La sfida delle scuole alla RomeCup 2018

Di Veronica Adriani.

Viaggio tra robot che giocano a calcio e basket, che seguono il movimento delle mani o che risolvono il cubo di Rubik. L'innovazione alla Romecup 2018

ROMECUP 2018 GARA

I ragazzi del team del cardano di Monterotondo
I ragazzi del team del cardano di Monterotondo — Fonte: redazione

Ha preso il via il 16 aprile la dodicesima edizione della RomeCup, la manifestazione promossa da Fondazione Mondo Digitale e ospitata quest'anno dall'Università Campus Biomedico di Roma. Scuole da tutta italia si sono sfidate a colpi di competizioni fra robot per portare a casa la vittoria: in palio la partecipazione alla Robocup Junior, i mondiali di Robotica che quest'anno si terranno in Canada.

Tra i robot presenti alla RomeCup non sono mancati naturalmente i calciatori realizzati dai team del Galilei di Roma e del Cardano di Monterotondo, l'explorer realizzato dal Copernico di Pomezia, l'agricoltore del Volterra di Ciampino e il cobot progettato dal Pacinotti-Archimede di Roma.

Ma oltre le categorie in gara, c'è un mondo: nell'area dimostrativa della RomeCup le scuole coinvolte sono tante, ciascuna con il suo robot. E così, se l'IIS Volta di Perugia presenta un robot in grado di fare canestro individuando il percorso e il lancio migliore da fare per segnare il punto, c'è anche la scimmia che segue con gli occhi il movimento delle dita, progettato dall'ITIS Fermi di Roma. E non solo: per gli amanti dei rompicapo, il liceo scientifico Severi di Salerno ha progettato un robot in grado di risolvere il cubo di Rubik in circa 80 secondi, individuando i colori e la loro posizione nello spazio.

ROMECUP ORIENTAMENTO

Ma la RomeCup non è solo competizione, come spiega Mirta Michilli, direttore generale della Fondazione Mondo Digitale: "È anche un’occasione unica di orientamento universitario e professionale, perché per tre giorni parleremo delle frontiere dello sviluppo della scienza e della tecnologia, proprio per avvicinare e orientare i più giovani ai lavori del futuro". Per questo grande spazio è dedicato anche alle aziende, costantemente in cerca di talent da formare.

"In Oracle cerchiamo figure che abbiano un approccio tecnologico" spiega Maria Costanzo, del team Innovation Solution Architect della multinazionale di cloud computing "ma prima ancora della laurea in ingegneria, matematica, fisica, informatica o statistica, quello che ci interessa veramente è passione, voglia di fare e millennials con un po’ di energie verso l’innovazione e la tecnologia". Un approccio che paga, dal momento che i numeri dell'Alternanza Scuola-lavoro proposti da Oracle all'interno delle scuole romane sono in costante crescita: "quest'anno abbiamo avuto moltissime richieste" continua. "Abbiamo avuto quasi difficoltà ad assecondarle tutte".

Il robot che gioca a basket dell'IIS Volta di Perugia
Il robot che gioca a basket dell'IIS Volta di Perugia — Fonte: redazione

Dello stesso avviso sono anche Antonio Truglio, responsabile delle sezioni di rete di Unindustria per le aziende dei settori ICT e Michela Michilli, di Lazio Innova. "L’innovazione è molto veloce, quindi servono dei profili in grado di stare al passo" spiega Truglia. E sul rapporto fra aziende e università azzarda: "È fondamentale, ma non sempre è ottimizzato, c’è molto da lavorare. Con Unindustria abbiamo sottoscritto un protocollo con tutte le università del Lazio proprio per accelerare e favorire questo collegamento".

"Nelle aziende ricerchiamo uno spirito imprenditoriale che deve nascere all’interno dei banchi di scuola e delle università" dichiara invece Michilli. "Cerchiamo competenze tecnologiche, contaminate però da uno spirito di iniziativa interdisciplinare che favorisca lo sviluppo di nuove idee e prodotti". E per chi decida di non proseguire gli studi universitari? "Io suggerisco sempre di intraprendere un percorso specialistico in un settore, anche non universitario" continua, ma trovare lavoro senza una laurea "onestamente è più difficile. Si dovrebbe seguire un proprio desiderio, una vocazione. E farla diventare un mestiere".

Il robot del Severi di Salerno alle prese con il cubo di Rubik
Il robot del Severi di Salerno alle prese con il cubo di Rubik — Fonte: redazione

Eppure c'è chi lavora proprio per insegnare ai ragazzi competenze digitali a partire dai banchi di scuola. È il caso di TIM-Olivetti, che alla RomeCup presenta Microninja, un dispositivo destinato ai ragazzi fino a 13 anni per imparare a programmare attraverso delle applicazioni specifiche: il coding, insomma, diventa un gioco.

Diverso è il caso delle Università, soprattutto del settore biomedico, anche loro in campo nell'area espositiva del Campus. Si passa dai progetti sviluppati dal CNR per aiutare gli anziani soli o i bambini autistici che non riescono ad esprimere le proprie emozioni, alle mani robotiche del Sant'Anna di Pisa. Ricercatori provenienti dalle aree più varie - ingegneria, neuroscienze, psicologia, medicina - illustrano il funzionamento degli oggetti e mostrano il risultato degli studi. Al punto che, dopo aver girato fra gli stand, non sembra poi così strano interagire con un robot-badante o farsi fare un calco dell'avambraccio in tempo reale per veder stampato un gesso lavabile e riciclabile in 3D. Sembra fantascienza, ma è solo robotica.