Jean-Paul Sartre: biografia, pensiero e opere del filosofo francese

Jean-Paul Sartre: biografia, pensiero e opere del filosofo francese A cura di Laurène Suau.

Vita e pensiero di Jean-Paul Sartre, filosofo e scrittore francese, rappresentante dell'esistenzialismo e sostenitore del materialismo storico

1Vita e pensiero di Jean-Paul Sartre (1905 - 1980)

1.1La giovinezza

J.P. Sartre
J.P. Sartre — Fonte: getty-images

 

Jean-Paul Sartre nacque a Parigi nel 1905 da una famiglia borghese. A soli quindici rimase orfano di padre, crebbe “solo tra un vegliardo e due donne” e durante l’infanzia il nonno materno lo avvicinò allo studio e alla letteratura.
Allievo brillante, si stabilì nella città di La Rochelle per via delle seconde nozze della madre con un polytechnicien, in seguito si trasferì a Parigi dove terminò il liceo Henri IV. 
Dopo gli studi all’Ecole Normale supérieure, nel 1929 ottenne il primo posto dell’“agrégation” di filosofia e conobbe Simone de Beauvoir, la futura compagna filosofa.  

 

1.2Filosofo e uomo di lettere

Sartre a passeggio per Parigi
Sartre a passeggio per Parigi — Fonte: getty-images

Sartre insegnò filosofia in diversi licei fino al 1945. Al termine della seconda guerra mondiale, si dedicò esclusivamente alle sue opere filosofiche e letterarie: “faccio, farò dei libri; ce n’è bisogno, e serve, malgrado tutto”. 

1.3L'esistenzialismo in Sartre

In ogni libro, Sartre presenta un problema che lo angoscia : Come scappare dall’assurdo? Come non rinchiudersi nei libri e agire? Come incontrare l’altro? I romanzi La Nausea (1938) e I cammini della libertà (1945-1949) sollevarono il problema dell’esistenza.
La guerra evidenziò più che mai la necessità dell’impegno, di un esistenzialismo attivo e umanista. Nel 1945 fondò una rivista Les Temps modernes che sintetizza le tre esperienze che furono fondamentali nella sua vita: 

  • La filosofia
  • La letteratura
  • La politica

Influenzato dalla filosofia tedesca e dal marxismo, il suo esistenzialismo si percepisce in due saggi: L’Essere e il Nulla nel 1943 e La critica della ragione dialettica nel 1960. 

La condizione di abbandono dell’uomo nel mondo, si presenta come fondamento dell’assoluta responsabilità alla quale nessuno può sottrarsi. L’uomo ha la responsabilità totale della propria esistenza, delle proprie scelte. 

1.4L'importanza del teatro in Sarte

Sartre abbandonò il romanzo nel 1949. Attraverso Il teatro riuscì a trasmettere al meglio il suo pensiero filosofico:

  • Le mosche (1943) introduce la questione politica della Resistenza.
  • A porte chiuse (1944) tratta della difficoltà di convivere con gli altri, “l’inferno sono gli altri”. Ѐ la pièce più famosa e recitata di Sartre.
  • Le mani sporche (1948) è un’opera teatrale sul fine e i mezzi nell’azione politica. La sua rappresentazione suscitò polemiche e violenti attacchi da parte del Partito Comunista Francese, al punto di convincere Sartre a ritirare il permesso per la messa in scena.

"Se sei triste quando sei solo, probabilmente sei in cattiva compagnia". J.P. Sartre

2Sartre uomo d'azione

2.1Il ruolo politico dello scrittore

Dopo l’anno 1945, la letteratura fu eclissata dalla politica. Nel saggio Che cos’è la letteratura? Sartre si interrogava sul ruolo dello scrittore e concludeva dicendo che scrivere deve essere un impegno, la letteratura può diventare un importante strumento politico. 

2.2Il tempo delle polemiche

Sartre litigò con Albert Camus, collaboratore e amico, dopo la pubblicazione del saggio di Camus L’uomo in rivolta. Disapprovò le invasioni sovietiche in Ungheria (1956) e Cecoslovacchia (1968), ebbe avvicinamenti e rapporti con la Cina maoista, visitata nel 1955 con Simone de Beauvoir, e più tardi con Cuba castrista.   

Sempre in prima linea per prendere posizione sui problemi politici dell'epoca, Sartre si schierò contro la politica francese in Algeria ed entrò a far parte del Tribunale Russell a riguardo dei crimini americani in Vietnam, nel 1968 approvò l’insurrezione studentesca. 

