Cultura e potere nelle corti del Rinascimento

Cultura e potere nelle corti del Rinascimento A cura di Antonello Ruberto.

Gli intellettuali nel Rinascimento ed il loro ruolo nelle corti del tempo. Eventi e protagonisti della cultura tra 1400 e 1500

1Rinascimento: caratteristiche e cronologia

Autoritratto di Leonando da Vinci (1452-1519): pittore, scultore, scrittore, scienziato e architetto del Rinascimeno italiano
Autoritratto di Leonando da Vinci (1452-1519): pittore, scultore, scrittore, scienziato e architetto del Rinascimeno italiano — Fonte: getty-images

Il Rinascimento è un periodo connotato da un notevole sviluppo economico e culturale, più che da precisi avvenimenti storici. Convenzionalmente si estende dal Quattrocento alla metà del Cinquecento, ed è caratterizzato da una progressiva affermazione delle signorie locali nel XV secolo e dagli sconquassi provocati dalle Guerre d’Italia nella prima parte del XVI.

L’intellettuale di questi tempi ha un rapporto profondo con le opere classiche ed un nuova coscienza di sé: sente di appartenere ad un’élite, sviluppa una sorta di spirito di casta e tende a chiudersi in cenacoli ed accademie che hanno rapporti solo con gli strati più alti della società, ma rivela sia una tendenza al confronto, creando una rete di scambi tra gli ambienti colti di tutta Italia e d’Europa, che ad includere nella propria cerchia gli esponenti delle arti liberali, un atteggiamento che porta Leonardo da Vinci a rivendicare il valore intellettuale della sua pittura.

Il rapporto tra intellettuali e principi è definito sia dagli ideali politici di questi ultimi che dalle contingenze storiche: nel Quattrocento sono i letterati a proporre modelli da imitare ai politici, ma con la crisi del Cinquecento devono conformarsi alla nuova realtà politica e sociale; inoltre i rapporti tra le corti e gli intellettuali non sono facili, e questi spesso assumono i voti ecclesiastici per garantirsi un reddito o per fare carriera alla corte papale, una tra le più importanti corti europee.

2Il mecenatismo alla corte dei Medici

Arricchitisi con il commercio e l’attività bancaria, i Medici diventano in breve tempo la famiglia più in vista di Firenze e, nonostante la città conservi tutte le sue istituzioni comunali, ne detengono di fatto il controllo politico

Sono promotori di un’intensa politica mecenatistica, che impone la loro corte come modello politico e culturale: ad essa è legata l’Accademia neoplatonica di Marsilio Ficino, un circolo in cui i maggiori rappresentanti della corte medicea coniugano filosofia e teologia, e attorno alla corte medicea ruotano personaggi del calibro di Cristoforo Landino e Pico della Mirandola. Per i Medici, come per gli altri principi italiani, il mecenatismo è una raffinata operazione politica volta a dare lustro al proprio casato allo scopo di imporne la centralità sugli altri. 

2.1Lorenzo, Angelo e la Raccolta aragonese

L'adorazione dei Magi di Botticelli. Rappresentazione della famiglia Medici
L'adorazione dei Magi di Botticelli. Rappresentazione della famiglia Medici — Fonte: getty-images

Quale fossero i fossero rapporti tra gli intellettuali e la corte nella Firenze dell’epoca lo si capisce dal rapporto tra Lorenzo de’ Medici, detto Il Magnifico, e Angelo Poliziano. Questi è uno dei più importanti intellettuali del tempo: poeta e raffinato filologo, è segretario di Lorenzo e precettore del figlio Pietro, è autore de Le stanze per il Magnifico Giuliano, un’opera celebrativa del fratello minore di Lorenzo, in cui i membri della corte medicea vengono trasfigurati in chiave mitologica.

La sua vita testimonia una realtà in cui la cultura poteva ancora non essere del tutto legata al servizio al signore: egli infatti, abbandonata la corte laurenziana, prende l’incarico di professore di eloquenza greca e latina presso l’università di Firenze, pur continuando a svolgere attività diplomatiche per conto di Firenze.

Lorenzo, oltre a proseguire il tradizionale mecenatismo familiare, è egli stesso un letterato: tra le sue opere ha un’importanza particolare la Raccolta aragonese. Si tratta di una raccolta di poesie di autori fiorentini curata da lui stesso che, con una prefazione scritta dal Poliziano, è indirizzata al re di Napoli, Federigo d’Aragona, allo scopo di dimostrare, attraverso la tradizione letteraria, il prestigio della lingua fiorentina e di imporne l’egemonia.

