Istruzione ed educazione nell'Alto Medioevo: caratteristiche e protagonisti

Istruzione ed educazione nell'Alto Medioevo: caratteristiche e protagonisti A cura di Bianca Dematteis.

Storia e caratteristiche dell'educazione nell'Alto Medioevo, i protagonisti della pedagogia, teorie e la riforma di Carlo Magno.

1Introduzione

Monaci medievali e uno studente
Monaci medievali e uno studente — Fonte: getty-images

Tradizionalmente gli storici definiscono Alto Medioevo il periodo compreso tra il 476 e l’anno Mille. La scelta di indicare il 476 d.C. come anno di inizio del Medioevo è legato alla volontà di individuare come cesura la deposizione dell’ultimo imperatore romano d’occidente Romolo Augustolo da parte di Odoacre, generale alla guida di truppe barbare.   

2Pedagogia e scuole monastiche

San Benedetto da Norcia (c.480–547)
San Benedetto da Norcia (c.480–547) — Fonte: getty-images

Un ruolo di primo piano svolto in campo pedagogico nel corso del Medio Evo è quello ricoperto dai monaci. Se le prime esperienze monastiche sono da individuarsi nell’Egitto del IV secolo, prima in forme eremitiche, poi comunitarie, successivamente il monachesimo si diffuse anche nell’Occidente.  

La scelta monastica imponeva una condotta di vita all’insegna della preghiera, della rinuncia alla vita mondana, della meditazione sulle Sacre Scritture, del lavoro. Ai monaci era demandato il compito di istruire il clero e, in alcuni casi, anche coloro che non intendevano abbracciare la vita monastica.  

È possibile citare alcune regole (insieme di precetti, norme, prescrizioni) stabilite da quei monaci che più di altri si impegnarono nel campo dell’educazione e dell’istruzione.  

  • Regola di San Pacomio. Gli analfabeti devono dedicare tre ore al giorno allo studio delle lettere, guidati da un monaco. L’obiettivo educativo di San Pacomio, monaco dell’Egitto e fondatore del cenobitismo cristiano, consisteva nel far sì che tutti fossero in grado di leggere il Nuovo Testamento.
  • Regola di San Basilio. San Basilio considerava l’alfabetizzazione un aspetto prioritario nell’educazione dei giovani che dovevano essere seguiti e istruiti da un monaco anziano e colto. Il processo che conduce il giovane a padroneggiare la lettura è graduale. Prima i giovani devono cimentarsi con la conoscenza delle sillabe, poi dei nomi e infine di passaggi tratti dalla Bibbia.

Con il Concilio di Calcedonia, svoltosi nel 451, si stabilì che i monasteri orientali si dedicassero esclusivamente all’istruzione dei giovani destinati alla vita monastica. In occidente ai monaci era richiesto di istruire anche quei giovani che non intendevano abbracciare la vita monastica

Tra le regole principali sono da segnalare:
- La Regola di Cesario D’Arles detta alcune norme relative all’educazione delle bambine, da accogliere all’interno dei monasteri dall’età dei sei anni. Due ore al giorno devono essere dedicate alla copiatura dei testi.

La Regola di San Benedetto, patriarca del monachesimo in Occidente e fondatore dell’ordine benedettino, rivela una notevole attenzione per l’educazione dei giovani. Moderazione e dolcezza devono guidare l’azione educativa dei giovani da parte dei monaci. I castighi e i rimproveri, per quanto necessari, non devono sconfinare nelle punizioni fisiche, non ritenute utili ai fini educativi. Il gioco deve far parte della vita dei bambini, per quanto sempre supervisionato da un maestro. L’insegnamento deve mirare non solo a crescere i giovani secondo i principi della religione cattolica, ma anche permettere ai giovani di padroneggiare la lettura

3Le scuole episcopali e presbiterali; ruolo e caratteristiche

Queste scuole nascono durante il VI secolo. Il programma è piuttosto semplice, incentrato sull’alfabetizzazione, sulla lettura della Bibbia, sulla conoscenza della dottrina cattolica, della liturgia e di alcuni salmi.

Scuole episcopali: diffuse a partire dal VI secolo, sono destinate all’istruzione del futuro clero. L’insegnamento è incentrato sulla conoscenza della Bibbia, sulla funzione ecclesiale e sulla conoscenza di base dei testi letterari.

Scuole presbiterali: sono istituite a partire dal 529, con il Concilio di Vaison. Esse sono rivolte all’educazione e all’istruzione del clero delle parrocchie rurali, ma accolgono anche giovani che non intendono divenire successivamente preti.

