La città del sole di Tommaso Campanella: trama, analisi e significato

La città del sole di Tommaso Campanella: trama, analisi e significato A cura di Giulia Guadagni.

Trama della Citta del sole di Tommaso Campanella, opera filosofica scritta dal frate domenicano sulla città utopica. Analisi e significato di una delle opere più importanti del 1600 dove si racconta l’utopia di una società perfetta e felice.

1La città del sole: trama

Ritratto di Tommaso Campanella (1568-1639)
Ritratto di Tommaso Campanella (1568-1639) — Fonte: getty-images

A Taprobana (Sri Lanka), in una città fortificata e inespugnabile costruita su un colle, esiste una società felice, che non conosce conflitti interni, corruzione, inimicizia, invidie, tradimenti o fame. È “la citta del sole”, luogo inesistente, immaginato e descritto da Campanella nell’omonimo dialogo, come esempio di organizzazione politico-sociale perfetta. 

La città del sole è un dialogo fra un viaggiatore genovese e un cavaliere di Malta. Il primo ha visitato la città e racconta ciò che ha visto all’altro, che lo ascolta e gli rivolge qualche domanda. Nel dialogo, il viaggiatore si sofferma soprattutto su alcuni elementi dell’organizzazione sociale, politica e urbanistica che vige nella città. 

1.1Urbanistica

Il primo oggetto della sua descrizione è la struttura urbanistica. La città è costituita da sette cerchi concentrici di mura fortificate. Si trova su un colle, in cima al quale c’è il tempio del Sole. Si entra nelle mura attraverso quattro ingressi, uno per ogni punto cardinale. Come lettori, si rimane colpiti dal livello di dettaglio della descrizione.    

Delle mura interne, per esempio, il viaggiatore specifica che «Solo il muro convesso è grosso otto palmi, il concavo tre, li mezzani uno o poco più». Il dialogo è una sorta di visita guidata alla città. Campanella è la nostra guida e ci offre un’esperienza ricca di dettagli.    

1.2Governo

Stilo, Reggio Calabria. Città natale di Campanella
Stilo, Reggio Calabria. Città natale di Campanella — Fonte: getty-images

Dopo aver descritto la struttura urbanistica e i meravigliosi dipinti che ornano le mura, Campanella ci presenta gli abitanti della città. L’ordine di apparizione è gerarchico, così come rigidamente gerarchica è la forma di governo vigente. Capo supremo della città è un re-sacerdote, chiamato “Sole” o “Metafisico”. Può assumere questa carica solo chi non abbia ancora compiuto i trentacinque anni ed essa perdura finché non si trovi qualcuno «che sappia più di lui e sia più atto al governo». 

I diretti sottoposti del Sole (i «prìncipi collaterali») sono: 

  • il Potestà”, una specie di ministro della guerra;
  • il Sapienza”, che «ha cura di tutte le scienze» e amministra la vita intellettuale;
  • Amore”, che governa la riproduzione, l’educazione e la medicina.

Nella città del sole il potere religioso e quello politico sono uniti. Il Sole è sia sovrano politico sia «sommo sacerdote» e presiede i sacrifici e le preghiere. Nel tempio abitano ventiquattro sacerdoti, esperti di astrologia. Gli abitanti della città adorano Dio e credono nell’immortalità dell’anima, ma non nell’inferno.  

1.3Filosofia, proprietà e riproduzione nella città del sole

La società felice immaginata da Campanella ha alcune caratteristiche che la rendono diversa da quasi tutte le società che conosciamo, presenti e passate:   

  • Il criterio per scegliere il capo è la sapienza.
  • Nella città del sole non esiste proprietà privata.
  • La riproduzione non è legata al matrimonio, né a un sistema familiare.

Il Sole deve sapere tutto («l’istorie delle genti e riti e sacrifizi e republiche e inventori di leggi e arti. […] tutte l’arti meccaniche […] tutte le scienze») e, soprattutto – come i governanti della Repubblica di Platonedeve essere filosofo («bisogna che sia metafisico e teologo, che sappia ben la radice e prova d’ogn’arte e scienza, e le similitudini e differenze delle cose»). 

La sapienza e la filosofia, secondo Campanella, sono un antidoto contro la crudeltà e la tirannia. All’obiezione del cavaliere di Malta, che sospetta che un tale sapiente difficilmente possa essere anche un buon politico, il viaggiatore risponde: sì, è possibile che il Sole sia «tristo in governo», ma si può esser certi che non sarà un tiranno. Di nuovo, come a Platone, ciò che anzitutto preme a Campanella è scongiurare la tirannide. 

L’abolizione della proprietà privata è l’elemento centrale, e il più radicale, della proposta di Campanella. La proprietà privata causa conflitti, dolori, gelosie e tutti i mali sociali. Se i beni sono comuni, ciascuno ha accesso a ciò di cui ha bisogno e nessuno soffre la mancanza di alcunché.  

«la communità tutti li fa ricchi e poveri: ricchi, c’ogni cosa hanno e possedono; poveri, perché non s’attaccano a servire alle cose, ma ogni cosa serve a loro».

