James Joyce: biografia, pensiero e opere

James Joyce: biografia, pensiero e opere A cura di Teresa Bosica.

James Joyce: biografia e opere del più grande scrittore modernista inglese, maestro del romanzo del flusso di coscienza

1James Joyce: vita e opere

James Joyce, scrittore irlandese
James Joyce, scrittore irlandese — Fonte: getty-images

James Joyce nacque a Dublino nel 1882, in una famiglia cattolica benestante che però poco per volta perse la propria ricchezza. Il padre dello scrittore, John Joyce, era un ardente sostenitore del partito autonomista irlandese guidato da Charles Parnell, sostenitore dell’Home Rule. Dopo la morte di Parnell, deluso, si allontanò dalla causa nazionalista e dalla vita politica e sociale del tempo. Joyce vedeva in lui il simbolo del fallimento del suo paese ed egli stesso assunse un atteggiamento di distacco non solo nei confronti della causa politica irlandese ma anche del movimento nazionalista in letteratura guidato dal poeta William Butler Yeats. L’allontanamento dello scrittore dalla sua patria fu ripagato con l’indifferenza dai suoi connazionali.  

Joyce fu uno studente brillante, frequentò una scuola di gesuiti e in seguito l’Università di Dublino, dove si laureò in lingue moderne nel 1902. In questo periodo cominciò a ribellarsi alle restrizioni morali e politiche dell’Irlanda che considerava un ostacolo alla sua crescita artistica e dopo essersi laureato, lasciò Dublino per la prima volta. Si recò a Parigi, dove incontrò molti nazionalisti irlandesi espatriati e importanti esponenti della letteratura europea. Tornò in Irlanda l’anno successivo a causa della malattia della madre che poco dopo morì.  

Nora Barnacle e James Joyce  il giorno del loro matrimonio, il 4 luglio 1931
Nora Barnacle e James Joyce il giorno del loro matrimonio, il 4 luglio 1931 — Fonte: getty-images

Nel giugno del 1904 incontrò e s’innamorò di Nora Barnacle, una cameriera proveniente dalla contea di Galway, che diventerà sua moglie. La data del loro primo appuntamento, il 16 giugno 1904, diventò una data fondamentale nella vita di Joyce e nella sua opera, infatti, corrisponde al “Bloomsday”, il giorno in cui lo scrittore ambientò la sua opera più famosa Ulysses (Ulisse – 1922). Nello stesso anno Joyce e Nora lasciarono definitivamente Dublino e si stabilirono a Trieste, dove Joyce cominciò a insegnare inglese preso la Berlitz School. Qui incontrò Italo Svevo di cui divenne grande amico. Joyce e Nora ebbero due figli, Giorgio e Lucia, e tranne un breve soggiorno a Roma, rimasero a Trieste fino al 1915.

Gli anni trascorsi a Trieste furono piuttosto difficili a causa della malattia della figlia che soffriva di schizofrenia e dei problemi finanziari che da sempre affliggevano lo scrittore. In questo periodo scrisse molte opere tra cui Chamber Music (Musica da Camera – 1907), una raccolta di poesie, Dubliners (Gente di Dublino) una raccolta di racconti ambientati in Irlanda, pubblicata nel 1914. Nello stesso periodo cominciò a pubblicare in forma seriale sulla rivista “The Egoist”, il suo romanzo semi-autobiografico, A Portrait of the Artista as Young Man (Ritratto dell’Artista da Giovane), la storia di un giovane artista, Stephen Dedalus, che si ribella contro il suo paese, la sua famiglia, la religione e lascia l’Irlanda, dove non riesce a esprimere la sua creatività liberamente. Dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Joyce si trasferì a Zurigo, qui iniziò a scrivere il suo capolavoro, Ulysses (Ulisse), la storia di Leopold Bloom, un moderno Ulisse, che vaga per la città di Dublino il 16 giugno 1904. Nel 1920 Joyce si trasferì a Parigi, che al tempo era la capitale intellettuale europea. Ormai Joyce era tra gli scrittori più apprezzati del tempo e nel 1923 cominciò a scrivere il suo ultimo romanzo Finnegans Wake (La Veglia di Finnegans), terminato nel 1939, un’opera caratterizzata da una struttura molto complessa, la cui narrazione ha luogo nell’arco di una notte a Dublino.   

Alla vigilia dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, Joyce si trasferì di nuovo a Zurigo con la sua famiglia, dove morì nel 1941.   

2James Joyce e Dublino

Ritratto dello scrittore irlandese James Joyce. Olio su tela, Jacques-Emile Blanche, London, National Portrait Gallery
Ritratto dello scrittore irlandese James Joyce. Olio su tela, Jacques-Emile Blanche, London, National Portrait Gallery — Fonte: ansa

Le opere di James Joyce rivelano il rapporto di amore e odio che lo scrittore aveva con la sua patria, l’Irlanda. Anche se lasciò Dublino senza mai più farvi ritorno, il legame emotivo e spirituale con la sua città natale non fu mai spezzato completamente. Joyce ambientò tutti i suoi romanzi a Dublino, ne descrisse la gente, le strade, le case, la lingua in modo realistico e così accurato che lui stesso dichiarò che se Dublino fosse stata distrutta, avrebbero potuto ricostruirla grazie ai suoi libri. Dublino non è solo il luogo in cui le sue storie sono ambientate, ma è un personaggio alla stregua degli altri personaggi, è la rappresentazione di uno stato d’animo. Vediamo i protagonisti dei suoi romanzi vagare per la città alla ricerca di qualcosa che possa cambiare le loro vite, ma senza riuscirci perché Dublino per Joyce era il centro della paralisi, dove non era possibile alcuna crescita spirituale. 

