La bufera: testo e commento alla poesia di Eugenio Montale

Di Redazione Studenti.

Testo e commento alla poesia di Eugenio Montale La bufera, componimento appartenente alla raccolta "La bufera e altro" con poesie scritte tra il 1940 ed il 1954). A cura di Marco Nicastro.

LA BUFERA: TESTO

Testo de La bufera, componimento che dà il titolo alla raccolta "La bufera e altro" di Eugenio Montale, con poemi scritti tra il 1940 ed il 1954.

La bufera che sgronda sulle foglie
dure della magnolia i lunghi tuoni
marzolini e la grandine,
(i suoni di cristallo nel tuo nido
notturno ti sorprendono, dell'oro
che s'è spento sui mogani, sul taglio
dei libri rilegati, brucia ancora
una grana di zucchero nel guscio
delle tue palpebre)
il lampo che candisce
alberi e muro e li sorprende in quella
eternità d'istante – marmo manna
e distruzione – ch'entro te scolpita
porti per tua condanna e che ti lega
più che l'amore a me, strana sorella, -
e poi lo schianto rude, i sistri, il fremere
dei tamburelli sulla fossa fuia,
lo scalpicciare del fandango, e sopra
qualche gesto che annaspa...
Come quando
ti rivolgesti e con la mano, sgombra
la fronte dalla nube dei capelli,
mi salutasti – per entrar nel buio

LA BUFERA: COMMENTO

La bufera è la poesia che apre la terza raccolta (quasi omonima) di Montale ed è un altro dei suoi testi più noti. È un componimento caratterizzato dal brusco alternarsi, nelle quattro strofe che la compongono, delle immagini (e dei corrispondenti stati interiori) della bufera e di una donna.

La prima strofa de La bufera

La prima strofa si apre con l'entità che dà il nome alla raccolta, la bufera appunto, presentata in tutto il suo fragore; essa è il simbolo oscuro di qualcosa di aspro (come direbbe Dante), di difficile da affrontare, aspetto coerente con l'utilizzo dei termini dure e grandine nei primi tre versi, che rimandano al carattere “duro” della bufera sia per il loro significato che per il loro suono, reso ruvido dalla r. C'è da dire che Montale, parlando di questa poesia, ha accennato al fatto che la bufera può riferirsi alla Seconda guerra mondiale; una spiegazione che è divenuta classica e spesso tirata in ballo dai critici per connotare in modo più chiaro una poesia fortemente simbolica, com'è in generale quello di Montale e come lo è in particolare in questa raccolta. Montale però dice anche, poco più avanti in quel passo, di riferirsi con quel sostantivo ad una «guerra cosmica, di sempre e di tutti», ritornando a quell'aspetto più simbolico-astratto, e quindi più universale e profondo, più metafisico per certi versi, che gli è proprio.

La seconda strofa de La bufera

La seconda strofa, messa non a caso tra parentesi, segna uno stacco netto, quasi cinematografico: si passa dal “rumore” dei primi versi ai suoni attutiti dei successivi. I versi della strofa descrivono una situazione privata, quasi casalinga, caratterizzata da una certa soavità che raggiunge l'apice nell'immagine dell'ultima luce del giorno che si spegne sulle palpebre di una figura umana (che già si intuisce femminile per la delicatezza della descrizione). L'immagine femminile evocata è associata alle parole nido e guscio, che richiamano un senso di protezione. Da notare però un altro termine che riprende in questa strofa, semanticamente e a livello sonoro, il concetto di “durezza” dei primi versi, cioè cristallo.

Ascolta su Spreaker.

La terza strofa de La bufera

La terza strofa reintroduce la bufera, attraverso l'elemento del bagliore improvviso che inquadra improvvisamente la realtà, che può simboleggiare la capacità di vedere la realtà in tutta la sua crudezza, aspetto che il poeta sente accomunarlo fortemente alla donna amata («più che l'amore», dice Montale). Si tratta di una capacità interiore con cui è difficile fare i conti, come lascerebbero
intendere i termini marmo (che richiama ancora la durezza) e distruzione.

La quarta strofa de La bufera

La quarta strofa è infine dominata dall'accumulo di immagini caotiche: «lo schianto», «i sistri», «il fremere dei tamburelli», «lo scalpicciare del fandango», il «gesto che annaspa». Il senso di confusione e anche di angoscia viene qui accresciuto dall'effetto retorico dell'enumerazione di questi elementi.

LA FIGURA DELLA DONNA

La donna, che ricompare nell'ultima strofa, pare essere l'unica entità capace di proteggere il poeta dal suo caos interiore, condizione legata, come accennato, alla capacità di vedere la realtà così com'è. Questa capacità salvifica della donna è simboleggiata dalla sua gestualità: il saluto al poeta (prima di scomparire nell'abituale buio della vita, potremmo dire) e il gesto con cui libera la fronte dai capelli, un gesto che richiama simbolicamente il liberare la mente dalle preoccupazioni.
Da notare infine un altro elemento, non nuovo nella poesia di Montale, cioè l'alternarsi delle dimensioni di luce e buio. Ne troviamo traccia nella seconda strofa (oro/spento) e nelle ultime due (lampo/buio). Si tratta di un indice autentico dell'oscillazione del poeta tra questi antipodi esistenziali.

LA METRICA

La poesia, oltre che da una metrica tradizionale (tutti endecasillabi canonici tranne due settenari, un quinario e un quaternario – «Come quando» – usato per spezzare in modo deciso il ritmo) è caratterizzata da una rete molto sottile di richiami sonori, di assonanze e consonanze “nascoste”, di rime e quasi rime interne: sgronda/grandine, sorprendono/spento, quella/sorella, manna/condanna, tamburelli/capelli, fuia/buio, fandango/quando, sistri/rivolgesti/salustasti. Un tessuto sonoro che in modo subliminale coinvolge e irretisce il lettore su piani diversi rispetto al significato letterale del testo.

LA BUFERA: SIGNIFICATO

Concludendo, cosa può dirci in sostanza questo componimento? Che nel poeta – e volendo, nell'animo umano in generale – c'è sempre la tragica possibilità che si scateni una bufera, legata al diventare consapevoli della propria esistenza e del proprio essere mortali («ch'entro te scolpita / porti per tua condanna»); e che una delle cure forse, per quanto temporanea o labile («entrar nel buio»), è il sentirsi profondamente vicini a qualcuno – in questo caso una donna –, un legame fondato però, più che sul semplice sentimento d'amore, sul percepire una somiglianza più profonda, quasi un'identità di modo d'essere tra due persone, esemplificato dalla frase chiave, a mio avviso, del testo: «che ti lega / più che l'amore a me, strana sorella».
Due esseri singolari, cioè diversi dagli altri per la loro sensibilità e per la capacità di vedere senza filtri la realtà, possono però trovarsi e stare vicini l'un l'altro, in quella bufera che è la condizione mortale, e condannata alla consapevolezza, dell'uomo.
Per quanto tenue e a rischio di «entrar nel buio», si tratta ancora di una speranza che percorre il buio di questi versi.

LE POESIE DI "OSSI DI SEPPIA": TESTO E COMMENTO

Altre poesie contenute dentro Ossi di seppia e commentate da Marco Nicastro:

Ascolta su Spreaker.

APPROFONDIMENTI SU EUGENIO MONTALE

Gli approfondimenti didattici su Montale che trovi dentro Studenti.it: