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ITS Accademia Italiana della Marina Mercantile: cos'è e come funziona

Di Veronica Adriani.

Cos'è e come funziona l'ITS nato dall'Accademia del mare di Genova: corsi, placement, esperienze dirette di chi lo ha frequentato

l'ITS Accademia Italiana della Marina Mercantile

La Fondazione ITS Accademia italiana della Marina Mercantile nasce dall'Accademia del mare di Genova
La Fondazione ITS Accademia italiana della Marina Mercantile nasce dall'Accademia del mare di Genova — Fonte: ufficio-stampa

La Fondazione ITS Accademia Italiana della Marina Mercantile è, secondo il monitoraggio INDIRE 2021, al trentunesimo posto su 201 ITS italiani, con un punteggio di 83,88 e un tasso di occupabilità ad un anno dal diploma di oltre il 90%.

Un percorso, quello all'interno della Marina Mercantile, che prepara gli studenti a professioni appassionanti e complicate allo stesso tempo, fatte di tecnica, precisione, sacrifici e responsabilità. 

Lavorare in nave significa infatti stare in mare per diversi mesi, e richiede nervi saldi e forte autonomia, oltre a competenze specifiche, formazione continua e capacità manageriali: tutte competenze che si imparano già durante la formazione in ITS, ma soprattutto nel periodo di tirocinio sul campo, che dura - per legge - ben 12 mesi, sei in più degli ITS tradizionali.

Per capire meglio come si svolga il percorso nell'ITS della Marina Mercantile, siamo partiti dalle voci di chi ci lavora, di chi lo ha frequentato e di chi lo sceglie per assumere nuove risorse da inserire in azienda.

ITS Marina Mercantile: qualche dato

Partiamo innanzi tutto dai numeri. Ecco qualche dato tratto dal piano di sviluppo strategico 2022-2025 dell'Accademia:

  • Nel triennio 2019-2021 sono stati formati oltre 3.000 allieve e allievi. Le ore di formazione sono state quasi 120.000, 300 i docenti, più di 100 le aziende coinvolte.
  • Quasi 1.000 allieve e allievi (949 in totale) hanno terminato i percorsi ITS, con un tasso di occupazione medio nel triennio del 94%.
  • La provenienza degli studenti è varia: dalla Liguria proviene quasi la metà degli studenti. Gran parte di loro ha frequentato l'istituto nautico, ma c'è anche chi - frequentando corsi di allineamento - ha potuto iscriversi proveniendo da altre scuole superiori o addirittura dall'università. Chi ha un diploma liceale predilige soprattutto i corsi dedicati ai servizi ai passeggeri e alla figura del Commissario di bordo.
  • Gli allievi sono in prevalenza uomini: solo l’11,6% del totale sono ragazze, con una maggiore concentrazione nei percorsi ITS dedicati ai servizi ai passeggeri, nei corsi per Commissario di bordo e, in misura minore, negli ITS per Ufficiali di coperta.

Corsi erogati

"Nel nostro ITS eroghiamo corsi di allievi ufficiali di coperta e macchina: attualmente nelle ultime selezioni siamo arrivati all'edizione 52 dei corsi di Coperta e alla 39 dei corsi di Macchina. Abbiamo selezionato 63 ragazzi per Coperta e e 47 per Macchina". A parlare è Paola Strata, Responsabile dei corsi marittimi, che accanto ai successi dell'Istituto racconta anche una prima difficoltà: "La sezione Macchina dall’istituto nautico è scelta meno rispetto a Coperta" racconta "Stiamo facendo orientamento specifico per invertire un po’ questa tendenza".

Un obiettivo da portare avanti per restare al passo con il mercato del lavoro, che richiede in modo crescente questo tipo di figura. Essere ufficiale di macchina significa essere responsabile del buon funzionamento della parte meccanica della nave: un settore ancora poco conosciuto, ma in crescita: "La tecnologia e l’automazione che si sta verificando nell’industria 4.0 investe anche il comparto marittimo. Le competenze dell’allievo ufficiale di macchina saranno sempre più centrali per far camminare la nave" continua Strata.

