John Dewey: biografia, pedagogia e libri

John Dewey: biografia, pedagogia e libri A cura di Giulia Guadagni.

Biografia, pensiero e pedagogia di John Dewey, filosofo e pedagogista americano che, con le sue teorie ed i suoi libri, ha profondamente influenzato il sistema educativo americano

1John Dewey: profilo intellettuale e biografia

John Dewey (1859-1952), 1920: filosofo americano
John Dewey (1859-1952), 1920: filosofo americano — Fonte: getty-images

Dewey è uno dei più importanti intellettuali statunitensi del suo tempo, eclettico e influente. Per più di sessant’anni, prima da studente e poi da professore e studioso, è stato protagonista della vita accademica americana, cambiando più di cinque università (dall’Università del Vermont, alla quale si iscrisse a soli quindici anni, alla Columbia di New York, nella quale concluse la sua lunga carriera).  

Celebre soprattutto come filosofo e teorico della pedagogia, si è occupato e ha scritto anche di psicologia, politica, etica, religione, arte e logica. Ha viaggiato in tutto il mondo, per tenere conferenze e discutere le proprie teorie, ed è intervenuto su alcune questioni politiche cruciali del suo tempo, come l’ingresso degli Stati Uniti nella prima guerra mondiale.  

Dewey nasce lo stesso anno in cui Darwin pubblica L’origine delle specie e cresce nel Vermont. A ventitré anni, lasciata la sua città sulle coste del lago Champlain, si iscrive alla John Hopkins University di Baltimora. Lì il giovane Dewey acquisisce la sua prima formazione filosofica sotto la guida dei neohegeliani George Morris e Stanley Hall. Nella stessa università insegna anche Peirce, ma inizialmente Dewey, che pure sarebbe divenuto uno dei principali esponenti del pragmatismo, non frequenta i suoi corsi. 

Nel 1886 sposa Alice Chipman e lui stesso racconta di aver iniziato a interessarsi di pedagogia e di educazione osservando e occupandosi dei loro sei figli. 

University of Michigan di Ann Arbor
University of Michigan di Ann Arbor — Fonte: istock

Dopo aver trascorso dieci anni all’Università del Michigan, nel 1894 Dewey è nominato direttore della facoltà di filosofia, psicologia e pedagogia dell’Università di Chicago. Lì rimane per un altro decennio, durante il quale pubblica alcuni dei suoi libri più importanti e mette a punto i principali elementi della sua teoria pedagogica.

A Chicago Dewey fonda una scuola elementare, la Laboratory School (conosciuta anche come Dewey School) che in pochi anni attrae numerosi studenti e che diventa un modello internazionale di scuola attiva. La fondazione e direzione di una scuola è un fatto curioso, insolito per un professore universitario, e ci ricorda che per Dewey filosofia, pedagogia e pratica non possono mai essere separate: non è possibile formulare una buona teoria pedagogica senza sperimentarla nel concreto funzionamento di una scuola. 

Anche a causa di alcuni contrasti con il rettore sulla gestione della scuola, Dewey lascia Chicago nel 1904. L’anno dopo viene chiamato come professore di filosofia alla Columbia, si trasferisce a New York dove rimane per i successivi cinquant’anni

2Filosofia di Dewey

Sanders Peirce (1839-1914), 1870
Sanders Peirce (1839-1914), 1870 — Fonte: getty-images

Dewey è uno dei più importanti rappresentanti del pragmatismo americano, una tradizione filosofica inaugurata da Charles Sanders Peirce e William James negli anni Settanta dell’Ottocento. La tesi centrale del pragmatismo è che il significato non consiste in un pensiero, un’idea o una definizione, bensì in un’azione, un “abito”, nel lessico dei pragmatisti. Il significato è una disposizione ad agire. L’idea di un oggetto coincide con l’idea dei possibili effetti di quell’oggetto.

La regola pragmatica formulata da Peirce recita: «considerate quali effetti che possono concepibilmente avere portate pratiche, noi pensiamo che l’oggetto della nostra concezione abbia. Allora la concezione di questi effetti è l’intera nostra concezione dell’oggetto». Secondo il pragmatismo, le verità e i significati non esistono indipendentemente dalle pratiche che li coinvolgono, dall’accordo tra le persone, dalle conseguenze che hanno.

La filosofia di Dewey è una particolare versione del pragmatismo, che lui stesso chiama “strumentalismo” e che è ispirata sia a Peirce che a James. In particolare, Dewey fa sua la tendenza pragmatista a privilegiare il futuro rispetto al passato, a considerare gli effetti più che cause, i risultati piuttosto che le origini. Secondo Dewey, quindi, le idee sono ciò che ci permette di organizzare le nostre future esperienze e osservazioni. Le idee e le teorie non sono descrizioni, né rappresentazioni della realtà, sono invece strumenti per agire nel nostro ambiente.

