L'Italia nel 400: storia, signorie e politica

L'Italia nel 400: storia, signorie e politica A cura di Valerio Zandonà.

Storia dell'Italia nel 400, con i Comuni e gli Stati, la politica dell'equilibrio, le signorie e le corti del Rinascimento

1Italia nel '400: dai Comuni alle Signorie

Signore di Milano: costume del XIV secolo
Signore di Milano: costume del XIV secolo — Fonte: getty-images

Tra il XIV e il XV secolo anche nella penisola italiana si assiste a un processo di accentramento del potere, in controtendenza con la frammentazione e il particolarismo che avevano contraddistinto l’età feudale.    

A differenza di altre parti d’Europa, dove questo processo era sfociato nella formazione di ampie compagini statali governate da monarchie, in Italia si costituirono vari Stati territoriali su scala regionale, nessuno dei quali con la forza e il potere necessario per condurre con successo un’opera di conquista e unificazione delle realtà politiche presenti nella penisola.       

Il nuovo assetto territoriale italiano è quindi caratterizzato da un policentrismo composto da cinque Stati regionali di forza grossomodo equivalente: il Ducato di Milano, la Repubblica di Venezia, la Signoria di Firenze, lo Stato pontificio e il Regno di Napoli.   

Ad eccezione del Regno di Napoli e dello Stato pontificio, a fare da traino alla ridefinizione territoriale degli Stati italiani furono le città. A partire dalla metà del XIII secolo le istituzioni comunali cittadine cominciarono ad entrare in crisi a causa delle continue lotte intestine tra le varie fazioni. 

Per ovviare a questa situazione di permanente conflittualità le città affidarono il potere al podestà, ai quale subentrò presto la figura del signore. Tale figura poteva emergere in diversi modi: 

  • poteva essere un esponente di una potente famiglia dell’emergente nobiltà cittadina;
  • poteva essere un podestà che conservava il potere al di là dei termini del suo mandato;
  • poteva essere un condottiero che si era impadronito del potere con un colpo di mano.

Indipendentemente da come era giunto al potere, il signore cercava una legittimazione della sua autorità sia dal basso, ottenendo una delega dagli organismi comunali, sia dall’alto, facendosi riconoscere dall’imperatore o dal papa, stabilizzando in questo modo la sua egemonia e trasformando la signoria in un principato, dove cadevano definitivamente gli ordinamenti comunali e il potere assoluto del signore era trasmesso per via dinastica. 

2Ducato di Milano, Repubblica di Venezia e Signoria di Firenze

Nel XIV secolo Milano raggiunse una posizione di predominio economico e politico nell’Italia settentrionale. Protagonisti dell’ascesa della città fu la famiglia Visconti. Il fondatore della dinastia, Matteo Visconti, nel 1311 ottenne il titolo di vicario dell’imperatore e conseguentemente l’autorità per governare la città e il suo contado. Fin da subito egli intraprese una politica di espansione territoriale, che venne poi ripresa dai suoi successori.  

Gian Galeazzo Visconti (1351-1402): Signore e poi Duca di Milano dal 1395
Gian Galeazzo Visconti (1351-1402): Signore e poi Duca di Milano dal 1395 — Fonte: getty-images

Con Gian Galeazzo Visconti (1351-1402), Milano raggiunse il culmine del suo potere, espandendo il suo dominio a parte del Piemonte, del Veneto, dell’Emilia e anche dell’Umbria e della Toscana.

Nel 1395 Galeazzo ottenne il titolo di duca dall’imperatore, portando a compimento la trasformazione della signoria di Milano in un principato. La morte improvvisa di Gian Galeazzo portò, però ad un rapido ridimensionamento dei territori controllati da Milano, che si ridussero sostanzialmente alla Lombardia.    

Il matrimonio tra Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti
Il matrimonio tra Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti — Fonte: ansa

Nei decenni successivi i Visconti cercarono di rilanciare la politica espansionistica di Milano ma si scontrarono con Venezia. Nel 1450, il condottiero Francesco Sforza, sposo di Bianca Maria Visconti, si impadronì del potere facendosi proclamare signore di Milano.  

Questo atto aprì un conflitto per il dominio di Milano che coinvolse anche la Repubblica di Venezia e il Regno di Napoli. Tale conflitto ebbe termine dopo quattro anni con la pace di Lodi nel 1454, che riconobbe gli Sforza come signori di Milano, e che ristabilì un equilibrio tra i vari Stati territoriali che si erano formati nella penisola, che durò fino a fine Quattrocento.  

