Jean-Jacques Rousseau: biografia, pensiero e opere

Jean-Jacques Rousseau: biografia, pensiero e opere A cura di Chiara Colangelo.

Vita e pensiero di J.J. Rousseau, filosofo e scrittore svizzero autore tra gli altri de Il contratto sociale e L'Emilio. Studiò il concetto di uguaglianza degli individui e di come si crea la disuguaglianza

1Vita e opere di Rousseau

Jean-Jacques Rousseau, ritratto da giovane. Scrittore, filosofo e compositore svizzero
Jean-Jacques Rousseau, ritratto da giovane. Scrittore, filosofo e compositore svizzero — Fonte: getty-images

Jean-Jacques Rousseau nasce a Ginevra nel 1712 e, in seguito alla morte della madre, sopraggiunta subito dopo il parto, e di quella del padre, dall’età di 10 anni viene affidato alle cure di un pastore. Si appassiona allo studio e alla lettura ma, ben presto, è costretto a lavorare come apprendista incisore. Poco più che adolescente decide, così, di abbandonare Ginevra per una vita più fortunata e avventurosa. 

Nella sua vita errante e disordinata trova un porto sicuro, come ospite presso Madame de Warens, vicino Chambery. Tra i due nasce un’amicizia affettuosa, che si tramuta presto in una relazione amorosa. Rousseau si dedica allo studio della filosofia, della scienza, della matematica. Tra il 1732 e il 1742 la sua vita sembra prendere una piega più tranquilla e convenzionale. 

Ma, nel 1742 la relazione con la donna si tinge di tinte negative e per Jean-Jacques Rousseau inizia, nuovamente, un periodo turbolento e nomade. Dapprima è a Parigi, dove entra in contatto con gli ambienti culturali del tempo e con i pensatori più illustri della capitale. Conosce quindi una giovane ricamatrice, Therese Levasseur, con cui intraprende una relazione e da cui ha cinque figli. Soltanto in questo periodo Rousseau acquisisce fama e notorietà. Partecipa, infatti, e vince un concorso bandito dall’Accademia di Digione sul tema “se il progresso delle scienze e delle arti abbia contributo a purificare i costumi”. 

Rousseau incontra Madame de Warens, 1732. Incisione di Leloir
Rousseau incontra Madame de Warens, 1732. Incisione di Leloir — Fonte: ansa

Nasce così, nel 1750, il suo Discorso sulle scienze e sulle arti. Cinque anni dopo, in occasione di un altro concorso bandito dalla stessa Accademia, scrive il Discorso sull’origine e i fondamenti della disuguaglianza tra gli uomini. Ma Rousseau non è a suo agio tra i salotti parigini e preferisce rifiutare una pensione regia per comporre opere teatrali

Lascia Parigi e si rifugia, da amici, vicino alla capitale. È il periodo più fecondo per il filosofo, che partorisce i sui più grandi capolavori: il Contratto sociale (1762) e l’Emilio (1762). Ma la notorietà è accompagnata da grandi reazioni critiche nei suoi confronti sia da parte dell’ambiente illuminista sia da quello religioso. I suoi scritti vengono bruciati e censurati. La sua casa in un paesino svizzero viene addirittura presa a sassate e Rousseau viene appellato, come lui stesso riferisce, “l’Anticristo”

Ricominciano i viaggi e, intanto, la salute psichica e fisica di Jean-Jacques Rousseau peggiora. Alla fine si ristabilisce a Parigi dove sposa, dopo 23 anni, Therese e vive in povertà in uno squallido appartamento. Qui scrive le Confessioni, la sua meravigliosa autobiografia pubblicata postuma per suo volere.  

Muore per un’emorragia, nel 1778 a Ermenonville, ospite di un marchese suo amico. Sedici anni dopo, in seguito agli eventi della Rivoluzione francese, il suo corpo viene traslato nel Pantheon di Parigi, accanto a quelle che erano considerate le personalità più importanti della nazione.  

