John Maynard Keynes: pensiero, teoria e la rivoluzione keynesiana

John Maynard Keynes: pensiero, teoria e la rivoluzione keynesiana A cura di Bianca Dematteis.

Pensiero e teoria economica di John Maynard Keynes, economista britannico tra i più influenti del XX secolo e protagonista di quella che viene definita la "rivoluzione keynesiana".

1Biografia di J.M. Keynes

L'economista John Maynard Keynes
L'economista John Maynard Keynes — Fonte: getty-images

John Maynard Keynes è uno studioso fondamentale per ciò che concerne la storia dell’economia. Le sue teorie e il suo pensiero hanno avuto un grandissimo impatto per tutto il Novecento.

John Maynard Keynes nacque in Inghilterra, a Cambridge nel 1883.  Sin da bambino dimostrò notevoli doti intellettuali. Eccellente a scuola, conseguì la laurea nel 1905 presso l’università King’s College della sua città natale. Egli indirizzò il suo interesse, in primo luogo, verso la matematica e poi l’economia. Proprio quest’ultimo ambito di studio diventerà il suo campo di analisi privilegiato.

Il nome di Keynes è infatti associato alle teorie economiche che egli sviluppò a partire dagli anni Venti. Le sue analisi influenzarono moltissimo le politiche economiche di alcuni Paesi ed ebbero così delle ricadute pratiche che influenzarono e modificarono la vita di milioni di persone.

Allo studio di economia e politica economica affiancò diversi impegni lavorativi. Egli fu infatti non solo docente universitario, ma anche consulente del governo e suo rappresentante in consessi internazionali e direttore del periodico Economic Journal.

Da tempo malato di cuore, morì nella regione del Sussex, nella cittadina di Firle, nella tenuta di Tilton nel 1946.

2Keynes: pensiero e opere

Keynes fu autore di molte opere, tra le più note possono essere ricordate:

  • Trattato della probabilità (1921).
  • La fine del Laissez-faire (1926).
  • Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta (1936). Questo è il testo più celebre dell’economista e costituisce una sistematizzazione teorica del suo pensiero.
  • Come finanziare la guerra (1940).

Il pensiero economico di Keynes andò di pari passo, influenzò e fu influenzato, dalle vicende politiche più importanti del periodo storico in cui visse. Egli prese, sin da giovane, posizione contro il gold standard

Molto nota fu la sua durissima critica pronunciata contro le pesanti riparazioni di guerra imposte ai Paesi vinti della Prima guerra mondiale. Nel contesto della conferenza di Pace tenutasi a Parisi nel 1919, Keynes rappresentava il suo Paese, ma di fronte all’imposizione delle riparazioni – la Germania non solo perse alcuni territori, ma dovette restituire ai Paesi vincitori ingenti somme – egli scelse di dimettersi. A suo giudizio, la ripresa economica del Vecchio continente, flagellato dalla Prima guerra mondiale, non poteva raggiungersi gravando alcuni Paesi di debiti e ponendoli in condizione di subalternità rispetto alle altre potenze.

3Le teorie di Keynes negli anni Venti: l’intervento dello Stato in economia

Keynes cominciò sin dagli anni Venti a studiare il fenomeno della disoccupazione in Inghilterra. Egli sosteneva la necessità di un intervento dello Stato nell’economia per arginare il fenomeno dell’assenza di lavoro. In merito a tale questione scrisse il volume La fine del Laissez-faire, apparso nel 1926. In quest’opera egli anticipava alcuni punti che diventeranno fondamentali per la teoria economica che svilupperà nel corso degli anni Trenta.

Alla base della sua concezione economica vi era l’idea che i Paesi dovessero abbandonare la teoria liberista secondo la quale l’economia raggiungeva l’equilibrio tra domanda e offerta in maniera autonoma. Solo un intervento dello Stato, capace di regolamentare e incidere sullo sviluppo, poteva garantire un giusto equilibrio tra domanda e offerta, tra interessi privati e sociali. L’obiettivo era costruire un sistema economico capitalistico efficiente, in grado di contrastare i fenomeni di recessione e di crisi.

4Keynes e la crisi del 1929

Con la crisi del 1929, uno spartiacque decisivo sia per ciò che concerne la storia del Novecento sia per il pensiero di Keynes, lo studioso di economia perfezionò l’elaborazione teorica di alcuni principi fondamentali delle sue teorie economiche. Nel corso del 1929, infatti, gli Stati Uniti prima e l’Europa poi furono travolti da una crisi economica senza precedenti.

Questa crisi arrivò alla fine di un decennio durante il quale gli Stati Uniti avevano conosciuto un vero e proprio decollo economico e finanziario. Moltissimi statunitensi – sia privati cittadini sia aziende sia banche – avevano investito in borsa e l’economia statunitense era caratterizzata da una costante crescita. Wall Street, la via in cui ha sede la borsa di New York, divenne il simbolo della prosperità degli Stati Uniti.

