Italia al voto: suffragio universale e voto alle donne

Italia al voto: suffragio universale e voto alle donne A cura di Bianca Dematteis.

Italia al voto, ovvero il diritto di voto nel nostro Paese che arrivò nel 1918 per gli uomini e nel 1946 per le donne. Genesi della conquista del diritto di voto in Italia.

1Introduzione

Elezioni politiche italiane del 1948. Elettori in coda
Elezioni politiche italiane del 1948. Elettori in coda — Fonte: getty-images

La storia della conquista dei diritti da parte delle donne ha una lunga genesi. Una delle battaglie più importanti che fu combattuta dalle donne, e non solo in Italia, riguarda il diritto di voto. Emblematico è il movimento delle suffragette: donne che appartenevano a un movimento inglese sorto nel 1865 che aveva l’obiettivo di coordinare la lotta per ottenere questo fondamentale diritto politico. 

L’Italia fu uno dei Paesi occidentali in cui tale diritto fu ottenuto più tardi, dopo la cesura della Seconda guerra mondiale. I decreti legge che aprirono alle donne italiane la possibilità di votare e di essere votate furono emanati infatti solo nel 1945

Ben diversa, invece, la situazione in altri Paesi: in Nuova Zelanda le donne potevano votare sin dal 1893, in Finlandia dal 1906 e in Norvegia dal 1907. La situazione italiana era paragonabile invece al contesto francese: in Francia le donne acquisirono tale diritto solo un anno prima rispetto all’Italia. 

2Le lotte per il diritto di voto nell’Italia unita

Le radici della lotta condotta per ottenere il diritto di voto In Italia sono da individuarsi nella seconda metà dell’Ottocento, grazie in particolare all’associazionismo, alle reti di donne e al protagonismo di alcune personalità particolarmente impegnate. La storia del tentativo di conquistare tale diritto si intreccia con la storia dell’Italia unita.

Nel 1861, le donne lombarde presentarono una petizione al fine di ottenere nel neonato Regno d’Italia gli stessi diritti che le donne godevano sotto gli austriaci. Per alcune donne, infatti, l’Unità d'Italia significò un restringimento dei diritti: in Veneto, in Toscana e in alcune città lombarde, infatti, le donne potevano esercitare il diritto di voto attivo in sede locale.

3Anna Maria Mozzoni e le petizioni del 1877 e del 1906

Voto alle donne nel 1946
Voto alle donne nel 1946 — Fonte: getty-images

Tra Ottocento e Novecento si distinse in particolare l’opera di Anna Maria Mozzoni, autrice di alcune petizioni volte al riconoscimento del diritto di voto alle donne. La prima petizione risale al 1877, quando ella sottoscrisse la Petizione per il voto politico alle donne. Oggetto della petizione era la richiesta di riconoscere le donne italiane come cittadine, e dunque come elementi integranti di quella parte sociale di uno Stato che è portatrice anche di diritti, in particolare il diritto di votare. Tale mozione, tuttavia, non ottenne risposta positiva.

Negli anni successivi, Mozzoni non mancò di sottolineare che se lo Stato italiano avesse continuato a non riconoscere alle donne il diritto di voto, esso non avrebbe potuto presentarsi veramente come rappresentativo di tutta la società nazionale.

I tentativi di Mozzoni proseguirono negli anni successivi, coadiuvata dall’impegno di altre donne e da una rete di associazioni e movimenti, come, ad esempio, la Lega promotrice degli interessi femminili, fondata a Milano. Conferenze, dibattiti, articoli, libri narrano della costante lotta condotta su più fronti da Mozzoni stessa e da altre donne in merito alla necessità di riconoscere alla donna il ruolo di cittadina, al pari degli uomini.

Del 1906 è un’altra petizione che reca la firma di Mozzoni. A questa petizione collaborò anche Maria Montessori. La Petizione richiedeva il riconoscimento del diritto di voto alle donne, in quanto, non solo contribuenti, ma figure fondamentali che da sempre avevano collaborato per sostenere il funzionamento della “cosa pubblica” e per il benessere, anche economico, dello Stato

Questa petizione non ottenne una risposta di segno positivo: la discussione che ebbe luogo alla Camera nel 1907 rappresentò infatti una ennesima bocciatura nei confronti dei diritti delle donne. 

Non lo stesso può dirsi per ciò che concerne gli uomini: nel 1912 venne infatti introdotto il suffragio universale maschile

4Il fascismo e l’Unione donne in Italia

Elda Pucci (1928-2005), politica e pediatra italiana. È stata sindaca di Palermo e deputata al Parlamento europeo
Elda Pucci (1928-2005), politica e pediatra italiana. È stata sindaca di Palermo e deputata al Parlamento europeo — Fonte: getty-images

La Prima guerra mondiale e il successivo avvento del fascismo non comportarono un avanzamento nel riconoscimento del diritto di voto alle donne. Nonostante alcune promesse fatte inizialmente da Mussolini alle donne in merito a questo ambito, il regime fascista rappresentò una chiusura per ciò che concerne l’emancipazione femminile.