2I Discorsi di Rousseau: l'origine della disuguaglianza

Busto di Rousseau. Opera conservata al Museo del Louvre a Parigi
Busto di Rousseau. Opera conservata al Museo del Louvre a Parigi — Fonte: ansa

Come già detto in precedenza, lo scritto che ha conferito fama e notorietà al giovane Rousseau fu il Discorso sulle scienze e sulle arti. I banditori del concorso dell’Accademia di Digione si aspettavano di vedere riconosciuto come vincitore un pensatore che avesse esaltato il ruolo della scienza e dell’arte nel processo di civilizzazione dell’uomo. Rousseau, al contrario, conscio di essere una mosca bianca tra gli intellettuali del tempo, scrisse che scienze e arti avevano irrimediabilmente corrotto l’uomo in quanto “non si sa più mostrarsi come si è”.  

La civiltà aveva messo davanti all’ “essere”, l’ “apparire” e aveva reso l’uomo debole, schiavo dei vizi e lontano dalla verità. I comportamenti naturali, votati alla spontaneità e alla virtù, erano stati abbandonati in nome di “una vile e ingannevole uniformità e tutti gli spiriti sembrano usciti dallo stesso stampo”. Ma era mai possibile incolpare la scienza e l’arte di una simile decadenza?  

Nelle sue meditazioni, Rousseau ripensa ad una nuova scala di priorità: era la ricchezza la causa primaria di tutti i mali e le nefandezze. Nasce così il Discorso sull’origine e sulla disuguaglianza tra gli uomini, con cui corregge e amplia il suo precedente punto di vista. Sarà bene soffermarsi maggiormente su questo secondo Discorso, e notare sin da subito come se, da una parte, la visione di Rousseau si collochi nel solco di una tradizione filosofica a lui precedente, dall’altro, la rinnovi e la modifichi integralmente. Il ragionamento di Rousseau, infatti, è duplice e teso a dimostrare:  

  1. La sostanziale uguaglianza degli individui in natura.
  2. La disuguaglianza dell’uomo nella società civile.

L’individuo primitivo, all’interno dello stato di natura, era fondamentalmente felice, in quanto: 

  • aveva pochi ed elementari bisogni (mangiare, dormire e accoppiarsi) che facilmente riusciva a soddisfare;
  • era autonomo e indipendente, in quanto bastava a se stesso e aveva con gli altri individui solo rapporti estemporanei;
  • era ingenuo, “buono” e non conosceva l’educazione, la scienza e nessuna forma d’istruzione.
Ritratto di Jean-Jacques Rousseau
Ritratto di Jean-Jacques Rousseau — Fonte: ansa

Nello stato di natura, dunque, vigeva una uguaglianza tra tutti gli individui, in quanto “tutti si nutrono degli stessi alimenti, vivono alla stessa maniera e fanno esattamente le stesse cose”. Ma cosa è successo poi? In che modo e perché la disuguaglianza è diventata, a parere di Rousseau, la cifra caratteristica della società civile? 

Secondo il filosofo, è stato innanzitutto il bisogno a far uscire l’uomo, che al contrario degli animali ha la capacità di mutare per migliorare se stesso, dalla sua condizione primitiva. Le difficoltà ambientali, la fatica di doversi riparare dalle aggressioni degli animali, le carestie e le alluvioni hanno spinto l’uomo ad associarsi. Nasce l’istituto della famiglia e, pian piano, si sviluppano il linguaggio e si apprendono nuove capacità (come la pesca e la caccia). 

A questo cambiamento, però, ne segue un altro, estremamente più radicale e nefasto: nascono l’agricoltura, la spartizione delle terre e, infine, la proprietà privata. È proprio la nascita della proprietà privata a sancire l’affermazione della disuguaglianza degli uomini.  

