La Russia nel XIX secolo: storia, caratteristiche e protagonisti

La Russia nel XIX secolo: storia, caratteristiche e protagonisti A cura di Michele Tommasi.

Storia e protagonisti della Russia nel XIX secolo tra l'assolutismo degli Zar, le riforme ed i movimenti di opposizione.

1La Russia nel XIX secolo: introduzione

Nicola I di Russia, 1826. La sua aggressiva politica estera nei confronti dell'Impero Ottomano culminò con la guerra di Crimea
Nicola I di Russia, 1826. La sua aggressiva politica estera nei confronti dell'Impero Ottomano culminò con la guerra di Crimea — Fonte: getty-images

Tra le grandi potenze del XIX secolo la Russia fu certamente un’eccezione se comparata al resto del panorama europeo: mentre nel resto del continente i moti rivoluzionari del XIX secolo gradualmente portarono allo sviluppo di sistemi democratici e liberali che superarono lo spirito conservatore e reazionario post-napoleonico, il “grande gigante” sospeso tra oriente e occidente rimase sostanzialmente immobile all’interno di un sistema fortemente autoritario e repressivo.  

Nonostante questo la società russa nel XIX secolo mostrò grandi segni di vitalità, dando vita ad una “generazione d’oro” di scrittori e letterati di straordinaria importanza, anche se minoritaria rispetto alla massa della misera popolazione ancora legata ai sistemi feudali del mondo contadino. Le mancate riforme del sistema politico russo e i contrasti con una società in trasformazione, sono i motivi delle spinte rivoluzionarie che si verificheranno in Russia nel secolo successivo.  

2Caratteristiche sociali e politiche della Russia nel XIX secolo

Nel 1815 la Russia fu tra le potenze che presero parte al Congresso di Vienna, dopo che quattro anni prima, nel 1812, l’invasione francese della Russia era terminata con la disfatta di Napoleone. Inserita organicamente nel sistema di alleanze continentali, la Russia diveniva parte del “concerto europeo”, il sistema diplomatico dell’800 creato per risolvere le controversie tra le potenze e in grado di garantire quarant’anni di pace nel vecchio continente restaurando l’ordine sociale dell’Ancien Régime, di cui il grande impero russo si faceva garante.   

La potenza russa si basava anzitutto su una gigantesca espansione territoriale, che ne faceva uno degli imperi più grandi mai esistiti nella storia. Attraverso un processo iniziato quattro secoli prima, durante il XIX secolo la Russia raggiunse la massima espansione, arrivando a estendere il suo potere su tre continenti, Asia, Europa e America. Se ad oriente l’Impero lentamente avanzava nelle remote aree siberiane, colonizzando territori inesplorati e poco ospitali, ad occidente lo scontro con altre potenze portava ad acquisire territori, come la Finlandia e la Polonia, tradizionalmente fuori dai confini naturali.   

Sul piano sociale all’inizio dell’XIX secolo la Russia si presentava come la nazione più popolosa d’Europa; era però del tutto estranea alle dinamiche dei nuovi processi produttivi industriali e ancora totalmente legata al sistema feudale. La quasi totalità della popolazione russa - circa il 90%- concentrata nella zona europea era occupata nell’agricoltura, di cui circa 1/3 erano contadini legati ai proprietari terrieri o allo stato dal fatto di essere servi della gleba, nei fatti sottoposti al potere indiscusso dell’aristocrazia terriera, vero fulcro del sistema sociale russo.  

Anche sotto il profilo politico l’impero Russo si trovava ad essere uno delle nazioni più fortemente ancorate al passato: al vertice della piramide sociale russa permaneva la figura dello zar, che fin dal principio di questa carica governava in maniera autocratica sopra le tante e diverse componenti etniche del paese. Le tendenze liberali e riformatrici dei principali paesi europei sembravano non toccare la stasi politica del gigante russo: l’arretratezza della società civile e l’apparato repressivo del sistema zarista impedivano l’emergere di qualunque fermento democratico.

Questo rigido clima politico emerse con chiarezza durante i “moti decabristi” del dicembre 1825, quando un gruppo di ufficiali dell’esercito tentarono di sbarazzarsi dell’assolutismo dello zar Nicola I con l’obiettivo di riformare la società russa in senso liberale. La rivolta di San Pietroburgo venne sedata dallo zar in persona, già a conoscenza dei piani dei congiurati, e duramente repressa con numerose condanne a morte o con l’esilio in Siberia. Nonostante questo fallimento il movimento decabrista fu il primo vero tentativo di riformare il sistema politico russo.

3Alessandro II e i tentativi di riforma

Alla metà del XIX secolo si manifestavano nuovi fermenti sociali in contraddizione con l’immobilismo della società russa, che rimaneva esclusa dai generali moti rivoluzionari europei del tempo. In particolare questo avveniva grazie all’opera di intellettuali e letterati, ristrette minoranze nella società russa ma molto attivi nel dibattito sociale del tempo nonostante le strette maglie della censura: letterati come Tolstoj, Dostoevskij, Gogol, oltre a essere famosi per l’importanza delle loro opere, discutevano delle tendenze politiche europee sforzandosi di adattare i concetti occidentali alla situazione specifica del loro paese. 

In particolare il dibattito divideva gli intellettuali in due fazioni, dividendoli tra “occidentalisti” e “slavofili”: i primi vedevano nel legame della Russia con il resto d’Europa un fattore di modernizzazione, anche sul piano industriale, per i modelli politici e sociali della loro nazione, i secondi erano invece convinti della tradizione autoctona russa e del loro legame culturale con i popoli slavi, esaltando il passato rurale e contadino e le tradizionali forme del potere, come la chiesa ortodossa.