Alcuni segnali avevano anticipato la crisi economica:

  • Nel mondo agricolo e nel mondo industriale si andò incontro a una crisi di sovrapproduzione. La quantità delle merci prodotte (l’offerta) era dunque superiore alla domanda proveniente dai consumatori. I settori primari e secondari, cioè l’agricoltura e l’industria, dopo circa un decennio di crescita, furono attraversati da una fase di crisi. Alla saturazione dei mercati corrispose un notevole abbassamento dei prezzi, indici di una contrazione dei consumi e della domanda.
  • Dal 1928 aumentarono notevolmente le vendite dei titoli di borsa che cominciarono a essere svalutati.
Luglio, 1944: Keynes partecipa alla Conferenza di Bretton Woods al Mount Washington Hotel (New Hampshire)
Luglio, 1944: Keynes partecipa alla Conferenza di Bretton Woods al Mount Washington Hotel (New Hampshire) — Fonte: getty-images

Dopo un decennio di speculazione finanziaria, cioè di un notevole acquisto di titoli azionari da parte di banche, di cittadini che investivano nella borsa i loro risparmi e di aziende, molte delle quali erano al tempo stesso quotate in borsa, si cominciò ad acquistare di meno e in particolare coloro che avevano acquistato titoli cercarono progressivamente di venderli. Soprattutto l’aumento delle vendite dei titoli creò un effetto a catena: le azioni perdevano progressivamente valore e dunque i proprietari cercavano di venderle il prima possibile per ridurre la perdita economica.

Questo comportamento, registrabile su larga scala, provocò un crollo del valore dei titoli azionari. La corsa alle vendite ebbe uno dei suoi picchi il 24 ottobre 1929, noto come giovedì nero, quest’ultimo termine finalizzato a qualificare la gravità della situazione che si stava vivendo a Wall Street. Gli effetti disastrosi non si fecero attendere: i risparmi accumulati nel corso di una vita vennero annullati nel corso di pochi giorni, diverse aziende persero i loro capitali accumulati e furono costrette a licenziare e a chiudere, molte banche fallirono.

Da tale situazione catastrofica economica deriva l’espressione Grande Depressione, contrassegnata da disoccupazione, povertà, fallimenti di banche e industrie. La crisi non investì solo la prima potenza economica mondiale, gli Stati Uniti, ma da qui dilagò a macchia d’olio, fino al Sud America e in Europa, in particolare in Inghilterra e in Germania.

5Il New Deal del presidente Roosevelt e Keynes

Una risposta efficace agli effetti devastanti della crisi economica si ebbe solo a partire dall’elezione alla presidenza degli Stati Uniti del democratico Franklin Delano Roosevelt, vincitore delle elezioni nel 1932. Egli decise di abbandonare la politica del pareggio di bilancio che mirava a equilibrare gli introiti delle casse dello Stato con le spese compiute dal medesimo e mise in atto una serie di provvedimenti che diedero il via a un nuovo corso (New Deal) in campo economico. 

Tratti caratteristici della politica economica di Roosevelt furono l’intervento dello Stato nell’economia e un forte sostegno alla domanda attraverso un aumento della spesa pubblica.

Roosevelt fu profondamente influenzato dall’insegnamento di Keynes. Lo studioso inglese ebbe modo di approfondire e perfezionare la sua dottrina economica proprio studiando il fenomeno della Grande Depressione. I principi del suo pensiero trovarono una completa teorizzazione nell’opera del 1936 Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta.

I nuclei fondanti della teoria economica di Keynes erano i seguenti:

  • Il capitalismo va regolamentato, poiché domanda e offerta non creano autonomamente una situazione di equilibrio che va invece raggiunta attraverso un intervento dello Stato finalizzato a controllare la produzione e il livello di occupazione.
  • Lo stato deve intervenire per sostenere la domanda, cioè per mettere i consumatori nella condizione di comprare merci e servizi.
  • Lo Stato deve quindi aumentare la spesa pubblica, anche a costo di accrescere il debito pubblico, per garantire i servizi essenziali ai cittadini, fare prestiti ai privati e alle imprese, combattere la disoccupazione e fornire dei sussidi ai poveri e ai disoccupati.
  • Svalutare la moneta è una misura che può rivelarsi funzionale ad aumentare le esportazioni e gli investimenti produttivi fatti dagli imprenditori. La svalutazione è dunque non un segnale necessariamente di crisi, ma una tappa di un percorso finalizzato alla ripresa economica.

6Cos’è l’economia keynesiana?

1925: il matrimonio di John Maynard Keynes e della ballerina russa Lydia Lopokova
1925: il matrimonio di John Maynard Keynes e della ballerina russa Lydia Lopokova — Fonte: getty-images

Col termine di economia keynesiana si indicano non solo le teorie macroeconomiche di Keynes, ma anche le politiche economiche che vi si richiamano, facendo ricorso a interventi anticiclici per prevenire o attenuare gli effetti delle crisi ricorrenti a cui erano andate incontro le economie di mercato non regolate.

L’economia keynesiana si propone di utilizzare la spesa pubblica come strumento per stimolare la domanda in queste congiunture evitando perciò che la contrazione dei salari o la loro perdita si traduca in una compressione dei consumi.

È un modello economico a cui attinsero soprattutto le democrazie occidentali dopo la fine della Seconda guerra mondiale quando le diverse correnti ispirate alle teorie di Keynes si affermarono come le più influenti fino agli anni Settanta quando, nel mondo anglosassone, si registrò un ritorno a dottrine e politiche economiche di ispirazione liberale.