L’Infinito di Giacomo Leopardi | Video

Di Redazione Studenti.

L’Infinito di Giacomo Leopardi: guarda il video in cui Emanuele Bosi ci spiega, in maniera semplice, il celebre componimento di Leopardi

L'INFINITO DI GIACOMO LEOPARDI

L'Infinito di Leopardi spiegato da Emanuele Bosi
L'Infinito di Leopardi spiegato da Emanuele Bosi — Fonte: redazione

Sempre caro mi fu quest’ermo colle… L’hai riconosciuto? È il primo verso dell’Infinito di Leopardi, forse la poesia più famosa del poeta di Recanati. L’Infinito occupa la dodicesima posizione dei Canti, e appartiene al genere dell’Idillio, ovvero una poesia breve. L'infinito a cui fa riferimento Giacomo Leopardi ha una doppia valenza: l'Infinito spaziale e l'Infinito temporale.

La cosa interessante è che i due “Infiniti” che incontriamo nella poesia si fondono sì insieme, ma sempre partendo da oggetti materiali: la siepe e il vento, ad esempio. L’Infinito che ci troviamo di fronte non è di tipo mistico-spirituale, ma materiale: il punto di partenza per Leopardi non è affatto aleatorio, anzi, è molto concreto.

L’infinito è formato da quindici endecasillabi sciolti, e ha un andamento ritmico che tende a dilatare il verso, come se ognuno sconfinasse nel successivo. Come si fa a rendere possibile questo legame tra un verso e l’altro? Attraverso a una figura retorica molto diffusa in poesia: l’enjambement (la figura retorica che spezza il verso in fine di frase, facendo continuare il concetto logico nel successivo). Un esempio per capirci meglio: Interminati / spazi, sovrumani / silenzi.

LA TEORIA DEL PIACERE DI GIACOMO LEOPARDI

A proposito di questi versi, nota una cosa importante: gli aggettivi occupano sempre il primo posto rispetto al sostantivo cui si riferiscono. In pratica è come se ne creassero l’attesa. Ed ecco che qui iniziamo a capire un po’ di più cosa intende Leopardi con infinito. Per lui l’infinito è desiderio del piacere, che funziona un po' come quando si insegue una farfalla: siamo più felici quando la rincorriamo, rispetto a quando la afferriamo. Tieni molto bene a mente questi temi, perché esprimono pienamente la cosiddetta Teoria del piacere di Leopardi.

Secondo Leopardi, il desiderio del piacere è infinito per durata e per estensione. Ecco perché raggiungere un oggetto desiderato non spegne il desiderio: questo meccanismo risponde con qualcosa di finito a una richiesta per sua natura infinita. E allora cos'è che può soddisfare quel piacere? L'immaginazione. Solo attraverso la sua mente l’uomo può soddisfare la sua infinita sete di piacere.

Ecco, ora forse puoi capire un po’ meglio quando Leopardi scrive:

… sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura.

Con questo richiamo all’immaginazione, capiamo che qui Leopardi si trova nelle prime fasi del famoso pessimismo storico, che si manifesta quando il poeta capisce che il progressivo distacco dell’uomo dalla natura e l’avvento della civiltà hanno creato disagio nell’umanità.

È il momento in cui Leopardi inizia a rimpiangere le ere antiche, ma anche quello in cui riconosce due cose importantissime che sono proprie dell’uomo: l’oggettività del limite e l’ambizione di superarlo. Con questa poesia, insomma, è un po’ come se Leopardi ci dicesse che sì, siamo limitati, ma per nostra natura siamo anche portati sempre a tentare di superare i limiti esterni che ci vengono imposti. Insomma, questo poeta non è poi così triste come lo dipingono, no?

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