3Il Cinquecento e l’avvento del cortigiano: significato e caratteristiche

La discesa di Carlo VIII in Italia segna la fine dell’equilibrio che regge gli stati italiani nel XV secolo e degli ideali umanistici, inaugurando una crisi che si acuisce con l’arrivo delle dispute attorno alla Riforma di Lutero e alla successiva Controriforma. Le corti accentrano definitivamente le funzioni politiche e di motori culturali diventando punti di riferimento per gli intellettuali al punto che è nell’ambito cortigiano che si sviluppa il dibattito sulla lingua.   

3.1Ferrara, Urbino ed il modello cortigiano

Pietro Bembo
Pietro Bembo — Fonte: getty-images

A cavallo tra i due secoli le corti di Ferrara e Urbino s’impongono come centri culturali tra i più attivi ed in queste si forma il modello cortigiano. Un primo segnale di svolta del rapporto tra intellettuale e corte si ha con il dialogo degli Asolani, scritto a Ferrara da Pietro Bembo. Bembo è un ecclesiastico, e diventerà cardinale, ma soprattutto è un intellettuale che beneficia dell’ospitalità di varie corti italiane.

Il suo dialogo si svolge proprio all’interno di una corte ed è destinato ad un pubblico cortigiano, che della corte conosce le regole sociali e l’ambiente: in questo senso è da sottolineare l’importanza che nell’opera viene data alle figure femminili, e che rispecchia il reale e crescente rilievo che queste stanno assumendo in quest’ambiente. Ma il testo più indicativo del nuovo rapporto tra intellettuali e corte è senz’altro Il Cortegiano di Baldassarre Castiglione.

Opera di lunga gestazione, la sua stesura inizia nel periodo in cui il Castiglione è a servizio nella corte di Urbino, ed è proprio questa a fungere da ambientazione di un dialogo che si svolge tra personaggi che ne fanno davvero parte e in cui vengono descritte le caratteristiche del perfetto uomo di corte, efficiente nei compiti politici e militari ed abile nelle relazioni mondane che la corte impone: si tratta di un modello ideale che però fa riferimento ad una realtà precisa e tangibile.

Come Bembo, anche Castiglione prende i voti ecclesiastici e, lasciata Urbino, presta le sue competenze politiche alla corte papale.

Copertina de Il Galateo di Giovanni Della Casa. Edizione Padova, 1728
Copertina de Il Galateo di Giovanni Della Casa. Edizione Padova, 1728 — Fonte: ansa

Un punto di arrivo di questo percorso lo si può individuare nel Galateo di Giovanni della Casa, un altro letterato che intraprende la carriera ecclesiastica. Questi svolge funzioni amministrative e rappresentative per la corte papale: membro del Tribunale dell’Inquisizione, reprime gli eretici e i riformati, e segue da vicino l’inizio del Concilio di Trento.  

Come letterato è noto soprattutto per aver scritto il Galateo, un breve dialogo in cui viene descritto il corretto comportamento da tenersi a corte. Differentemente dal Castiglione, il Della Casa produce un’opera che non ha alcuna spinta ideale, ma che indica il modo in cui meglio conformarsi ad una realtà ormai cristallizzata.  

4La questione della lingua e la letteratura politica

Intellettuale del Rinascimento
Intellettuale del Rinascimento — Fonte: getty-images

Come già detto, l’importanza degli intellettuali per i principi deriva dalle loro funzioni politiche, essi svolgono ruoli amministrativi e diplomatici ma, soprattutto, sono in grado di fornire modelli culturali ed analisi: quando collassa il sistema politico italiano sono i letterati a cercare le cause della crisi e a proporre delle soluzioni.  

Ne Il Principe il fiorentino Niccolò Machiavelli compie un’analisi storica e politica passando in rassegna i vari tipi di principato per descrivere la crisi italiana, e conclude con un’esortazione ai Medici perché caccino gli stranieri dal suolo italiano.  

Anche la questione della lingua va letta in chiave politica. La proposta della lingua fiorentina come modello per il volgare scritto, avanzata da Machiavelli, ha lo scopo di dare a Firenze, e quindi ai Medici, un ruolo centrale nel panorama culturale e politico italiano. A quest’idea si oppone quella di una lingua cortigiana, che nasce dal linguaggio usato realmente nelle corti e che, più puntare ad imporre un centro sugli altri, punta a metterli in relazione. Quest’opzione è sostenuta dal Castiglione e da altri letterati e da corti importanti come quella papale.