La patente: commento alla novella di Luigi Pirandello

Di Redazione Studenti.

Commento alla novella La patente di Luigi Pirandello: esempi tratti dal testo e commento a temi e personaggi

LA PATENTE, LUIGI PIRANDELLO

Luigi Pirandello a teatro con la sua compagnia di attori
Luigi Pirandello a teatro con la sua compagnia di attori — Fonte: getty-images

La patente è una delle novelle più famose di Pirandello.

Racconta di un uomo che ridotto alla disperazione vuole trarre dalla disgrazia il massimo profitto; per questo motivo vuole aderire in tutto e per tutto al ruolo che gli è stato attribuito: vuole avere la patente da iettatore per rifarsi da tanti bocconi amari ingoiati in silenzio.

È paradossale l’estremo rimedio a cui ricorre il signor Chiàrchiaro, accusato di essere uno iettatore professionista.

Il magro giudice D’Andrea aveva all’incirca quarant’anni; aveva i capelli folti, occhi grigi, la fronte sporgente e piena di rughe.

Non dormiva mai e come non dormiva lui, nel suo ufficio d’Istruzione “non lasciava mai dormire nessun incertamento”, a costo di tardare per il pranzo.

Però per la prima volta, da circa una settimana, dormiva un incertamento sul tavolino del giudice D’Andrea”: ”un iniquo processo perché... “un pover’uomo tentava disperatamente di ribellarsi senza alcuna probabilità di scampo”.

Ogni tanto il giudice d’Andrea parlava con i colleghi che non ne potevano più.

Il motivo era perché era un processo particolarissimo: quello di uno jettatore che denunciava accusandoli di aver gettato discredito su di lui “contro i primi due che erano caduti sotto gli occhi” del suo rito.

Da qualche anno era diffusissima in tutto il paese la fama dello jettatore e diverse persone si recavano in tribunale per questo.

Qualcuno inoltre aveva detto che il tribunale sarebbe stato per tutti una magnifica festa e il giudice D’Andrea “per non dare al paese lo spettacolo di quella magnifica festa fece mandare una persona a casa di Chiàrchiaro per invitarlo a venire all’ufficio d’Istruzione”.

Appena arrivò, il giudice D’Andrea fece un balzo perché Il Chiarchiaro s’era combinata una faccia da jettatore, ch’era una meraviglia a vedere.

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LA PATENTE, COMMENTO

S’era lasciato fatto crescere una barbaccia ispida e cespugliata, s’era messo degli occhiali che gli davano l’aspetto da barbagianni e un abito sorcigno; aveva anche i denti gialli.

Lo iettatore crede inoltre che il giudice non ci creda, perciò per farlo felice, D’Andrea risponde di si, ma Chiarchiaro vuole delle prove che il giudice non ha.

Quindi lo iettatore gli dice Non solo le farò vedere che lei non capisce niente, ma anche che lei è il mio mortale nemico...

Il giudice D’Andrea vuole accusare Chiarchiaro di jettatura che però ha le prove del fatto: tutta la gente del paese sa che i due signori caduti dalla jettatura gli facevano le corna. Inoltre il giudice chiede a Chiarchiaro il guadagno che avrebbe avuto.

E Chiarchiaro gli risponde affermando che il giudice ha avuto la laurea per fare il suo mestiere e perciò anche lui vuole una patente da iettatore. D’Andrea non capisce il motivo.

Il motivo era perché questo pover’uomo è stato buttato in mezzo alla strada con la moglie paralitica e due ragazze nubili e il mestiere di iettatore era l’unica cosa che poteva fare. Le persone lo avrebberpo pagato per mandarlo via e lui avrebbe guadagnato qualcosa.

Il racconto finisce con la speranza di Chiarchiaro di avere la patente dal giudice.

Io penso che sia un racconto umoristico per l’aspetto di Chiarchiaro, ma allo stesso tempo un po’ drammatico per le sue condizioni famigliari e per quello che ha fatto per guadagnare qualche soldo.

È anche realistico, ma molto inverosimile.

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