L'arte in Luigi Pirandello: arte e umorismo

Di Redazione Studenti.

Arte e umorismo in Luigi Pirandello: il ruolo dell'arte rispetto alla realtà secondo lo scrittore e drammaturgo siciliano

LUIGI PIRANDELLO

Luigi Pirandello
Luigi Pirandello — Fonte: getty-images

Quali sono i compiti dell'arte secondo Luigi Pirandello?

L’arte in modo scomposto e disorganico non può essere costruttiva, ma solo un’arte che disintegra i fittizi edifici delle costruzioni razionali.

L’arte può solamente fotografare la realtà disintegrata e presentarsi lei per prima come frantumata e disintegrata, priva di coerenza e di unicità di significato. L’arte è lo specchio della realtà, ma dal momento che ormai la realtà è frantumata,

  • può solo fotografare la realtà
  • è anch’essa frantumata.

Dopo aver trattato della produzione letteraria tradizionale, Luigi Pirandello afferma che la riflessione propria di questa non accada più e che la poesia moderna assuma una speciale attività: l’arte non può che essere cerebrale.

L’arte, secondo Pirandello, può giocare solo con la riflessione: il lettore deve riflettere e usare la ragione, ma non per costruire, ma per smontare, riflettendo sull’inconsistenza della ragione. Questa riflessione deve smontare luoghi comuni e mettere il lettore di fronte al nulla della vita.

Il lettore, di contro, deve usare la ragione contro se stessa, per dimostrarne l’utilità, provando alla fine una sensazione di vuoto. Da questa operazione di smontaggio deve nascere il sentimento di assenza dalla vita, e cioè il sentimento del contrario.

IL SENTIMENTO DEL CONTRARIO

Pirandello passa poi a descrivere la figura della vecchia signora, metafora della realtà, del mondo e di noi stessi. Anche noi infatti crediamo di costruire la realtà, ma costruiamo solo delle maschere, essendolo noi stessi.

Di fronte alla donna anziana si ha una prima reazione immediata, cui rispondiamo con una risata goffa: è questa l’arte comica. Con la riflessione, però, emerge che questa condizione di vita è penosa e subentra il sentimento del contrario, che deriva dalla percezione del proprio nulla. Questa è l’arte umoristica.

L'ARTE UMORISTICA IN PIRANDELLO

Nell’opera pirandelliana l’edificio strutturale del romanzo sembra intatto. Ne Il fu Mattia Pascal ad esempio c’è una trama ben delineata: ha un inizio, una fine, uno svolgimento. Eppure, nel meccanismo è disintegrato dall’interno: l'ambiguità porta costantemente il romanzo a sfaldarsi.

Si tratta di un aspetto tipico del romanzo novecentesco, che perde la propria struttura e si dissolve: ne sono esempio l’Ulisse di Joyce e la produzione di Kafka. In Italia il precursore di tale tendenza fu D’Annunzio, tanto che sul piano strutturale Il piacere, con la sua trama dissolta, è un romanzo d’avanguardia.

Pirandello ricorre poi alla deformazione dei personaggi: ogni particolare è deformato e esasperato fino all’eccesso. Le sue sono figure umane strane, allucinate, anche nel fisico e nei movimenti.

Anche le vicende che Pirandello narra sono sempre paradossali e assurde.

Alla fine il lettore è costretto da chi scrive a riflettere, avvertendo la scomposizione della realtà. Prima si vede che la vicenda è assurda e si ride, poi si riflette e si capisce che la realtà è assurda, scomposta, e piena di maschere.

Il meccanismo narrativo che presenta l’assurdo impone il meccanismo di cerebralità che porta il lettore alla comprensione dell'assurdo.

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