La tempesta: testo, parafrasi e analisi della poesia di Emily Dickinson

La tempesta:  testo, parafrasi e analisi della poesia di Emily Dickinson A cura di Antonello Ruberto.

Testo, parafrasi e analisi del componimento La tempesta di Emily Dickinson, poetessa statunitense tra le più importanti dell'età moderna.

1Chi è stata Emily Dickinson?

Emily Dickinson fra il 1846 e il 1847
Emily Dickinson fra il 1846 e il 1847 — Fonte: getty-images

Di carattere chiuso ed estremamente riservato, complice anche il fatto di aver sofferto di agorafobia, Emily Dickinson trascorre un’esistenza appartata e solitaria in cui la scrittura poetica acquisisce un ruolo centrale.

Per tutta la vita la sua sfera di relazioni personali si limita ad un ambito famigliare allargato; non si sposa, ma comunque instaura alcuni legami sentimentali di cui rimane traccia nella sua produzione letteraria, e il più importante dei quali sembra essere stato con la cognata Susan Gilbert.

La produzione poetica della Dickinson, davvero notevole anche dal punto di vista quantitativo, viene alla luce solo dopo la sua morte quando la sorella, Vinnie scopre in un cassetto una serie di fogli legati tra di loro con ago e filo.

Vinnie, insieme all’amica Mabel Loomis Todd, allestisce una prima raccolta delle liriche da destinare alla pubblicazione, ma le due apportano pesanti modifiche ai testi originali, censurando o cambiando quelle parti che, nella loro ottica puritana, potevano risultare scandalose perché relative alla relazione con la Gilbert; alla morte di quest’ultima si scoprono un’altra serie di poesie della Dickinson, in gran parte destinate proprio alla donna amata, che ne ampliano ulteriormente il numero delle opere.

Emily Dickinson. All'età di 23 anni si è ritirata da tutti i contatti sociali e ha vissuto una vita intensamente isolata scrivendo oltre mille poesie
Emily Dickinson. All'età di 23 anni si è ritirata da tutti i contatti sociali e ha vissuto una vita intensamente isolata scrivendo oltre mille poesie — Fonte: getty-images

La scoperta e la pubblicazione postuma e disordinata, le modifiche e le censure occultano la cronologia delle diverse liriche e contribuiscono a rendere davvero molto difficile definire lo sviluppo della poetica della Dickinson.

Una svolta vera e propria in questo senso si ha solo a metà del Novecento, quando viene pubblicata la prima raccolta delle poesie originali poste in successione cronologica, frutto di un lavoro di ricerca e ricostruzione filologica durato diversi anni.

Emergono così i tratti originali della scrittura di quest’autrice, come l’uso del verso libero, delle maiuscole slegate da necessità grammaticali e dei segni d’interpunzione usati in maniera altrettanto libera. Si fa vivo l’uso spregiudicato, a tratti sconnesso, del vocabolario per creare metafore e immagini allegoriche che hanno quasi il tratto della visione, una tendenza che si relaziona strettamente con il contenuto religioso e spirituale di molte liriche, mentre in altri contesti emerge il tema del confronto con la natura.

2Analisi de La tempesta: la metrica

Originale è senz’altro anche l’approccio metrico della Dickinson, che predilige il metro giambico e, in questo caso particolare, si poggia sull’uso di dimetri, trimetri e tetrametri.

Questo modello costruttivo emerge solo dal v. 10 perché, tendenzialmente, La tempesta è costruita su versi liberi, cioè di lunghezza variabile, ed è quasi priva di ritmica, mentre è totalizzante la presenza di metafore e allegorie.

Il componimento si articola in quattro strofe e descrive l’arrivo di una fredda e violenta tempesta nel paesaggio estivo, dipingendone le caratteristiche e gli effetti sulla natura e le costruzioni dell’uomo; come per la metrica, anche per la suddivisione del componimento non c’è un criterio oggettivo o stilistico ma si può effettuare parcellizzando il testo in base agli argomenti trattati.

Le prime due strofe si concentrano sulle caratteristiche naturalistiche dell’evento, e la forma paratattica che domina tutto il componimento è esasperata in queste prime due strofe: ogni verso è autosufficiente e descrive un’immagine che ha di per sé stessa un significato preciso, un artificio che sta a simboleggiare la violenza e la repentinità dell’evento. 

2.1Analisi della prima strofa

La prima strofa si apre con una metafora in cui il rumore del vento è paragonato allo squillo basso di una tuba, un corno da caccia, così violento da scuotere l’erba dei prati (v. 2) con un brivido gelido, altra metafora presente al v.3; l’aggettivo ominous presente al v. 4, e che può essere tradotto con ‘sinistro’, ‘minaccioso’, chiude la prima strofa dando il senso definitivo, la connotazione ultima in senso emotivo all’evento meteorologico.

