Io voglio del ver la mia donna laudare: riassunto

Di Redazione Studenti.

Io voglio del ver la mia donna laudare: riassunto dettagliato per stanza di Guinizzelli. Riassunto su Dante, San Tommaso e i quattro sensi della Divina Commedia

IO VOGLIO DEL VER LA MIA DONNA LAUDARE: RIASSUNTO

Io voglio del ver la mia donna laudare: riassunto dell'opera
Io voglio del ver la mia donna laudare: riassunto dell'opera — Fonte: getty-images

Io voglio del ver la mia donna laudare è un sonetto tra i più famosi di Guinizzelli e mette in evidenza la concezione stilnovistica della donna.

Di cosa parla esattamente il sonetto? Di seguito vedremo quali sono i punti fondamentali, stanza per stanza, e quali i riferimenti letterari collegati ad altri autori.

IO VOGLIO DEL VER LA MIA DONNA LAUDARE: GUIDO GUINIZZELLI

1a STANZA

“Io voglio lodare la mia donna, e paragonarla alla rosa e al giglio”, “che appare più splendente della stella Diana e sembra, e ciò che lassù in cielo è bello lo paragono a lei. ”

In questa prima stanza il poeta mette in evidenza la sua devozione verso la donna e in un primo momento la paragona alla rosa (che rappresenta la passione, l’amore) e al giglio. In seguito la donna viene paragonata alla stella Diana. La prima e la seconda stanza sono unite tra di loro tramite un'anadiplosi (somiglio – rasembro).

2a STANZA

“La paragono alla campagna verde e all’aria, a tutti i colori dei fiori, giallo e rosso, oro e azzurro e ricchi gioielli da regalare: lo stesso sentimento dell’amore per mezzo di lei si perfeziona (nobilita l’uomo)”.

In questa seconda stanza la donna viene paragonata ai colori più belli e il poeta dice tramite una prosopopea nella parola Amore, dove l’amore, quindi un sentimento astratto, viene personificato in un essere umano. Quindi in queste due strofe possiamo riscontrare la presenza  di similitudini che ci portano alla Bellezza della donna.

3a STANZA

“La donna è gentile, ovvero nobile d’animo, e abbassa l’orgoglio dell’uomo al quale rivolge il saluto anche se non è della nostra fede (religione)”.

In questa prima terzina troviamo la presenza di un’iperbole, ovvero di una esagerazione nei primi due versi.

4a STANZA

“E non le si può avvicinare uomo che sia cattivo, e vi dirò che ha un potere ancora più grande: nessun uomo può avere cattivi pensieri quando la vede. ”

La presenza della donna impedisce a chiunque di fare cattivi pensieri: questa è l’affermazione stilnovistica della capacità della donna di nobilitare l’uomo. In queste terzine possiamo riscontrare la presenza delle lodi alle qualità morali della donna ovvero il suo comportamento. Inoltre vi è presente un’antitesi semantica tra le parole gentile – vile.

DANTE E SAN TOMMASO

Dante, per scrivere la Divina Commedia possiamo dire che prese spunto da San Tommaso e i suoi quattro sensi delle sacre scritture. San Tommaso visse probabilmente intorno al 1180-1200 e riprese la mentalità di Sant’Agostino il quale era un filosofo e scrittore cristiano.

I quattro sensi delle Sacre Scritture hanno diversi significati, tra quali possiamo evincere: il significato letterario, e quello spirituale ovvero quello dell’anima che a sua volta si può “tripartire” ovvero dividere in 3 parti:

  • il significato anagogico, che tratta della salvezza dell’anima;
  • il significato allegorico (ovvero un altro significato);
  • e infine il significato morale, che tratta del comportamento dell’uomo.

Il senso letterale corrisponde al significato di un’espressione. All’uomo tocca comprendere e mettere in pratica il senso spirituale delle Sacre Scritture. Il senso allegorico avviene quando è possibile considerare i fatti del Vecchio testamento come anticipazioni. Il senso morale è quando tali avvenimenti suggeriscono in che modo il cristiano debba comportarsi.

Il senso anagogico è quando le sacre scritture si riferiscono a cose attinenti alla salvezza eterna.

I QUATTRO SENSI DELLA DIVINA COMMEDIA

Dante, avendo un profondo legame a livello letterario con San Tommaso trasla la sua interpretazione di testo religioso al testo letterario.

Quindi Dante riprende questa visione dei quattro sensi e la adatta alla sua opera, ovvero la Divina Commedia.

Per spiegare questi quattro sensi prende come esempio, come modello letterale, la fuga degli ebrei dall’Egitto. Mosè salva il popolo dagli Ebrei riaccompagnandoli in Palestina e questo racchiude il significato letterale, perché riporta un avvenimento storico.   Dal punto di vista anagogico rappresenta invece la liberazione dello spirito dell’anima dalla schiavitù del corpo, che è peccato. Invece per quanto riguarda il significato allegorico possiamo dire che il salmo rappresenta il cammino che compie l’umanità per liberarsi dal peccato.

Il significato morale ci mette invece in evidenza il cammino che l’uomo deve compiere per liberarsi dal peccato.

Quindi, nella Divina Commedia sono presenti un significato letterale, uno anagogico, uno morale e uno allegorico. Il senso letterale viene inteso come un viaggio (finto) verso l’oltretomba: Dante dpprima viaggia in modo discensionale e poi percorre un viaggio ascensionale.

Il senso anagogico ci mette in evidenza la purificazione dell’anima dal peccato fino alla salvezza o redenzione.

Il senso morale invece da una serie di exempla (esempi) che Dante dà, di vita morale attraverso le anime. Quindi la Divina Commedia è un’opera realistica definita con il nome di “realismo” perché comunque Dante incontra personaggi realmente esistiti o rappresentati in opere importantissime tipo Ulisse. Quindi il realismo della Divina Commedia rappresenta il realismo delle anime rappresentate e permette l’utilizzo di registri stilistici vari e viene detto “plurilinguismo”.

Il significato dell’allegoria viene specificato nel Convivio, che è un’opera scritta prima dell’epistola a Cangrande. Per Dante l’allegoria consiste nel dare un significato “altro” a un testo letterario e divide questo concetto in 2 allegorie principali: l’allegoria dei teologi e quella dei poeti.

L’allegoria dei poeti è una verità nascosta dietro una bella menzogna e compone un esempio nominando Orfeo. Si diceva che il canto di Orfeo riuscisse a muovere i sassi; però Dante afferma con un pensiero più razionale che questo è impossibile: è una “bella menzogna”, appunto.

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Il significato allegorico di questo esempio è che il canto è capace di smuovere persino l’animo degli uomini più rozzi. Per quanto riguarda l'allegoria dei teologi, viene narrata una verità nel messaggio letterale e una verità nel significato traslato.

I teologi sono i filosofi che si occupano dello studio di Dio: si occupavano anche dell’interpretazione della Bibbia attraverso l'esegesi biblica. Quindi, la sua allegoria nella Divina Commedia, è quella dei teologi che dicono sempre la verità nel fatto storico e in quello traslato.

L’allegoria è un aspetto particolare del simbolismo, per cui un concetto astratto prende corpo in un’immagine concreta. Durante l’Alto e il Basso Medioevo, si tenta di individuare il modo più corretto per leggere ed interpretare le Sacre Scritture ricercandone significati allegorici e morali. Quindi, si sviluppa un’esegesi della Bibbia in base alla quale il libro sacro è radice della cultura.  

Dante nella sua opera utilizza il numero 100, lo stesso numero dei canti, quindi usando questo numero lui rinvia l’idea di totalità e mette in evidenza che il testo è una finzione spiritualmente, religiosamente, ma lui rappresenta tutta la realtà umana. Quindi il viaggio è immaginario, ma i personaggi sono reali.

Le storia che racconta sono storie di personaggi noti nel suo periodo, personaggi che avevano avuto a che fare con Firenze, oppure personaggi noti nell’Italia settentrionale, perché Dante si era spostato nella corte dei signori di Verona, in particolare nella corte di Cangrande, signore di Verona.

Ritornando alle Exempla, Cacciaguida (trisavolo di Dante che aveva partecipato alla Seconda crociata con Federico II) disse a Dante che lui doveva rappresentare e descrivere personaggi famosi anche quando la verità fosse stata scomoda.  

La missione di Dante è quindi quella di tornare sulla terra, dopo essere stato lì, per raccontare la sua vicenda per redimere l’umanità: si parla di renovatio mundi, ovvero del rinnovamento del mondo, facendo capire la disposizione che Dio ha dato alle nostre anime nell’aldilà.

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