L’albatros di Baudelaire: testo e analisi

Di Redazione Studenti.

L’albatros di Baudelaire: testo e analisi di una delle poesie più importanti de I fiori del male, in cui Baudelaire rappresenta con chiarezza la condizione degli artisti del suo tempo

L'ALBATROS DI BAUDELAIRE

L'albatros di Baudelaire: testo e analisi
L'albatros di Baudelaire: testo e analisi — Fonte: getty-images

L'Albatros è una poesia di Charles Baudelaire, pubblicata per la prima volta nel 1857 nella raccolta di poesie I fiori del male. La poesia, che prende come metafora quella di un albatro intrappolato, parla in realtà della vita degli artisti, costretto a vivere in un ambiente che non riconoscono come proprio. Allo stesso tempo, però, la poesia esprime anche un senso di ammirazione per la bellezza e la libertà dell'albatro che, proprio come fanno gli artisti, cerca incessantemente la libertà nonostante le difficoltà.  

I fiori del male
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TESTO

Spesso, per divertirsi, i marinai
catturano degli albatri, grandi uccelli dei mari,
indolenti compagni di viaggio delle navi
in lieve corsa sugli abissi amari.

L’hanno appena posato sulla tolda
e già il re dell’azzurro, maldestro e vergognoso,
pietosamente accanto a sé strascina
come fossero remi le grandi ali bianche.

Com’è fiacco e sinistro il viaggiatore alato!
E comico e brutto, lui prima così bello!
Chi gli mette una pipa sotto il becco,
chi imita, zoppicando, lo storpio che volava!

Il Poeta è come lui, principe delle nubi
che sta con l’uragano e ride degli arcieri;
esule in terra fra gli scherni, impediscono
che cammini le sue ali di gigante.

ANALISI

L’albatros, con le sue ali maestose, domina nel cielo ma quando si posa sul suolo, proprio a causa delle ali, appare goffo e ridicolo. Così il poeta, con le grandi ali della sua superiorità spirituale, delle sue capacità intellettuali e della sua sensibilità, non viene compreso dagli uomini comuni, ma trova il proprio spazio privilegiato nell’arte. Si delinea qui il conflitto tra l’intellettuale e il mondo borghese che è al centro della cultura ottocentesca. In una società che ha come valori fondamentali l’utile, l’interesse, la produttività, il senso pratico, e che trasforma anche l’opera d’arte in merce, l’artista, teso verso valori ideali e spirituali, appare diverso, inadatto alla vita comune.

La società, considerandolo come un essere improduttivo, lo priva del prestigio di cui aveva sempre goduto, lo emargina, lo declassa, lo guarda con scherno e sospetto. Da quest’atteggiamento nasce nel poeta un senso di colpa, che lo fa sentire maledetto. Ma egli reagisce rovesciando il senso di colpa, assumendo la propria diversità come segno di superiorità e nobiltà e rifiutando a sua volta la gretta società borghese che non lo comprende.

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