Sebbene fosse stato approvato un disegno di legge concernente il diritto di voto delle donne alle elezione amministrative nel 1925, il restringimento delle libertà e la trasformazione del regime occorsi tra il 1925 e il 1926, con le leggi speciali, conosciute come “leggi fascistissime”, cancellarono questo importante progetto politico. A partire dal 1926, infatti, nei comuni non si sarebbe più votato per l’elezione del sindaco; questa figura sarebbe stata sostituita da un podestà, la cui scelta era di competenza del governo su regio decreto.

In questo modo, la battaglia per il diritto di voto fu decisamente rallentata e ostacolata, essendo estromessi i cittadini, uomini e donne, dall’esercizio di tale diritto. Durante il fascismo, i margini di iniziativa delle donne furono estremamente ridotti. La battaglia fu tuttavia condotta con grande coraggio e in clandestinità dalle donne antifasciste.

Nel 1944, nel contesto della guerra, venne infatti fondata a Roma l’Unione Donne in Italia (Udi) che aveva lo scopo di coordinare e orientare le donne che lottavano unite contro il fascismo, per l’emancipazione femminile e, anche, per il voto alle donne.

5Diritto di voto attivo e passivo

Roma, anni '70. Manifestazione per il voto a 18 anni
Roma, anni '70. Manifestazione per il voto a 18 anni — Fonte: getty-images

Il 31 gennaio 1945 il Consiglio dei Ministri presieduto da Ivanoe Bonomi emanò un decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne. La discussione era avvenuta il giorno prima e verteva sulla concessione a tutte le donne sopra i 21 anni, tranne le prostitute, del diritto di voto attivo, cioè la possibilità di votare.

La battaglia però non era ancora finita: le donne potevano votare, ma non era stato ancora concesso il diritto di essere votate, cioè il diritto di voto passivo. Dunque, le donne, a questa data, non potevano ancora essere elette e assumere così una posizione pubblica e politica in prima persona.

Tale diritto fu riconosciuto alle donne un anno dopo: il decreto legge luogotenenziale del 10 marzo 1946 dava infatti la possibilità alle donne – che al giorno delle elezioni avessero compiuto 25 anni – di candidarsi alle elezioni, di essere votate e, potenzialmente, elette. Fu un traguardo grandissimo: milioni di donne, da quella data, poterono partecipare, al pari degli uomini, direttamente alla vita politica e alla gestione del potere.

6Le elezioni amministrative del 1946: le donne al voto e nei comuni

Il primo banco di prova che vide le donne esercitare il diritto di voto attivo e passivo si ebbe nel 1946. Tra il marzo e l’aprile e poi tra l’ottobre e il novembre di quell’anno, le donne poterono votare e essere votate alle elezioni amministrative per il rinnovo di quasi 7000 comuni italiani. Erano le prime consultazioni libere dopo la caduta del fascismo e la fine della guerra

In questa occasione, furono circa 2000 le donne elette nelle assemblee locali. Si possono ricordare anche due donne sindaco

  1. A Massa Fermana, non lontano dalla città di Fermo, ottenne questa carica Ada Natali;
  2. A San Sosti, presso Cosenza, fu eletta Caterina Pisani Palumbo Tufarelli.

7Il voto del 2 giugno 1946: le donne alla Costituente

Referendum 2 giugno 1946
Referendum 2 giugno 1946 — Fonte: getty-images

Momento culminante e fondamentale nella storia dell’emancipazione femminile e del raggiungimento del diritto di voto attivo e passivo è strettamente connesso alla data del 2 giugno 1946. In questa giornata, infatti, le italiane e gli italiani furono chiamati alle urne per esprimere il proprio voto:

  • in merito alla scelta della forma istituzionale – monarchia o repubblica - da dare all’Italia attraverso un referendum. La vittoria andò all’opzione repubblicana. Anche oggi, infatti, il giorno del 2 giugno rientra tra le feste nazionali – è la Festa della Repubblica – inserite nel calendario civile dell’Italia.
  • l’elezione dei membri dell’Assemblea costituente, cioè di coloro che avrebbero avuto l’incarico di scrivere la Costituzione.

Le donne parteciparono in massa a queste votazioni: l’89% delle aventi diritto si recò infatti alle urne per esercitare questo diritto fondamentale, ma di recentissima acquisizione. Le donne candidate all’Assemblea costituente erano oltre 200. In totale furono 556 eletti, tra questi vi erano 21 donne. La distribuzione delle donne in base ai partiti politici di appartenenza può essere così riassunta:

  • 9 donne per la Democrazia cristiana;
  • 9 donne per il Partito comunista;
  • 2 donne per il Partito socialista;
  • 1 donna per l’Uomo qualunque.

La lotta per l’emancipazione femminile non si arrestò con l’ottenimento di questo fondamentale diritto. Numerosi sarebbero stati gli ambiti nei quali le donne si sarebbero impegnate per poter esercitare e godere, in autonomia e in libertà, diritti fondamentali come, ad esempio, negli spazi della famiglia e del lavoro.

    Domande & Risposte
  • Quando votarono per la prima volta le donne in Italia?

    Il 2 e 3 giugno del 1946 in occasione del referendum che doveva decidere tra Monarchia e Repubblica.

  • Quando votarono per la prima volta le donne in Inghilterra?

    Nel 1918 poterono votare le donne sposate sopra i 30 anni. Nel 1928 il voto fu esteso a tutte le donne indistintamente.

  • Cosa significa la parola suffragette?

    Deriva dalla parola suffragio, ovvero voto.