze, e gli stessi, vari regimi del presente vengono invece confrontati per comprenderne meglio i vizi e le virtù.  

Un approccio che, in maniera rimodulata, si ritrova anche nelle Istorie fiorentine.  

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2Le Istorie fiorentine

Lorenzo De' Medici in un ritratto di Girolamo Macchietti
Lorenzo De' Medici in un ritratto di Girolamo Macchietti — Fonte: ansa

Rispetto alla storiografia precedente le Istorie fiorentinesi caratterizzano per elementi di novità come l’ampiezza dei riferimenti e dei confronti e per caratteristiche più tradizionali come il fatto che date e avvenimenti vengono presi e considerati e fatti dialogare anche in base alla loro valenza simbolica. 

Suddiviso in otto libri, il racconto machiavelliano prende le mosse dalla caduta dell’impero romano e dalle invasioni barbariche

Il fatto che il libro iniziale sia dedicato alla narrazione delle vicende di questo periodo storico sottolinea l’importanza, per molti aspetti inedita, che lo scrittore fiorentino gli attribuisce, poiché questi assumono il valore di momento di cesura, segnano la fine di un periodo storico e l’inizio di uno nuovo che, come si vede dal terzo libro in poi, condurrà all’evento principale del racconto, cioè la nascita di Firenze e la sua storia. 

In questa prima fase emerge la figura di Teodorico, il re degli Ostrogoti che, deposto Odoacre, riporta la pace in Italia e ferma le invasioni dei popoli barbarici. Si tratta di un ritratto poco storico e molto idealizzato della vita e delle gesta del sovrano ostrogoto, e che più che altro sembra dialogare con l’esortazione ai Medici che chiude il Principe

Dal secondo libro comincia la vera e propria storia di Firenze, che affonda le radici nei secoli medievali. Si raccontano le vicende delle grandi famiglie nobiliari, delle loro divisioni in fazioni sempre più violentemente contrapposte fino a esplodere nel grande conflitto tra guelfi e ghibellini.

Fino al quarto libro c’è la storia della città fino a prima dell’ingresso in scena della famiglia Medici, mentre dal quinto in poi la narrazione si concentra sulla progressiva affermazione di questa dinastia che arriva infine a diventare la più importante della città.

L’autore, conscio che il lavoro gli era stato commissionato da un eminente esponente di quella famiglia, glissa sapientemente sulle responsabilità medicee nella lotta per il potere con le altre famiglie e allo stesso tempo ne evidenzia i meriti esaltando la figura di Lorenzo il Magnifico come principale fautore di quella pace di Lodi che significò quasi un cinquantennio di tregua per la Penisola.

Con la morte del Magnifico nel 1492 termina anche la ricostruzione di Machiavelli, ma l’autore scrive le Istorie a quasi trent’anni di distanza da quell’evento, in un contesto politico completamente mutato e in una città in cui, dopo la parentesi repubblicana, i Medici sono ritornati a gestire la vita politica.

La dedica dell’opera a Giulio de’ Medici, che nel 1523 era diventato papa con il nome di Clemente VII, appare scontata, mentre apre la strada ad altre riflessioni l’idea dell’autore per cui, dopo il 1492, sia cominciata un’epoca diversa e migliore della precedente.

2.1Il significato delle Istorie

Al di là del valore strettamente storiografico, il peso di quest’opera machiavelliana va misurata in base alle scelte cronologiche e in relazione alle altre sue opere, in primo luogo il Principe.

La figura di Teodorico, posta all’inizio del libro e a cui viene attribuita la dimensione simbolica del re in grado di fermare le invasioni barbariche e ridare pace all’Italia, si collega con l’altra grande figura politica, quella del Magnifico, posta alla fine del racconto e dipinto come l’ultimo, grande uomo politico italiano e fiorentino prima della ruina d’Italia che l’autore, giustamente, ricollega alle invasioni degli eserciti stranieri.

Ben più dei toni altisonanti presenti nella dedica a Clemente VII in cui si prevede l’inizio di un momento storico migliore del precedente, sono le scelte cronologiche a dare significato alla narrazione.

Non esiste in Italia, e nemmeno nella Firenze dei Medici, un principe capace di fermare le invasioni dei monarchi stranieri: la realtà dei fatti, dura, fa svanire anche quella speranza di una riscossa capeggiata proprio dalla grande famiglia fiorentina che aveva preso forma nell’esortazione finale del Principe.

In quest’opera, scritta negli ultimi anni di vita, l’autore prende coscienza della irrimediabilità della situazione italiana.

3Una nuova storiografia

Francesco Guicciardini
Francesco Guicciardini — Fonte: ansa

Meno efficace che in altre opere, come i Discorsi sulla prima deca di Tito Livio e il Principe, l’impronta storiografica in quest’opera presenta comunque forti tratti di originalità

In questi anni la cultura umanistica si rinnova, conscia della necessità di dover affrontare i nuovi tempi di crisi con nuovi parametri culturali, e se per quanto riguarda la scrittura e l’analisi storica è certamente Francesco Guicciardini a produrre le opere di maggior profondità, le Istorie di Machiavelli s’inseriscono comunque a pieno titolo in questa nuova ricerca di sintesi. 

Se la cornice sembra richiamare le cronache cittadine di stampo medievale, la ricerca di una profondità cronologica, che si estende all’indietro fino alla caduta dell’impero, e quella di parallelismi e significati ulteriori, di letture nuove sono caratteristiche innegabili di quest’opera machiavelliana, venata di richiami e riferimenti e connotata da una forte inquietudine per i tempi presenti