La vita è bella: trama del film di Roberto Benigni

Di Redazione Studenti.

Di cosa parla La vita è bella, il famoso e pluripremiato film di Roberto Benigni sulla tragedia dell'Olocausto. Storia, personaggi, temi

LA VITA È BELLA

Una scena del film La vita è bella di Roberto Benigni
Una scena del film La vita è bella di Roberto Benigni — Fonte: getty-images

La vita è bella è un film del 1997 a firma di Roberto Benigni, attore e regista italiano. Il film, pluripremiato e tradotto in diverse lingue, ha vinto il premio Oscar nel 1999.

La pellicola, ambientata durante la Seconda guerra mondiale, è una commedia drammatica sull'Olocausto.

Vediamone la trama e i personaggi, e cerchiamo di capire quali siano i temi trattati.

LA VITA È BELLA, TRAMA

Alla fine degli anni ’30 due amici, Guido e Ferruccio, decidono di andare a lavorare in città.

Durante il viaggio i freni della macchina si rompono e i due si perdono in campagna. Mentre Ferruccio sistema i freni, Guido va a lavarsi le mani in una cascina dove incontra una ragazza di nome Dora, cui dà immediatamente l'appellativo di Principessa, che durerà per tutto il film.

Guido se ne innamora a prima vista.

Tempo dopo, i due si rivedono in città: senza volerlo, Guido rompe delle uova in testa all'assessore comunale fascista, e nella fuga cade addosso a lei.

Successivamente Guido, per incontrare di nuovo Dora che lavora come maestra, fa finta di essere l’ispettore scolastico in arrivo da Roma e riesce così a vederla.

Una volta, poi, la attende sotto un temporale all'uscita dell’opera e, facendo finta di essere il suo fidanzato, la fa salire in macchina. Trascorrono così una serata insieme.

Ormai completamente innamorato di Dora, Guido continua a fare il cameriere al Grand Hotel in attesa di aprire una libreria in città.

Durante una serata, Rodolfo, il segretario comunale, annuncia il suo fidanzamento con Dora in un gran ballo lasciando Guido stupefatto e sconvolto. Senza darsi per vinto, tuttavia, Guido cerca il modo di conquistare la donna amata, soffiandola al fidanzato, di cui lei non è innamorata.

Guido entra nella sala dove Dora e Rodolfo annunciano il loro matrimonio e, in groppa al cavallo dello zio ebreo, che alcuni razzisti hanno dipinto di verde con scritte antisemite, si piazza davanti al tavolo dei fidanzati, lasciando gli ospiti stupefatti.

Guido invita Dora a salire sul cavallo: lei accetta, sale sul tavolo e fugge con lui. I due mettono su famiglia e nasce Giosuè.

Ma l’Italia è ormai in piena Guerra mondiale e il clima politico fascista diventa intollerabile. Un giorno mentre padre e figlio si dirigono verso la libreria, Giosuè chiede al papà perché un negozio vieti l’entrata ai cani e agli ebrei. Guido per sdrammatizzare la realtà gli risponde dicendo che ogni persona a casa sua fa quello che vuole.  

Il giorno del compleanno di Giosuè, mentre la madre si allontana per andare a prendere la nonna, i nazisti portano via Guido e Giosuè, insieme allo zio. Comincia così il viaggio sul treno verso i campi di concentramento nazisti, dove lo zio troverà presto la morte in camera a gas. Per non abbandonare la sua famiglia, Dora decide di salire anche lei sul treno della morte.

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DI COSA PARLA LA VITA È BELLA

Alla fine del viaggio, padre e figlio vengono portati nello stanzone dei detenuti giovani, ai quali spettano i lavori pesanti. Appena entrati trovano altri prigionieri distrutti dalla fatica. Un soldato tedesco si affaccia nella stanza per spiegare ai prigionieri le regole del campo, e Guido le traduce per non spaventare suo figlio: dice che sono lì per partecipare a un gioco nel quale chi si sarebbe comportato bene avrebbe vinto un carro armato.

Il padre dice al figlio che solo in tre casi perderebbero dei punti: mettendosi a piangere, chiedendo la merenda, cercando la mamma. Guido ordina al figlio di stare sempre nascosto e di non farsi vedere dall’uomo che grida.

Il padre è costretto ai lavori forzati: deve trasportare per tutto il giorno delle incudini. Malgrado sia molto stanco e denutrito, Guido cerca sempre di essere sereno davanti a suo figlio.

Un giorno decide di far prendere un po’ d’aria a Giosuè, così lo nasconde dentro una carriola coprendolo con una coperta. I due entrano in un ufficio vuoto e vedendo un microfono incustodito, mandano un messaggio a Dora tramite altoparlante.

Giosuè ormai stanco vuole tornare a casa, ma Guido lo convince a restare ricordandogli il premio del gioco: il carro armato. I bambini vengono portati nelle camere a gas, ma Giosuè, come è solito fare, riesce a scappare e a raggiungere il padre che lo riporta nel suo stanzone.

Sono gli ultimi giorni di guerra: gli alleati si avvicinano, mentre i nazisti si preparano a scappare e decidono di cancellare ciò che resta del campo. C’è molta confusione. Guido ne approfitta per andare a cercare la moglie. Per nascondersi meglio nel reparto femminile si traveste da donna. Quando vede partire un camion carico di donne, chiede se a bordo c’è Dora, ma è tutto inutile: il camion parte e Guido, rimasto solo nel cortile, viene scoperto dalle guardie. Inizia a scappare, si arrampica su un muro ma viene identificato.

A questo punto non gli resta che arrendersi alla guardia che gli punta addosso il fucile. Mentre il soldato sta per premere il grilletto, un suo superiore gli da degli ordini in tedesco. Il militare sospende in quel momento l’esecuzione e fa cenno a Guido di seguirlo. Lui capisce che sta andando alla fucilazione, ma sa anche che Giosuè, nascosto in un gabbiotto nel cortile, lo sta guardando. Per non impaurirlo, quindi, gioca l’ultima carta: si mette a camminare come una marionetta e quando passa davanti al nascondiglio del bambino gli fa l’occhiolino.

Viene fucilato quella stessa notte, e il mattino dopo gli americani entrano nel campo di concentramento deserto.

Appena sente silenzio attorno, Giosuè esce dal nascondiglio: è lì che vede arrivare il carro armato. Il suo sogno si avvera, ha vinto il gioco. Più tardi ritrova anche sua mamma.

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