L'innominato: chi è

Di Redazione Studenti.

Caratteristiche e storia dellìInnominato, il personaggio de I promessi sposi di Manzoni che subisce una conversione all'interno del romanzo

INNOMINATO: CHI È

Il castello dell'Innominato
Il castello dell'Innominato — Fonte: getty-images

L'Innominato è uno dei personaggi più importanti de I promessi Sposi di Alessandro Manzoni. Appare per la prima volta all'inizio del capitolo XIX, ed è una delle figure più complesse dell'intero romanzo. Di animo malvagio, subirà una trasformazione radicale nel corso del tempo, dopo l'incontro con Lucia Mondella, che per volere di Don Rodrigo avrebbe dovuto far rapire.

Il personaggio che il Manzoni chiamò anonimamente l'innominato non è solo una figura di romanzo, ma è un personaggio storico, conosciuto di persona da Giuseppe Ripamonti che ne parla nella sua Storia, dalla quale il Manzoni attinse notizie per il suo racconto.

Nel romanzo l'Innominato è dapprima un signore prepone e spietato, mentre poi, dopo la conversione, appare oneroso, profondamente buono. E tuttavia ciò che colpisce in questo personaggio è soprattutto la grande coerenza interiore, la continuità delle caratteristiche psicogene, prima e dopo la conversione; la generosità nativa, la grandezza e alterezza, che sono il fondamento del suo carattere non si smentiscono mai. Ribaldo prima, signore della bontà dopo, egli non fa a metà e vuol essere grande sia nel male che nel bene. Perciò la sua conversione non è uno scioglimento artificioso di una situazione ingarbugliata: nella generosità naturale dell'Innominato c'erano già le premesse della sua conversione, che nasce dal di dentro.

Dopo aver toccato il fondo della malvagità, egli comincia a risalire dalla parte opposta. Leggendo il racconto della conversione non scopriamo sentimenti falsi; nulla è gratuito, ingenuo, forzato in quel magnifico crescendo di impressioni, di moti dell'animo, che appaiono coordinati con una logica, con una continuità che non urta il nostro senso critico, il nostro bisogno di sincerità e di verità nel succedersi dei fatti intimi.

TEMA SULL'INNOMINATO

Quello che provoca l'inizio della crisi vera e propria dell'Innominato è l'incontro con Lucia. Manzoni, convertito egli stesso, profondamente religioso, ha una fede profonda nei valori dello spirito, per cui egli non vede questo incontro come uno stare materialmente l'uno di fronte all'altro, ma lo sente come un incontro nella misteriosa regione dello spirito. Nel preciso momento in cui Lucia si mette a pregare Colui che tiene in mano il cuore degli uomini, e può, quando voglia, intenerire i più duri, comincia nel vecchio peccatore un ribrezzo, quasi un terrore.

Il Manzoni convertito crede per esperienza nel valore della preghiera, che può trasformare le situazioni per intervento divino miracoloso. Ma qui, anche se la preghiera di Lucia ha una sua funzione interiore, spirituale, non agisce come un deus ex machina. Il Manzoni è tanto grande psicologo ed artista scrupoloso della misura, da giustificare la vicenda della conversione come una necessità intima, cosi da non farle perdere affatto in spontaneità.

L'analisi psicologica del Manzoni fa seguire al ribrezzo, al terrore, alla noia, all'affanno, effetti del primo incontro dell'Innominato con Lucia, il secondo stadio più confuso ed agitato di sentimenti, di ricordi, di propositi che non sono ancora, è evidente, conversione, ma ne sono la preparazione, quasi i preliminari, qualcosa di vago ed incerto che rimane uno stato d'animo. Ad esso si aggiunge un pensiero preciso, quasi un primo orientamento religioso e cioè il pensiero dell'altra vita che dà inizio, se pure ancora in forma vaga alla più vera crisi, alla consapevolezza di un destino eterno, oggetto di decisione alla quale non si sfugge, e che suscita il pauroso senso della responsabilità.

INNOMINATO: CONVERSIONE

L'Innominato non arriva, però, da solo all'idea di cambiar vita e i suoi pensieri non ci sarebbero forse mai arrivati. Il Manzoni, profondo conoscitore delle crisi di coscienza, tratteggia con grande discrezione, quasi con riverenza l'accavallarsi dei sentimenti: è già molto che alcune strane circostanze abbiano fatto sentire al peccatore l'insofferenza del male fatto in passato e la paura di uno incombente, forse eterno. È già molto che ci sia arrivato da solo, almeno in apparenza, perché per il romanziere ciò non è nato per caso, ma per la strana, provvidenziale presenza, entrata ormai per sempre nella sua vita, di una sconosciuta Lucia.

Ma è solo il cardinale Borromeo che può dire all'Innominato quelle parole che fanno maturare quel primo vago sentimento di rimorso, trasformando in costruttivo dialogo quello che era all'inizio tormentoso e inquietante soliloquio. Lucia per la prima, pronunciando il nome di Dio, ha messo in moto una reazione, ha provocato una crisi, ancora confusa; a lei l'Innominato risponde con ribelle violenza: Dio, Dio, sempre Dio: coloro che non possono difendersi da sé, che non hanno la forza sempre han questo Dio da mettere in campo, come se gli avessero parlato...

LA NOTTE DELL'INNOMINATO

Ma il pensiero di Dio gli è ormai entrato nell'animo, ha acceso le prime inquietudini e ora, dopo la terribile notte di angoscia, il nome di Dio gli torna alle labbra davanti al Cardinale, in un grido non più di ribellione ma di invocazione: Dio! Dio! Dio! se lo vedessi! Se lo sentissi! Dov'è questo Dio?. La risposta del Cardinale, fra le più umane che il Manzoni abbia scritto, è quella che illumina di colpo la ragione del travaglio morale dell'Innominato e presenta la soluzione che il grande peccatore si aspettava: non ve lo sentite in cuore, che v'opprime, che v'agita, che non vi lascia stare, e nello stesso tempo v'attira, vi fa presentire una speranza di quiete, di consolazione, d'una consolazione che sarà piena, immensa, subito che voi lo riconosciate, lo confessiate, lo imploriate?

Le parole pacate del Cardinale trasformano l'inquietudine, il rimorso, l'orrore del male, in desiderio di bene, in ardore di carità, in propositi per il futuro, in speranza. La preghiera di Lucia è stata esaudita al di là di ogni speranza, senza che per questo al Manzoni si possa fare l'appunto di aver mancato di coerenza psicologica, di sincerità. La conversione ha come cause esterne Lucia e Cardinal Federigo, ma essa nasce e si sviluppa nel più profondo dell'uomo, attraverso una lenta, naturale coerente maturazione psicologica.