Attentato dell'OAS in a Parigi l' 1.11.1961 dopo manifestazione contro il razzismo a cui partecipò Sartre
Attentato dell'OAS in a Parigi l' 1.11.1961 dopo manifestazione contro il razzismo a cui partecipò Sartre — Fonte: getty-images

Richiamato più volte dalle autorità senza mai esserne preoccupato: “Non si imprigiona un Voltaire” diceva De Gaulle nei sui confronti. Nel 1962 riuscì a salvarsi nel suo appartamento da un attentato dall’ OAS. Nel 1964 rifiutò il Premio Nobel per la letteratura, per via del socialismo e perché non voleva “trasformarsi in un’istituzione”.   

Un principio di autobiografia Le Parole fu pubblicato nel 1963.   

2.3Gli ultimi anni

Quasi cieco, incapace di leggere e di scrivere, si dedicò a progetti di interviste (raccolte in Situations IX e X) e libri-dialoghi.  Dopo un lungo declino fisico, morì di edema polmonare a Parigi, il 15 aprile 1980. L’evento ebbe una risonanza mondiale, durante il suo funerale presenziarono circa cinquantamila persone.

Sartre è l’autore francese sul quale si pubblicano più articoli, libri e tesi nel mondo.

3Le opere di Sartre

3.1La Nausea (1938): trama e significato

La stesura di questo romanzo è durata sei anni, dal 1931 al 1937. All’inizio era intitolato Melancholia, dall’opera pittorica di Albrecht Dürer. Ma il titolo finale fu imposto dalla casa editrice dopo un rimaneggiamento importante del manoscritto.
Sartre mescola con virtuosità gli elementi di una riflessione filosofica con un racconto ricco di suspense.
La trama: Antoine Roquentin scrive un diario per “voir clair” (“vederci chiaro”, capire meglio il senso della sua vità). Ѐ a Bouville per condurre studi su un avventuriero del XVII secolo. Qui prova un senso di contingenza, capisce di essere inutile, usa la parola “nausea” per definire questa strana sensazione. Quest’esperienza si accompagna con un degrado parallelo del suo rapporto con gli altri.
Il lettore è come rinchiuso nell’identità del narratore e del personaggio, si ritrova nella coscienza di Roquentin, anche durante i suoi attacchi di delirio. 

3.2Il teatro di Sartre

Nelle due opere Les Mouches e Huit clos Sartre mette in scena:

  • la condanna dell’uomo a una libertà assoluta, perché l’esistenzialismo sartriano è ateo
  • una visione pessimista dei rapporti con gli altri

Si collegano all’esposizione teorica che Sartre faceva nel L’Être et le Néant(l’Essere e il Nulla) nel 1943.

  • Le mosche (1943)

    Questo dramma è una riscrittura delle Coefore di Eschilo con la filosofia esistenzialista, tratta il tema della libertà in quanto responsabilità e impegno. 

    I temi principali sono: 

    • La libertà
    • La scelta esistenziale e la responsabilità
    • Il rapporto tra l’agire del singolo e la collettività

    Prima opera teatrale di Sartre che possiamo interpretare innanzitutto nella Parigi occupata dai nazisti: è un grido di rivolta nella Francia occupata, è sicuramente una metafora del regime collaborazionista di Vichy (resistenza interiore con il personaggio Electre e resistenza esteriore con Oreste, le mosche come simboli del senso di colpa che i collaboratori mantenevano dai francesi). 

    Al di là dell’interpretazione immediata, Le Mosche propongono una riflessione sulla libertà, in particolare sull’atto fondatore dell’esistenza. Oreste è fiero perché ha trovato un senso alla sua vita, compiendo un atto che lo distingue dagli altri, un atto pienamente autonomo e quindi libero. La sua espressione di libertà individuale a un valore sociale nella liberazione dell’oppressione. 

    Questo dramma ha ricevuto una tiepida accoglienza mentre A porte chiuse conobbe un successo mondiale dopo la fine della guerra. 

  • A porte chiuse (1944)

    Ѐ una pièce con un atto unico nella quale Sartre dimostra che: 

    • l’uomo esiste sotto lo sguardo dell’altro
    • gli uomini si giudicano dalle azioni

    La trama
    Tre personaggi sono riuniti in un salotto borghese, senza finestre né specchi, per motivi diversi: un unico uomo, Garcin, disertore, Ines una donna omosessuale e consapevole del luogo in cui si trova, e poi Estelle, l’infanticida. Ines capisce in effetti prima di tutti di essere all'inferno. Tutti tre sono condannati a vivere insieme. Fanno i conti con le loro azioni e il modo in cui esse sono state percepite dagli altri. Da qui la frase più famosa dell’opera “L’enfer, c’est les autres”, esistiamo attraverso il giudizio degli altri, e sono la loro percezione di noi a definirci.