La prima vera divisione tra gli individui è quella tra ricchi e poveri, e con essa nascono la sottomissione, le guerre. Per uscire dallo stato di guerra, gli uomini decidono di sottomettersi, quindi, ad un potere superiore, quello dello Stato che, con le sue leggi (tra cui soprattutto quella che difende la proprietà privata), non fa altro che legittimare e rendere perenne la perdita della libertà, la disuguaglianza e la sopraffazione dell’uomo sull’uomo. Scrive Rousseau: “tutti corsero incontro alle loro catene, credendo di assicurarsi la libertà”.

3Rousseau ed Il contratto sociale: significato e spiegazione

Jean-Jacques Rousseau
Jean-Jacques Rousseau — Fonte: getty-images

Ma, scrive Rousseau: “Allora? Dobbiamo distruggere la società, sopprimere il tuo e il mio e tornare a vivere con gli orsi nelle foreste?”. La risposta che offre il filosofo è quanto di più lontano ci sia da un agognato ritorno alla vita primitiva. Infatti, a suo parere, l’uomo “dovrebbe benedire continuamente l’istante felice che lo strappò per sempre da quelle sue condizioni primitive e che di un animale stupido e limitato fece un essere intelligente”. 

In che modo, dunque, correggere le storture della società civile e ritornare a quella libertà e uguaglianza di cui si godeva nello stato di natura? Per rispondere a tale interrogativo mirante a rifondare una nuova comunità politica, Rousseau decide di scrivere il Contratto sociale. Ma cos’è e in cosa consiste questo contratto? 

Secondo Rousseau, gli individui, per vedere tutelata la loro persona e i loro beni, devono sottoscrivere un patto

  • Attraverso questo patto, l’individuo (l’io particolare) decide di cedere tutti i suoi diritti alla comunità per ricevere la nuova qualifica di membro del tutto (io comune).
  • L’adesione all’io comune è dunque il frutto di una scelta autonoma, libera, avente lo scopo di tutelare tutti i contraenti.
  • Tale finalità è garantita dal fatto che la volontà di questo nuovo corpo politico (detto anche “popolo” o “Stato”) è detta “generale”, tende al bene collettivo e si distingue dalla semplice somma delle singole volontà particolari.

Come si esercita tale volontà generale? Secondo Rousseau la sua funziona prioritaria è quella di ratificare le leggi. La sovranità (cioè il potere legislativo), dunque, appartiene al popolo e al popolo soltanto, e non può in alcun modo essere delegata a rappresentanti o funzionari.   

Rousseau si fa, dunque, portavoce della democrazia diretta, accettando però il principio secondo cui il potere esecutivo può essere demandato ad un governo (monarchico, aristocratico o democratico) che agisce in nome e per conto del popolo.   

4L'Emilio di Rousseau: analisi e commento

L'Emilio di Rousseau: illustrazione per l'edizione del 1777
L'Emilio di Rousseau: illustrazione per l'edizione del 1777 — Fonte: ansa

Così come nel Contratto sociale Rousseau offriva la sua ricetta per rifondare una nuova comunità politica, nell’Emilio il filosofo si occupa del ritorno del singolo individuo alla sua natura originaria. A suo parere le storture dell’individuo “artificiale” frutto della civiltà vanno corrette, in primo luogo, riformulando l’educazione pedagogica. L’opera ripercorre la storia, dal primo anno di età al matrimonio, di un individuo di sesso maschile. 

L’educazione del “nuovo uomo”, secondo Rousseau, deve essere in primo luogo di tipo negativo e consistere cioè: 

  • nella centralità del bambino all’interno del processo educativo;
  • nella totale mancanza di imposizioni e costrizioni ma, al contrario, nella valorizzazione dell’acquisizione spontanea di conoscenze;
  • nel sostegno esterno del precettore che, in qualità di “agevolatore”, attraverso domande e pungoli, agevoli il ragionamento e il processo conoscitivo.

Inoltre, la conoscenza non si deve basare su nozioni ma deve essere guidata dall’osservazione, dall’esperienza personale, dalla spontaneità e dall’utilità che ne può derivare.