Per secoli Venezia aveva esteso il suo dominio ad oriente, consolidando un impero marittimo che dalle coste dalmate arrivava fino al Mar Nero, passando per l’arcipelago greco. Quest’impero, governato da un’oligarchia di mercanti riuniti Maggior consiglio e basato sul commercio marittimo, entrò presto in contrasto con un'altra potenza marinara: Genova.  

A metà del Trecento la rivalità tra queste due città che si contendevano il dominio commerciale del Mediterraneo orientale sfociò in due conflitti: uno tra il 1351 e il 1355, e uno tra il 1378 be il 1381, chiamato Guerra di Chioggia.  

Sala del Maggior Consiglio del Palazzo Ducale di Venezia. Opera architettonica di Antonio da Ponte
Sala del Maggior Consiglio del Palazzo Ducale di Venezia. Opera architettonica di Antonio da Ponte — Fonte: ansa

Durante questo conflitto, i genovesi riuscirono a far leva sulla paura di un’eccesiva espansione di Venezia per formare contro di lei una Lega composta dal re di Ungheria, dal Regno di Napoli e dal Duca d’Austria. Assediata nella sua stessa laguna da forze soverchianti, Venezia fu costretta a firmare la pace di Torino, nella quale dovette cedere alcune città e territori sulle coste mediterranee. 

Complice il declino della potenza marittima di Genova, nel Quattrocento Venezia riprese la sua politica espansionistica, che questa volta si rivolse invece che verso il mare verso la terraferma. Tra il 1404 e il 1428 Venezia costituì un vasto Stato territoriale, occupando il veneto e la pianura Padana fino al fiume Adda. 

Nella seconda metà del XIV secolo Firenze era riuscita a imporre la propria egemonia su gran parte della Toscana. A fine Trecento il potere in città era controllato da una ristrettissima cerchia di famiglie della ricca borghesia mercantile, tra le quali spiccava il predominio degli Albrizzi.  

Cosimo de Medici
Cosimo de Medici — Fonte: getty-images

Nel 1434, Cosimo de Medici, un mercante e banchiere di umili origini, riuscì, grazie all’appoggio del popolo minuto, a cacciare gli Albrizzi da Firenze e a impadronirsi del potere, facendosi nominare l’anno successivo Gonfaloniere della città. Durante il suo governo, che si protrasse fino al 1464, Cosimo rimase formalmente rispettoso della tradizione repubblicana, rifiutandosi di farsi chiamare “signore”. Di fatto, però, il forte controllo che egli esercitava sulla vita politica, trasformarono Firenze in una Signoria.  

Dopo la sua morte infatti, il potere passò prima al figlio Pietro (1464-1469) e poi al nipote Lorenzo (1469-1494). Sotto la dinastia medicea Firenze consolidò il suo potere nella regione e conobbe un periodo di grande sviluppo sia economico che artistico, in particolare, durante il governo di Lorenzo, che per la sua eccezionale personalità, venne detto «il Magnifico».  

3Italia nel '400: lo Stato della Chiesa e il Meridione

Nel XV secolo anche il papato costituisce uno Stato territoriale nella penisola. Abbandonato ogni progetto universalistico e riportata la sede papale a Roma dopo il periodo avignonese, i papi del Quattrocento si dedicarono alla costruzione di un vero e proprio Stato territoriale al centro della Penisola, basandosi sull’organizzazione amministrativa che il cardinale Albornoz aveva espresso nelle Costituzioni egidiane (1357).

Il Cardinale Egidio Albornoz
Il Cardinale Egidio Albornoz — Fonte: ansa

Comportandosi come veri e propri principi laici, i papi dotarono lo Stato pontificio di un efficiente apparato amministrativo, che garantì un aumento delle entrate fiscali, e distribuirono cariche e privilegi ai membri della propria famiglia, o a signori locali che in cambio garantivano la propria fedeltà al papato.   

Assegnato agli angioini, dopo la pace di Caltabellotta (1302), il Regno di Napoli cominciò ad attraversare una fase di declino. Organizzato ancora secondo strutture feudali e privo di quel ceto borghese, che era stato il protagonista delle trasformazioni economiche e politiche nelle città dell’Italia settentrionale, il Regno di Napoli era caratterizzato da una profonda arretratezza che si intensificò durante una lunghissima crisi dinastica, protrattasi dal 1343 fino al 1442, quando Alfonso V d’Aragona riunificò la corona di Napoli con quella di Sicilia.  

Alfonso diede inizio a un’opera di ammodernamento delle strutture amministrative del regno, facendo della sua corte napoletana uno dei centri di rifermento del Rinascimento. Alla sua morte nel 1458, il regno venne diviso nuovamente tra il fratello Giovanni, che ereditò la Sicilia e la Sardegna, e il figlio illegittimo, Fernandino detto Ferrante, che diede seguito all’opera riformatrice del padre nel Regno di Napoli.