3Pedagogia di Dewey

William James (1842-1910). Filosofo e psicologo americano
William James (1842-1910). Filosofo e psicologo americano — Fonte: getty-images

Come scrive in Esperienza e educazione (Experience and education, 1938), un’opera tarda in cui riassume gli elementi essenziali della sua teoria pedagogica: «i principi generali della nuova educazione non possono risolvere di per sé nessuno dei problemi dell’effettiva e pratica gestione delle scuole progressive». Teoria e pratica educativa non possono essere tenute separate. Dewey ha sempre seguito con coerenza questo principio dedicandosi contemporaneamente alla ricerca e alla direzione della Laboratory School, scrivendo, insegnando e partecipando attivamente alla vita pubblica.

Il principio secondo cui la teoria non può mai essere separata dalla pratica è centrale anche nel progetto educativo di Dewey, il cui elemento essenziale è che si impara facendo. Nelle scuoledeweyane” gli studenti non stavano seduti al banco ad ascoltare, ma cucinavano, cucivano, lavoravano il legno e il ferro, costruendo insieme gli strumenti che servivano alle diverse attività.

La matematica, la chimica, la biologia e la letteratura, tutto secondo Dewey può e deve essere «tratto dal materiale che rientra nell’ambito dell’ordinaria esperienza quotidiana». La conoscenza, non solo non si può acquisire senza la pratica, senza l’azione, ma è anch’essa un’attività, una pratica.

Un altro elemento chiave della teoria pedagogica, ma anche della filosofia deweyana è l’esperienza, una parola che appartiene alla tradizione filosofica fin dalle origini. Dewey propone una nuova definizione di esperienza. Contro l’empirismo classico, sostiene che l’esperienza non sia una successione di dati sensoriali, e contro la psicologia sperimentale afferma che è impossibile scomporre l’esperienza in momenti successivi e distinti, così come è impossibile separare nettamente l’individuo dall’ambiente e lo stimolo dalla risposta.

L’esperienza, secondo Dewey è un processo e non il risultato statico e determinato di un accumulo di sensazioni o informazioni acquisite. L’esperienza è un processo in cui non si può distinguere esattamente fra soggetto dell’esperienza e oggetto esperito. È un processo nel quale individui e ambiente si determinano e si modificano reciprocamente. Infine, secondo Dewey, non si dà esperienza isolata, sia nel senso che le esperienze sono sempre legate tra loro in un continuum, sia nel senso che l’esperienza è un fatto sociale, mai solo individuale.

Francobollo da 30 cent raffigurante John Dewey
Francobollo da 30 cent raffigurante John Dewey — Fonte: istock

Filosofia, politica, educazione, scienza... tutti questi campi del sapere e del fare sono legati. Infatti, Dewey non ha scritto libri di sola filosofia o di sola pedagogia, ma opere organiche, in cui discute di entrambe insieme. Allo stesso modo, la pedagogia e la politica non sono mai separate. I progetti educativi hanno sempre una vocazione politica e la scuola stessa è un luogo rilevante per lo sviluppo politico della società.

In particolare, secondo Dewey, la scuola deve essere democratica e deve educare alla cittadinanza e alla partecipazione. 

La dimensione politica dell’educazione è evidente nel titolo dell’opera che sarebbe divenuta un manifesto dell’attivismo, un vero bestseller e un simbolo del progressismo americano: Scuola e società; così come in Democrazia e educazione, il trattato pedagogico-filosofico più organico e completo tra le opere deweyane.

Dewey sostiene che la scuola sia parte integrante della società e debba contribuire alla vita politica collettiva, in particolare formando i futuri cittadini alla democrazia. Non solo la scuola deve educare alla democrazia, ma il regime democratico stesso, secondo Dewey, oltre a essere una forma di governo, è una forma di educazione personale e sociale.

4Libri di Dewey

Dewey ha scritto numerosi libri, articoli e saggi. Alcuni tra i più importanti, oltre a quelli già citati, sono:

  • 1897, My pedagogic creed (pubblicato in italiano con il titolo Il mio credo pedagogico), manifesto dell’attivismo, esposizione incisiva della pedagogia deweyana, scritto negli anni di Chicago e dell’esperienza della Laboratory School.
  • 1910, How we think (Come pensiamo), opera teorica e metodologica nella quale Dewey indaga cosa sia il pensiero e come la scuola possa educarlo.
  • 1925, Experience and nature (Esperienza e natura), opera tarda di Dewey nella quale sono ripresi i temi fondamentali dello strumentalismo e della filosofia dell’esperienza.