La maggior parte degli studenti che accedono all'ITS della Marina Mercantile provengono da istituti nautici. Non è un caso: la parte tecnica - soprattutto quella di conoscenza delle carte nautiche e della documentazione di bordo - è un requisito fondamentale, che un tempo veniva colmato con corsi specifici. Chi proveniva da un diverso tipo di scuola superiore poteva infatti accedere ai cosiddetti corsi di allineamento, istituiti con decreto del ministero dei trasporti e finanziati dal fondo nazionale marittimi.

Oggi quel finanziamento è stato interrotto, ma esistono enti accreditati che lavorano in collaborazione con l'ITS. "Ma stiamo cercando di attrezzarci per cercare di erogarlo in maniera sistematica, perché potrebbe essere un modo per attrarre studenti per i corsi di Macchina".

Quale titolo si acquisisce

L'Accademia della Marina mercantile prevede, come ogni ITS, un percorso teorico-pratico: in parte si fa formazione in aula, in parte a bordo delle navi: 12 mesi, nello specifico, divisi nei tre anni di corso. Al termine del percorso si acquisisce un doppio titolo: il diploma di ITS rilasciato dal Ministero dell'Istruzione e il Certificate of competency dell’IMO, il patentino da ufficiale, titolo professionale rilasciato dall’autorità competente.

Ma con la riforma degli ITS qualcosa sta per cambiare: i corsi triennali degli ITS verranno infatti equiparati a corsi universitari veri e propri. Per questa ragione l'ITS della Marina Mercantile si sta già muovendo per fare in modo che il titolo universitario sia facilmente raggiungibile dagli allievi: "Siamo riusciti ad avere anche un accordo con il Business College di Atene che eroga dei bachelor e delle lauree specialistiche nel comparto marittimo. Si tratta di lauree erogate tramite la West London University. Gli allievi, al termine del percorso triennale in Accademia, possono fare un anno integrativo (cinque esami online e la discussione della tesi) per raggiungere il bachelor in Maritime business".

Il placement

Ragazzi dell'ITS dell'Accademia della Marina Mercantile al simulatore
Ragazzi dell'ITS dell'Accademia della Marina Mercantile al simulatore — Fonte: ufficio-stampa

I corsi erogati dagli ITS - soprattutto dopo l'approvazione del testo dell'ultima riforma - sono strutturati in stretta collaborazione con le aziende, che più di chiunque altro conoscono le esigenze del mercato del lavoro. L'ITS della Marina Mercantile non fa eccezione: "Le aziende ogni anno ci consigliano anche eventuali manovre correttive: ci dicono quali sono le nuove competenze che servono rispetto a corsi obbligatori, nuove strumentazioni e poi soft skills a completamento della parte tecnica. Per fare l’ufficiale, si devono avere anche caratteristiche di comportamento e approccio al lavoro che aiutino: leadership, teamwork, ad esempio" racconta ancora Paola Strata.

Ma come funziona nello specifico la selezione dei ragazzi per il tirocinio? Quasi tutto si gioca fin dalla parte iniziale dell'accesso all'Istituto: il colloquio di selezione.

"Facciamo una selezione pubblica tramite bando, con prove scritte e un orale. Nella fase dell’orale la votazione è in mano all’ITS. Già in quella fase noi invitiamo le compagnie di navigazione a presenziare come uditori ai colloqui. Poi passiamo la graduatoria alle aziende, e loro segnalano eventuali studenti. Alcuni, come Costa Crociere, fanno dei test di compagnia e scelgono chi può navigare con loro. Altre compagnie invece ci chiedono di segnalare la persona più adatta a loro: cerchiamo di affidare alle compagnie i ragazzi che ci sembrano più adatti per quella tipologia di navigazione e nei limiti del possibile teniamo in considerazione le preferenze dei ragazzi. Non sempre riusciamo a incontrare i bisogni di tutti, ma ci proviamo".

