Jazz: storia e generi

Di Redazione Studenti.

Jazz: storia e generi. Storia del jazz, tipologie diverse di jazz, vocabolario utile sui termini musicali specifici. I protagonisti e le forme diverse del jazz

Il jazz

Storia e generi del jazz
Storia e generi del jazz — Fonte: getty-images

Il jazz è un genere musicale nato tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento negli Stati Uniti d’America ad opera di musicisti neri: le sue caratteristiche hanno influenzato moltissimi generi musicali negli anni a venire.

Tra le caratteristiche del jazz quella più evidente è la sua sonorità, così diversa e unica rispetto agli altri generi musicali. Ovvero?

Se nell’orchestra classica si cerca la massima uniformità tra gli strumenti, nel jazz invece i suoni restano “slegati” tra loro: ad emergere è infatti la personalità di ogni singolo musicista: il risultato è una sonorità eterogenea, poco amalgamata, molto vivace e brillante.

L'improvvisazione

La personalità dei singoli musicisti emerge soprattutto con l’improvvisazione, che permette ad ogni musicista di eseguire la melodia del brano secondo la sua sensibilità. Le note e il ritmo cambiano a piacere a seconda dell’ispirazione del momento; si hanno spostamenti di accenti (il cosiddetto ritmo sincopato) e cadenze solitamente molto marcate e forti.

Le voci non sono da meno: la tecnica dello scat permette al cantante di improvvisare la parte cantata con sillabe prive di significato che imitano il suono degli strumenti.

Le formazioni jazz

Le formazioni di jazz (costituite da sue sezioni: melodica e ritmica) più comuni sono:

  • il duo (pianoforte o chitarra con uno strumento a fiato o una voce)
  • il trio (batteria, contrabbasso e pianoforte o uno strumento melodico)
  • il quartetto o il quintetto (la stessa formazione del trio, più uno o due strumenti melodici)

Dai canti di lavoro al blues

Le origini del jazz risalgono alla scoperta dell’America, in seguito alla quale la richiesta di manodopera per le piantagioni di tabacco, cotone e canna da zucchero dei grandi proprietari terrieri porta alla tratta degli schiavi neri.

Dal Cinquecento e fino all’Ottocento, le navi negriere importano milioni di schiavi neri dall’Africa alle coste americane, costringendoli a penose condizioni di vita. Gli schiavi, in catene, lavorano nei campi di cotone, senza conoscere la lingua del Paese in cui si trovano, per ore e ore. Dal momento che i contatti con la società dei bianchi sono minimi, la cultura africana sopravvive nei racconti, nelle danze e nei canti tramandati dagli anziani.

Works songs, spirituals, gospel

Durante il duro lavoro nei campi gli schiavi intonano i work songs (canti di lavoro), consentiti dai proprietari terrieri perché contribuiscono ad alleviare la fatica e, sincronizzando il ritmo del canto con il movimento delle braccia, a rendere più produttivo il lavoro.

I neri trovano nella religione cristiana un motivo di speranza per la loro condizione: negli spirituals (canti spirituali) i testi sono di argomento sacro e nei gospel (letteralmente “parola di Dio”) i testi sono tratti dalle sacre scritture. Anche questi canti vengono spesso intonati durante il lavoro, presentano un ritmo marcato e la melodia viene prima intonata da un solista e poi ripresa dal coro.

L'abolizione della schiavitù

L’abolizione della schiavitù, che coincide con la fine della guerra civile americana (1861-1865), paradossalmente peggiora la situazione dei neri, costretti a vagare per le campagne e le città alla ricerca di lavoro una volta liberi da quello nei campi.

Questa condizione viene raccontata attraverso i canti blues, che hanno origine dai works song e dagli spirituals e nascono negli stessi luoghi: il Sud degli Stati Uniti, in particolare la zona del delta del Mississippi.

I musicisti neri, abituati alle scale africane pentafoniche, venendo a contatto con la musica dei bianchi hanno difficoltà a intonare le note a distanza di un semitono: dalle stonature del canto nasce allora la scala blues, caratterizzata dalle cosiddette blue notes, ovvero la terza e la settima nota della nostra scala maggiore abbassate di un semitono.

Il jazz classico

Durante la guerra civile americana si formano molte bande musicali militari, che si sciolgono poi alla fine del conflitto. Gli strumenti, abbandonati dai soldati, finiscono sul mercato a un costo molto basso. I neri iniziano a utilizzarli suonando i canti che conoscono.

Con gli strumenti imitano le inflessioni della voce dei canti blues: il timbro dello strumento è rauco e il ritmo vivace; la melodia viene suonata prima da tutti e poi ripetuta da ogni singolo musicista chela esegue attraverso l'improvvisazione con un assolo. Il musicista può quindi creare qualcosa di suo, che rispecchia il suo temperamento e la sua sensibilità.

Le prime band

Sul finire dell’Ottocento nascono nella città di New Orleans, importante porto fluviale del Mississippi, le prime band, inizialmente costituite da sette o otto strumenti: una o due cornette (uno strumento simile alla tromba ma più corta e larga), un clarinetto, un trombone, un violino.

La sezione ritmica è costituita da una chitarra o un banjo (strumento a corde a cassa rotonda), un basso tuba o un contrabbasso, una batteria. Ogni occasione può trasformarsi in un concerto.