Il monumento a Tommaso Campanella a Stilo
Il monumento a Tommaso Campanella a Stilo — Fonte: getty-images

La più deleteria forma di proprietà, secondo Campanella, è quella familiare: la proprietà della casa, della moglie e dei figli. Nella città del sole, perciò, non ci sono famiglie

Nella città del sole, la riproduzione non è legata al matrimonio, né a un sistema di parentela, bensì è gestita e organizzata da funzionari politici. Alcuni ufficiali («offiziali») hanno il compito di stabilire le coppie riproduttive e programmare gli accoppiamenti. I criteri di selezione sono le caratteristiche fisiche e morali. Perlopiù, accoppiano individui con caratteristiche opposte, con lo scopo di «far temperie», cioè ottenere un giusto mezzo fra i due. 

Frontespizio di De monarchia Hispanica di Tommaso Campanella per l'edizione Elzeviro
Frontespizio di De monarchia Hispanica di Tommaso Campanella per l'edizione Elzeviro — Fonte: getty-images

Dopo il parto, le madri si occupano dei neonati per due anni, vivendo insieme ad altre madri e figli. Successivamente «si smamma la prole»: bambini e bambine sono affidati ai maestri e inizia la loro educazione. Imparano a camminare, correre, lottare e scrivere, studiano le scienze naturali e quelle meccaniche.

Da allora in poi non saranno più figli di quelle donne, ma entreranno a far parte del sistema di relazioni che accomuna tutti gli abitanti della città. Indipendentemente dalle parentele di sangue, che non sono rilevanti, gli abitanti sono tra loro “fratelli”, “genitori” o “figli” in funzione dell’età: «tutti li giovani s’appellan frati, e quei che son quindici anni più di loro, padri, e quelli meno, figli».  

Inoltre, tutti i cittadini sono ugualmente legati da rapporti di amicizia (quanto di più lontano dalla nostra esperienza, nella quale l’amicizia è proprio quel legame esclusivo che instauriamo solo con alcuni, pochi e “selezionati”!).  

2La città del sole: significato, contesto storico e culturale

Tommaso Campanella era un frate domenicano di origini calabresi, vissuto fra il Cinquecento e il Seicento. Era un periodo dominato dal potere dell’Inquisizione: nel febbraio del 1600 Giordano Bruno fu bruciato vivo in Campo de Fiori a Roma, per aver rifiutato di rinnegare la coincidenza di Dio e della natura e l’unità assoluta dell’Universo. Galileo abiurò per non subire la stessa sorte. 

Campanella non fu trattato diversamente. A causa delle sue posizioni naturaliste – mutuate da Telesiofu condannato una prima volta nel 1592 e da allora non poté più sottrarsi al controllo dell’Inquisizione. Continuò a viaggiare e a scrivere, subendo altri due processi. 

Tommaso Campanella in prigione: olio su tela di Pio Sanquirico
Tommaso Campanella in prigione: olio su tela di Pio Sanquirico — Fonte: ansa

Nel 1600 cercò di organizzare una rivolta in Calabria, per creare una Repubblica organizzata in modo tale da garantire prosperità e felicità ai suoi cittadini. Tuttavia, alcuni congiurati che aveva coinvolto lo tradirono, denunciandolo agli spagnoli. Fu imprigionato nel carcere di Napoli, dove rimase per i successivi 27 anni. Lì scrisse La città del sole e altre opere, fra le quali una Apologia pro Galileo

La città del sole è un’utopia, cioè un luogo, uno stato, una società inesistente e ideale, migliore di quelle reali, una società perfetta e felice. Campanella non è il solo, né il primo, ad aver scritto un testo utopico. Prima di lui, nel 1516, Thomas More (spesso italianizzato in Tommaso Moro), filosofo e politico umanista inglese, aveva pubblicato Utopia, un romanzo in cui descriveva la vita felice degli abitanti di un’isola in cui non esiste proprietà privata né denaro, in cui tutti lavorano e diverse religioni convivono pacificamente. 

Il Principe di Machiavelli (pubblicato nel 1513, tre anni prima del libro di More) è un’opera politica affatto diversa. Gli utopisti considerano con occhio critico la propria società e ne descrivono una inesistente, ma perfetta e felice. A Campanella, come a More, preme la dimensione morale della politica, i valori: giustizia ed equità. Entrambi pensano la politica come dovrebbe essere e non come effettivamente è.

Da parte sua, Machiavelli osserva la propria società e le vicende politiche a lui contemporanee senza applicarvi giudizi morali. È l’efficacia dell’azione politica il suo obiettivo, non la giustizia, né la felicità. Machiavelli non descrive strutture politiche immaginarie, ma si attiene a quelle storiche, valutandone i successi e gli insuccessi, le strategie e le possibilità. L’utopismo di Campanella (di ispirazione platonica) e il realismo di Machiavelli sono prospettive di teoria politica diverse e difficilmente compatibili.