La poetica di Giacomo Leopardi | Video

Di Maria Carola Pisano.

La poetica di Giacomo Leopardi: come è cambiata nel tempo la poetica dell'autore e come ha usato il linguaggio nei suoi componimenti. Video a cura di Emanuele Bosi

LA POETICA DI LEOPARDI

La poetica di Leopardi: video a cura di Emanuele Bosi
La poetica di Leopardi: video a cura di Emanuele Bosi — Fonte: redazione

Si fa presto a dire poetica di Leopardi… nel corso del tempo, opera dopo opera, il nostro poeta ha infatti cambiato spesso il suo punto di vista sulla vita e sul mondo. Molte riflessioni filosofiche che costituiscono il suo pensiero, insomma, sono andate affinandosi nel tempo. Il Leopardi del Sabato del villaggio non è lo stesso di quella della Ginestra, per capirci.

Alcuni punti, però, quelli relativi alla sua visione relativa alla poesia e al modo di strutturarla, sono rimaste piuttosto costanti. Per capirla meglio, un buon punto di partenza è il suo Zibaldone. È qui che scrive ad esempio questa frase:

"Il piacere infinito che non si può trovare nella realtà, si trova così nell’immaginazione, dalla quale derivano la speranza, le illusioni."

Beh, è chiarissimo, no? Per Leopardi la poesia è uno strumento per raggiungere quel piacere che nasce dalla capacità di immaginare. In altre parole, potremmo dire che la poesia per Leopardi ha il compito di creare illusioni attraverso la lingua.

Negli Idilli e nei Grandi Idilli del ciclo pisano-recanatese, Leopardi mette in atto quella che definisce poetica del vago, ovvero crea le sue poesie a partire da una lingua vaga e indeterminata. Spieghiamo meglio.

Per Leopardi la scelta delle parole non è mai casuale. Anche se a noi sembrano la stessa cosa, per Leopardi i concetti di “termini” e “parole” sono in realtà ben distinti.

  • I termini rappresentano l’idea nuda e circoscritta di un oggetto
  • Le parole creano attorno ad esso una serie di immagini. Leopardi le chiama Idee accessorie.

Quindi, ricapitolando: per creare illusioni e fantasticherie, ma soprattutto per appagare il bisogno di piacere innato nell’uomo, le parole della poesia devono dare l'idea di una dolce indeterminatezza. Se hai presente il testo dell’Infinito, ricorderai tutti i termini che rimandano proprio a questa vaghezza: interminati / spazi, questa / immensità…

Ma Leopardi non si ferma qui. Abbiamo parlato della sua propensione al classicismo, ti ricordi? Bene, non ci deve stupire quindi se per il nostro poeta le parole desuete – poco usate, quindi – sono proprio quelle che danno un maggiore senso di eleganza. Un esempio? Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude. Ecco: dire “sguardo” al posto di “guardo” per Leopardi non sarebbe stato lo stesso.

Due parole poi sull’ambientazione: per Leopardi è efficace in poesia tutto ciò che rimanda al notturno e al ricordo: scrive Leopardi nello Zibaldone che la notte confonde gli oggetti, al punto che non possiamo che immaginare vagamente ciò che contiene.

Infine, il concetto di “ardiri”. Nella poetica di Leopardi, gli «ardiri» sono metafore e costruzioni sintattiche irregolari che spiazzano le attese del lettore e scardinano l'andamento 'naturale' del discorso. Il ritmo diventa spezzato, le regole linguistiche vengono infrante. La critica ha parlato in questo caso di stile del vero, e ha ritrovato queste costruzioni principalmente nelle Canzoni e nei canti napoletani.

Di contro, lo stile del vago è più ricorrente negli idilli e in alcuni dei canti pisano-recanatesi

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