Per le speranze di riforme degli “occidentalisti” si aprì qualche spiraglio quando alla morte di Nicola I, lo zar che aveva governato con un rigido assolutismo la Russia, si sostituì nel marzo del 1855 Alessandro II. Il nuovo imperatore giunse al potere nel pieno della Guerra di Crimea, iniziata tra anni prima: a settembre le truppe francesi e inglesi espugnarono la fortezza di Sebastopoli, rendendo evidente la sconfitta russa. Alessandro II fu quindi costretto a richiedere la pace anche per l’evidente crisi interna del paese, che in molte sue componenti desiderava con forza delle riforme. 

Alessandro II di Russia
Alessandro II di Russia — Fonte: getty-images

Il primo intervento di Alessandro II fu la concessione di un’ampia amnistia per i reati politici, seguita da nuovi interventi nel campo della giustizia, della scuola, dell’esercito volti a modernizzare il sistema russo. Il nuovo zar cercò anche di riformare il sistema amministrativo: nel 1864 nacquero gli zemstvo, delle forme di governatorato locale che introducevano nel sistema russo delle cariche elettive e delle assemblee di cittadini eleggibili grazie alla propria ricchezza, destinati a rimanere in vigore fino alla rivoluzione del 1917.

Certamente la riforma più importante tentata da Alessandro II fu quella relativa all’abolizione della servitù della gleba: a partire da una serie di decreti imperiali emanati nel 1861, i servi acquisirono la libertà personale e la parità giuridica con gli altri cittadini ed ebbero finalmente la possibilità di riscattare le terre, trasformandosi in piccoli proprietari. L’entusiasmo per una riforma di portata epocale durò però poco tempo: i servi affrancati nei fatti ebbero pochissime possibilità di entrare in possesso dei terreni, dovendo spesso pagare somme ingenti di cui non erano provvisti. La maggior parte di loro rimase dunque nella misera condizione di sempre, ingrossando le fila di un proletariato rurale deluso dalle riforme.

La stagione di novità sociali e politiche di Alessandro II, nonostante il coraggioso tentativo di modernizzare la società russa, ebbe però vita assai breve: l’opposizione di alcuni tradizionali settori alle riforme e le contraddizioni con il quale vennero portate avanti non mancarono di produrre tensioni e attriti. Nel 1863 i polacchi insorsero contro il potere zarista chiedendo maggiore autonomia per i loro territori: la risposta fu una violenta repressione, seguita da una politica di forzata russificazione delle aree ribelli. Come conseguenza della rivolta tutta la Russia tornò sotto una rigida autocrazia, sorretta da un capillare e stringente sistema repressivo.

4La fine del riformismo, i movimenti di opposizione e la chiusura assolutista

Nonostante il ritorno al potere centralizzato e repressivo degli zar, la società russa mostrava ormai importanti segni di cambiamento: aumentava sempre più una borghesia colta critica verso il rigido sistema statale, mentre soprattutto tra le giovani generazioni nascevano nuove idee politiche in aperta contrapposizione con il sistema zarista, che promuovevano una serie di atteggiamenti che potevano andare dal rifiuto individuale del potere - cosiddetto nichilismo - all’organizzazione di gruppi di opposizione segreti.  

I nuovi movimenti giovanili erano spesso crocevia di diverse tendenze politiche che si legavano ad altrettante correnti presenti nell’Europa di fine Ottocento: liberali e democratici, socialisti e anarchici condividevano tuttavia la medesima impostazione, aggregandosi intorno alla parola d’ordine di “andare al popolo”, ovvero di far propria la questione delle classi contadine subalterne, portando la Russia verso un nuovo tipo di società egualitaria. Per questo richiamo al popolo i contestatori erano detti narodniki (“populisti”); tuttavia la loro opera di proselitismo si scontrava con le difficoltà nel coinvolgere le masse e nel sottrarsi al sistema poliziesco zarista.

Assassinio dello Zar Alessandro II a San Pietroburgo, 13 marzo 1881
Assassinio dello Zar Alessandro II a San Pietroburgo, 13 marzo 1881 — Fonte: getty-images

Nel loro desiderio di rivoluzione sociale molti esponenti del populismo si avvicinarono a strategie di lotta di tipo terrorista, pianificando attentati contro l’autorità e la forza pubblica. Il più clamoroso di questi riguardò proprio lo zar Alessandro II: già scampato a diversi attentati negli anni precedenti, il 13 marzo 1881, mentre era di ritorno alla sua abituale residenza, lo zar venne colpito da due bombe dagli attentatori del gruppo “Zemlja i Volja” che ferirono a morte sia l’imperatore che il suo attentatore.

Con l’assassinio di Alessandro II si chiuse qualunque tentativo di riforma politica della società russa: gli zar che seguirono, Alessandro III (1881-1894) e Nicola II (1894-1917) si caratterizzarono per un’ulteriore inasprimento della tradizionale politica assolutista imperiale. Tuttavia a fine secolo la società russa era ormai in costante mutamento, con l’inizio delle prime forme di industrializzazione e nuove richieste di riforme: nel 1905, a seguito della sconfitta nella guerra russo-giapponese, la Russia conoscerà la sua prima rivoluzione liberale, a cui seguirà nel 1917 quella di stampo socialista guidata da Vladimir Lenin.