Il settore marittimo è ancora un mondo in prevalenza maschile: "Le donne ci sono, ma sono in minoranza rispetto agli uomini, perché la professione dell’ufficiale a bordo è ancora vista in larga parte come maschile" spiega Strata. "Le ragazze sono aumentate, e sono 'poche ma buone': una ragazza che intraprende questo percorso ha una motivazione altissima, e chi arriva in fondo ci dà grosse soddisfazioni".

Ma cosa accade se ci si accorge di aver sbagliato percorso o non ci si trova bene su una tipologia di nave? "Raramente va male: i ragazzi vengono indirizzati bene da subito, in genere" spiega Strata. "Da regolamento, non si può rifiutare l’imbarco e cambiare compagnia, anche perché si cerca di fidelizzare l’allievo all'azienda perché lo tenga con sé. Ma se proprio ci si trova male, si cerca di andare incontro alle sue esigenze".

Quali tipologie di contratto si ottengono?

Quando escono, i ragazzi sono generalmente stabilizzati. Il contratto proposto è quello marittimo, un contratto a chiamata che inizia con l'imbarco e termina con lo sbarco, e per questo non trova corrispondenze nei contratti "di terra": si viene sostanziamente pagati solo nei giorni della propria permanenza a bordo della nave.

I contratti marittimi, spiega Strata, sono di due tipi: quelli a turno generale e quelli a turno particolare. I ragazzi vengono inizialmente stabilizzati col primo, ma nel tempo e con l'esperienza possono facilmente arrivare al secondo.

"La continuità lavorativa però è assicurata: se la persona è valida, le compagnie di navigazione se la tengono stretta e la fanno crescere. Le compagnie investono molto sui ragazzi, anche tramite corsi specifici fatti all’interno dell’azienda".

Lavorare in nave: esperienze dirette degli ex allievi

Beatrice Roncallo e Matteo Bagnato sono due ex allievi dell'Accademia. La prima, 23 anni, una passione per il mare già scoperta all'istituto nautico, oggi è terzo ufficiale su GNV, Grandi Navi Veloci. Il secondo, 34 anni, proviene da un mondo del tutto diverso: studi meccanici, lavoro pratico nel settore portuale, oggi è primo ufficiale di Macchina in Costa Crociere.

Stesso istituto, ma due percorsi diversi: Coperta e Macchina. Due profili diversissimi anche nel lavoro quotidiano: "Sto sul ponte di comando, ho le mie ore di guardia in cui sono sola sul ponte a condurre la navigazione in assenza del comandante" racconta Beatrice. "nella conduzione della nave ci alterniamo quattro ore ciascuno, ripetute due volte nell’arco della giornata. Poi ci sono i momenti di caricazione, e mansioni come sicurezza della nave, certificati, documentazione".

Beatrice Roncallo durante un turno di guardia in nave
Beatrice Roncallo durante un turno di guardia in nave — Fonte: photo-courtesy

"Per mia ignoranza non sapevo che un perito meccanico potesse andare a bordo di una nave come ufficiale" racconta Matteo. "Nonostante ciò, sono arrivato a lavorare nel service navale per sette anni. Ho continuato ad avere voglia di intraprendere questo tipo di carriera e ho seguito le normative di allora. Parlando quindi con Direttori di macchina e Comandanti che incontravo sul lavoro, sono stato indirizzato verso l’Accademia e ho iniziato il mio percorso". Nel suo settore, racconta, "c’è sempre scarsità di personale, soprattutto come macchinisti. Il livello occupazionale è molto alto". 

Nel 2013, quando matteo inizia l'Accademia, è ancora attivo il percorso di allineamento per chi non proviene dal nautico. Poi inizia con gli imbarchi, proprio come Beatrice: tre mesi a terra e quattro in mare, per tre anni. Entrambi vengono scelti dalle rispettive compagnie al momento del colloquio, e da subito iniziano la loro esperienza in nave.

