Jean Baptiste Le Rond d'Alembert e l'Illuminismo: biografia e pensiero

Jean Baptiste Le Rond d'Alembert e l'Illuminismo: biografia e pensiero A cura di Elisabetta Garieri.

Vita e pensiero filosofico di d'Alembert, enciclopedista e fisico francese tra gli intellettuali più di spicco dell'Illuminismo.

1Jean Baptiste d’Alembert: biografia e opere

Jean le Rond d'Alembert
Jean le Rond d'Alembert — Fonte: getty-images

È raro leggere il nome di Jean Baptiste Le Rond d’Alembert scritto per esteso e slegato da quello di Denis Diderot, che assieme a lui diresse i lavori dell’opera simbolo dell’Illuminismo: l’Enciclopedia o dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri

Chi scommetterebbe che “Le Rond” è un trovatello, lasciato nel 1717 sulla scalinata della cappella di Saint-Jean-le-Rond, da cui prese il nome, per aggiungerci in seguito quello, da lui scelto, di “d’Alembert”? Eppure, come altri intellettuali di spicco dell’epoca, era di umili origini, perché figlio illegittimo della letterata Madame de Tencin e di un uomo dall’identità incerta, probabilmente il generale Destouches, che al contrario della madre non lo perse mai di vista, provvedendo “da lontano” alla sua educazione. 

Noto per essere un uomo fedele – visse fino ai cinquant’anni a pensione dalla stessa signora dove l’aveva sistemato il padre da piccolo e amò una sola donna – era di un’intelligenza versatile

Dopo il collegio, dove brillò per il suo commento all’Epistola ai romani di San Paolo, rifiutò di dedicarsi alla teologia, studiò diritto e divenne avvocato, per poi concentrarsi invece sulle scienze, in particolare sulla matematica

A soli ventun anni inviò all’Accademia delle scienze i suoi primi lavori di analisi e sulla rifrazione dei corpi solidi, fino a che non venne assunto, nella sezione di Astronomia, nel 1741. Νel 1743 pubblicò il fondamentale Traité de dynamique (Trattato sulla dinamica), contenente il principio che porta ancora il suo nome. Si occupò inoltre di meccanica dei fluidi, di acustica, astronomia e algebra

Era anche un assiduo frequentatore dei salotti parigini, dove riscuoteva successo per il suo talento nell’imitare gli attori dell’Opera. Amico di Voltaire, che l’aveva soprannominato “Protagora” per l’arte di filosofeggiare. 

Si stava già allontanando dalle scienze, nel 1751 fu chiamato, in quanto scienziato, a dirigere assieme a Diderot i lavori per l’Encyclopedie: tra il 1751 e il 1766 i due ne curarono diciassette volumi. Oltre a correggere le voci relative alla matematica, D’Alembert scrisse il Discours préliminaire (discorso preliminare), l’Avvertissement (avvertimento) del terzo volume, la dedica a d’Argenson e diverse voci, tra cui quella su Ginevra, che scatenò la polemica con Rousseau

Invisa alle autorità, l’Enciclopedia fu attaccata prima dai Gesuiti, contro i quali nel 1765 d’Alembert scrisse Sur la destruction des Jesuites (sulla distruzione dei Gesuiti), poi da altri detrattori e infine dallo stesso papa Clemente VII, che ne revocò il privilegio di stampa

Jean Le Rond d'Alembert e Federico Il Grande, Parigi 1874
Jean Le Rond d'Alembert e Federico Il Grande, Parigi 1874 — Fonte: getty-images

Intanto, nel 1759, d’Alembert scrisse il trattato Essais sur la société des gens de lettres et de grands (Saggio sulla società dei letterati e dei grandi), nel quale affrontava la questione della sussistenza degli intellettuali, dimostrandosi favorevole alla pratica del mecenatismo

Sebbene fosse sempre più portato a occuparsi di lettere e arti, rimase provato dagli attacchi e dalle polemiche che lo avevano coinvolto anche personalmente, in riferimento alle sue origini; così decise di esporsi di meno e smise di partecipare all’Enciclopedia. Morì nel 1783, rifiutando la visita del parroco, cosicché non venne data l’autorizzazione per il suo funerale in chiesa. 