3James Joyce e il Romanzo Modernista

James Joyce fu il più grande esponente del romanzo modernista che nacque all’inizio del XX secolo. Dopo la Prima Guerra Mondiale ci furono dei grandi cambiamenti politici e sociali. Furono anni di grande fermento e trasformazioni anche dal punto di vista letterario e culturale. 

I romanzieri cercavano nuove forme di espressione e diversi fattori contribuirono alla nascita del romanzo moderno come la nuova teoria dell’inconscio elaborata da Sigmund Freud e la nuova teoria del tempo elaborata dal filosofo francese Henri Bergson. Nella sua opera rivoluzionaria L’Interpretazione dei Sogni (1900), Freud sosteneva che la coscienza umana è formata da diversi strati, di cui molto ci è sconosciuto. La parte misteriosa della nostra mente è l’inconscio, guidato da forze irrazionali, da impulsi primordiali che non possono essere spiegati con la ragione. Henri Bergson distingueva tra tempo cronologico misurabile con le lancette dell’orologio e composto dall’ordinata sequenza di passato presente e futuro, e tempo psicologico, cioè soggettivo, la cui durata varia da individuo a individuo ed è misurato dall’intensità emotiva di un momento. Per Bergson, quindi, il tempo è un flusso continuo. Anche il filosofo americano William James diede un grande contributo alla nascita del romanzo moderno. Nel saggio Principles of Psychology (I Principi di Psicologia – 1890) suggerì che l’uomo non pensa in modo ordinato e coerente, ma in un flusso ininterrotto di pensieri disordinati. James elabora un nuovo concetto di coscienza umana che definì come un flusso, nacque così il termine flusso di coscienza (stream of consciousness) e gli scrittori del tempo, tra cui Joyce, svilupparono nuove tecniche narrative per rappresentare il flusso spontaneo dei pensieri più reconditi dei personaggi prima che questi siano ordinati logicamente. Poiché non c’era più divisione tra passato e presente, non era più necessario raccontare le storie in ordine cronologico in quanto non è il passare del tempo che ci rivela la verità sui personaggi, quindi la trama di un romanzo poteva dipanarsi nell’arco di un giorno, come accade nei romanzi di James Joyce che di solito cominciano in medias res, partendo dall’analisi di un momento particolare nella vita di un personaggio. Joyce usa diverse tecniche narrative per esprimere cosa accade nella mente di un personaggio: l’epifania, cioè un momento di rivelazione spirituale improvvisa causata da un oggetto o un evento quotidiano banale sperimentato dal protagonista in un momento di crisi che gli rivela la realtà della sua condizione; il monologo interiore, attraverso cui il personaggio esprime i suoi pensieri senza una sequenza logica, senza punteggiatura, senza seguire le regole grammaticali e senza la mediazione di un narratore, proprio per riflettere il caos della mente umana.  

4Dubliners (Gente di Dublino): trama e analisi

Dubliners (1914) è una raccolta di quindici racconti in cui Joyce fa un ritratto della vita di Dublino all’inizio del XX secolo. Le storie dono divise in quattro gruppi corrispondenti a diverse fasi della vita umana: l’infanzia, l’adolescenza, la maturità e la vita pubblica. Dublino è descritta come una città provinciale e stagnante e, come Joyce stesso afferma, è il centro della “paralisi” storica, sociale e psicologica che condiziona la vita dei suoi abitanti e non permette loro di crescere come essere umani. La paralisi non è solo fisica, ma anche morale e spirituale; gli abitanti di Dublino o accettano la loro condizione perché non ne sono consapevoli, oppure, se vengono a conoscenza di essa tramite un’epifania (momento di rivelazione), non hanno il coraggio di reagire perché sono deboli, quindi restano vittime della paralisi e delle costrizioni morali, religiose, politiche e culturali della loro città. La rivelazione della paralisi, il fallimento e l’incapacità di fuggire sono i temi fondamentali dell’opera.   

