La cultura della legalità: tema

Di Redazione Studenti.

Tema argomentativo sulla cultura della legalità: come promuovere la cultura della legalità per formare cittadini consapevoli. Esempio di tema svolto

TEMA SULLA CULTURA DELLA LEGALITA': TRACCIA

La cultura della legalità: tema
La cultura della legalità: tema — Fonte: getty-images

Il principio della legalità, valore universalmente condiviso, è spesso oggetto di violazioni che generano disagio sociale e inquietudine soprattutto nei giovani. Sviluppa l’argomento, discutendo su come si possa promuovere la cultura della legalità, per formare cittadini consapevoli e aiutare i giovani a scegliere un percorso di vita ispirato ai valori della solidarietà e della giustizia.

TEMA SULLA CULTURA DELLA LEGALITA’: SVOLGIMENTO

A partire dai tempi del re babilonese Hammurabi, l’uomo basò la convivenza civile nella società su chiare e specifiche normative, relativamente eque che s’impegnò a rispettare. Con il tempo, tuttavia, le varie situazioni ed esigenze lo portarono a pretendere maggior rispetto e tutela dei propri diritti e doveri, e fu in seguito alla rivoluzione francese, come risposta all’oppressione e al potere dell’ancient regime, che nacque “il principio di legalità” assieme con l’odierna società civile.

Il principio di legalità afferma che tutti gli organi dello Stato sono tenuti ad agire secondo la legge e, di conseguenza, traccia le basi di una corretta educazione alla legalità, delineando i giusti comportamenti che i cittadini devono acquisire per tutelare una serena convivenza civile; come definì il Ministero della pubblica istruzione, infatti: "Educare alla legalità significa elaborare e diffondere un'autentica cultura dei valori civili, e questo si pone non soltanto come premessa culturale indispensabile ma anche come sostegno operativo quotidiano, poiché soltanto se l'azione di lotta sarà radicata saldamente nelle coscienze e nella cultura dei giovani, essa potrà acquisire caratteristiche di duratura efficienza all'incalzare temibile del fenomeno criminale".

Tuttavia, “rettitudine” e “legalitarismo” sono termini poco chiari alla cultura italiana, perciò al giorno d’oggi, ci imbattiamo fin troppo frequentemente in fenomeni di grande e piccola criminalità, e riecheggiano quindi alle nostre orecchie questioni riguardanti la droga, la mafia, il bullismo, la violenza, lo sfruttamento, il contrabbando, e altri innumerevoli casi che purtroppo sono spesso soggetti all’indifferenza o addirittura al silenzio da parte della collettività. Certi fenomeni avvengono in particolar modo nel sud Italia, dove sembra quasi che si sia creata una tacita alleanza tra i “controllori” e i “trasgressori”, come se popolazione e amministrazione siano giunti ad un comodo compromesso del tipo: "è vero che io amministrazione non sto eseguendo del tutto onestamente il mio mestiere, ma è anche vero che così facendo sei libero di agire come meglio credi, senza poter lamentarti"; ed è  in certe ingiustizie quotidiane che i deboli e i giusti vengono calpestati o, nel peggior dei casi, trascinati da un intero gregge di pecore nere, che premette i propri interessi al benessere pubblico.

Pensiamo, per esempio, alla tragedia avvenuta nel territorio aquilano, a cui di recente abbiamo assistito: probabilmente, se le case, per la maggior parte abusive, fossero state progettate a norma e se lo Stato non avesse “legittimato” appalti truccati in cambio di tangenti, il terremoto, seppur violento, avrebbe provocato minori danni.

Alla luce di questa considerazione appare evidente l’enorme responsabilità di chi ha il compito istituzionale di garantire il rispetto delle regole; tuttavia, se la stessa classe dirigente trascura le normative, come si può pretendere che i cittadini e o addirittura gli immigrati, le rispettino? Come afferma Marco Travaglio: “non basta cambiare la classe dirigente, poiché ormai si è venuta a formare una certa complicità ramificata (tra Stato e trasgressori) che sta diventando cancrena nella pancia della società civile (…); bisogna piuttosto fare tesoro delle tragedie e domandarci se questo sistema ci conviene”.

Le nuove generazioni che stanno assistendo alla degradante crisi del bel Paese, partecipano ora ad un progressivo decadimento sociale, che contribuisce alla disgregazione di ogni loro certezza nel futuro e comporta un profondo senso di smarrimento e una visione alquanto nichilistica della vita. Le cause scatenanti di questa crisi giovanile risiedono nella mancanza di punti di riferimento, di guide che possano divenire modello dei giovani: oggi come ieri, infatti, le nuove idee hanno bisogno di coraggiosi pionieri del pensiero e dell’azione. Per questo, c’è bisogno innanzitutto di maggiore informazione e coinvolgimento da parte delle scuole o di altri enti che siano capaci di sensibilizzare i ragazzi sul tema della legalità e della “coscienza civile”; presentare loro personaggi che hanno spalancato le porte della giustizia come Gandhi o Martin Luther King; istruirli sui principi della legalità, sui Diritti Umani e sulla Costituzione della Repubblica Italiana; e infine non mostrare lo Stato con le sue istituzioni come una limitazione, un avversario che ci priva della libertà, ma designarlo come un compromesso tra i cittadini dettato dalla ragione, che con le sue norme permetta la convivenza pacifica tra gli individui.

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