La vita nei campi di sterminio: riassunto

Di Redazione Studenti.

Riassunto sulla vita nei campi di sterminio: l’arrivo nel campo, la perdita d’identità, cosa mangiavano e quali attività svolgevano i detenuti dei lager

LA VITA NEI CAMPI DI STERMINIO: RIASSUNTO

La vita nei campi di sterminio: riassunto
La vita nei campi di sterminio: riassunto — Fonte: getty-images

Durante la seconda guerra mondiale, i nazisti tedeschi ed italiani si prefissero di raggiungere l’ambizioso, quanto negativo, obiettivo di sterminare l’intera popolazione ebrea presente sulla terra. Tale fine venne perseguito attraverso metodologie sempre più scientificamente organizzate e sempre più annientatrici e distruttive fino alla messa in opera di veri e propri campi di sterminio (lager in tedesco) dove venivano concentrati gli ebrei che, sottoposti a supplizi e a malnutrizione, attendevano la morte per “gassazione”. I campi erano disseminati su tutto il territorio tedesco e in parte in quello polacco; i più importanti per dimensione e attività furono quelli di Mauthausen, Auschwitz-Birkenau dai quali, fra l’altro, proviene la maggior parte dei sopravvissuti. Il presente testo si prefigge l’intenzione di trattare ed approfondire le conoscenze riguardo alle condizioni di vita all’interno dei lager.

IL VIAGGIO DEI DEPORTATI

Il viaggio dei deportati incominciava dalle città natali quando l'esercito nazista strappava dalle loro case tutti coloro che erano riconosciuti come ebrei. I bagagli venivano confiscati dagli ufficiali delle SS e non tornavano più ai loro proprietari. Gli uomini erano quindi caricati su vagoni merci che erano di piccole dimensioni se consideriamo in rapporto al numero di persone che vi erano stipate. Durante il viaggio alcune persone morivano di freddo, di fame, di soffocamento; un viaggio lungo, poteva durare anche diversi giorni a seconda della destinazione e dal luogo di imbarco. A bordo non venivano concesse né razioni di cibo né di acqua, né la possibilità di conoscere la meta o di espletare alle proprie funzioni fisiologiche. I vagoni erano bui e le feritoie chiuse da filo spinato; la gente si accalcava vicino agli spiragli di luce per scorgere il mondo al di fuori del veicolo. Alcuni impazzivano e avevano allucinazioni.

L’ARRIVO NEL CAMPO E LA SELEZIONE PRIMARIA

Non appena i vagoni entravano nell’austerità dei campi di sterminio, i deportati venivano assaliti dall’acre odore che proveniva dalle ciminiere che ogni giorno bruciavano centinaia di corpi. Costretti a scendere dai convogli, gli ebrei venivano divisi tra donne e uomini e giudicati sommariamente dagli impiegati delle SS. In base allo stato di salute apparente delle persone si valutava se queste potessero o meno lavorare e sopportare per qualche tempo le condizioni del campo. Bambini, deboli, vecchi, malati venivano uccisi subito attraverso le camere a gas. Chi indugiava ad eseguire gli ordini o chi disubbidiva veniva freddato a colpi d’arma.

LA PERDITA DI IDENTITÀ

Alcune delle vittime del campo di concentramento di Mauthausen (Austria)
Alcune delle vittime del campo di concentramento di Mauthausen (Austria) — Fonte: getty-images

Non sarebbe stato possibile fare più male a uomini che togliere loro la stessa essenza umana: questo cercarono di fare i nazisti all’interno dei campi di sterminio. Ai detenuti veniva tolto qualsiasi cosa che potesse distinguerli gli uni dagli altri, che potesse ricordare la loro vita passata. Entrando nei campi essi venivano privati di ogni loro avere, dai bagagli agli oggetti che portavano addosso, dai vestiti al loro nome. Essi infatti erano radunati in una stanza e fatti spogliare dei loro vestiti; poi, nudi e al freddo, venivano rasati completamente per evitare epidemie di pidocchi. Una volta finito, veniva tatuato loro sul braccio un numero che da quel momento in poi diventava il loro identificativo. Le SS nei campi non usavano i nomi dei detenuti, ma tutti gli appelli venivano condotti a mezzo di quei numeri. A ciascuno gli ufficiali consegnavano una tuta da lavoro e delle scarpe che venivano scelte a caso e che pertanto causavano in breve tempo dolori lancinanti ai piedi. Le tute erano di due tipi: una estiva e una invernale. In Polonia e in Germania la temperatura scende sotto lo zero e alcuni semplici panni di lana non erano assolutamente sufficienti a riparare i corpi dal gelo acuto, tanto che le morti per assideramento erano più che frequenti. Entrando nel campo gli ebrei perdevano ogni cosa del loro passato e di fatto era come se entrassero in una dimensione differente, bruttissima, in cui diventavano degli automi privi di nome e di distinzioni. Erano tutti simili: erano pelati, avevano gli stessi vestiti, le stesse scarpe, gli stessi occhi e corpi emaciati.

