La dignità dell'uomo di Pico della Mirandola: analisi

Di Redazione Studenti.

La dignità dell'uomo: analisi del testo scritto nel 1486 dal filosofo e umanista italiano Giovanni Pico della Mirandola

LA DIGNITA' DELL'UOMO DI PICO DELLA MIRANDOLA: ANALISI

La dignità dell'uomo: analisi
La dignità dell'uomo: analisi — Fonte: ansa

La dignità dell’uomo (De hominis dignitate) di Pico della Mirandola è un testo molto significativo e importante per comprendere le tesi umaniste e l’intero movimento letterario e filosofico insieme.

Nel saggio è possibile scorgere tutti i grandi temi della speculazione filosofica del periodo ripensati riproposti in maniera originale.

Pico della Mirandola nell’orazione De hominis dignitate sostiene la centralità e la dignità dell’uomo, in quanto creatura libera capace di costruirsi da solo, con i propri mezzi, la propria perfezione o degenerazione.

Pico della Mirandola, partendo dal mito della creazione, immagina che Dio, dopo aver creato il mondo con i suoi abitanti, pensò di creare l’uomo quale culmine della sua opera.

Il problema è che aveva già riempito tutti i luoghi possibili e, comunque, non poteva venire meno alla sua volontà creativa.

Così decise che l’uomo non avrebbe avuto una natura definita e un ambiente preciso in cui vivere, affinché egli stesso, completamente libero di scegliere, trovasse una collocazione a sé gradita valutando anche tutto quello che nel mondo esiste, grazia alla sua posizione centrale nell’universo.

Con questa specie di mito Pico intende riaffermare il libero arbitrio dell’uomo, che verrà messo in discussione qualche anno dopo con la Riforma protestante e le 95 tesi di Martin Lutero.

Ad un mondo naturale governato da leggi fisse ed immutabili prescritte da Dio si contrappone l’essere umano, che ha la facoltà di decidere la sua essenza, potendo scadere al livello dei bruti, oppure innalzarsi a fondere il suo spirito con quello divino.

In pratica, secondo il filosofo, l’uomo non ha una sua natura, ma realizza la sua essenza nell’azione; quindi sono aperte all’evoluzione umana le possibilità di crescere, di migliorare, di trasformare il mondo e se stesso senza aver alcun limite se non quello di giungere alla perfezione e alla felicità eterna (se di limite si può parlare).

IN COSA CONSISTE LA DIGNITA’ DELL’UOMO PER PICO DELLA MIRANDOLA?

In sostanza la dignità dell’uomo di cui parla il Pico della Mirandola non consiste nel suo essere, ma nel suo divenire che differisce dal divenuto delle cose naturali, l’uomo innanzi tutto esiste, costruisce dopo la sua essenza, attraverso le sue azioni, completamente libero (addirittura condannato alla libertà) ma anche responsabile.

Nel De hominis dignitate c’è un continuo riferimento alle opere di Aristotele e di Platone, basti pensare all’affermazione centrale del brano che richiama un punto fondamentale della fisica aristotelica, in base alla quale alto e basso corrispondono alle sedi naturali dei corpi.

I corpi pesanti avranno la loro sede naturale in basso, quelli leggeri in alto. A questi luoghi però è connesso un grado maggiore di perfezione via via che si sale verso l’alto.

Per cui la posizione intermedia dell’uomo indica la sua sostanziale equidistanza da ciò che è situato troppo in basso o in alto, accentuando il carattere incompleto che Pico della Mirandola vuole connettere all’essere umano.

Alla base dell’opera c’è il sincretismo, ovvero il desiderio di riunire filosofie e religioni diverse in un pensiero logico e coerente, nella convinzione che esse sostanzialmente concordino.

Tale desiderio viene espresso nel testo con la proposta del Timeo, famosa opera di Platone, e della Bibbia, il testo sacro dei cattolici, come fonti attendibili per l’argomentazione filosofica.

Quella di Pico della Mirandola è una visione altamente suggestiva in grado di stimolare la sensibilità, ricordando che siamo di fronte ad un’opera teorica dedicata all’uomo in un contesto metastorico, cioè al di fuori della contingenza storica concreta (anche se, ovviamente, legata ad essa in modo da giustificarla).

Questa assenza della vita reale è un’altra caratteristica, non solo nel pensiero di Pico della Mirandola, ma in tutti gli intellettuali del primo Quattrocento.

Con l’affermarsi, infatti, delle signorie venne eliminata ogni possibilità, da parte di questi intellettuali, di interessarsi ai problemi della vita pratica legati alla società e alla politica, compresa ogni riflessione sul piano della storia terrena, favorendo invece, quella sul piano metastorico, sul rapporto tra uomo e cosmo.