Queste orchestrine ottengono un successo crescente che le porta ad uscire dai quartieri neri per suonare nei locali della città.

Nel 1917, durante la Prima guerra mondiale, molti locali di New Orleans vengono chiusi per ragioni di ordine pubblico e i musicisti sono costretti a spostarsi in città del Nord come Chicago dove l’industria automobilistica offre possibilità di lavoro. Qui nei locali notturni i musicisti sono molto richiesti.

A New York il quartiere di Harlem è largamente popolato da neri: si diffonde da qui la grande passione per il jazz, che coinvolge ben presto anche i musicisti bianchi.

All’originaria strumentazione della band si aggiungono la tromba, il pianoforte e i sassofoni; le grandi case discografiche cominciano a pubblicare brani di jazz.

Con l’aiuto della radio, che rende possibile la diffusione su scala nazionale, i jazzisti incontrano un notevole successo. Alla fine degli anni Venti nei locali notturni di New York e Chicago si possono ascoltare tutti i più grandi nomi del jazz di questo periodo:

  • il pianista Jelly Roll Morton
  • il trombonista Kid Ory
  • il clarinettista Sidney Bechet
  • il cornettista Bix Beiderbecke
  • il cantante e trombettista Louis Armstrong.

Dallo swing al bebop

Louis Armstrong
Louis Armstrong — Fonte: getty-images

Nel 1929 una grave crisi economica investe l’America. Molti locali notturni chiudono, al punto che grandi musicisti, fra cui lo stesso Armstrong, per poter continuare a lavorare, si trasferiscono temporaneamente in Europa.

Nella seconda metà degli anni Trenta, con la ripresa economica, torna anche il desiderio di divertirsi: nei locali si richiedono musiche spensierate e ballabili.

I primi ad adattarsi a questa nuova situazione sono i musicisti bianchi, fra cui Benny Goodman. Presto però anche i neri si dedicano a questa nuova musica, dando così vita all’era dello swing.

Lo swing

Lo swing è una musica dinamica e vitale: ha un ritmo regolare, molto marcato e di facile ascolto; viene diffusa dalle radio, ballata nei locali e ascoltata da tutti, suonata da orchestre di 15-20 elementi, le cosiddette big band. La sezione dei fiati è composta da trombe, tromboni, sassofoni, a cui si aggiungono clarinetto, pianoforte, chitarra, contrabbasso e batteria.

Il bebop

Alla fine della Seconda guerra mondiale l’era dello swing tramonta: viene considerata leggera e superficiale, al punto che i musicisti neri sentono tradite le antiche origini della loro musica.

Per reazione, rifacendosi alla tradizione del blues, iniziano a sperimentare ritmi più irregolari e sonorità meno orecchiabili. Nasce così il bebop, che si sviluppa nelle grandi città come New York. Tra i musicisti bebop si ricordano il trombettista John Birks Gillespie detto “Dizzy” e il sassofonista Charlie Parker detto “Bird”.

Fusion jazz

Dagli anni Settanta il jazz assimila oltre al rock anche altri generi musicali, come la musica etnica, la musica classica e la musica pop.

L'improvvisazione ne resta la base, ma si arricchisce di nuove sonorità, dimostrando grande flessibilità e adattabilità ai nuovi modelli. Dagli anni Ottanta viene utilizzato il termine inglese fusion per indicare le contaminazioni fra generi musicali diversi.

Due sono le tendenze principali del jazz:

  • la contaminazione con il rock
  • l’incontro con le musiche etniche.

Musica orientale e africana

La musica orientale, e in particolare quella indiana con le sue atmosfere spirituali e rarefatte, ha sempre affascinato i musicisti. Fra questi ricordiamo, negli anni Sessanta, il grande sassofonista statunitense John Coltrane, una delle più grandi personalità del jazz moderno. Ma c'è anche il chitarrista John McLaughlin e più recentemente i sassofonisti europei Jan Garbarek e John Surman.

Anche la musica africana, le cui sonorità sono all’origine del jazz, è sempre stata fonte di ispirazione. Il free jazz degli anni Sessanta, che nasce in concomitanza con i movimenti dei diritti civili di Martin Luther King e Malcom X, è una rivendicazione di libertà e di affermazione delle origini africane dei Neri.

Nella fusion, i jazzisti danno maggior risalto a elementi musicali tipici africani come il ritmo e utilizzano strumenti tradizionali africani come il balafon (una sorta di xilofono), evocando atmosfere e suggestioni particolari che riportano alle sonorità da cui nasce il jazz.

Piccolo vocabolario del jazz

I principali termini legati al jazz da tenere a mente:

  • Arrangiamento: sta per orchestrazione. Può essere scritto dall’arrangiatore o dal direttore, ma può anche essere improvvisato dai membri dell’orchestra.
  • Bop: indica il jazz moderno, posteriore degli anni Quaranta, definito anche be-bop o re-bop.
  • Blues: canti neri per lo più d’argomento amoroso derivati dagli spirituals e dai canti di lavoro.
  • Break: viene solitamente chiamato così un assolo, mentre il ritmo base è sospeso.
  • Ragtime: musica nata alla fine del secolo scorso dalla fusione del folklore nero con la musica da ballo dei bianchi.
  • Spiritual: canto religioso dei neri.
  • Swing: è un ritmo moderato caratteristico, molto in voga tra il 1930 e il 1940.