4Carlo Magno e la riforma della cultura

Carlo Magno
Carlo Magno — Fonte: istock

Già dalla fine del VII secolo si erano diffuse scuole di copisti e di decoratori di manoscritti che, grazie alla loro opera, permisero una maggiore circolazione dei testi a livello europeo. Con Carlo Magno, proclamato re dei Longobardi nel 774 e incoronato imperatore dei romani da papa Leone III nell’800, si ebbero importanti riforme nel campo dell’educazione e della cultura, realizzate in continuità con l’iniziativa dei suoi predecessori. Carlo Magno fu protagonista di una rinascita, detta carolina e fu riconosciuto come un protettore della cultura e delle arti

L’educazione in senso cristiano dei sudditi dell’impero è un obiettivo e al tempo stesso una missione della quale Carlo Magno si sente investito. Nel corso di questi anni, si possono individuare alcune tendenze generali. I figli di nobili spesso erano educati in famiglia o accedevano alle scuole monastiche. Presso l’aristocrazia si diffusero anche dei trattati, chiamati Specchi, che miravano a fornire i precetti necessari per una educazione morale e cristiana del giovane.

I figli dei contadini e dei lavoratori manuali, invece, difficilmente potevano avere una istruzione adeguata, se non nei casi in cui nei pressi della loro abitazione vi fosse una scuola rurale.

4.1I capitolari di Carlo Magno

Carlo Magno, nei suoi capitolari, i testi legislativi, anche in quelli precedenti la sua proclamazione a imperatore, sottolinea l’importanza di una diffusione dell’istruzione tra tutti i membri del clero. Con un capitolare del 789, rivolto sia a laici sia a rappresentati del clero, egli rimarca la necessità: 

  • di creare scuole;
  • di aprire le scuole anche ai figli dei servi;
  • che ai fanciulli venga insegnato a leggere;
  • che la grammatica, i canti, il computo, i Salmi siano posti a fondamento dell’istruzione;
  • che la trascrizione dei salmi sia affidata ai membri del clero più anziani e colti, in modo che si evitino trascrizioni con errori di ortografia.

Egli inoltre cercò di incentivare lo studio del latino anche presso i monaci e i vescovi, ritenendo prioritario che tutto il clero, a cui era demandato il compito di istruire i giovani e i fedeli, innalzasse il livello delle proprie competenze e rafforzasse il proprio profilo intellettuale. Carlo Magno riteneva infatti che solo una completa padronanza della lingua permettesse di sondare le Sacre Scritture, di comprenderne il significato e di poterlo divulgare. 

4.2L’Accademia o schola palatina

Giovanni, abate di Montecassino, presenta a san Benedetto una copia del "Commento alla Regola" di Paolo Diacono (miniatura del X secolo)
Giovanni, abate di Montecassino, presenta a san Benedetto una copia del "Commento alla Regola" di Paolo Diacono (miniatura del X secolo) — Fonte: ansa

Carlo Magno si circondò nella sua corte di Aquisgrana di letterati, intellettuali e artisti, come il monaco di origine irlandese Alcuino di York, Eginardo, Paolo Diacono. I figli stessi di Carlo Magno furono educati alle arti liberali. In questa città, Alcuino di York fondò la Schola o Accademia Palatina, un’istituzione che fu fondamentale per formare funzionari e istruire coloro che avrebbero assunto posti di rilievo sia in ambito politico che religioso. Tale Accademia divenne un potente fattore di trasmissione della cultura.

4.3La scrittura carolina

Carlo Magno, nel contesto della sua riforma culturale, promosse l’elaborazione e la diffusione di una grafia, piccola e chiaramente leggibile, sul modello della scrittura minuscola romana. Si diffuse a partire dalla fine dell’VIII secolo a partire dalla Francia, dove era stata concepita ed elaborata, fino alle terre britanniche a cavallo del decimo e undicesimo secolo.

5L'educazione del cavaliere

Il cavaliere è colui che combatte per il suo signore. L’educazione era volta alla sua formazione morale e fisica. Fedeltà al signore, coraggio, vigore, forza fisica e interiore, fede cristiana erano i tratti principali che tale combattente doveva possedere. 

L’educazione è suddivisa in tappe. I bambini dai sette ai quattordici anni, i paggi, vivono lontani da casa e presso il signore vengono formati principalmente a livello fisico: devono saper cavalcare e imparare a usare le armi. L’istruzione religiosa viene impartita attraverso la narrazione di brani tratti dalla Bibbia. 

Dai quattordici ai ventuno anni, il giovane è scudiero: accompagnare il signore in guerra e a caccia, occuparsi del suo cavallo sono le attività principali che scandiscono la sua formazione.

Infine, a ventuno anni, il giovane ottiene l’investitura a cavaliere e le armi che, con una cerimonia, vengono benedette.

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