Le categorie kantiane: concetti ed esempi

Di Redazione Studenti.

Categorie kantiane: concetti ed esempi delle categorie in cui si divide il pensiero di Immanuel Kant. Concetti puri e categorie a priori. Ecco cosa sono

CATEGORIE KANTIANE

Cosa sono le categorie kantiane?
Cosa sono le categorie kantiane? — Fonte: getty-images

Per risalire al significato che Immanuel Kant ha dato al concetto di categoria, bisogna innanzitutto capire cosa il filosofo intendesse per concetto.

Nell'Analitica dei concetti, Kant sostiene che le intuizioni sono delle affezioni (ovvero qualcosa di passivo), mentre i concetti sono delle funzioni, ossia delle operazioni attive capaci di ordinare e unificare diverse rappresentazioni sotto una “rappresentazione comune”.

I concetti, a loro volta, possono essere:

  • Empirici, ovvero costruiti con materiali ricavati dall’esperienza
  • Puri (identificati con le categorie), cioè contenuti a priori nell’intelletto.

IMMANUEL KANT: CATEGORIE

Le categorie per Kant sono 12, anche se il filosofo ricava questo numero da dodici tipi di giudizio tipici della logica formale aristotelica, dimenticando che il suo criticismo fosse nato per studiare le capacità sintetiche e costruttive del pensiero, e che invece i 12 tipi di giudizi della logica tradizionale siano stati ricavati dal linguaggio.

Nonostante questo, Kant ritiene di avere individuato, con lo studio delle categorie, le modalità di funzionamento dell’intelletto umano che, operando sui contenuti dell’intuizione sensibile, stabilisce relazioni e rapporti costanti.

LE 12 CATEGORIE DI KANT

Le dodici categorie si dividono in quattro gruppi:

  • quantità;
  • qualità;
  • relazione;
  • modalità.

Ogni gruppo contiene tre categorie. Le categorie di quantità sono:

  • molteplicità,
  • unità,
  • totalità.

Quelle di qualità sono:

  • realtà,
  • negazione,
  • limitazione;

quelle di relazione sono:

  • sostanzialità,
  • causalità,
  • azione reciproca;

quelle di modalità sono:

  • possibilità - impossibilità,
  • esistenza - non esistenza,
  • necessità.

Questa rigida classificazione kantiana è artificiosa, ma conta l’intuizione centrale che anima tutto il discorso: le categorie intellettuali sono il ritmo costante del pensiero che ordina e costruisce il mondo fenomenico e ci forniscono un sapere fisico naturale di tipo scientifico. In questo modo Kant realizza il superamento di Hume.

Quelle relazioni che Hume considerava effetto dell’abitudine, che pertanto rimanevano labili e soggettive, e che quindi mettevano in crisi la possibilità di un sapere scientifico, in Kant sono relazioni costruite necessariamente a priori dall’intelletto, e che fissavano così una stabile trama di fenomeni ricostruiti e riproducibili.

In questo modo, Kant ritiene di aver salvato la scienza, perché le dà una consistenza di universalità e necessità, anche se è consapevole che il sistema di relazioni che è tipico della scienza non sia una realtà a sé, autonoma rispetto al pensiero, come voleva il razionalismo dogmatico, ma piuttosto una tessitura operata dal pensiero stesso.  

Di conseguenza, il mondo della natura che noi conosciamo e sperimentiamo non si configura come una realtà assoluta indipendente da noi, ma una realtà che ci appare così com'è perché il nostro pensiero la dispone in questi termini, secondo le esigenze dell'intelletto: la realtà e quindi apparizione, cioè fenomeno, e la scienza è scienza dei fenomeni.

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