L’ALIMENTAZIONE

Con un disarmante rigore scientifico i nazisti avevano calcolato che un ebreo in grado di lavorare avrebbe dovuto sopravvivere nel campo circa tre mesi e la razione di cibo giornaliera era calcolata secondo questo principio. Le calorie che i detenuti assimilavano sarebbero sufficienti oggi ad una persona che trascorresse la sua vita sdraiata, ma nei lager la vita era caratterizzata da un lavoro duro e spossante. I corpi diventavano sempre più magri e smunti riducendo progressivamente le forze del fisico che, una volta non più abile al lavoro, veniva eliminato. La malnutrizione causava malattie e gravi squilibri che portavano, tra l’altro, le donne ad interrompere i loro cicli fisiologici. Il cibo constava di una zuppa molto liquida e di pane.

LE ATTIVITÀ LAVORATIVE E AMMINISTRATIVE

Bambini nel campo di concentramento di Auschwitz
Bambini nel campo di concentramento di Auschwitz — Fonte: getty-images

All’interno dei campi i prigionieri erano costretti a lavori estenuanti che riducevano drasticamente le speranze di vita. In linea di massima i lavori erano legati ad attività minerarie o siderurgiche e si svolgevano all’aperto e per tutta la durata dell’anno. Durante l’inverno alle fatiche si aggiungeva il freddo intenso che decimava i detenuti, costretti a lavorare indipendentemente dalle condizioni atmosferiche. I prigionieri che dimostravano particolari doti di direzione o che semplicemente erano preferiti dalle SS erano chiamati a sovrintendere un gruppo di poche persone ed erano responsabili del lavoro della squadra. Questi direttori erano trattati con mezzi più umani e avevano molte più speranze di sopravvivere.

All’interno dei lager si trovavano laboratori e fabbriche al cui interno lavoravano, oltre a scienziati tedeschi che trovavano numerose cavie per i loro esperimenti, anche alcuni prigionieri che nella loro vita avevano compiuto studi specifici. Costoro, che venivano sottratti all’attività estenuante all’aria aperta, godevano di privilegi che innalzavano la speranza di salvezza.

Il campo era organizzato e diretto secondo specifiche direttive amministrative che prevedevano appelli ogni due giorni. I detenuti chiamati fuori dalle loro baracche all’alba, erano interpellati uno per uno e qualora si riscontrasse che un prigioniero era scappato o si era tolto la vita senza il consenso delle SS, i soldati provvedevano all’omicidio di diversi compagni di lavoro. Le uccisioni erano perseguite attraverso differenti sistemi quali: l’impiccagione, la morte per fame, per tortura, per fucilazione. Questi provvedimenti erano presi al fine di fornire un deterrente tanto al suicidio, quanto alla fuga. Durante l’appello i prigionieri che venivano approssimativamente giudicati non abili al lavoro per la loro condizione di salute erano mandati alle camere a gas.

L’ORGANIZZAZIONE DEL CAMPO

Il campo era costituito da un numeroso insieme di baracche disposte a file parallele su prati enormi. Davanti ad ogni baracca passava una strada di terra battuta. Vicino all’ingresso, in mattoni, si alzava una costruzione nella quale risiedevano le guardie armate che controllavano il corretto svolgimento dell’attività e mantenevano l’ordine. Tutto il campo era circondato da reti di filo spinato all’interno del quale correva l’elettricità con alto voltaggio. Alcune sentinelle armate controllavano costantemente il perimetro del lager.

Il campo era anche provvisto di una zona infermeria dove i malati erano curati o, se in condizioni troppo malandate, venivano destinati alla uccisione.

Le uccisioni di massa erano effettuate per mezzo delle camere a gas dentro le quali i detenuti erano soffocati con una sostanza chiamata Zyclon B. Le salme erano poi cremate in forni appositi, tenuti in funzione dagli ebrei stessi, che in tal modo si trovavano costretti a compiere materialmente gli omicidi della loro gente.

ASCOLTA IL PODCAST SUI CAMPI DI CONCENTRAMENTO

Ascolta su Spreaker.