La leggenda del Piave: analisi del testo

Di Redazione Studenti.

La leggenda o canzone del Piave: testo, analisi e temi della canzone patriottica italiana composta d Ermete Giovanni Gaeta, anche conosciuto con lo pseudonimo E. A. Mario

LA LEGGENDA O LA CANZONE DEL PIAVE

Busto di E.A. Mario, autore de La canzone del Piave
Busto di E.A. Mario, autore de La canzone del Piave — Fonte: ansa

La leggenda del Piave, anche conosciuta come Canzone del Piave, è una canzone patriottica italiana composta dal compositore Ermete Giovanni Gaeta, anche conosciuto con lo pseudonimo E. A. Mario. 

LA LEGGENDA DEL PIAVE: TESTO

Il Piave mormorava
Calmo e placido, al passaggio
Dei primi fanti, il ventiquattro maggio
L'esercito marciava
Per raggiunger la frontiera
Per far contro il nemico una barriera
Muti passaron quella notte i fanti
Tacere bisognava, e andare avanti
S'udiva intanto dalle amate sponde
Sommesso e lieve il tripudiar dell'onde
Era un presagio dolce e lusinghiero
Il Piave mormorò: "Non passa lo straniero"
Ma in una notte trista
Si parlò di un fosco evento
E il Piave udiva l'ira e lo sgomento
Ahi, quanta gente ha vista
Venir giù, lasciare il tetto
Poiché il nemico irruppe a Caporetto
Profughi ovunque, dai lontani monti
Venivan a gremir tutti i suoi ponti
S'udiva allor, dalle violate sponde
Sommesso e triste il mormorio de l'onde
Come un singhiozzo, in quell'autunno nero
Il Piave mormorò: "Ritorna lo straniero"
E ritornò il nemico
Per l'orgoglio, per la fame
Volea sfogare tutte le sue brame
Vedeva il piano aprico
Di lassù, voleva ancora
Sfamarsi e tripudiare come allora
"No" disse il Piave, "No" dissero i fanti
Mai più il nemico faccia un passo avanti
E si vide il Piave rigonfiar le sponde
E come i fanti combattevan le onde
Rosso del sangue del nemico altero
Il Piave comandò: "Indietro va', straniero"
Indietreggiò il nemico
Fino a Trieste, fino a Trento
E la vittoria sciolse le ali al vento
Fu sacro il patto antico
Tra le schiere, furon visti
Risorgere Oberdan, Sauro, Battisti
Infranse, alfin, l'italico valore
Le forche e l'armi dell'impiccatore
Sicure l'Alpi, libere le sponde
E tacque il Piave: "Si placaron le onde"
Sul patrio suolo, vinti i torvi Imperi
La Pace non trovò né oppressi, né stranieri

LA LEGGENDA DEL PIAVE: CONTESTO STORICO

Nella notte tra il 23 e il 24 maggio del 1915 l’Italia entrava in guerra: era l’occasione per completare il processo di unità nazionale e liberare il Trentino e la Venezia Giulia dal dominio austriaco. Il nostro esercito, nel marciare coraggioso e silenzioso verso la frontiera con l’Austria, passò sul fiume Piave, che espresse poeticamente la sua gioia con il tripudio delle onde. 

24 ottobre del 1917, il nemico ruppe il fronte orientale italiano a Caporetto; tutte le nostre forze ebbero l’ordine di arretrare onde evitare l’accerchiamento. Le perdite furono pesanti e ad esse si accompagnarono le polemiche. Si dovettero richiamare le riserve e arruolare i giovani di 18 anni, classe 1899, che per il valore ed il coraggio dimostrato meritarono l’appellativo di “classe di ferro”. Il Piave divenne il simbolo della Patria che fu difesa con rinnovata determinazione sotto la guida del Gen. Armando Diaz.

Sulla nuova frontiera Monte Grappa-Piave si decidevano le sorti della guerra. La poderosa offensiva scatenata dagli austriaci nel giugno 1918 cozzò contro l’eroica resistenza degli italiani; le divisioni nemiche dovettero “ripassare in disordine il Piave, sconfitte e incalzate dalle nostre valorose truppe” come si espresse nel bollettino di guerra il Generale Diaz.

La battaglia del Piave è stata una delle più gloriose della storia d’Italia: costò all’Austria 150.000 uomini e fu l’inizio della sconfitta. Gli austriaci e gli alleati tedeschi videro “cadere come foglie morte” nelle acque del Piave le loro speranze di vittoria, come scrisse il comandante tedesco Ludendorff dopo la guerra.

Il 24 ottobre 1918, proprio nel giorno anniversario della sconfitta di Caporetto, l’esercito italiano lanciò una massiccia e generale offensiva che portò alla vittoria dell’Italia dal luogo dove avvenne per prima lo sfondamento delle linee nemiche. L’avanzata italiana fu travolgente; dopo aver catturato centinaia di migliaia di prigionieri, il 3 novembre le truppe italiane entrarono in Trento e Trieste. Lo stesso giorno l’Austria si arrese e firmò l’armistizio, che sanciva la cessazione della guerra per il 4 novembre.

Solo allora si placarono le acque del Piave, quando furono sconfitti gli imperi oppressori e la Pace trovò gli italiani liberi sul patrio suolo, dalle Alpi al mare.

LA LEGGENDA DEL PIAVE: ANALISI E TEMI

  • Condizione di vita degli alpini: le condizioni fisiche degli alpini sono alquanto dure e faticose, per non dire, estenuanti. in più poesie si narrano le loro condizioni fisiche, ma soprattutto psicologiche dove si sottolineano la durezza della vita ma anche il male di vivere.
  • Nostalgia di casa: la guerra rappresenta nella vita di ogni soldato una esperienza tristissima e desolante. in ognuno di loro c’è la nostalgia della propria casa, della propria famiglia,dei propi figli…sentiti come uniche vere certezze di vita di fronte alla costante paura della morte.
  • Senso di solitudine: in tutti questi canti si nota una solitudine individuale che nasce anche dalla nostalgia di casa, ma soprattutto,  dalla costante angoscia della morte. credo che pur essendo una compagnia formata da tanti soggetti, ognuno di loro abbia provato un senso di solitudine, non intesa come paura di rimanere soli , ma piuttosto come una sofferenza dell’anima.
  • Morte: la morte è una costante continua che alberga in ognuno degli alpini presenti nel fronte. nel testamento del capitano lo stesso ordina che il suo corpo venga tagliato in 5 pezzi: un per il re d’iltalia,uno per il battaglione, uno per la madre,uno per la fidanzata e uno per le montagne. la morte può rappresentare per alcuni di essi, anche una liberazione dalle condizioni di vita che dovevano sopportare ogni giorno.
  • Angoscia: credo che la guerra provochi nello stato d’animo una continua sofferenza e tortura. Le dure condizioni fisiche sommate alla paura del nemico e alle crudeli scene che ogni momento si presentano sono un ottimo “mixer” per cadere in uno stato di desolante angoscia. Si sono riscontrati per questo numerosi casi di abbandono del fronte o addirittura di suicidi.