La badessa e le brache del prete: riassunto della novella del Decameron di Boccaccio

Di Redazione Studenti.

La badessa e le brache del prete: riassunto, trama e personaggi della novella di Giovanni Boccaccio raccontata nella nona giornata

LA BADESSA E LE BRACHE DEL PRETE, RIASSUNTO

Giovanni Boccaccio, illustrazione
Giovanni Boccaccio, illustrazione — Fonte: getty-images

La badessa e le brache del prete è la seconda delle dieci novelle narrate durante la nona giornata del Decameron di Giovanni Boccaccio. La narratrice è Elissa, una dei dieci novellatori - sette femmine e tre maschi - che ogni giorno per dieci giorni devono raccontare una novella seguendo il tema stabilito dal re o dalla regina del giorno.

La regina della nona giornata è Emilia, che sceglie un tema libero o, come lei stessa dice riferita ai novellatori, secondo che gli piace e di quello che di più gli aggrada. Per il suo racconto Elissa sceglie la comicità erotica con la quale celebra la felicità dei sensi difesa con l’astuzia. Inoltre la novella, tramite le parole della sua narratrice, celebra l’ingegno di chi ha saputo sfruttare un’occasione piacevole riuscendo ad evitarne le conseguenze negative.

LA BADESSA E LE BRACHE DEL PRETE, TRAMA

La novella è ambientata in un famosissimo monastero lombardo, dove la protagonista, una giovane monaca di straordinaria bellezza, si innamora ricambiata di un bel giovane conosciuto alla grata del parlatorio.

Per lungo tempo Isabetta – la protagonista – e il giovane si incontrano conoscendo un amore senza frutto, finché la ragazza non trova il modo di far entrare segretamente il giovane nelle sue stanze. È allora che finalmente i due trascorrono molte notti insieme con gran piacer di ciascuno.

Il gioco è però destinato a durare poco: le altre monache scoprono l’inganno e una notte decidono d’accusarla alla badessa, la quale madonna Usimbalda ebbe nome, buona e santa donna secondo la oppionion delle donne monache e di chiunque la conoscea.

Le monache, per essere sicure di cogliere Isabetta sul fatto, le tendono una trappola:

In due si divisero, e una parte se ne mise a guardia del l'uscio della cella dell'Isabetta, e un'altra n'andò correndo alla camera della badessa; e picchiando l'uscio, a lei che già rispondeva, dissero: - Su, madonna, levatevi tosto, ché noi abbiam trovato che l'Isabetta ha un giovane nella cella.

Ma il caso vuole che quella notte la stessa badessa sia in compagnia di un uomo:

Era quella notte la badessa accompagnata d'un prete, il quale ella spesse volte in una cassa si faceva venire. La quale, udendo questo, temendo non forse le monache per troppa fretta o troppo volonterose, tanto l'uscio sospignessero che egli s'aprisse, spacciatamente si levò suso, e come il meglio seppe si vestì al buio, e credendosi tor certi veli piegati, li quali in capo portano e chiamanli il saltero, le venner tolte le brache del prete; e tanta fu la fretta, che, senza avvedersene, in luogo del saltero le si gittò in capo e uscì fuori, e prestamente l'uscio si riserrò dietro, dicendo: - Dove è questa maladetta da Dio? –

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La badessa, insomma, che per poco non viene colta in flagrante, si riveste in tutta fretta e per errore al posto del velo si infila le brache del prete sulla testa. Senza accorgersi dell’errore, corre nella stanza di Isabetta, dove trova i due ragazzi abbracciati:

Incominciò a dirle la maggior villania che mai a femina fosse detta, sì come a colei la quale la santità, l'onestà e la buona fama del monistero con le sue sconce e vituperevoli opere, se di fuor si sapesse, contaminate avea; e dietro alla villania aggiugneva gravissime minacce.

Fino a quel momento Isabetta tiene gli occhi bassi, ma ad un certo punto li alza, e nel farlo vede lo strano copricapo della badessa. Le chiede dunque di allacciarsi la cuffia prima di continuare la sua predica: lo fa più volte, fino a quando anche le altre compagne non alzano lo sguardo e vedono le brache sulla testa della suora.

