L'autoritratto di Ugo Foscolo | Video

Di Redazione Studenti.

L'autoritratto di Ugo Foscolo: analisi e struttura, spiegazione e temi del sonetto realizzato a imitazione di quello dell'Alfieri. Video a cura di Emanuele Bosi

L'AUTORITRATTO DI UGO FOSCOLO

L'autoritratto di Ugo Foscolo: guarda il video a cura di Emanuele Bosi
L'autoritratto di Ugo Foscolo: guarda il video a cura di Emanuele Bosi — Fonte: redazione

L'Autoritratto di Ugo Foscolo è un sonetto che fa parte dei primi otto scritti da Foscolo agli inizi dell’Ottocento, e che rispecchia un preciso canone: una descrizione di sé che, partendo dalle caratteristiche fisiche arriva a quelle morali e le accomuna alle prime. 

Il sonetto di riferimento per Foscolo viene dall’Alfieri: è quello che ha per titolo Sublime specchio di veraci detti, del 1786. Il sonetto di Alfieri si apre con un’esortazione allo specchio. Sì, esatto, hai capito bene: Alfieri chiede allo specchio di restituirgli un’immagine veritiera. Poi descrive la sua fisicità e il suo carattere, e infine riflette sulla morte, unico evento davvero in grado di definirlo.

Prendi nota di una cosa importante: anche Manzoni si ispira ad Alfieri per un componimento simile. Ecco: Foscolo scrive il suo sonetto probabilmente nello stesso periodo di quello di Manzoni, e lo rivede più volte.

Foscolo si concentra inizialmente sulla caratterizzazione individuale. Poi accentua il contrasto tra la razionalità e i sentimenti, descrivendoli con toni quasi violenti: tipico di un romantico, no?

Dal punto di vista metrico troviamo due quartine e due terzine e il verso è l'endecasillabo. Tra le figure retoriche c’è un solo enjambement, quindi misura ritmica e sintattica nel sonetto coincidono. Cosa comporta questo? Che la poesia acquista un ritmo secco e lapidario.

Analizziamo ora i temi e la struttura della seconda stesura del sonetto, quella del 1803, che presenta delle divergenze rispetto alle altre stesure, quella precedente del 1802 e quella successiva del 1822-24.

  • Prima quartina: è dedicata completamente alla descrizione fisica del poeta. Il “capo chino” di cui parla Foscolo allude alla sua attitudine meditativa. Nell’ultima redazione cambia la descrizione dei denti: Foscolo lì si racconta come poco sorridente.
  • Seconda quartina: Foscolo passa a una descrizione più caratteriale: qui viene citato anche il modo di vestire del poeta, e successivamente i suoi atteggiamenti.
  • Prima terzina: Descrive il poeta come coraggioso nel parlare, ma spesso malinconico e pensieroso. Ecco: qui Foscolo si ispira più all’autoritratto di Manzoni che a quello di Alfieri.
  • Seconda e ultima terzina: è quella più densa, e anche quella che ha subito le modifiche più significative nelle tre redazioni. Il poeta qui si mostra ricco di vizi e virtù, combattuto fra razionalità e sentimenti. Ecco, nell’ultima versione questo discorso è ulteriormente accentuato, per prendere ancora più posizione contro il razionalismo e a favore del romanticismo.

L’ultimo verso, morte sol mi darà fama e riposo, riprende il concetto già espresso da Alfieri, e nella versione del ’24 viene ulteriormente accentuata dando del tu alla morte: Morte, tu mi darai fama e riposo.

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