La politica in Italia nel secondo dopoguerra: riassunto

Di Redazione Studenti.

L’Italia nel secondo dopoguerra: riassunto breve della situazione politica italiana nel periodo compreso tra il 1945 e il 1947

LA POLITICA IN ITALIA NEL SECONDO DOPOGUERRA: RIASSUNTO

La politica in Italia nel secondo dopoguerra: riassunto
La politica in Italia nel secondo dopoguerra: riassunto — Fonte: getty-images

Con il referendum istituzionale tenutosi nel 1946 l’Italia aboliva la monarchia, diventando una Repubblica parlamentare. Nello stesso tempo fu eletta l’Assemblea Costituente, delegata alla redazione di una nuova Costituzione, che sarebbe entrata in vigore nel ’48. Le elezioni per la Costituente delinearono anche i rapporti di forza tra partiti italiani. Tre quarti dei voti andarono infatti ai cosiddetti “partiti di massa”: Democrazia Cristiana, Partito Socialista e Partito Comunista, che avevano partecipato ai Comitati di Liberazione Nazionale e ai primi governi di unità nazionale.

Questa collaborazione tra loro venne meno quando nel ’47 la guida del governo fu assunta dalla DC in alleanza con partiti minori di centro. Le elezioni del ’48 furono vinte dalla stessa DC, guidata da Alcide de Gasperi. Sotto la direzione liberale di Luigi Einaudi, ministro del bilancio, l’Italia avrebbe conosciuto una prima ripresa economica, favorita dalla lotta all’inflazione e dal riflusso di capitali. La DC sarebbe stata per 40 anni il fulcro del governo italiano, mentre il fronte comunista rimaneva all’opposizione.

Gli esecutivi del primo decennio hanno visto i democristiani in posizione di netta preminenza, alleati dapprima nel Quadripartito con socialdemocratici, liberali e repubblicani (1948-58).

Dopo una serie di governi monocolori (1958-68), la DC realizzò una significativa apertura, alleandosi con i socialisti nei governi detti del centrosinistra. Questo accordo fu reso possibile dall’evoluzione interna al partito socialista, provocata dalla crisi del movimento operaio italiano e dall’azione regressiva dell’URSS sui Paesi satelliti. Non mancarono ulteriori contrasti all’interno della formazione socialista, da cui nel ’64 si separò il PSIUP, contrario all’accordo di governo con i democristiani.

Diverse sono state le riforme completate in quegli anni, da quella fiscale a quella dell’istruzione, da quella agraria a quella della sanità pubblica. Parallelamente si tentò di porre rimedio all’arretratezza del Sud utilizzando consistenti finanziamenti statali, gestiti dalla Cassa del Mezzogiorno, senza però decisivi risultati. Tra il 1952 e il 1962 il Paese ha attraversato un periodo di forte crescita economica, detto miracolo italiano, che avrebbe portato l’Italia ad attestarsi tra le prime potenze industriali a livello mondiale. Crescendo il tasso di occupazione, crescevano anche i consumi interni che, in un circolo virtuoso, sostenevano a loro volta la produzione. Nello stesso tempo, però, questo rapido progresso, avviatosi nei diversi settori dell’economia, ha però anche acuito gli squilibri interni all’Italia: gli impianti industriali e il settore terziario si sviluppavano al Nord, mentre l’economia meridionale non riusciva a decollare, dando luogo a un massiccio fenomeno di emigrazione interna dal Sud verso le città industriali del Nord.