In breve, la badessa si rende conto di essere stata colta in fallo, e cambia repentinamente il suo discorso. Si rende conto che è impossibile difendersi dagli stimoli della carne… e per ciò chetamente, come infino a quel dì fatto s'era, disse che ciascuna si desse buon tempo quando potesse. E liberata la giovane, col suo prete si tornò a dormire, e l'Isabetta col suo amante. Il qual poi molte volte, in dispetto di quelle che di lei avevano invidia, vi fe' venire. L'altre che senza amante erano, come seppero il meglio, segretamente procacciaron lor ventura.

LA BADESSA E LE BRACHE DEL PRETE, ANALISI

La novella ruota intorno al personaggio di Isabetta. Con il passo: tra l'altre donne monache che v'erano, v'era una giovane di sangue nobile e di maravigliosa bellezza dotata la novellatrice, Elissa, mette l’accento sulla nobiltà e la bellezza della giovane e allo stesso tempo mettere in risalto la povertà del convento e delle compagne.

Il disprezzo delle regole che Isabetta dimostra portando un giovane all’interno del convento e intrattenendosi con lui, passa in secondo piano quando tutte le monache si rendono conto che la stessa badessa le infrange. È la fortuna a rovesciare il tavolo, e il resto lo fa l’astuzia: da un lato Isabetta si accorge del saltero che la badessa porta sul capo e dall’altra la ragazza è talmente brava da spostare l’attenzione da sé alla sua superiore.

Usimbalda, la badessa, è considerata dalle altre pie donne la più buona e santa di tutte. Non dimostra di esserlo, ma si configura senz’altro come un personaggio dinamico, poiché dopo aver rimproverato la giovane di aver compiuto azioni in contrasto con gli ideali conventuali, mostra comprensione dal momento che il peccato è prima di tutto il suo. Le monache stesse, che prima agiscono secondo le regole imposte dall’ordinamento, accettano di cambiarle strada facendo e di adeguarsi al nuovo corso.

LA BADESSA E LE BRACHE DEL PRETE, COME FINISCE

La badessa, postasi a sedere in capitolo, in presenzia di tutte le monache, le quali solamente alla colpevole riguardavano, incominciò a dirle la maggior villania che mai a femina fosse detta, sì come a colei la quale la santità, l'onestà e la buona fama del monistero con le sue sconce e vituperevoli opere, se di fuor si sapesse, contaminate avea; e dietro alla villania aggiugneva gravissime minacce. La giovane, vergognosa e timida, sì come colpevole, non sapeva che si rispondere, ma tacendo, di sé metteva compassion nell'altre; e, multiplicando pur la badessa in novelle, venne alla giovane alzato il viso e veduto ciò che la badessa aveva in capo, e gli usolieri che di qua e di là pendevano. Di che ella, avvisando ciò che era, tutta rassicurata disse: - Madonna, se Iddio v'aiuti, annodatevi la cuffia, e poscia mi dite ciò che voi volete. La badessa, che non la intendeva, disse: - Che cuffia, rea femina? Ora hai tu viso di motteggiare? Parti egli aver fatta cosa che i motti ci abbian luogo? Allora la giovane un'altra volta disse: - Madonna, io vi priego che voi v'annodiate la cuffia, poi dite a me ciò che vi piace. Laonde molte delle monache levarono il viso al capo della badessa, ed ella similmente ponendovisi le mani, s'accorsero perché l'Isabetta così diceva. Di che la badessa, avvedutasi del suo medesimo fallo e vedendo che da tutte veduto era né aveva ricoperta, mutò sermone, e in tutta altra guisa che fatto non avea cominciò a parlare, e conchiudendo venne impossibile essere il potersi dagli stimoli della carne difendere; e per ciò chetamente, come infino a quel dì fatto s'era, disse che ciascuna si desse buon tempo quando potesse. E liberata la giovane, col suo prete si tornò a dormire, e l'Isabetta col suo amante. Il qual poi molte volte, in dispetto di quelle che di lei avevano invidia, vi fe'venire. L'altre che senza amante erano, come seppero il meglio, segretamente procacciaron lor ventura.