L’epica medievale: storia, opere e caratteristiche

Origini, storia e caratteristica dell’epica medievale, la poesia che narra le vicende di un popolo e le gesta leggendarie dei suoi eroi
L’epica medievale: storia, opere e caratteristiche
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1L’epica medievale: caratteri generali

Cavaliere medievale che presta giuramento al suo signore feudale
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Con la caduta dell’Impero romano d’Occidente, avvenuta nel 476 d.C., ha inizio quel periodo storico chiamato Medioevo che si conclude convenzionalmente il 12 ottobre 1492, giorno della scoperta dell’America per conto di Cristoforo Colombo. È in questo lungo periodo storico, e in particolare tra la seconda metà dell’XI secolo e il XIII secolo, che trova spazio e sviluppo l’epica medievale.

Sviluppatasi in Francia, Spagna, Inghilterra e nei Paesi nordici di area germanica, è una narrazione – prevalentemente in versi – in cui vengono raccontate imprese leggendarie e storie di eroi ambientate negli anni del feudalesimo e della cavalleria. Le vicende narrate prendono spesso le mosse da eventi storici, cui non si manca di aggiungere aneddoti leggendari, elementi magici e fiabeschi

Il fine ultimo di queste narrazioni è quello di trasmettere i valori della società feudale, tra cui spiccano la lealtà, l’onore, la nobiltà d’animo, la fedeltà al signore e la prodezza. A questi si affiancano i valori cristiani, come la difesa dei più deboli e la difesa della religione dalle minacce esterne, in particolare dall’Islam. Tutti questi valori sono incarnati dalla figura del cavaliere, spesso protagonista delle opere prodotte in questo periodo. 

Le narrazioni dell’epica medievale venivano inizialmente tramandate oralmente, grazie al lavoro di menestrelli e di giullari. 

2L’epica medievale in Francia

La Francia è probabilmente la terra d’elezione per lo sviluppo dell’epica medievale: è qui che vengono scritte molte tra le opere più note di quest’epoca.   

2.1Le Chansons de geste e il ciclo carolingio

Il primo filone dell’epica medievale in Francia si sviluppa nel nord del Paese tra l’XI e il XII secolo. Esso è rappresentato dalle Chansons de geste, le “canzoni di gesta”: si tratta di poemi epici scritti in lingua d’öil in cui vengono narrate le imprese eroiche di alcuni grandi condottieri o personaggi. 

È possibile dividere il materiale narrativo delle Chansons de geste in almeno tre cicli

Il ciclo dei re, in cui le vicende ruotano attorno alle imprese di Carlo Magno (742-814) e dei suoi paladini.
Il ciclo Narbonese, in cui vengono narrate le gesta di Guglielmo d’Orange, secondo dei sette figli del conte Aymeri di Narbona.
Il ciclo dei vassalli ribelli, che si compone di canzoni in cui non emerge un eroe principale, ma sono unite da un unico tema: le lotte dei vassalli tra di loro e contro il loro re

Illustrazione di Carlo Magno  e le guerre sassoni
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Il più importante di questi cicli di epica medievale francese è sicuramente il ciclo dei re, conosciuto anche come ciclo carolingio. Si tratta, come già detto, di narrazioni in versi in cui vengono celebrate le imprese di Carlo Magno e dei suoi paladini contro gli infedeli (tradizionalmente i Mori, ovvero gli invasori musulmani che occuparono la maggior parte della penisola iberica a partire dal 711).   

Tra questi paladini spicca Orlando, chiamato anche Rolando, uno degli eroi della Reconquista. Si tratta di un personaggio storico realmente vissuto, che è stato però assurto a eroe dall’epica medievale francese.    

In particolare, l’opera più nota in lingua d’öil incentrata sulle vicende di Orlando è la Chanson de Roland, un poema di circa 4000 versi decasillabi raggruppati in lasse (strofe), in cui vengono esaltate le gesta dell’esercito di Carlo Magno durante i sette anni di guerra in Spagna contro i Mori, fino alla conquista della città di Saragozza. Il più importante dei paladini, qui chiamato Rolando, muore nella battaglia di Roncisvalle (778).   

2.2Il ciclo bretone

Raffigurazione di Lancillotto e Re Artù
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Il secondo filone dell’epica medievale in Francia è quello che si sviluppa nel XII secolo, sempre in lingua d’öil, le cui opere sono ambientate in Bretagna (sia continentale che insulare) e che prende, per questo motivo, il nome di ciclo bretone. Conosciute anche come romans (i romanzi cortesi), si tratta di opere scritte inizialmente in versi, poi sempre più frequentemente in prosa, e che sono alla base dell’epica cavalleresca.    

I romanzi cavallereschi del ciclo bretone riprendono le antiche leggende celtiche e raccontano prevalentemente le straordinarie avventure e gli amori di re Artù – primo re dei Britanni – e dei suoi cavalieri della Tavola Rotonda, che abitano nella città di Camelot, vicina alla magica isola di Avalon.  