Come funziona la vita in nave

"In Accademia si è perfettamente seguiti, mentre quando si arriva a bordo c’è da rispettare una certa gerarchia: ai vertici ci sono Comandante e Direttore di macchina, e all’interno di questa gerarchia altre figure che devono anche formare gli allievi" spiega Matteo Bagnato. "Si è seguiti anche a bordo, ma è giusto anche dire che non è un lavoro adatto a tutti e non si può portare l’allievo troppo per mano: è un lavoro che prevede di formare il personale, ma ci vuole anche tanta volontà da parte di chi impara". L'autonomia, soprattutto, viene concessa quando si è effettivamente capaci di agire correttamente. Se l'allievo ufficiale è seguito, quando diventerà terzo ufficiale - il grado immediatamente successivo nella gerarchia - starà spesso da solo: ecco perché è importante imparare a camminare sulle proprie gambe e mostrarsi affidabili il prima possibile.

Se sulle navi da crociera le donne iniziano ad affacciarsi, Beatrice è l'unica ufficiale donna sulle navi su cui imbarca: traghetti adibiti al trasporto passeggeri e merci. La vita di bordo non è semplice, ma il riposo compensativo a terra e gli alti stipendi la rendono comunque un percorso appetibile su tanti fronti: "Sono sbarcata neanche un mese fa dopo tre mesi a bordo, impiegata sulla linea Genova-Palermo, e a breve ripartirò" racconta Beatrice. "Quei periodi di un mese - un mese e mezzo in cui sono a casa sono completamente libera e posso organizzarmi le cose che non ho fatto mentre ero in nave".

La tratta su cui lavora Beatrice ha diversi vantaggi: "Viaggio nel Mediterraneo, quindi non vado mai troppo distante. Questo mi permette di mantenere dei contatti anche a bordo, o di vedere qualcuno che mi viene a trovare sotto la nave. In crociera vai dall’altra parte del mondo, ed è più difficile gestire la distanza".

I vantaggi però ci sono: "Si raggiungono livelli massimi della carriera in età giovane, perché abbiamo responsabilità grandi appena iniziamo. Si cresce molto velocemente, e rispetto a terra ci sono anche stipendi completamente diversi, cosa che ti permette di essere autonomo anche quando sei a casa" spiega. Certo, "stare su una nave non è facile, quindi bisogna esserne convinti. Però, se una persona è convinta, è un lavoro che dà tante soddisfazioni e prospettive di carriera che magari a terra ragiungeresti dopo anni".

Prospettive di carriera

Beatrice aveva le idee chiare all'inizio del suo percorso: "Quando ho scelto il nautico si parlava già tanto di blue economy. A 13 anni non immaginavo di arrivare qui, ma ho scelto comunque di dedicarmi a quell’ambito". L'alternanza scuola lavoro - oggi PCTO - è stata fondamentale, perché le ha permesso di trascorrere alcune settimane a bordo della nave e seguire la vita degli ufficiali, rendendosi esattamente conto del lavoro che c'era da fare: "Per me l’alternanza è stata fondamentale. Tantissimi miei coetanei che non la facevano non avevano le idee chiare come me: io ero stata dei periodi con gli ufficiali e mi ero fatta un’idea precisa". Proprio durante il percorso di alternanza Beatrice conosce GNV, Grandi Navi Veloci, la compagnia con cui resterà anche dopo l'Accademia. 

"La compagnia tende a fidelizzare gli allievi dell’Accademia: gli allievi vengono tirati su dalla compagnia stessa e per l’Accademia questo è un investimento" spiega Matteo. "Il contratto marittimo è un po’ particolare: non si possono usare termini o analogie di terra. Fino a quando non si arriva a un certo grado di bordo non si può avere una continuità retributiva anche a terra. Di contro, il lavoro che facciamo è disagiato: la retribuzione compensa anche questo". Va ricordato, inoltre, che la retribuzione inizia già con il tirocinio.