2Jean Baptiste d’Alembert, scienziato e filosofo

L'arte di scrivere. Da Encyclopédie di Denis Diderot e Jean Le Rond d'Alembert
L'arte di scrivere. Da Encyclopédie di Denis Diderot e Jean Le Rond d'Alembert — Fonte: getty-images

Come si può essere scettici e avere dei principi? È la domanda che sorge spontanea di fronte al pensiero filosofico di d’Alembert, che si sviluppò in diretta continuità con la sua opera scientifica. Partendo dalla convinzione che ogni scienza, pur essendo tale, abbia la sua metafisica, tutte le sue ricerche erano volte al tentativo di chiarificare i concetti, per sbarazzarli delle «scorie metafisiche» e ridurli al minor numero possibile. 

Così, nello studio della dinamica per esempio, alla domanda se i corpi esteriori esistano, o se si tratti solo di un’illusione, d’Alembert risponde che in ogni caso c’è il sentimento della loro esistenza, ed è questo che conta. Allo stesso modo, per quanto riguarda la questione della libertà dal punto di vista filosofico, che essa sia reale o meno, comunque esiste, se ne abbiamo il sentimento. Si nota in questo approccio l’influenza di una dottrina presente all’epoca dei Lumi, il sensismo. «Devo cedere […] sottomettendomi ai miei sensi e al mio senno; e attraverso questa sottomissione cieca dimostro la mia disposizione scettica e i miei principi» affermò, spiegando la compresenza, nel suo pensiero, di scetticismo e principi.  

Il suo era d’altronde uno «scetticismo moderato», che non arrivava a compromettere il credo nella verità e l’esigenza di ricercarla tramite la ragione, con un procedimento che, dalla scienza alla filosofia, era più quello di “provare” che di “dimostrare”, tramite l’argomento della verosimiglianza. 

3Jean Baptiste d’Alembert e Il Discours préliminaire all’Enciclopedia

Apparso il primo luglio 1751, il Discours préliminaire di d’Alembert può essere considerato come una sorta di manifesto della filosofia dei Lumi. Il discorso dimostra quanto il progetto enciclopedico si fosse evoluto dall’idea iniziale – quando doveva essere una traduzione della Cyclopaedia inglese di Ephraim Chambers – al risultato finale. Mentre nel Prospectus Diderot chiariva i criteri dell’opera monumentale che stava prendendo vita, D’Alembert ne illuminava il senso profondo. 

Encyclopedie di Diderot e d'Alembert
Encyclopedie di Diderot e d'Alembert — Fonte: ansa

Secondo le sue parole, l’Enciclopedia conteneva «la quintessenza delle conoscenze matematiche, filosofiche e letterarie acquisite in vent’anni di studi» e proponeva un «sistema universale delle conoscenze umane». Ispirandosi alla filosofia empirista di Locke, al sensismo e a Newton, il discorso prende le distanze dal pensiero di Cartesio, al quale tuttavia rende omaggio, trattandolo come un “falso scettico”, perché nelle Meditazioni metafisiche finge solamente di dubitare.

Il discorso dimostra anche come il ruolo di D’Alembert sia stato quello di proporre la sua epistemologia, l’idea cioè di ridurre le conoscenze su ogni cosa a un numero esiguo di principi, per renderli più fecondi ed efficaci.  

4Jean Baptiste d’Alembert e la controversia con Rousseau

Anche d’Alembert scrisse alcuni articoli dell’Enciclopedia, per quanto la maggior parte vennero redatti da collaboratori i cui nomi sono rimasti in ombra. Il più famoso dei suoi articoli è senz’altro quello sulla città di Ginevra, che annunciava la prossima apertura di un teatro nella città svizzera, scatenando la polemica con Rousseau. Convinto che i teatri corrompessero i costumi, Rousseau guardava a Ginevra come una sorta di isola felice, non ancora intaccata dalla loro pessima influenza. 

Nel 1758 scrisse allora la Lettre à D’Alembert sur les spectacles (Lettera a D’Alembert sugli spettacoli): indirizzata ufficialmente a lui, aveva in realtà come destinatari anche Voltaire e Diderot, che secondo lui avevano influenzato d’Alembert nella redazione dell’articolo su Ginevra. Di fatto, in quel periodo Rousseau si apprestava a chiudere con i philosophes

Nel 1759 d’Alembert rispose alla lettera di Rousseau, sostenendo che il teatro può essere allo stesso tempo piacevole e utile. Lui pensava d’altronde che le arti non potessero corrompere i costumi, dal momento che l’uomo non è buono allo stato di natura – come pensava Rousseau – e non può essere corrotto perché la sua natura è già di per sé ambigua: può invece solo migliorare tramite la conoscenza, e se si togliessero arti e scienze dalla vita, all’uomo rimarrebbero solo i vizi. 

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