Perceval arriva al Castello del Graal. Da "Perceval o il racconto del Graal" di Chrétien de Troyes, 1330. Bibliothèque Nationale de France
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Il più prolifico autore di questi racconti è indubbiamente Chrétien de Troyes, attivo tra il 1160 e il 1191 alla corte di Maria di Champagne. Egli scrisse cinque romanzi, ispirandosi alle leggende bretoni, tutti legati alla materia arturiana: Erèc et Enide, Cligès, Lancillotto o il cavaliere della carretta, Perceval o il racconto del Graal, Yvain, il cavaliere del leone.  

Si tratta di vicende che, a differenza di quanto visto nelle chansons de geste, non hanno un fondamento storico. Esse, infatti, essendo desunte da un patrimonio leggendario, lasciano spazio alla trattazione di argomenti sovrannaturali, piuttosto che storici. Non mancano, infatti, personaggi che possiedono poteri magici come la fata Morgana, sorellastra di re Artù, o il celebre mago Merlino. Gli stessi cavalieri della Tavola Rotonda, pur non possedendo alcun potere, sono spesso impegnati nella ricerca di oggetti dai poteri prodigiosi, come il Sacro Graal

Illustrazione  di Tristano e Isotta
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La prevalenza dell’elemento magico su quello storico, però, non è l’unico tratto distintivo di queste narrazioni rispetto alle chansons de geste. Massicciamente presente, infatti, è anche il tema amoroso, desunto dalla lirica provenzale. L’amore è qui inteso come rituale sociale di comportamento: alla donna amata, il cavaliere deve la stessa incondizionata fedeltà che mostra nei confronti del suo signore o, addirittura, nei confronti di Dio. Le eroiche e valorose imprese cavalleresche non sono più finalizzate alla difesa della fede, ma alla conquista di una donna

Per tutti questi motivi, pur non essendo legata alle vicende della corte di re Artù, rientra a pieno titolo nell’epica medievale di stampo bretone anche la storia d’amore di Tristano e Isotta, di cui ci sono giunte numerose versioni. 

3L’epica medievale in area germanica e anglosassone

Se le narrazioni di matrice francese costituiscono forse il cuore pulsante dell’epica medievale, i primi scritti in cui si rispecchiano i valori feudali sono i poemi epici dei popoli germanici. Qui gli ideali cavallereschi si fondono con le leggende popolari nordiche

Illustrazione di Beowulf che combatte contro un drago.
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Il più antico poema germanico rosale all’VIII secolo: si tratta di Beowulf, che conosciamo grazie a un manoscritto posteriore databile indicativamente tra il X e l’XI secolo. È in lingua sassone, un dialetto germanico vicino all’antico inglese, e narra le vicende di Beowulf, eroe dei Geati, che si ritrova a combattere (e a sconfiggere) draghi e terribili mostri.  

Celeberrima all’interno dell’epica medievale germanica è La canzone dei Nibelunghi. Si tratta di un poema anonimo scritto in tedesco antico tra il XII e il XIII secolo e che si è imposto come il poema nazionale dei popoli germanici.  

Illustrazione di una scena dalla Canzone dei Nibelunghi
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Qui a essere raccontata è la storia di Sigfrido, principe del Niederland (Olanda), eroe coraggioso. Egli si innamora di Crimilde, sorella di Gunther, re dei Burgundi; a fare da sfondo alla loro storia d’amore sono le guerre tra popolazioni del Nord dopo la caduta dell’Impero romano. Si mescolano, quindi, personaggi realmente esistiti (come Teodorico e Attila) e personaggi immaginari, tra cui figurano anche creature mitiche

Appartengono alla tradizione germanica anche le leggende raccontate nell’Edda: si tratta di canti scandinavi scritti tra l’VIII e il XIII secolo. 

4L’epica medievale in Spagna

Ancora diverso è lo sviluppo dell’epica medievale in Spagna. Qui ebbero grande diffusione i cantari, racconti epici in versi e musica ispirati a fatti storici realmente accaduti. A differenza delle canzoni di gesta francesi, qui trova spazio una visione meno eroica e idealizzata, decisamente più realistica.

Illustrazione del Cid Campeador, protagonista del Cantare del Cid
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Il testo più noto prodotto in questa zona è il Cantare del Cid, che venne scritto intorno al 1140 in castigliano, l’idioma che avrebbe poi dato vita alla lingua spagnola. A essere narrate sono le imprese del cosiddetto Cid Campeador, soprannome di un personaggio storico realmente esistito: il condottiero Rodrigo Díaz de Vivar (1043-1099), protagonista della Reconquista spagnola

Quelle che vengono celebrate sono le gesta e le imprese di un vero e proprio eroe nazionale, che incarna a pieno i valori medievali e cavallereschi: la generosità, l’onore, la fede in Dio, l’onestà, la fedeltà al suo sovrano. Il poema ci è pervenuto tramite un manoscritto risalente al XIV secolo: è composto da circa 4000 versi, raggruppati in lasse, e diviso in tre parti. A ognuna di queste corrisponde un diverso nucleo tematico: l’esilio a cui è condannato inizialmente il Cid; le nozze delle sue due figlie; l’oltraggio recato all’eroe.