Quali sono le principali difficoltà che un allievo può incontrare nel suo percorso? "Sono nella natura stessa del lavoro: stare lontani da casa, mantenere i rapporti con le persone care", racconta Matteo.

Per Beatrice "c'è anche la difficoltà di essere una ragazza: ho trovato persone non propriamente felici di avermi lì come ufficiale" racconta. "Comunque, a parte casi singoli, mi sono sempre trovata benissimo e sono stata accolta bene". Alcune parti del lavoro, poi, possono essere più complicate di altre: "Nella mia tipologia di nave c’è anche il carico, il garage: bisogna gestire mezzi pesanti, macchine, passeggeri".

Ma "alcune difficoltà possono essere anche ricchezze" conclude Matteo, "come il ritrovarsi con persone e culture diverse: come equipaggio siamo molto multiculturale, comunichiamo in inglese tutto il tempo".

Il punto di vista dell'azienda

ragazzi al lavoro in aula
ragazzi al lavoro in aula — Fonte: ufficio-stampa

Alessa Minuto, Manager HR Flag e Industry Relations in Costa Crociere, è tra i referenti aziendali dell'ITS: è rappresentante, in sostanza, di una delle aziende che aiuta l'ITS nella creazione dei programmi e nell'aggiornamento dei corsi.

Un gruppo, quello di cui fa parte Costa, che conta una flotta enorme: "Abbiamo diversi brand, tra cui Costa e Aida" racconta Minuto. "Il totale è di 27 navi su cui ci sono 19.000 impiegati di più di 70 nazionalità diverse. Il maggior bacino dell’utenza degli italiani è l’Accademia del mare, con cui ogni anno firmiamo accordi". Gli allievi ora sono di meno, perché con la pandemia molte navi sono rimaste ferme. Tuttavia, l'azienda è ogni anno uno dei principali punti di riferimento occupazionali dei ragazzi che frequentano l'ITS.

Competenze richieste per lavorare in nave

Quali sono i principali requisiti richiesti da Costa Crociere al momento dell'assunzione? "La prima è la motivazione. Poi c'è il fatto di arrivare da un background nautico, per saper maneggiare i registri nautici. Poi è importante avere più tre anni di approfondimento: il ragazzo che esce da una scuola nautica non è pronto per imbarcare su una nave, servono competenze di leadership e manageriali" spiega Minuto. "Ci sono poi l'inglese parlato e scritto e il superamento di test attitudinali e assessment per verificare competenze tecniche e psico-attitudinali" continua, "dal momento che è importante saper superare stress emotivi e rispondere alle esigenze del comando nave".

Compiti, orari, contratti a bordo

Quali sono i compiti di un allievo ufficiale a bordo della nave? "L’allievo non può fare le guardie, ma deve seguire il terzo ufficiale e tenere le carte nautiche, verificare i ruoli dell’equipaggio e la documentazione nautica".

Il contratto parte fin dal tirocinio, nelle modalità di cui abbiamo già parlato poco sopra: contratti di imbarco di tre o quattro mesi per un totale di 12 mesi di lavoro in nave nel corso dei tre anni. "I ragazzi hanno a terra un manager che li segue, generalmente un referente HR. Durante l’imbarco sono anche seguiti dal terzo ufficiale: hanno un training record book e un orario ridotto con riposo compensativo a terra".

Ma cosa succede se si rompe il rapporto con un tirocinante? "Abbiamo un codice disciplinare per la sicurezza della nave, per cui in casi molto gravi di negligenza può capitare che ci siano sbarchi disciplinari" spiega Minuto. "In generale però cerchiamo di tenere gli allievi e farli crescere".

È mai capitato che qualcuno abbandonasse prima della fine del tirocinio, rendendosi conto di non farcela? "Abbiamo avuto rari casi di allievi che non volevano confermare: stai lontano da casa, senza figli…per fare quel tipo di vita te la devi sentire" continua Minuto. Ma i casi sono rarissimi: "Quasi tutti quelli che vogliono diventare ufficiali sognano di lavorare su una nave da crociera".