2.2Analisi della seconda strofa

La seconda strofa si apre con un rapido passaggio (v. 5) ad un piano domestico, uno sguardo all’umano che descrive la reazione all’imminente e improvviso pericolo: le porte e le finestre vengono sbarrate, mentre il v. 6 ritorna a concentrarsi sulle ambientazioni atmosferiche: il vento, con una metafora dal sapore visionario, viene descritto come uno spettro di smeraldo (v. 6), cioè dal colore verde.  

In quest’immagine suggestiva la Dickinson unisce l’incorporeità e la pericolosa violenza del vento, che lo fanno appunto assomigliare a un fantasma, al suo passaggio nell’erba verde che gli fa acquistare quel medesimo colore: una descrizione efficace che, a livello retorico, oscilla tra la metafora e la metonimia.

Il distico successivo (vv. 7-8) propone un’operazione simile poiché descrive un fulmine improvvisamente comparso nel cielo come un serpente elettrico (v. 7), ma arricchisce l’immagine con una onomatopea data dall’uso del verbo doom (v. 7) che sembra riprodurre il boato del tuono. 

Le due immagini, quella del vento e quella del serpente, sono costruite in modo da richiamarsi vicendevolmente dalla prima alla seconda strofa: l'ondeggiamento creato dal vento nell'erba al v. 2 richiama proprio il movimento sinuoso del rettile, mentre il colore verde, smeraldino, del fantasma del v. 6 sembra alludere al colore dell'animale.

2.3Analisi della terza strofa

Emily Dickinson da bambina con i suoi fratelli. Da sinistra a destra: Emily, Austin e Lavinia
Emily Dickinson da bambina con i suoi fratelli. Da sinistra a destra: Emily, Austin e Lavinia — Fonte: getty-images

La terza strofa comprende i versi 9-14 e segna un passaggio significativo nella costruzione del componimento, poiché sposta la descrizione dalla descrizione degli eventi naturali ai loro effetti sulle cose dell’uomo.

Lo spostamento del campo di descrizione è graduale: al v. 9, con una personificazione, vengono descritti gli alberi che sofferenti, affannati, resistono a malapena alla tempesta mentre, al verso seguente, vengono descritte le staccionate divelte dal vento.

Il distico successivo dei vv. 11-12 è costruito attraverso un iperbato in cui i fiumi diventano come sentieri in cui corrono le case (v. 11), un’immagine che descrive la furia dei fiumi ingrossati dalla tempesta che, con la loro piena, portano via le case di campagna.

I versi finali della strofa (vv. 13-14) chiudono di fatto la fase descrittiva del componimento con l’immagine di un campanile la cui campana rintocca selvaggiamente (v. 14) per annunciare il pericolo della tempesta.

La terzina finale rivela tutto il piano allegorico della poesia. La forza distruttiva della natura si abbatte sull'essere umano e le sue costruzioni facendone emergere la fragilità e, in questo modo, mostra la sua essenza soprannaturale.

Questa si mostra attraverso il vento incorporeo e il fulmine, due agenti atmosferici che da sempre sono associati alla divinità, e che in questo caso si fanno portatori di distruzione contrapponendosi idealmente alle costruzioni umane, una lettura che viene rafforzata ed enfatizzata dall'uso del sostantivo doom (v. 7) che richiama al Giudizio biblico.

3La tempesta: testo e traduzione

Testo

There came a wind like a bugle;
It quivered through the grass,
And a green chill upon the heat
So ominous did pass

We barred the windows and the doors
As from an emerald ghost;
The doom's electric moccasin
That very instant passed.

On a strange mob of panting trees,
And fences fled away,
And rivers where the houses ran
The living looked that day.
The bell within the steeple wild
The flying tidings told –

How much can come
And much can go,
And yet abide the world!

Parafrasi

Arrivò un vento simile un suono di corno;
Scompigliò l'erba,
E un gelo verde sopra il calore
Passò così, sinistro

Sbarrammo le finestre e le porte
Come per fermare uno spettro di smeraldo;
Il giudizio del serpente elettrico
attraversò in un brevissimo istante.

Una strana orda di alberi affannati,
E di steccati volò via,
E i fiumi in cui correvano le case
Fu ciò che videro i vivi quel giorno.
La campana dentro il campanile selvaggio
Dava il veloce annuncio -

Quante cose possono venire
E quante andare
Eppure il mondo non finisce!