4.1The Dead (I Morti): trama e analisi

The Dead (I Morti) è il racconto che conclude Dubliners. I protagonisti sono Gabriel Conroy e sua moglie Gretta. Gabriel, un giornalista di successo, rappresenta ciò che Joyce sarebbe diventato se non avesse lasciato Dublino, paralizzato dalle tradizioni obsolete del suo paese. All’inizio del racconto Gretta e Gabriel, subito dopo Natale, si recano a una cena a casa di Kate e Julia Morkan, le anziane zie di Gabriel, che ogni anno organizzano una cena cui invitano la loro famiglia, gli amici e i loro allievi (le due donne sono insegnanti di musica). La casa diventa un microcosmo che rappresenta l’Irlanda del tempo e le sue tradizioni, gli ospiti rappresentano diverse generazioni, diverse religioni (cattolica e protestante) e diverse tendenze politiche. Tutti gli eventi sono visti dal punto di vista di Gabriel il quale durante la cena tiene un discorso applaudito da tutti i partecipanti. Verso la fine della serata, Gretta sente una vecchia canzone irlandese e ha un’epifania sul suo passato: la canzone le ricorda il suo vero amore, Michael Furey, che Gretta pensa sia morto per lei quando aveva diciassette anni, ammalatosi dopo aver trascorso la notte sotto la pioggia fuori la sua casa per salutarla prima che lei partisse per Dublino. Dopo la cena Gabriel e sua moglie tornano nella loro camera in albergo.  

 1880: O'Connell street e O'Connell Bridge a Dublino, con la colonna di Nelson in fondo
1880: O'Connell street e O'Connell Bridge a Dublino, con la colonna di Nelson in fondo — Fonte: getty-images

Gabriel ricorda i momenti più felici del loro matrimonio e sente desiderio per sua moglie, ma si accorge che lei sta piangendo, cerca di confortarla e il racconto di Gretta sul suo vecchio amore, porta Gabriel a un’epifania sul loro matrimonio. È come se Gabriel si guardasse allo specchio, finalmente comprende le sue mancanze come marito di fronte alla grande passione che invece Michael, seppur giovane, aveva dimostrato. Quando Gretta si addormenta, Gabriel guarda dalla finestra la neve che cadendo ricopre la città e vede la vita sotto una nuova luce, riflette sulla futilità dell’esistenza e pensa che anche i momenti più intensi svaniscono nell’oblio simbolicamente sepolti dalla neve che sta cadendo. A questo punto comprendiamo che il titolo del racconto I Morti non si riferisce tanto al ragazzo morto per Gretta, ma a tutte le persone incontrate e in generale agli irlandesi, infatti, paradossalmente i vivi sono descritti come se fossero spiritualmente morti e Michael che è fisicamente morto, è vivo nel cuore e nella memoria di Gretta eclissando la presenza di Gabriel. 

5Ulysses (Ulisse): trama e analisi

La prima edizione di Ulisse di James Joyce
La prima edizione di Ulisse di James Joyce — Fonte: getty-images

Ulysses è un romanzo lungo e complesso e rappresenta il culmine del romanzo modernista. Joyce cominciò a pubblicarlo in forma seriale sull’American Little Review nel 1918, ma la pubblicazione fu in seguito bloccata perché il romanzo era considerato osceno. Fu pubblicato per la prima volta a Parigi nel 1922, invece in Inghilterra fu bandito fino al 1936.  È ambientato a Dublino come tutti i romanzi di Joyce ed è la storia di un giorno, il 16 giugno 1904 (il Bloomsday), nella vita di Leopold Bloom, un anonimo agente pubblicitario, di sua moglie Molly, fallita cantante d’opera e moglie frustrata, e di Stephen Dedalus, un artista alienato già protagonista del romanzo Ritratto di Artista da Giovane. Il 16 giugno 1904 Leopold esce da casa verso le otto di mattina per comprare la colazione, ma vi fa ritorno solamente alle due del mattino del giorno successivo. Durante questa giornata vaga per la città di Dublino come Ulisse ha vagato nel Mediterraneo e incontra molte persone tra cui Stephen Dedalus, costretto a vagare per le strade di Dublino alla ricerca di una casa e di una figura paterna che troverà in Leopold Bloom. Nel suo vagabondare Leopold ricorda vari episodi della sua vita tra cui la sua infedeltà a sua moglie e la morte del figlioletto. Infine ritorna a casa da Molly che a sua volta gli è stata infedele, portando con sé Stephen. Il romanzo termina con il monologo interiore di Molly, un flusso di coscienza privo di punteggiatura e di organizzazione logica o razionale, durante il quale la donna ricorda un periodo della sua vita in cui si è sentita felice e realizzata in contrasto con la vita vuota che conduce nel presente. 

5.1Ulysses – Una moderna Odissea

C’è un parallelo tra Ulysses di Joyce e l’Odissea di Omero, entrambe le opere raccontano la storia di un viaggio: il viaggio dell’eroe omerico Ulisse nel Mediterraneo e il ritorno a casa da sua moglie Penelope corrisponde al vagabondare di Leopold Bloom, un uomo ordinario, nelle strade si Dublino. Ironicamente Joyce usa il modello epico per sottolineare la mancanza di eroismo e di ideali del mondo moderno. Il romanzo di Joyce contiene diciotto capitoli corrispondenti a un particolare libro dell’Odissea, anche i personaggi corrispondono ai personaggi omerici: Leopold Bloom è Ulisse che dopo molti anni ritorna a casa dalla sua fedele moglie Penelope; Molly corrisponde al personaggio di Penelope, ma è una moglie infedele; Stephen Dedalus rappresenta il figlio Telemaco.